Vittoria Di Pirro
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"Le anomalie del Sito Vittoria sono quasi nella loro interezza infette".

Questo era il pensiero fisso nella mente del direttore Edoardo Pirro mentre osservava sul monitor i segnali dei rivelatori termici, sviluppati dalla sua migliore équipe e installati all'esterno delle celle di contenimento per le anomalie.

Dai cadaveri, prontamente riammazzati, che avevano superato le difese del Sito mesi fa era emersa una temperatura corporea ben sopra la norma, come durante le febbri più forti, anche quando non prestavano segni di attività cellulare. Sarebbe potuta essere una banale conseguenza della seconda morte, ma dato che il decesso e la decomposizione del corpo avvenivano in maniera naturale, era un'ipotesi molto poco sostenuta, ed Edoardo non volle correre rischi inutili nel verificarla. Adesso però, non era più necessario.

Ma allora non lo sapevano. Infatti, con l'approvazione del Comitato, gli abitanti del Vittoria erano stati tutti misurati coi termoscanner comprati per la pandemia Covid e Vellotto era stato costretto ad aprire le porte della sua amata armeria all'équipe per il progetto 'Rilevamento Infezioni'. Il più grande, da quando avevano perso i contatti col resto della Fondazione.

L'essere impegnati in qualcosa che non fosse il solito, rigido tran-tran aveva visibilmente ridato forza e speranza agli abitanti: Edoardo non si ricordava più da quanto tempo non si fosse organizzata una qualche festa nella caffetteria. Certo, l'alcol era sempre sotto il controllo della SpeV-I, a cui aveva ordinato di aprire solo una minuscola parte delle riserve ma, nonostante qualche brontolio, nessuno si era lasciato scoraggiare: finalmente, un serio passo avanti per la sicurezza dei residienti del Vittoria. Adesso che la verifica dell'infezione nelle anomalie era così facile, i test interrotti sarebbero stati ripresi, i cambi della guardia resi meno frequenti, con gruppi di vigilanza più piccoli, si sarebbero allentati tutti i protocolli stabiliti dal Prefine. Dopo tanto tempo, la vita al Vittoria sarebbe ritornata simile a quella di prima.

E ora, le anomalie sotto il controllo del sito erano quasi nella loro interezza infette.


"…Penso che non ci sia un momento più adatto."
"Capisco, Livori. Ti ringrazio per avermi informato e hai tutto il mio sostegno per il piano. Puoi rivolgerti al Responsabile della Sicurezza Lucchesi: se c'è una persona che conosce qualcuno d'adatto, è lei."
"Allora andrò a informarla, Prefetto. Con permesso. Ah, e il Direttore…"
"Non preoccuparti. Si farà così in fretta che non se ne accorgerà."


Edoardo diede un'occhiata all'orologio: le due e diciassette. Aveva perso tempo da quando i monitor si erano illuminati, ma ne aveva ancora per trovare un'alternativa allo Stato Zero.
Con lo sguardo ritornò sul monitor con tutte le anomalie del Vittoria. Beh, tutte escluse quelle con mancanza di cellule e organi interni: in ogni caso, erano meno di un due per cento del totale e non influenzavano il quadro negativo in alcun modo. Addirittura, guardandolo, poteva venire il dubbio che anche loro si fossero infettate, in qualche modo: se si era diffusa così velocemente, senza lasciar segno sugli umani, forse era una variante che…

Quasi si vergognò di aver fatto un pensiero del genere in quel momento: non doveva concentrarsi su piccoli, implausibili focolai, ma concentrarsi sui numeri di fronte agli occhi che gli confermavano l'esistenza di uno sicuro. Erano le due e ventitré, aveva ancora tempo ma non troppo.

Il lato positivo della situazione era che il Comitato, ovvero i Prefetti e i Responsabili della Sicurezza all'unaminità, con i soliti voti contrari di Dalmasso e Lucchesi, aveva deciso che sarebbe toccato a lui il compito di rilevare i dati per mostrarglieli la sera: essendosi liberato delle sue incombenze fino alle tre, aveva tempo per pensarci.

E l'unica cosa su cui riflettere era come prevenire il decesso per infezione: nessuna delle anomalie rimaste era in pericolo di vita e, da quanto aveva imparato, gli infetti ci mettevano qualche giorno a morire: di tempo ce n'era ancora, e non voleva che il Vittoria subisse ulteriori radicali cambiamenti.
La salvaguardia delle anomalie era stata sempre una priorità per Edoardo, dalla sua candidatura nel Prefine alle raccomandazioni della Sovrintendenza di non uscire dalle strutture predisposte - per monitorare la situazione, avevano detto, dopo quanto avvenuto al Cerere - e una a cui s'atteneva con la massima rigorosità.

Eppure, era diventata una decisione in cui una parte minoritaria ma compatta del Vittoria non si rispecchiava più: chi avrebbe preferito dimenticare e vivere una vita normale, chi aveva cicli giornalieri che non sfioravano le anomalie e non credeva più nella missione della Fondazione, e chi, per giovinezza o per provenienza, non ci aveva mai interagito.

