La Flamberga Volante di Villa Mamurra

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In un tardo pomeriggio d’estate, due vele latine, candide e affilate come denti di squalo, brillavano a largo di Pinetamare, praticamente immobili sulle tranquille onde del Tirreno. La moderna feluca su cui si stagliavano era verniciata di bianco di sopra e rosso di sotto, con una linea blu che li separava. Sul bianco campeggiava il suo nome, orgoglioso, rossastro e sarcastico: Eredità Torres. Sul suo ponte, invece, con le gambe abbronzate penzoloni, sedeva la sua proprietaria ed ereditiera, Natalia Arsenault-Torres. Guardava la costa da sotto il suo ampio cappello di paglia, tenendo sempre d’occhio i movimenti nel mare cristallino e la canna da pesca fissata al suo fianco. Presto sarebbe giunta la sera.

Da sottocoperta, in quel po’ di spazio all’ombra che la nave concedeva senza stare direttamente sotto una vela, venivano gli squarci di buste di carta aperte e lo sfogliare di missive. Ad occuparsene era Emmanuel Arsenault, il quale, con la pazienza che mancava alla moglie, smistava ogni richiesta che la loro compagnia di due riceveva. Le leggeva come un gentiluomo legge il giornale, mentre annaffiava le sue piante al tramonto.

Nulla di eclatante finora. Un povero squalo accusato di infausti crimini senza alcuna prova e una balena un po’ troppo socievole con le imbarcazioni della marina regia. Del primo volevano ogni sua pinna. Della seconda, invece, volevano tutto, fino all'ultima setola. Erano persino disposti a occuparsi del trasporto dopo l’abbattimento. Missioni che avrebbero pagato poco o nulla. In un certo senso. Qualora avessero rispettato i loro termini, avrebbero pagato molto di più. E qualora l’avessero fatto con ogni missione che ricevevano, probabilmente il Tirreno sarebbe stato un triste mare in cui navigare.

Invece, avrebbero attirato lo squalo verso un’area più sicura, lontana dalla costa, e avrebbero condotto la balena smarrita lontana da porti e vascelli sacri a Santa Barbara. I primi, quasi sicuramente, non li avrebbero pagati. I secondi lo avrebbero fatto, ma con uno sguardo deluso alla scoperta che non avrebbero liberato Geppetto, Pinocchio e una generosa quantità di fanoni dalle fauci della ‘bestia’.

Passò la lama del tagliacarte d’osso sull’ultima busta del giorno, tirando fuori la missiva. La più interessante e, decisamente, qualcosa di eclatante. Dopo avergli dato una rapida lettura, versò un po’ di succo in un bicchiere e risalì la scaletta da sottocoperta, posando gli occhi sulla sua sposa.

“Alla Gentile Signoria Vostra…” esordì trionfante, emergendo sul ponte della feluca.

“Cielo, pensavo fossimo andati ben oltre il signoria vostra, mon cœur, ma continua pure…” gli sorrise maliziosamente, facendogli l’occhiolino da sotto il cappello di paglia “…lo sai quanto mi piace quando fai il forbito.”

Emmanuel perse immediatamente la sua compostezza, colto alla sprovvista dalla risposta civettuola di Natalia. Prese un bel respiro e si schiarì la gola, come se stesse per declamare con solennità davanti al teschio di Yorick.

“Ci troviamo nella disdicevole situazion-” e in un attimo scoppiò a ridere, vedendo Natalia che aveva appena sollevato le sopracciglia e aperto la bocca a forma di ‘o’, fingendo un’espressione di puro stupore. La raggiunse sul bordo della barca, colpendola sul capo con la busta da cui aveva estratto la lettera e sedendosi di fianco a lei.

“Oh, dai, perché ti sei fermato? Ero così assorta!” ridacchiò, dando al marito una piccola gomitata e poggiando una guancia sulla sua spalla.

Lui sospirò sorridente, mostrandole la missiva con una mano e porgendole un bicchiere di succo con l’altra. Carta ricca, liscia, apposta di un bel sigillo con un uccellino al suo interno. Soprattutto, non c’era neanche una macchia o una sbavatura d’inchiostro, era scritta a macchina!

“A qualche nobilotto di campagna servono i secondi per un buffet?” chiese Natalia, prendendo il bicchiere di succo dalla mano del marito e restituendogli la lettera “O è un altro squalo che ha senza dubbio ucciso una ventina di persone?” chiese prima di mettersi a sorseggiare.

“Meglio di un nobile, è una giunta comunale! Alla Gentile Signoria Vostra!” cominciò a parlare in fretta ora che sua moglie era impegnata a bere il succo, saltando le parti meno interessanti, così da giungere alla conclusione prima che lei giungesse alla fine del bicchiere “Eccetera eccetera segnaliamo la presenza di una bestia marina simile ad una verdesca eccetera eccetera le sue caratteristiche di nota sono le seguenti!”

