Pensavo Di Ricordare

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Odore di bruciato.

Un buon inizio per una giornata ancora migliore. Mi alzo dalla sedia della cucina, barcollando verso il piano cottura per spegnere il fornello. Anche questa padella è andata, farà compagnia alle altre cinque nel bidone. Chissà che diavolo ho cucinato in questi giorni per ridurle in questo stato.

Esco di casa e salgo in macchina. La strada è breve ma non è facile da ricordare, dato che non ci sono cartelli stradali. Mi avvicino alla guardiola del parcheggio, l'energumeno al suo interno si gira verso il mio finestrino abbassato:

"Documenti."

Ravano nella mia tasca, vuota. Cerco nel camice appoggiato sul lato passeggero, vuoto.

"Senta, devo averli dimenticati a casa. Avanti, mi faccia passare, mi conosce."

La guardia sbuffa, guardandomi dritto negli occhi. Mi tremano le mani, so già la risposta.

"Per l'ennesima volta, non posso farla passare se non ha i suoi doc…"

Le sue parole vengono interrotte da un "non si preoccupi!" proveniente da pochi metri più avanti. Un uomo di media statura, sulla quarantina, cammina verso di noi con il suo badge in mano. Provo a mettere a fuoco quel poco che riesco a leggere da quella distanza: Personale Amministrativo - Accesso Livello 4. Pare che oggi sia il mio giorno fortunato.

"Non preoccuparti, garantisco io per il ragazzo, può passare."

Si avvicina a me e fa gesto di seguirlo. Non ci penso due volte e procedo lentamente dietro il mio salvatore. Eppure c'è qualcosa che non mi torna, sarà per quella giacca nera come l'abisso, o la sua espressione fin troppo felice di vedermi.

"La conosco?"

"No, ma io conosco lei. Parcheggi pure nei posti riservati al dipartimento amministrativo."

Faccio come dice senza esitare. Normalmente i parcheggi per noi comuni mortali sono così pieni da richiedere anche una decina di minuti per trovare uno spazio libero; oggi la dea bendata deve essere dalla mia parte. Scendo dalla macchina e ci dirigiamo insieme verso l'ingresso a passo spedito. Si arriva ad un bivio, l'uomo prende la direzione opposta alla mia:

"Si ricordi di passare per la farmacia, mi raccomando!"

La farmacia, giusto, me ne ero dimenticato. Una volta arrivato davanti al bancone richiamo l'attenzione del farmacista, un ragazzo molto giovane dai lunghi capelli neri. Mi metto le mani in tasca e mi accorgo di non avere il documento:

"Dovrei ritirare una pastiglia, ma non ho la ricetta."

"Non si preoccupi, sappiamo di lei."

Che cosa strana. Prendo in mano il blister singolo e lo apro. Tiro fuori una grossa compressa bianca con sopra il simbolo di una spada. Porto la mano verso la bocca aperta, ma sento sulla lingua solo il mio polpastrello. Questa giornata stava andando troppo bene. Mi chino a terra per cercare la fuggitiva, ma il pavimento bianco di certo non aiuta. Passo cinque minuti stando carponi, ma niente. Al diavolo, non penso fosse nulla di importante.

Mi dirigo verso il mio ufficio: una stanza piuttosto piccola, senza finestre, uno scaffale pieno di scartoffie e… Due scrivanie?

Non ricordo esattamente da quanto tempo lavoro qua, ma è la prima volta che mi accorgo della presenza di un'altra scrivania. Sembra identica alla mia, tranne per l'enorme quantità di polvere. Non ricordo di aver avuto colleghi o assistenti nel mio ufficio, che l'abbiano messa oggi? Eppure la polvere sembra suggerire che non sia stata toccata da tempo.

Apro i primi due cassetti della scrivania, vuoti. Il terzo invece sembra essere molto pesante, seppur privo di contenuto. Corro alla porta e la apro quanto basta per vedere se ci sono persone nelle vicinanze: il corridoio è completamente vuoto, ottimo. Tiro fuori il cassetto e lo capovolgo, senza però ottenere nulla; e io che volevo un doppio fondo, una storia da giallo, un qualche premio. Solo tempo perso. Appoggio il cassetto per terra e inizio a rialzarmi, ma poi lo vedo: un doppio fondo nel vano del cassetto.

