Crediti
Originale: Proposal 2014-1221: Finally Waking Up
Traduttore:
⚠️ Avvertenza sui Contenuti: Questo lavoro contiene scene che rappresentano o alludono a temi che potrebbero essere particolarmente angoscianti per certi lettori.
- Suicidio
2014 Esibizione della Galleria Three-Ports
Certificato di Riconoscimento
Riconoscenza: Il Premio Salvatore
Ricevitrice: Elisabeth Arturo
Scopo: Riconoscere gli anartisti che utilizzano l'anomalo per creare opere buffe, divertenti o comiche.
Titolo: Svegliarsi Finalmente
Materiali Richiesti:
Un Proiettore (connesso ad una presa di corrente)
Un Computer portatile (da connettere al proiettore)
Una Chiave USB con immagini appositamente selezionate (già in mio possesso)
Una tela in bianco
Uno sgabello di legno
Un telo impermeabile
Un assistente
Una pistola carica (Mi è necessario solo un proiettile)
Me stessa
Sommario: Non appena aprirà la galleria, inviterò più spettatori possibili a radunarsi attorno alla mia postazione. Una volta che si è fatta una folla abbastanza fitta (abbastanza persone perché passi parola sulle mie azioni), mi siederò sullo sgabello fornitomi accanto alla tela, la quale fungerà da schermo al proiettore per il momento.
Poi reciterò il seguente monologo mentre l'assistente farà scorrere le immagini al mio segnale.
Questa ero io a sette anni quando ero caduta dalla bici. Mi ero sbucciata il ginocchio malamente, e non avevo mai visto mio padre ridere così tanto.
Questa sono io che faccio stand up comedy. Mi sanguinava il naso. Il pubblico rideva a crepapelle, ma non per le battute.
Questa è di quando ho provato a fare la maestra alle elementari! I piccoli erano degli angioletti, ma ho faticato ad arrivare alla seconda ora senza tagliarmi con la carta. Di certo il preside si era fatto una risata da quante bende usavo.
Qui sto partorendo. Il dottore l'ha trovato davvero divertente. Non ho mai potuto dare un nome al bambino.
Poi la proiezione finirà, e l'assistente posizionerà il telo mentre il pubblico continuerà a ridere. Mentre accade, mi posizionerò di fronte alla tela e mi metterò la pistola fra i denti.
Poi premerò il grilletto.
Poi il proiettile fuoriuscirà dal mio cranio assieme ad un sacco di sangue e alcuni pezzi di cervella. Il mio sangue si distribuirà sulla tela così da formare il messaggio: "wowwee mi ammazzo :(". Vedendo come i miei pensieri riescano esattamente come li voglio sull'inchiostro, penso che il mio sangue non sarà da meno. Dopo di ché, il mio corpo cadrà senza vita al suolo, e l'assistente stenderà il telo sul mio cadavere così che non sia di distrazione nei confronti dell'opera in sé.
Ogni persona che ha assistito alla creazione di quest'opera ne parlerà con tono canzonatorio e si farà gioco dei suoi meriti artistici, me, e la mia morte. Chiunque esamini l'opera di passaggio agirà come sopra.
Questa performance non verrà ripetuta, e la tela dovrà essere successivamente esposta come punto forte dell'opera per il resto della mostra.
Intento: L'opera è intesa per incapsulare la sofferenza che ho sopportato a causa del mio sangue "inusuale". Un "effetto cognitivo", lo chiamano.
Sin dalla prima volta che sono andata dal dottore da piccola per farmi prendere dei campioni, risero e mi hanno presa in giro al vederlo. Mia madre, mio fratello, l'infermiera, tutti. Non so cosa ci sia di divertente nel mio sangue, ma non riesco a capirlo. Per niente.
Perdendo spesso sangue dal naso e ferendomi facilmente con la carta, sono stata bersaglio di scherzi e risate per tutti gli anni che ho passato su questa terra. Non l'ho chiesto io. Non ho chiesto di essere intrappolata in un incubo.
Creando quest'opera spero di fare le due cose che sempre desiderato sopra ad ogni cosa:
- Svegliarmi da questo incubo.
- lasciare alla gente qualcosa per cui ricordarmi.
Forse dopo la mia morte il mio sangue perderà l'effetto. Forse a quel punto la gente capirà quello che ho passato. Forse capiranno il mio odio per ogni cosa che mi ha tenuta in vita. Forse. Ma ne dubito. Questa proposta, la mia esecuzione pubblica autoinflitta, e l'opera verranno probabilmente visti come uno scherzo. Poiché è quello che sono sempre stata.
Un lurido scherzo.



