Uwucazione
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Takuto uscì dall'aeroporto di Napoli trascinandosi dietro la sua valigia. Era pesante, specie per un ragazzo alto, ma gracile come lui. La luce all'esterno lo investì di colpo, costringendolo a mettersi gli occhiali da sole. Era la prima volta che andava in Italia, ma sotto il suo baffetto sgangherato non si vedeva nemmeno l'ombra di un sorriso. Era lì con un compito da portare a termine.

Qualche settimana prima, un utente di PAMWAC aveva postato un video che aveva sconvolto la community. Questo ragazzo, Tropie233, un italiano che era in qualche modo entrato da qualche mese, diceva di esser riuscito a trasporre una waifu di sua creazione nella realtà e per l'appunto il video in questione mostrava quest'ultima. In mezzo allo scalpore generale erano sorti molti dubbi sulla veridicità della cosa. Alcuni tra gli utenti più rinomati avevano esaminato la registrazione e non avevano riscontrato segni di photoshop o indizi di qualsivoglia manomissione del filmato. L'utente in questione affermava inoltre che il processo fosse ripetibile, facile da eseguire e che non danneggiasse nemmeno l'ambiente. La condizione necessaria era, tuttavia, trovarsi in un luogo specifico. Un'occasione troppo ghiotta per PAMWAC perchè potesse essere completamente ignorata. Dopotutto, come dice il nome stesso, questo è uno degli obiettivi preponderanti all'interno del gruppo.

Ma come fare? Come verificare che fosse vero? L'unica opzione era inviare qualcuno sul luogo. Incontrarsi faccia a faccia, allo scoperto, andava però contro i principi base del gruppo. Tuttavia, nei circoli più ristretti ed esclusivi della community lo ritennero un sacrificio necessario. Il viaggio sarebbe stato tenuto un segreto fino al suo completamento e la missione sarebbe stata affidata ad un utente fidato, la cui vera identità non fosse conosciuta da nessuno, e dalle ampie disponibilità economiche.

E Takuto così si ritrovava su un bus diretto verso un paesino di campagna, in un posto chiamato Basilicata, in attesa di incontrare Tropie233. Personalmente dubitava della storia, ma doveva ammettere che la disponibilità del ragazzo gli dava credibilità. Lo avrebbe ospitato egli stesso a casa dei suoi genitori, con cui tutt'ora viveva, con la scusa di un amico online che stava visitando l'Italia e voleva passare a salutarlo. Tutto ciò dava da pensare, ma solo il tempo avrebbe fornito risposte veritiere.


Il bus aveva portato Takuto in un paesino minuscolo, situato nel punto dove una valle boscosa si apriva ad una zona coltivata. Al ragazzo non sfuggì di essere stato letteralmente l'unico a scendere lì. Guardandosi intorno, non se ne stupì: il paese, se così si poteva chiamare, era più un piccolo agglomerato di case circondato da campi, interrotti solo da qualche fattoria. Che postaccio. Se non fosse che Tropie233 in qualche modo aveva accesso ai forum, Takuto si sarebbe chiesto se internet ci arrivasse davvero fin lì. Ancora meno entusiasta della propria missione, il giovane inserì l'indirizzo che gli era stato dato su Google Maps e iniziò a camminare.

Non ci mise molto a raggiungere la casa dell'utente che cercava. Era una casa in mattoni di due piani più, probabilmente, un sottotetto. I colori dei muri erano sbiaditi dai decenni passati al sole e nel capanno accanto riposava un trattore cingolato arrugginito. Giunse davanti all'uscio e vide che, contrariamente alle sue aspettative, c'era un campanello e quindi lo suonò. Passò qualche secondo e una donna di mezz'età coi capelli scuri aprì la porta e lo guardò da capo a piedi.

Lui si fece avanti e si presentò. "Salve, signora, sono Takuto, sto cerc…"
La donna gli diede le spalle e chiamò qualcuno. Takuto sentì dei passi rocamboleschi scendere le scale e presto gli si fece davanti un giovane grassottello che iniziò a parlargli in inglese con un forte accento. "Ciao, s-sono Pietro, o Tropie sul forum… uh… scusa per mia madre, non sa l'inglese. Sono l'unico in famiglia. Io… ehm, com'è andato il viaggio?" Il ragazzo sembrava agitato.