Allungo la mano tremante e tiro fuori quello che sembra essere un badge. Il nome e la foto sembrano essere sbiaditi.

TESSERA PERSONALE SCIENTIFICO - LIVELLO 4

*COGNOME:* ▒▒▒▒▒▒
*NOME:* ▒▒▒▒
*SITO:* Minerva
*NUMERO DIPENDENTE:* 7591

Quindi effettivamente c'era qualcun altro, ma sembra essere assente da un po'. Mi siedo alla mia scrivania, accendo il portatile e accedo nel database.

FONDAZIONE SCP - SITO MINERVA - DATABASE

RICERCA PERSONALE PER NUMERO: 7591

[9:29:35] Ricerca in corso…
[9:29:37] Ricerca in corso…
[9:29:39] Ricerca in corso…

AUTORIZZAZIONE DI LIVELLO 3 RICHIESTA

Hai capito, deve essere stato un tipetto particolare. Provo ad alzarmi, ma un'improvviso mal di testa mi fa tornare seduto. Ho gli occhi socchiusi dal dolore, mi manca l'aria. Sento delle voci:

"Questo è il tuo nuovo collega, il Dottor …, condividerà con te l'ufficio."

"È un piacere conoscerti, stasera ci sei per una birra al bar in Via Gioviale?"

Riesco a ricordare un uomo alto, sulla trentina, capelli corti castani, occhiali.

Il mal di testa finisce, riprendo a respirare. Mi dirigo a passo spedito verso la porta, poi verso il parcheggio. In corridoio incrocio nuovamente il tipo del dipartimento Amministrativo:

"Torna già a casa?"
"Scusi, ho saputo che mia madre sta male e devo tornare a casa."
"La vedo scosso… Ha preso le medicine?"

Sento un brivido percorrere la mia spina dorsale.

"Sissignore."
"Molto bene, in ogni caso le ricordo che, come ogni giorno, alle 18:30 avrà un controllo medico."
"Ci sarò."

Appena esco dal suo campo visivo inizio a correre. Ho tempo fino alle 18:30 prima che mi scoprano. Accendo la macchina ed esco dal parcheggio guidando come un forsennato.

Via Gioviale è un piccolo vicolo non molto trafficato, senza nemmeno lo spazio per parcheggiare. Non ci sono insegne di negozi, fatta eccezione per un piccolo cartello all'inizio della via:

BAR LA LANTERNA - 200m

Procedo lungo la via fino ad arrivare al locale. Il posto è vuoto, eccezion fatta per il barista, un uomo anziano con dei baffi particolarmente curati. Mi avvicino al bancone e gli chiedo se ha visto una persona con i tratti che ho immaginato poco fa.

"Intende il Dottor Nobile? Certo che lo conosco! Veniva insieme a lei ogni venerdì la sera a prendere la birra. Ora che ci penso saranno sei mesi che non venite più, è per caso successo qualcosa?"

"In un certo senso. Mi saprebbe dire qualcosa su di lui?"

"Non so molto su di lui, mi dispiace… Mi parlava sempre di come l'acqua della fontana di Piazza Boccaccio portasse così tanta umidità nel suo appartamento da dover ridipingere tutto tutto varie volte in poco tempo."

Guardo l'orologio appeso al muro: Sono le 10:05. Salgo di nuovo sulla macchina fino ad arrivare davanti alla fontana, posta sul lato di un piccolo condominio. Deve essere quello. Guardo il citofono fino a che non trovo il nome "Nobile". Risponde una voce femminile stanca, quasi apatica:

"Chi è?"
"Salve, vorrei parlarle in privato."
"Non ha risposto alla domanda. Non voglio niente, soprattutto se sono aspirapolveri"
"Ero un amico di suo figlio."

La porta si apre con un sonoro schiocco. Ad aspettarmi nell'atrio c'è una signora bassa, sulla settantina. Ha in mano una pistola.

"Cosa vuoi da me? Sei un membro di quella specie di setta vero? Fai un solo movimento e sparo, non sottovalutare la mia età."