La pescatrice quasi si mandò il succo di traverso, pur di finirlo prima che Emmanuel potesse arrivare alla descrizione. La parte su cui Natalia riusciva a focalizzare il maggior numero di battute sconce era proprio quella. Non l’avrebbe completata impunemente.

“Possiede una lunga vela dorsale, sul muso ha un prolungamento osseo della lunghezza approssimativa di due metri, sono…”

“Due metri? È lungo quasi quanto…” incominciò a dire col sorriso sornione ma Emmanuel si era fatto inarrestabile. Sapeva che ogni pausa era una concessione all’avversaria che non poteva permettersi.

“…state rinvenute pinne ventrali e pettorali molto sviluppate, simili a quelle di un pesce volante e…”

“Sai quale altro pesce vol-” incominciò, venendo presto interrotta.

“…infine, si segnala una…”

“Fermo, non vale! Devi darmi il tempo di finirle prima!” ridendo gli soffiò la lettera di mano, distraendolo premendo le labbra contro le sue “Mwah! Ah-ah! Capace di acrobazie portentose…”
Emmanuel sorrise tronfio, sicuro del suo trionfo.

“Mmh, non è l’unico qui che fa acrobazie portentose… con la differenza che non le fa a letto” dichiarò con un sorriso malizioso attorcigliato sulle labbra per poi scoppiare a ridere. Gli occhi di Emanuel si rivolsero verso il cielo.

“Je ne te crois pas” si sgonfiò con un sospiro e un sorriso di finta esasperazione “Le hai finite ora?”

“Ne ora ne mai, ma sarò buona e ti darò una tregua, mon cœur” gli rese la lettera “Ma solo perché questo pesce spada sembra proprio un bel bastardone! Racconta, su!”

“Allora…” si aggiustò gli occhiali sul naso “…sembra che il ridente comune di Formia stia avendo non pochi problemi con una bestia marina non identificata. Presenta caratteristiche fisiche di una verdesca, il becco di un pesce spada e le pinne pettorali e ventrali sviluppate di un pesce volante. Lo hanno soprannominato la Flamberga Volante di Villa Mamurra.”

“Cos’è una flamberga?”

“È lo spadone dei lanzichenecchi, mon coeur, quello ondulato.”

“Non mi dire! Ha il becco di quella forma?”

“Précisément.”

“Ma è straordinario!” dichiarò entusiasta, abbracciandogli il braccio “Continua, su, sembra davvero intrigante questa Flamberga!”

“Purtroppo, non hanno elaborato sul suo modus operandi. Affermano che sia in grado di fare salti impressionanti, come quelli di un delfino.”

“Ha fatto delle vittime?”

“Due morti e cinque feriti nel primo attacco. Nel secondo, un peschereccio è stato affondato. Degli otto della ciurma, solo tre corpi sono stati recuperati sulla costa.”

“Quant’è grande questa cosiddetta verdesca?”

“Mmh…” scandagliò la missiva “Opinioni contrastanti, tra i due metri e mezzo e i tre metri senza contare la spada.”

“Se ne prende di più dalla verdesca che dal pescespada, potrebbe pesare più o meno centodieci chilogrammi.”

“E se ne prendesse di più dal pescespada?”

“Allora peserebbe almeno tre volte tanto e la cosa non la aiuterebbe a tirarsi fuori dall’acqua. Dev’essere un fascio di muscoli per muoversi in quella maniera, appunto come un pescespada. Non mi è chiaro come faccia a saltare così, però…”

Si fece pensierosa, scandagliando le acque sotto di lei. Emmanuel rimase un po’ in silenzio per lasciarle il tempo di processare ogni informazione, sperando che dal bagaglio delle sue esperienze potesse estrarre un’ordinata lista delle cose da fare per cacciare questa Flamberga. Riuscì solo a tirar fuori un breve…

“Uno squalo spada alato, quindi.”

“Un buon sunto, oui. Per giunta, molto ostile e territoriale, pare abbia attaccato sempre nella stessa area e con particolare aggressività.”

“Magari ha appena deposto le sue uova e le sta difendendo.”

“Pensi possa essere una femmina?”

“Non lo so davvero, mon cœur, magari tutto quel cibo lo porta al suo nido. Lo sai come va però, il fatto che sia parte questo e parte quell’altro non vuol dire nulla. Potrebbe non essere imparentato né con l’uno né con l’altro ed essere più vicino alle sardine. Ti ricordi della volta col finto barracuda?”

“Difficile scordarselo” disse strofinandosi la gamba sinistra, ricordando il dolore dei vecchi morsi cicatrizzati “Che ne dici se stavolta fossimo più previdenti? Potremmo chiedere ai Cybo-Malaspina. C’è un loro capitano che mi deve un favore” approfittò del buon umore finora dimostrato per fare la proposta. Natalia non aveva mai fatto mistero della sua ostilità verso l'Organum.