"Il viaggio è stato tranquillo, ma molto lungo."

"Oh! Giusto, scusa, ti faccio subito sistemare. Dormirai nella stanza degli ospiti."

"Va bene. Ah, sono Takuto."

Pietro sembrò un attimo impanicato nel rendersi conto di non aver lasciato che il suo ospite si presentasse. "Oh, sì. Bene. Piacere di conoscerti." Gli strinse la mano imbarazzato. "Seguimi, ti faccio vedere la tua camera."

Takuto seguì Pietro su per le scale ed entrò nella stanza assegnatagli. Era spoglia, ma abbastanza larga e il letto pareva comodo. Sarebbe andata bene fino alla risoluzione della questione.
"Dobbiamo parlare."

"Sì, certo. Ok."

"Sai perchè sono qui. Devi dirmi tutto quel che c'è da sapere a proposito del video."

"Hai ragione. Tuttavia non posso comunque mostrarti nulla prima che faccia buio, quindi potremmo aspettare di aver cenato. Almeno ti potrai riposare un po'."

Takuto non voleva aspettare, e voleva finire la sua missione il più velocemente possibile, ma doveva ammettere di essere molto stanco. Dormire per il resto del pomeriggio non sarebbe stata una cattiva idea. "Ugh, va bene. Ma sappi che, se è tutto una bufala, verrai bannato immediatamente."

Pietro rimase un attimo sconcertato e rammaricato, quindi salutò e lo lasciò solo. Probabilmente si aspettava un amico, qualcuno con cui condivideva interessi e passioni. In fondo lo poteva capire, ma Takuto era lì con un compito e l'avrebbe svolto al meglio delle sue capacità. Non importa quanto scrupoloso e freddo avrebbe dovuto essere.


Potendo parlare con solo uno dei tre presenti, la cena si svolse con una strana atmosfera. I genitori di Pietro all'inizio lo guardarono un poco sospettosi, ma ci misero poco a rendersi conto che Takuto non sarebbe stato in grado di far male a nessuno anche volendolo. Finirono, Takuto ringraziò e si recarono nella stanza di Pietro, che si rivelò essere esattamente il contrario di tutto il resto della casa. I mobili antichi erano sostituiti da poster, e strumenti elettronici vari prendevano il posto dei vasi di fiori. Al posto di un quadro, sul muro dietro al letto erano appese svariate armi storiche. Un covo geek di tutto rispetto.

Pietro aprì un cassetto della scrivania e tirò fuori qualche foglio malandato. "Vedi, Takuto, queste pergamene contengono le istruzioni per eseguire un rituale. Permette di usare le energie della foresta per creare la vita nella forma voluta da colui che lo esegue, di evocare un essere dei propri sogni. Qualcosa di bellissimo e perfetto."

"Come ne sei venuto a conoscienza?"

"Un giorno mi sono inoltrato nel bosco. Mi sentivo strano e ho seguito un percorso diverso dal solito. Mi sono imbattuto in una cassa antica. Si trovava tutto lì dentro. Infine ho trascritto e tradotto dal dialetto."

"E intuisco che sia con questo rituale che tu hai creato la ragazza del video?"

"Sì, la mia dolce Ingrid. Purtroppo però è uno per persona da quel che ho capito."

"Capisco; immagino sia meglio di niente. Quindi che si fa ora?"

"Beh, ora andiamo a conoscere Ingrid."


Pietro e Takuto si allontanarono dalla casa quando il sole era ormai calato. Il loro bersaglio era il bosco alla foce della valle che faceva da sfondo al paesino lucano. L'incrocio tra i fasci delle loro torce e i corpi contorti degli alberi creava ombre al contempo sinistre e mostruose. Takuto, abituato solo alla foresta urbana che erano i palazzi di Tokyo, si sentiva perso e, ad essere onesti, un po' impaurito. Tuttavia il suo compagno si muoveva sicuro, fiducioso dell'infanzia passata a scoprire cosa si nascondesse sotto quel manto verde che separava la terra dal cielo.

