Un Ballo In Maschera
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- Se devi tenere quel broncio tutta la sera, tanto valeva che te ne stessi a casa a fumare i tuoi sigari d’importazione, Nazaire!

Al termine del secondo atto, Josephine se ne andò ad incipriarsi il naso, troncando qualsiasi possibilità di risposta. Non aveva un carattere facile: una donna forte, seppure un poco civettuola a volte, con una gran forza di volontà e caparbietà, tanto che molti le avevano dato dell’uomo nella coppia. Tutto l’esatto opposto, per l’appunto, del suo sposo, il Tutore della Medicea Accademia delle Arti Occulte di Francia, Nazaire de Tully: un uomo serio, tanto riservato quanto accondiscendente, era sempre pronto a venire incontro alle esigenze altrui prima che alle proprie, in particolare quelle della moglie. Ma quella sera, suo malgrado, non gli riusciva d’essere presente né di soddisfare i bisogni della sua sposina. Una questione gravava il suo animo, ormai da tempo e sempre con più forza, e questo macigno divenuto ora incubo era riassunto efficacemente in quattro parole: Sommes-Nous Devenus Magnifiques ?

Scapestrati, accattoni, bohémiennes: non aveva importanza come li si chiamava, per Nazaire erano dei demoni. Era da anni che nell’ambiente anartistico parigino si parlava e si dibatteva di rinnovamento, di rinascita, di distacco. Distacco da cosa? Dalla tradizione, dai canoni classici, ma soprattutto, dall’Accademia: polverosa, antiquata, parruccona, questi gli epiteti che le avevano affibbiato. E il distacco in effetti ci fu, quello stesso anno: in pochi mesi questo gruppetto di rivoluzionari aveva raccolto un consenso tanto forte, tanto da poter permettere di darsi un’identità propria; proclamavano la fine dell'accademismo, con altisonanti discorsi annunciavano una "nuova età dell'oro" per l'arte, sulle ceneri delle antiquate rovine del passato, d'un'autentica palingenesi.
Odiava ammetterlo: non erano più i soli a contendersi l’arte a Parigi. Ma fosse stato questo, i problemi per il Tutore non sarebbero quasi affatto esistiti, con tutte le risorse di cui dispone l’Accademia. No, altro scombussolava il pensiero di Nazaire. Da due settimane a questa parte, ogni giorno c’erano stati segnali che altro non lasciavano dubitare, che questi rivoluzionari volessero sangue; e più precisamente, il suo. Lettere minatorie, coltelli lanciati per aria, petardi esplosi a poca distanza: tutto sembrava concorre all’idea maturatagli in seno che lo volessero morto. Del resto, dopo aver passato importanti informazioni alla Gendasteria sui componenti più sovversivi del gruppo, guarda caso ex membri dell’Accademia, c’era da prevederlo.

Si guardava attorno, dall’alto del suo palco privato all’Opéra, in cerca di potenziali sospetti. Nemmeno nel luogo a lui più caro, tempio della musica, si sentiva più al sicuro. Quella sera si dava Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, e la cosa non lo tranquillizzava affatto. Ma, pur di compiacere Josephine, aveva acconsentito a venire assieme a lei, nonostante l’opera parlasse di tradimenti, attentati e sangue. Scrutava ogni angolo, ora che l’ultimo intervallo era iniziato, in cerca di potenziali assalitori. Un uomo con tabarro nero sulla destra, di poco appoggiato alla balaustra, sembrava lo stesse scrutando… in realtà, a vederlo bene, era girato di tre quarti verso il palco. Sulla sinistra, due fanciulle venivano fatte uscire fuori dal palco da un baldo giovanotto, che pareva impugnare quella che rassomigliava una pistola. In realtà, era il pomello d’un bastone senza quest’ultimo, che il bel giovanotto stava apparentemente cercando. La ruota del sospetto girava senza sosta e senza fine.