Dall'altro lato, l'opposizione era ancora più ferma nella maggioranza, soprattutto in quelli che avevano contenuto le anomalie di persona, rischiando la vita: i più efferati non esitavano ad andar contro alla minoranza per ogni occasione in cui apriva bocca, rafforzandone così i loro punti. La struttura del sito e i cicli giornalieri stabiliti aiutavano a separare e a mischiare fra di loro le due fazioni, ma le tensioni erano cresciute. A volte, lui stesso provava la distinta sensazione che l'unico modo per risolvere le differenze sarebbe stato il sangue: quello del direttore e del vice, se avesse dato retta alle paranoie che cirolavano. Certo, dopo il fallimento nel rafforzare le difese del Vittoria le dicerie erano scomparse, ma se la notizia dell'infezione avesse mai lasciato questa stanza…

Scoccarono le due e mezza, facendolo ritornare in sé.

Edoardo sospirò. No, non era il momento di lasciarsi andare al peggio, né di ricordare le perdite subite in quella giornata. L'unica cosa da tenere a mente era la ragione per cui lui e il suo vice avevano assecondato le richieste di rinforzo: gli sarebbe servita come monito sui passi da evitare per arrivare allo Stato Zero.


"Capitano Lucchesi, agli ordini."
"Agli ordini."
"Riposo, Classe D. Vi ho fatti convocare più per un necessario cambio di programma nel vostro ciclo giornaliero, come proposto dal Prefetto dell'Ala Ovest."
"Un cambio di postazione?"
"Meglio… di mansione. No, non sedetevi, sarà veloce."


Ridurre il supporto alle anomalie era fuori questione: alcune sarebbero morte senza neanche accorgersene, risvegliandosi dopo il decesso e rischiando di propagare l'infezione all'interno del Sito molto velocemente a cause delle loro capacità anomale; altre, più intelligenti, avrebbero tentato di liberarsi o fuggire una volta capita la situazione, lasciandosi dietro danni che non potevano permettersi di riparare senza subire perdite. Senza contare che il personale di guardia alle anomalie non infettabili avrebbe dovuto venire ridotto a meno dell'essenziale, aumentando quindi il rischio di una loro breccia di contenimento. Sarebbe stato un ripetersi del progetto per il rinforzo difese.

In alternativa, le anomalie infette avrebbero sfogato i loro istinti sugli abitanti del Vittoria, facendo perdere molte munizioni, armi e uomini per ricontenerle e scatendando comunque un focolaio all'interno della struttura, con mezzi non più sufficienti per contenerlo.

Lasciar vivere in autonomia le anomalie avrebbe portato allo stessa situazione, solo più in là, quando il loro cibo sarebbe finito e le loro zone avrebbero iniziato a sentire il passaggio del tempo. Prima si sarebbe dovuto valutare come fossero state infettate, per prevenire che passasse ai residienti, ma era di certo una priorità minore: i cicli giornalieri delle due specie erano stato tenuti fin dall'inizio il più possibile separati, il Sito costruito con quel riguardo in mente, e la verifica di temperatura non aveva dato risultati fuori norma. Non sarebbe stato d'aiuto ragionare su quale fosse l'elemento in comune a tutti tranne gli abitanti: non il cibo, non tutte mangiavano, non il sistema di ventilazione, era separato per ogni cella…

"Concentrati, Edoardo." Strinse il pugno, conficcandosi le unghie nella carne. Il monitor non smetteva di lampeggiare rosso, i valori di aumentare. Temendo che qualcuno lo avesse sentito, lanciò un'occhiata alla porta della sua stanza: chiusa a tenuta stagna, come sempre.

Raramente gli altri membri del Comitato lo disturbavano, ma gli sarebbe bastato chiedere a qualche Classe D e avrebbe potuto indire una riunione di lì a poco. Una riunione che avrebbe al meglio distrutto gli animi, al peggio gettato tutti nel panico, separato ancora di più le due fazioni e severamente ridotto la sua autorità di direttore e coordinatore del Vittoria, rendendo una rivolta interna sempre più certa.

Inoltre, sarebbe solo stata una perdita di tempo: ci aveva riflettuto su per tutto quel tempo e l'unica cosa che era riuscito a fare era ripiombare nel passato, ripercorrere i fallimenti, ripensare agli standard creati: gli altri avrebbero fatto lo stesso, o proposto soluzioni non adatte alla completa salvaguardia del sito.

C'era solo una vera possibilità, una che gli era stata chiara da quando erano arrivati i risultati, ma che aveva ignorato mentre cercava di individuare le alternative: lo Stato Zero.

Erano già le due e quarantadue.