Ci miserò mezz'ora a raggiungere una piccola radura dall'aspetto particolare. Il suo centro era completamente assente di alberi, arbusti o anche solo erba. Nonostante il cerchio bruciato al suo centro potesse far pensare ad un atto volontario, non era stata creata, semplicemente le piante non vi crescevano. Takuto alzò lo sguardo per scoprire se si vedessero la Luna e le stelle. Solo allora notò che gli alberi che contornavano quello strano spiazzo erano cresciuti in modo da coprirlo con le proprie fronde, come a volerlo tenere nascosto.

Pietro si guardava intorno. "Ingrid?"

"Sono qui, amore mio."

Entrambi i ragazzi si girarono verso la suadente voce e Takuto rimase a bocca aperta.
La ragazza del video, si trovava davanti a lui, eretta nella sua forma muscolosa, la pelle candida che risaltava nel buio della notte. La ragazza non era certo il suo genere, bionda, alta, di aspetto e vestiario semplici, ma non potè fare a meno di ammirare la qualità con cui era stata creata. Sembrava davvero di ritrovarsi davanti ad un personaggio preso direttamente dall'interno di un anime di alta qualità e infilato nella realtà. Da precedenti esperimenti a cui aveva assistito con PAMWAC, sapeva che a volte la transizione pareva forzata. C'era sempre qualcosa di sbagliato. I bordi davano la sensazione che la creatura non sarebbe dovuta esistere. Non in questo caso. Nonostante il netto contrasto con il resto del mondo, non sembrava innaturale, ma semplicemente una parte qualunque del tutto… no, non una parte qualunque, una parte perfetta.

Si riprese dal suo stupore solo quando Pietro si mise a parlare. "Ingrid, questo è Takuto, il ragazzo di cui ti avevo parlato."

Lei gli si avvicinò. "È un piacere conoscerti, caro. Non vedevo l'ora."

"Il piacere è mio…"

"Immagino tu abbia qualche domanda."

"Sì, parecchie, Pietro non mi ha rivelato molto."

"Va bene, allora leviamoci subito di torno l'esposizione. Il rituale scoperto da Pietro permette di creare la vita. Per la precisione, un essere vivente per ogni persona che lo effettua. Il rituale è semplice e non richiede altro che qualche ingrediente e di avere le idee chiare. La nuova vita prende forma e psiche dalla mente del creatore. Il mio tesorino ci ha messo giorni ad idearmi nel minimo dettaglio perchè fossi perfetta per lui. L'ho detto giusto, Pietro?"

"S-sei stata perfetta. Come in ogni altra cosa." Lei arrossì un attimo, e Pietro riprese a parlare. "Cosa… cosa ne pensi Takuto? Credi che andrà bene per PAMWAC?"

"Andrà benissimo, te l'assicuro."

Ingrid intervenne. "Mi fa piacere sentirlo! Quindi, hai già le idee chiare per la tua?"

"Come?"

"Oh, Pietro non te l'ha detto? Adora proprio le sorprese, che carino! Abbiamo già preparato il necessario perchè anche tu possa fare il rituale!"


Takuto sarebbe dovuto essere nervoso. Nel bosco in piena notte con un ragazzo quasi sconosciuto
e la sua waifu OC a preparare un rituale che non capiva. E invece era tranquillissimo. Aveva visto in prima persona i risultati del rituale. E sapeva cosa creare. Chi creare.

Tutti gli ingredienti erano a posto. Pergamene, ninnoli, cose ben più disgustose. Tutti piazzati all'interno del cerchio bruciato come una cicatrice nel terreno, ora ricoperto di rami e arbusti per bruciare nuovamente. Mancava solo una cosa. Sangue.

Il sangue di Takuto per la precisione. Era una parte del creatore dal quale la nuova vita avrebbe preso forma. Ne sarebbe bastata giusto una goccia. Il ragazzo prese il coltello e si fece un piccolo taglio sulla mano. Le gocce rosse caddero sul terriccio sottostante. Uscito dal cerchio, Pietro lo guardò intensamente, come un segno d'intesa. Ingrid dal canto suo sorrideva tranquilla, forse sapendo che presto non sarebbe stata più l'unica del suo genere. Passò un attimo e la coppia si allontanò. Era qualcosa che doveva fare da solo.