In platea, forse? L’angolazione non consente uno sparo efficace.
Magari… la scena? Le cortine sono chiuse in effetti, qualcuno potrebbe approfittarne… ma come spostarle, pesanti come sono?
E se forse… dalla buca? Qualcuno degli orchestrali! Non poteva essere se non uno di loro, magari un oboista…o il suonatore di timpano, da qui ha una visuale ottima! Una migliore postazione per evitare gli spari? Forse il retro della cabina, contro il muro…
E se dall’altra parte ci fosse stato un congegno esplosivo, pronto ad esplodere per mano loro? Ma certo, dopo che il timpanista, ricevuto segnale dall’uomo con il tabarro nero di procedere, ha dato segnale al ragazzo di far andare le fanciulle a piazzare la bomba nel palchetto attiguo, e al colpo del timpano accendere la miccia? E se…

- Signor Tutore…

Una voce familiare lo risvegliò dal sogno delirante in cui era caduto.

- Vogliate perdonare il disturbo.

Era François, suo personale collaboratore nonché segretario, una delle poche persone di cui si fidasse ciecamente.

- François! Che fate qui? Che accade? Ci sono stati altri attacchi?!
- No, signor Tutore, ma sono corso qui il prima possibile. Ho buone notizie: Non dobbiamo più temere Sommes-Nous Devenus Magnifiques ? da stasera in avanti. Mai più!
- D-di che parli? Spiegati!
- La Gendasteria, se ne è occupata lei! Uno dei capi di quei squinternati che ha osato stamane offendere pubblicamente uno degli ufficiali, in maniera vergognosissima, lanciandogli addosso della vernice, è stato acciuffato e interrogato, e ha rivelato tutto!
- Non ricordo di aver sentito una cosa simile…
- Ma sì, se ne discuteva stamane, non ricordate? Era uno dei nostri, un certo Pierre Fourier…
- Ma certo, mi sovviene qualcosa… ebbene che è successo?
- C’è stata un’indagine lampo, hanno scovato con il quartier generale di quegli scapestrati, e tutti i loro capi sono stati arrestati, il gruppo è nel caos. Le nostre preoccupazioni sono finite!
- C-cosa? Seriamente?
- Signorsì, signore. Ci siamo tolti un gran peso.
- Un gran peso, sì… grazie mille per la notizia, François. Mi hai rasserenato la serata.
- Dovere, signor Tutore. Godetevi lo spettacolo adesso.
- Senz’altro. E grazie di nuovo.

Che sollievo, pensò Nazaire. Un grattacapo in meno per il suo ormai fiaccato spirito; quello che poteva degenerare era stato stroncato sul nascere. Le ansie e le paure che lo avevano martoriato per tutta la serata, parevano ora essergli scivolate via come acqua di fonte. Un sospiro di sollievo, riprese le forze. Si guardò attorno: tutto gli sembrava più sereno adesso. François, che grand’uomo! Scomodarsi così tanto, per così poco alla fine. Collaboratori così fidati è difficile trovarne, al giorno d’oggi.

- Eccomi tornata caro…

Josephine era tornata nel palchetto, cinguettando allegramente, con un umore quasi del tutto diverso da quando lo aveva lasciato, come era solita fare.

- C'è mancato un soffio, per poco non incontravo quella chiaccherona della contessa di Ponthieu, non m'avrebbe più lasciato andare, sai come sono fatte queste vecchie carampane. Ti vedo un po’ meglio adesso, che è successo mentre ero via? Per caso è venuta a trovarti l’amante ahah?
- Suvvia Josephine, che dici. No, ho ricevuto buone notizie da François.
- Oh, benedett'uomo quel François, così industre! E dimmi, che nuove ha condiviso?
- Dal lavoro, alcuni concorrenti sono stati… liquidati, se così si può dire.
- Buon Dio, spero nulla di violento!
- Non credo, anzi, non direi affatto.
- Bontà divina, lo spero. E questo ti ha rasserenato, nevvero?
- Sì, adesso mi sento più sereno…
- Meno male, averti a quel modo per tutta la sera sarebbe stato di una pesantezza infinita. Dio solo sa quanto odi quando tieni il muso lungo!
- Beh, suppongo che-”
- Sssh, ne parliamo dopo, sta iniziando l’ultimo atto!