Le mie mani scattano in alto, cerco di mantenere la calma:

"Sì, sono uno di loro, ma voglio scoprire che fine ha fatto suo figlio. Ero il suo assistente, non saprei dirle per quanto. Ho il suo badge in tasca."

La donna continua a puntarmi la pistola mentre le porgo il pezzo di plastica rettangolare. Dopo averlo guardato per qualche istante indica una porta socchiusa.

"Entra, la camera di Luca è in fondo a destra. Non mi fido neanche un po' di quelli come te, ma voglio darti una possibilità. Dai un'occhiata alla camera, se poi tornerai vivo allora risponderò alle tue domande."

Entro nella camera, è vuota, fatta eccezione per un computer acceso. Lo schermo è acceso, mostrando a caratteri cubitali una scritta:

CI STIAMO ESTINGUENDO

IL CAOS SORGE OVUNQUE

LA GUERRA È VICINA

ABBIAMO PECCATO

ABBI FEDE E PREGA

Chi sei tu?

Sento come un colpo di gelo partire dal mio petto. Cado in ginocchio, dolorante dalla testa ai piedi. Sento la mia vista offuscarsi…

"Riusciresti ad accendere il mio portatile e segnare sul file delle ricerche tutte le formulazioni di amnestici che stiamo sintetizzando?"

Vedo il Dr. Nobile davanti a me; davanti a lui vetreria da laboratorio e una dozzina di pastiglie di diversa forma e colore, accomunate dal disegno di una spada inciso sulla superficie.

"Subito."

Avvio il laptop e mi ritrovo sulla schermata di accesso; non so quale sia la password. Prima di chiedere però voglio vedere il suggerimento che ha impostato, magari riesco ad indovinarla: - chi sei tu? -

Lo leggo ad alta voce. Nobile si gira verso di me, lo sguardo calmo:

"Un portatore di libertà."

Sento un'altra fitta alla testa, ma stavolta non riesco a riaprire gli occhi, il mio sguardo rimane offuscato. Sono prono, su un pavimento ricoperto da una lamiera di freddo acciaio. Davanti a me vedo un paio di gambe, parzialmente avvolte da un camice bianco sporco di… sangue!

"Sta tranquillo, li ho uccisi tutti. Siamo liberi."

Stavolta il mal di testa mi fa aprire immediatamente gli occhi. Le mie mani devono aver scritto da sole sulla tastiera:

CI STIAMO ESTINGUENDO

IL CAOS SORGE OVUNQUE

LA GUERRA È VICINA

ABBIAMO PECCATO

ABBI FEDE E PREGA

Chi sei tu? Lui è un portatore di libertà

Benvenuto

N:\Users\Nobile
16/07/████ 09:30 <DIR> APPUNTI
25/06/████ 17:10 <DIR> IMMAGINI
25/06/████ 17:10 <DIR> RICEVUTE
25/06/████ 22:30 <DIR> OPERAZIONE_MEMORIA_RECISA
16/07/████ 09:30 <DIR> DOCUMENTI

Non ho mai sentito parlare di alcuna operazione chiamata "Memoria Recisa". Apro la cartella senza pensarci due volte. All'interno trovo centinaia di documenti di testo dai titoli particolarmente esplicativi come "Esplosivi per Principianti - Anonimo", "Tecniche di Combattimento Avanzate - Guida ALDA", "Il Principe - Machiavelli" e tanti altri che leggo uno ad uno, abbastanza da capire che sono tutte vere istruzioni. Trovo anche alcune planimetrie del Sito Minerva; una in particolare attrae la mia attenzione: una stanza sembra non avere porte, e Nobile ha riempito il suo perimetro di appunti incomprensibili, salvo le parole "cadaveri" e "spada".

Copio tutto su una chiavetta e spengo il computer. Appena esco dalla stanza trovo la signora anziana in piedi, la mano tesa verso di me. Fra le dita tiene la canna della pistola.

"Pare che non saranno necessarie ulteriori spiegazioni, quest'arma serve più a te che a me. Quella stanza si trova al piano meno uno. Prendi la pistola e fila fuori da casa mia."