Takuto si abbassò e diede fuoco agli arbusti del cerchio con un accendino. Le fiamme si sparsero a velocità anormale, avvolgendo presto l'intero cerchio. La radura si illuminò a giorno.

Il bagliore era doloroso, ma Takuto non riusciva a distogliere lo sguardo. Vide gli ingredienti prendere fuoco spontaneamente e scomparire uno ad uno. Le gocce di sangue si espansero e iniziarono a contorcersi, a prendere forma. Il sangue diventò materia e una figura iniziò a formarsi sempre più dettagliata. La luce divenne più intensa costingendo il giovane a stringere gli occhi. Quando Takuto fu finalmente in grado di riaprirli, la vide.

Alta, ma meno di Takuto, con gambe e braccia toniche appena coperte da una minigonna e una camicetta bianca che a malapena conteneva il seno prorompente. Il tutto coronato da un viso sopraffino, di un rosa meraviglioso, spezzato da due intensi occhi viola di tonalità uguale ai fluenti capelli che le ricadevano sulle spalle. Forza e grazia coesistevano nella perfetta figura che gli si parava davanti. Era bellissima. Era una dea. La sua dea.

"Kagura-kun." Takuto riuscì a fatica a pronunciare il nome della ragazza che aveva sognato per anni. Una ragazza che lo comprendesse; che lo amasse. Ed ora si trovava di fronte a lui. Reale.
Le fiamme si spensero e la donna uscì dal cerchio. Si diresse verso di lui. "Io- io… uh. Benvenuta nel- nel nostro mondo. Io…"

Lei arrivò a pochi centimetri da lui. "Non dire niente, cucciolo mio. So tutto quel che devo sapere."

"Davvero?"

"Sì. uwu" E lo baciò.


Takuto non aveva potuto aspettare. Aveva a malapena dormito dopo la notte passata e appena sveglio si era messo a scrivere sul suo portatile per divulgare il successo della sua missione con tanto di foto di Kagura-kun allegata. Doveva ammettere di aver avuto i suoi dubbi su quanto avrebbe trovato, ma Pietro aveva davvero scoperto un tesoro. Loro due sarebbero diventati dei messia di PAMWAC, coloro che hanno portato a compimento la vocazione principale della community.
Finì di scrivere il suo rapporto e, trovandosi stupidamente felice, decise di fare una passeggiata nel paese.

Era una giornata calda. Fastidiosamente calda per Takuto, ma il ragazzo era talmente su di giri che non se ne accorse nemmeno. Camminò a caso per il paese studiando con poca attenzione l'architettura delle case incredibilmente diverse l'una dall'altra, sbirciando nei giardini, sorridendo agli abitanti che incrociava. Dal canto loro suddetti abitanti erano abbastanza confusi dal ragazzo giapponese che passeggiava con un sorriso da orecchio a orecchio per il loro paesino.

La passeggiata idilliaca si interruppe in una piccola piazza lastricata nella parte più antica del paese. Oramai incapace di ignorare l'afa, Takuto bevve da una fontanella lì presente e si piazzò su una panchina, stanco, ma ancora sorridente.

"Bella giornata, eh?"

Takuto si girò curioso verso destra fino a scoprire che la voce che gli aveva appena parlato in inglese apparteneva ad un vecchietto ricurvo seduto a sua volta su una panchina.

"Sì, direi di sì. Non mi aspettavo ci fosse qualcuno che parlasse inglese, per lo meno non…" Il ragazzo si interruppe.

"Non della mia età? Eh, tranquillo, ragazzo, non mi offendo. E devo dirti che hai ragione, ma io sono nato e cresciuto negli Stati Uniti. I miei genitori erano emigrati lì dopo essersi sposati. Poi bene o male le solite cose che senti in tutte le storie del genere. Una volta raggiunta una certa stabilità economica abbiamo cominciato a tornare qui, al loro paese d'origine regolarmente. Io, bambino di città che ero, me ne innamorai. Ero immensamente affascinato dalla vita rurale, dalla gente, dalle tradizioni, dalle storie che ogni anfratto del paese racconta. Quindi, una volta in pensione ho scelto di passare qui gli ultimi anni della mia vita."