“E va bene…” concesse, sospirando, ma solo per non vederlo ferito ancora una volta per una svista “Ma se chiedono troppo ce ne andiamo e la improvvisiamo, chiaro?”

“Come il cielo d’estate” le sorrise.

“Che prove vuole la giunta comunale?”

“La lisca gli basta. È loro intenzione esporla, probabilmente come dimostrazione che loro portano a casa i risultati.”

“Tutta? Incluso il becco?”

“Incluso il becco ovviamente, oui.”

“Ma che diavolo, solo per tenerlo esposto in un ufficio polveroso! Che spreco!”

“Tu cosa ci faresti?”

“Lo sai benissimo cosa ci farei!”

“Un arp-”

“Certo che sì, un arpione nuovo! Non abbiamo un’alternativa? Magari si accontentano di qualche altro pezzo?”

“Dicono…” Emmanuel ridacchiò ai suoi capricci e controllò la lettera “…oh! Dicono che accetterebbero anche prove fotografiche se siamo in grado di fornirgliele ma…”

“Ah! Vedi? Te l’avevo detto che dovevamo prendere uno di quegli aggeggi!”

“Vuoi che ne compriamo uno prima della caccia? Quasi sicuramente potremmo trovare un rivenditore a Roma. Potrebbe essere un po’ costoso però.”

“Come sta la cassa?” Natalia si imbronciò.

“Accettabilmente, per ora. Se la pesca va bene in questi giorni e facciamo tappa al porto non dovremmo avere problemi.”

“Allora sì!”

“Lo vuoi proprio quell’arpione, eh?” le sollevò il cappello di paglia, guardandola negli occhi. Lei rispose baciandolo sul naso.

“Eccome. E poi quanto sarà difficile? Lo stendiamo per terra, fai click-click, e voilà!”

“Bien sûr, mon cœur. La seconda foto sarà di sicuro la più semplice.”

“Come la seconda?”

“Quella da morto. Ne vogliono due, una da vivo e una da morto.”

“Come da vivo?! Con quale miracolo si riuscirebbe a ritrarlo da vivo?!”

“Le vogliono per la prima pagina del giornale locale. Quanto lo vuoi quell’arpione?” le chiese con tono di sfida.

Natalia sbuffò e si mise in piedi, assestandosi con la canna da pesca tra le mani strette.

“Avranno le loro stupide fotografie. Questa Villa Mamurra è…?”

“È la Villa di Lucio Mamurra, nella zona di Formia.”

“L’intermediario del Forno di quella zona però è a Roma.”

“A questo punto conviene portarlo direttamente a Napoli. Isabella di sicuro apprezzerà.”

“Non so se rimarrà fresco abbastanza però.”

“Dici?”

“Dico, siamo in piena estate. Se è grande come dicono, potrebbe non entrare nella ghiacciaia. In più, se la nave venisse danneggiata o se il vento ci fosse a sfavore potremmo tardare un bel po’. Non mi va di portare pesce marcio a Isabella.”

“Quindi… chiediamo ai Corrieri?”

“Tanto già dobbiamo passare dalla Malaspina. A questo punto chiediamo anche a loro” sospirò, assestandosi sul ponte.

“Questo pesce spada sta venendo a costarci, non trovi?”

“Ma se è grosso quanto dice la missiva, ci ripagherà fino all’ultima lira!”

“E potrai avere…”

“Potrò avere il mio arpione!” dichiarò entusiasta “Anche se pensandoci, vista la forma potr- Oh!” esclamò e quasi si fece sfuggire la canna da pesca: un’imponente ricciola aveva improvvisamente abboccato. Avrebbe dovuto cogliere l’occasione, sfruttare meglio la distrazione della pescatrice, la quale era già in piedi a riavvolgere il mulinello, i muscoli tesi per tirarla su.

La vittoria fu di Natalia, spalmata sul ponte come una stella marina, la fronte imperlata di sudore e gocce di acqua salata. Al suo fianco la sua avversaria scodò e rimbalzò rumorosamente per alcuni secondi prima di cessare ogni movimento.

Quasi due metri e, confermato dalla bilancia, 42 kg. La pescatrice soleva chiamare questo genere di prede…

“Pranzo e cena?”

“Decisamente, mon cœur!” disse Emmanuel mentre afferrava la pesca del giorno per la coda, trascinandola alla cucina sottocoperta.

“Oh, eccolo, già se ne va. Gli importa più di quella sciocca leccia che di sua moglie a terra!”

“Lo sai che è una ricciola, mon cœur, non una leccia” specificò ridacchiando, Emmanuel.

“E ora la chiama anche per nome! È proprio vero, non m’ama più! Presto comincerà a chiamarmi vostra signoria!” da sottocoperta riuscì a sentire l’esplosione di una risata e sospirò soddisfatta. Si mise a sedere, gli occhi sull’orizzonte questa volta, mentre il tramonto lo incendiava di rosso e arancio. Non le era dispiaciuta la vacanza dai mostri marini, ma era bello tornare al lavoro.

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