"Non possono occuparsene gli agenti?"
"Chiunque esca dal turno di guardia verrebbe immediatamente notato. Grazie al vostro ruolo di supporto da Classe D, invece, non attirerete sospetti."
"Comprendo la situazione, ma è la prima volta che dobbiamo svolgere una… mansione simile. I Classe D dell'Ala Nord, invece…"
"Se porterete a termine questo compito nei tempi indicati, salirete immediatamente di classe, con l'approvazione del Prefetto e del Responsabile della Sicurezza dell'Ala Ovest. È l'ultima offerta."


Lo Stato Zero era stato previsto sin dai primi progetti del Vittoria, nella peggiore delle breccie a cui avevano potuto pensare. Diverse cariche di esplosivo predisposte per scoppiare l'una a pochi millisecondi dall'altra, ognuna dalla potenza così forte che sarebbe bastata a ridurre in brandelli un uomo di media stazza.

Erano state inserite nel calcestruzzo con cui avevano costruito i muri del Vittoria, dalla zona celle agli strati di mura via via più esterni, e ogni sistema di ale e cerchie interne era collegato, attraverso un raccordo di cavi sotterraneo, a un bottone nell'ufficio del direttore e del vicedirettore: accessibili quindi, per decesso e sostituzione non ancora approvata di Francesco Endrizzi, solo a lui, Edoardo Pirro.

Nel ciclo giornaliero di tutti, il passaggio nelle zone più interne era ridotto al minimo, limitato al cambio delle guardia. I muri di quelle prime cerchie sarebbero crollati fino alla zona successiva, in cui c'erano le camere degli agenti di guardia o qualche magazzino: con le porte chiuse di entrambe le aree, però, i danni sarebbero stati limitati a quelle due zone. E i soldati si potevano rilocare, magari a difendere quelle più suscettibili agli attacchi dei cadaveri.

Inoltre, al cambio di guardia, dopo aver chiuso le porte a stagna, non c'era nessuno nella cerchia interna delle anomalie. Sapendo i turni di cambio, il cui più prossimo era alle tre, sarebbe bastato contattare il Responsabile della Sicurezza e nessuno sarebbe rimasto ferito.

Certo, l'esplosione di cadaveri infetti non era l'ideale: nonostante la potenza delle cariche, c'era la possibilità che qualche loro parte sarebbe rimaste integra, una potenzialmente in grado di trasmettere l'infezione se particolarmente sfortunati. Ma Edoardo calcolava che, anche se la metà delle cariche non fosse esplosa, l'impatto sarebbe stato così potente che le probabilità sarebbero state ridotte al minimo. E, se la sua peggiore ipotesi si fosse avverata, si sarebbero potuti mandare i DanNati a bruciare e disinfettare il resto.

L'unica obiezione a cui Edoardo poteva pensare, e quella che dall'inizio lo aveva trattenuto, era che il Vittoria sarebbe cambiato per sempre: non solo nella struttura ma, sopratutto, nello scopo.

Anche quando le ricerche dovevano essere interrotte; anche con la perdita dei contatti col resto della Fondazione; anche col cambio di competenze nella gestione del Sito, il suo obiettivo di Sicurezza, Contenimento e Protezione per l'umanità era stato mantenuto.

Eppure, era rimasta un'umanità per cui si dovessero attuare queste misure? Gli ultimi arrivi esterni erano ormai di diversi anni fa; le bande scorrazzanti, che i soldati osservavano e registravano giornalmente, non si vedevano da anni. Per quanto Edoardo ne sapeva, tutti gli esseri umani rimasti erano nel suo Sito, proprio su un focolaio per cui il minimo errore si sarebbe rivelato fatale. O, anche se fossero riusciti a contenerlo, vicino a esseri che a un certo punto non avrebbero più potuto salvaguardare o sfamare, e che per gli abitanti del Vittoria non nutrivano la benché minima simpatia.

Erano le tre meno cinque, ed Edoardo aveva preso una decisione: lo Stato Zero sarebbe stato messo in atto, immediatamente. Per i poteri conferitogli dalla Sovrintendenza, per evitare il panico, per salvaguardare gli abitanti del Vittoria.

Alzò la cornetta della linea interna. "Capitano Lucchesi? Voglio tutti i soldati della Seconda Cerchia a ridosso dell'Ala Est. Le sue difese sono compromesse!"


"Sul serio hanno fatto un errore simile?"
"Non ci credo manco io" rispose Giovanna, scansando un soldato che andava nella direzione opposta. "ma la Responsabile non è tipa da mentire, specie a criminali come noi"
"Melodrammatica" scosse la testa Samuele. Rimase in silenzio per un po', ma proprio non riusciva a toglierselo di testa. "Le connessioni dei rilevatori termici montate al contrario… La squadra della 'più grande opera di sicurezza da secoli' non poteva accorgersene prima?"
"Ansia da prestazione" concluse Giovanna, aprendo la porta a stagna della Seconda Cerchia dell'Ala Ovest. "Però rilassati: almeno, se ne sono accorti prima di far danni!"


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