"Dopo stamattina, capisco come possa piacere."

"Eh eh. Ah, sono Paolo. Tu?"

"Takuto."

"Hmmm. Interessante. E tu come ci sei finito qui? Tirerò a indovinare dicendo che non sei di queste parti."

"Vengo da Tokyo, sono qui per visitare un amico. Ci siamo conosciuti online."

"Ah, i computer. Strumenti straordinari. Personalmente uso il mio principalmente per giocare a solitario oramai. Il mondo è certamente cambiato da quando ero io a venire qua in visita."

Non sapendo ben cosa rispondere al vecchietto chiacchierone, Takuto semplicemente annuì.
Stava pensando ad una scusa con cui poter andare via, quando Paolo ricominciò a parlare.
"Sai, una delle cose che più mi affascinarono di questa zona quando ero un piccolo bambino di città erano i vari miti legati alle zone circostanti. Feci di tutto per saperne di più dai più anziani del villaggio. Orchi, demoni, apparizioni celestiali. O anche solo dei banditi che si scontravano con i soldati dei Savoia. Forse quella più "locale" per noi, parla del bosco che si trova poco oltre il paese. Si dice che centinaia di anni fa un religioso vi intrappolò degli spiriti malvagi."

Takuto si ridestò di colpo dal sonno che lo stava avvolgendo. Spitiri malvagi nel bosco? Il ragazzo sapeva troppo sul mondo dell'anomalo per poter semplicemente ignorare una leggenda come se nulla fosse. Kagura-kun e Ingrid si trovavano in quello stesso bosco. Potevano essere in pericolo e lui avrebbe dovuto proteggerle. "Questi spiriti, so- sarebbero pericolosi?"

"Ah, affascinato anche tu dalle storie, eh? Beh, non secondo la leggenda. La loro essenza è stata intrappolati nella roccia sottostante al bosco dal santuomo quando capì che lui e i contadini del paese non potevano nulla contro di essi in forma corporea. Quindi creò una specie di incantesimo perchè il mondo stesso, nella sua immensità, ne assorbisse l'essenza. Una volta fatto, ne distrussero i corpi. Tuttavia, si dice che un patto di sangue possa riuscire a riportarli a piena forza."

Un- un patto di sangue? Il cuore di Takuto sobbalzò. "In che senso?"

"Non sono sicuro, ma si dice che una specie di rituale che comprende del sangue umano possa ricreare il corpo di uno di questi spiriti. Pensa che per centinaia di anni il villaggio teneva una serie di guardie sul confine del bosco per impedire che qualcuno provasse ad eseguire il rituale. Ovviamente è da decenni che non si fa più. Il mondo ha per fortuna smesso di credere a certe cavolate. Per quanto abbiano un fascino senza fine, immagina pensare che cose come rituali e sacrifici magici siano reali quando possiamo comunicare istantaneamente da un lato all'altro del globo con oggetti che possiamo tenere tranquillamente in tasca. Pfft. Quella è la vera magia eh eh."

Al contrario di Paolo, Takuto aveva smesso di sorridere. E stava ora fermo con gli occhi spalancati, ad un soffio da un attacco di panico. Deglutì e si alzò. "Grazie della compagnia, ora mi scusi, ma devo essere a casa del mio amico entro pranzo."

"Figurati, grazie a te. Non molti mi stanno ad ascoltare di questi tempi e, come avrai notato, mi piace parlare. Buon pranzo."

Takuto sorpassò in fretta l'angolo di una delle vie che portavano alla piazza e si mise a correre.

Come poteva essere stato così stupido? Era tutto troppo perfetto. La vita non è perfetta. Non funziona così.
Aprì in fretta la porta di casa con le chiavi che gli avevano dato e salì le scale a rotta di collo finchè non giunse alla camera di Pietro. Non c'era.

