Mercoledì - 4
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Sentii del rumore bianco, intollerabile alle mie orecchie abituate al silenzio. Mi girai di scatto, con il cuore in gola, ma era solo Cyrus che armeggiava con la radio.

"Non troverai nulla," dissi, avvicinandomi. "Solo statico…"

Passò alle frequenze AM, girando la rotellina molto lentamente verso le frequenze più basse. Nessuna voce umana né musica, solo il sibilìo del rumore bianco. Faceva male ascoltarlo. All'estrema sinistra della banda però ci fu un suono, e Cyrus si fermò; era impossibile da identificare, un qualcosa che non avevo mai sentito prima. Il pulsare dei pensieri di un alieno, il suono delle falde estreme dell'universo. Sentii Rob il serpente che, d'un tratto, si attorcigliava più stretto attorno alle mie spalle.

"Cosa diamine è?"

Cyrus staccò subito la spina della radio dalla presa elettrica; Rob si rilassò poco a poco. "Sacrilego."

Immagino che avrei dovuto immaginarmelo sin da subito come un fanatico religioso, con quella sua Bibbia sempre in mano, ma fino ad ora non ci avevo fatto troppo caso. Probabilmente era l'unica cosa che gli impediva di perdere la testa come tutti gli altri. Per un attimo mi domandai come mai anche io non fossi impazzita, ma pensai che fosse meglio non soffermarvisi troppo.

Uscimmo dalla classe al suono di centinaia di persone in corsa, fuggendo giù per le scale fino al piano terra. Erò lì lì per spalancare la porta dell'ufficio che stava lì per nasconderci, ma invece Cyrus mi trascinò dentro un sgabuzzino dei bidelli.

"Non andare lì," disse, quasi incomprensibilmente sommerso com'era dal suono di tutte quelle persone che correvano ed urlavano. "Non andare mai lì dentro."

Quasi gli chiesi il perché, ma mi fermai prima quando mi accorsi di non volerlo sapere. Aprii la porta dello sgabuzzino abbastanza da vedere attraverso la fessura e guardai il corridoio.

Mi resi presto conto che non stavano cercando noi, ma che stavano correndo verso il bordo della scuola. Saltarono. Tutti quanti, troppi da contare. Nessuno di loro aveva paura. I loro roboanti passi furono completamente sovrastati da un grande ruggito, come il suono dell'oceano in tempesta, ma molto più enorme, molto più terribile di qualsiasi tempesta o qualsiasi altra cosa tangibile sulla Terra. Precipitarono tutti nella bianchezza sottostante. Conoscevo alcuni di loro. Li conoscevo tutti. Sentii il loro mostruoso suono squarciargli la gola, veniva dalla nebbia e dall'aria tutt'intorno. Il ruggito crebbe fino a diventare assordante. Mi sentii come se anch'io dovessi saltare, ma quando mi alzai per correre Cyrus mi trattenne, strattonandomi indietro.

"Mercoledì," mi disse, quasi senza fiato per il panico. "Mercoledì."


Mi svegliai.

Sopra di me, delle figura in maschere anti gas parlavano fra sé. Non riuscivo a sentirli, le loro voci erano appena un mormorio, perlomeno fino a quando la mia testa non si schiarì un poco. Mi strofinai gli occhi.

"Si sta riprendendo", disse uno.

Provai a parlare. Sapevo che parlavo la loro stessa lingua, ma non riuscivo a capire del tutto quello che stavano dicendo.

"Aaah", borbottai, cercando di mettermi a sedere. Mi sentivo così pesante.

"Qual'è l'ultima cosa che ti ricordi?" mi chiese una delle maschere anti gas, ma uno dei suoi pari lo strattonò di lato.

"Non chiederglielo adesso, idiota. Aspetta che sia abbastanza lucida da parlare per bene."

"Mi scusi."

"Su, dai."

Uno di loro mi sollevò da terra e mi mise sulle sue spalle. Un altro gridò di sorpresa.

"Serpente!"

"Beh, diamine, non urlare! Dove?"

"Sulla sua spalla…"

"È vivo?"

"Sì—"

"Non preoccupartene—"

"Ehi, riusciamo a concentrarci per due secondi e uscire di qui? Dunford, Barnes, rimanete qui, torniamo presto."

Mi sentii cadere, come da una grande altezza. Avevo saltato? Se sì, gli altri ragazzi che lo avevano fatto sarebbero dovuti essere da qualche parte, lì intorno…

Mi ero sognata tutto?

"Ma dove…?" chiesi, con la bocca che ancora non funzionava bene.

"Non parlare ancora, per quello avrai un sacco di tempo più tardi."

Mi portarono fuori, e sentii tante voci. Mi spogliarono, mi disfecero i capelli e mi spintonarono in un tendone dove una donna dalla faccia scura e un camice bianco mi riempì di sapone e mi lavò con un idrante. Traballai in direzione di un'altra tenda, e la donna mi fece segno di mettermi su una sedia di metallo. Anche Cyrus era lì, con uno sguardo molto più presente del mio.

Una delle maschere anti gas mi diede Rob, che era molto bagnato e forse un po' intontito dalla doccia. Mi si arrotolò subito in grembo.

Tutti nella tenda erano adulti, non c'era neanche uno dei miei compagni di classe in vista. Neanche gli uomini con la maschera che mi avevano portato lì erano presenti, ma c'erano persone che sembravano dottori, infermiere, e quelli che sembravano essere militari, anche se c'era qualcosa di strano in loro. Avevano tutti una sorta di simbolo cucito sul petto e sulle spalle dei vestiti, un simbolo che non riconobbi. Si parlavano fra loro con la voce bassa, appena al di sopra di un sussurro.

Un uomo con un camice bianco e dei piccoli occhiali rotondi stava parlando a Cyrus, troppo piano perché lo potessi sentire. Cyrus sembrava ascoltare, credo, ma non diceva nulla.

L'uomo si spazientì del silenzio di Cyrus, e si avvicinò a me con un registratore a nastro.

"Io sono il Dr. Krell," disse con una voce calma. "Siamo della Fondazione SCP."

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