Faccio come dice e corro fuori verso la mia macchina. La vista dell'ora mostrata dal piccolo schermo sul cruscotto mi spaventa più di ogni altra cosa: come cazzo è possibile che sia l'una? Devo aver perso tempo a guardare i documenti. Guido fino al sito Minerva, senza badare alla velocità. Parcheggio nuovamente nel posto riservato agli amministratori e corro verso un ascensore.

Non c'è nessun piano meno uno. Un momento… Appoggio la tessera di Nobile sul lettore nell'ascensore, niente. Appoggio la pistola sul pavimento e uso entrambe le mani per premerla con forza. Dagli altoparlanti esce una voce metallica, priva di emozione:

"Quale piano desidera raggiungere?"

"Meno uno."

L'ascensore scende rapidamente verso il basso, e in men che non si dica le porte si spalancano su un corridoio completamente bianco dal pavimento sporco di sangue e resti di quelli che sembrano essere proiettili. Cammino lentamente, il freddo di quel luogo mi fa venire la pelle d'oca. Il corridoio finisce in un vicolo cieco, ma alcune strisce di sangue sembrano procedere verso il muro. Busso piano sulla parete, è cartongesso.

Dopo una serie di dolorose spallate riesco a creare una voragine. Ho trovato la stanza. Il pavimento è rivestito da una lamiera di acciaio, i muri sono neri. Al centro della stanza c'è un'enorme ammasso di cadaveri in decomposizione, tutti con l'uniforme della Fondazione. Tra i corpi morenti vedo emergere una mano, irrigidita dal rigor mortis. Tra le dita tiene un foglio:

DATA: 2/11 - ORA: 11:41
DA: UFFICIO SICUREZZA INTERNA
A: TUTTO IL PERSONALE AMMINISTRATIVO E DI RICERCA
—-

Nobile ha attaccato gli uffici amministrativi al piano -1. Ci stiamo estinguendo.

Insieme a lui ci sono altre 11 persone, tra cui il suo assistente privo di sensi e 10 ricercatori vestiti da amministratori. Ha dichiarato di voler rimpiazzare l'attuale direzione del Sito Minerva. Sta utilizzando ogni arma tradizionale e memetica a sua disposizione per farlo.

Chiunque voglia opporre resistenza alla sua avanzata è autorizzato a farlo, ma sia al corrente che qualunque difesa sarà fallimentare.

Sposto i cadaveri che circondano la mano per rivelare il resto del corpo: è Nobile.

Sento come se la mia testa stesse per spezzarsi in due dal dolore. Chiudo gli occhi, ormai conosco i sintomi:

Sono ancora prono davanti a Nobile. Sembra gravemente ferito da un proiettile sparato al collo. Il suo sguardo dolorante è rivolto verso i suoi alleati, con le armi puntate su di lui:

"Bastardi! Io dovevo essere il capo di tutto questo! Io vi ho liberati dal giogo delle vostre mansioni ripetitive da ricercatori! È così che mi ripagate?!"

Altri spari. Nobile cade a terra, morto. Vedo davanti a me i volti degli assassini, mi sembra di riconoscere alcuni di loro, somigliano agli attuali amministratori.

Ritorno al presente; mi alzo da terra e corro all'impazzata nel corridoio, inciampando ogni pochi metri. Entro nell'ascensore e salgo fino al piano terra, per poi continuare la mia fuga verso il parcheggio. Il mondo deve sapere, le famiglie dei morti devono sapere, la polizia deve sapere.

Entro in macchina, metto in moto e sfondo la sbarra all'ingresso. Passano minuti interminabili, quando finalmente vedo in lontananza la stazione di polizia. Appena entro nell'edificio però, non ci sono gli agenti che cerco: sono circondato da una dozzina di membri della Firmitas Mentis con le armi puntate su di me.

Sento del metallo sulla nuca. Una voce mi bisbiglia all'orecchio, è l'amministratore di stamattina:

"Un'ora fa ho trovato la tua pastiglia per terra. Non volevo arrivare a tanto, credimi, ma poi tu hai scoperto tutto. Sei proprio uno smemorato, hai lasciato la pistola nell'ascensore."

"Io… Io pensavo di ricordare"

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