Il panico in Takuto continuava ad aumentare. Che Pietro sapesse dal principio? No, no, era chiaramente innamorato di Ingrid, qualunque cosa fosse davvero la ragazza. Doveva avvertirlo, ma dove diavolo era? Dove era andato senza avvertirlo? Premette il mouse del computer del ragazzo e superò in breve il blocco della password. E subito gli si aprì una pagina del browser rimasta aperta. Parlava di leggende locali. Notò solo allora che una delle spade storiche che il ragazzo teneva esposte in camera non era presente. Le mani di Takuto iniziarono a tremare. Pietro doveva esserci arrivato la stessa mattina e sentendosi responsabile del problema doveva essersi convinto di doverlo risolvere da sé. "Dannato idiota!"

Takuto, non meno idiota del suo compagno, si rimise a correre in direzione della foresta.


Takuto arrivò alla radura ormai senza più fiato. Non aveva mai corso così veloce in vita sua. Si lasciò cadere per terra ed iniziò a boccheggiare, sentendosi come se dovesse sputare un polmone.

"Takuto, caro, stai bene? uwu"

Il ragazzo si girò di colpo. Kagura-kun si trovava accovacciata di fianco a lui. "Tesoro, stai respirando a malapena." Bellissima come la notte prima, gli stava sorridendo, ma ora Takuto sapeva cosa stava guardando in realtà. Da cosa si era lasciato toccare, profanare. E solo allora si rese veramente conto della minchiata che aveva fatto andando fin lì da solo.
"Sto- sto bene, amore mio. Ero solo così… uh impaziente di rivederti che ho dovuto correre. A- a proposito, hai visto Pietro? Non era a casa."

"Pietro? Sì, sì, è con Ingrid. Si saranno rintanati da qualche parte." Lei ridacchiò, Takuto si sentì morire.

La reazione di Takuto a quell'informazione doveva essere stata chiara perchè il sorriso della ragazza si tramutò in un'espressione seria. Gli occhi, di colpo lontani dalla finta dolcezza che gli avevano mostrato in precedenza, lo fissavano in maniera inquietante.

"C-che c'è tesoro? Mi pari- mi pari preoccupata."

"Smettila di mentire, ragazzino. Sai tutto, non è vero?"

"N-non so di che parli."

La ragazza prese Takuto per un braccio e lo rimise in piedi a forza. "Ne dubito."

"Io- dov'è Pietro?"

"Come ho detto, con Ingrid."

"No, no, no! Come avete potuto farci questo, vi amavamo. Eravate dee per noi!"

"Se ti può consolare il piano era tenervi un poco più a lungo per rendere più facile attirare altri dei tuoi soci da tutto il mondo."

"T-tutto il mondo? Come? Non vorrai dire che…"

"Sì, mio caro, i nostri piani sono un poco più ambiziosi che passare il tempo a fartelo venire duro. Da quel che mi hai detto ieri sera mentre ti tenevo stretto tra le braccia, credo tu abbia già informato i tuoi amici di quanto successo. Noi continueremo a far girare la voce e verrete a frotte. Uno per volta, riusciremo a liberare tutti i nostri fratelli."

"Io non- no."

"Tranquillo, Takuto, ergeremo statue in onore tuo e di Pietro. Il vostro contributo non sarà dimenticato."

"Non- ti prego, non farmi del male!"

"Oh, non fare lo sciocco. Sei un rischio troppo grande per l'operazione. Cercherò di fare in fretta. O per meglio dire, farò in fretta una volta che mi avrai rivelato le tue credenziali PAMWAC."

Takuto si liberò della presa della ragazza e iniziò a indietreggiare velocemente, ma fece solo qualche passo prima di cadere all'indietro. Kagura-kun iniziò ad avvicinarsi nuovamente. Takuto continuò a muoversi all'indietro fino a che non sbattè contro due oggetti verticali. Due gambe toniche. Alzò lo sguardo e vide torreggiare su di lui la figura di Ingrid. Era sporca di sangue. Sangue che chiaramente non le apparteneva.
Quando Takuto riabbassò lo sguardo, Kagura-kun si era oramai abbassata su di lui e lo fissava coi suoi occhi viola. "Sai, è un peccato." Gli poggiò una mano tra le gambe e gli si avvicinò sensualmente. "Ci saremmo potuti divertire ancora un po', noi due. uwu"


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