Le luci si abbassarono un poco, e la scena iniziò ad illuminarsi. La tragedia riprendeva il suo corso fatale. Ma ora, col cuore alleggerito, Nazaire poteva preoccuparsi solo di Riccardo, Renato e Amelia, dei loro amori e dei loro tradimenti, senza più le gravose angosce che tanto lo avevano assalito. Buffo come la mente umana funzioni: un attimo percepisce ogni segno, ogni traccia, ogni minima e sparuta parola come un complotto e un inganno, ma non appena riceve conferma del contrario si placa, e i demoni che assediavano la ragione, tutti sono ritornati nel Tartaro! Ora, altro non c’era se non tranquillità. Pace, almeno per una sera.


- Ebbene, che te ne è parso?

Stretta in un abbraccio contro il vento della notte, Nazaire conduceva Josephine fuori dal teatro, a spettacolo ormai finito. Il vociare degli spettatori continuava a invadere il foyer, tutti trattenutisi dentro per parlare dello spettacolo: quanto il tenore fosse andato in alto con gli acuti, della bravura del direttore nel dirigere un’orchestra così larga e composita, e si faceva addirittura parola di un piccolo incidente di poco conto, di quando alcuni coristi comparsi sulla scena erano caduti a terra, seppur rialzandosi subito. Tutti sembravano soddisfatti, e Josephine stessa pareva contenta della recita.

- L'ho trovata stupenda…

Continuò, con voce ancora carica d’emozione.

- …ma qui l’esperto d’arte sei tu, caro. Pendo dalle tue labbra, allora, che te ne è parso?
- È stata una rappresentazione degna dell’Opéra, cara. Una squisitissima recita.
- Oh, che bello sentirtelo dire. Mi fa piacere ti sia piaciuta. E trovo assai più soddisfacente sentirlo dire da te, piuttosto che da certe parruccone come la contessa. Grazie, sai, per non avermi fatto rimanere un minuto di più con quelle mummie!”
- Di nulla, tesoro mio.
- Ah, tu sei un angelo, Nazaire!

I due amanti si scambiarono un bacio breve, ma intenso. Che bella serata, pensava Nazaire, guardando le stelle sorridenti. Tutto pareva andare per il verso giusto, finalmente. La carrozza li attendeva, e assieme ad essa, vi era pure François.

- Buonasera, signori!
- François!

Esclamò Josephine, molto vivacemente.

- Qual buon vento?
- Oh, nulla in particolare. C’è uno splendido cielo stellato stanotte, mi sono preso la briga di osservarlo meglio da qui, ed anche per salutarvi come si conviene…
- Davvero, sei un uomo fidato, François.
- Troppo gentile, signore. Piaciuto lo spettacolo, madame?
- L'ho adorato. Avete mai visto quest'opera?
- Solo una volta, molti anni fa… l'ultima che io abbia mai visto di Verdi è stata La Forza del Destino, incantevole. So che vostro marito apprezza molto queste opere.
- Indubbiamente, ne è fanatico potremmo dire, ahah! Ma, dite, che volete per caso un passaggio a casa? Morirete di freddo con tutto il vento che c’è stasera, a farvela a piedi! Nazaire, tu che dici?
- Sono d'accordo, cara. Che ne dite, vecchio mio?
- Come accettato, veramente. Mi piace passeggiare la sera.
- Una sera come questa, con questo cielo…
- Avete colto nel segno madame, come sempre. Ma, invero… vi ho anche aspettato anche per informare vostro marito di certe faccende…
- Oh, capisco, cose vostre queste. Ti aspetto in carrozza, caro. E buona nottata a voi, François.
- Buona nottata anche a voi, madame.

Josephine andò ad accomodarsi nella vettura, staccandosi dall'abbraccio del marito, pronto ora ad ascoltare il suo collaboratore.

- Signor Tutore, mentre uscivo da teatro sono stato avvicinato da due uomini della Gendasteria…
- Che dicono? C’è qualche problema con quelle canaglie?
- Niente di tutto ciò a dire il vero: chiedevano solo che venissero fornite il prima possibile le generalità di altri nostri vecchi membri passati al nemico, e se poteste fornirgliele domani. Mi occuperò io di tutto, ma mi sembrava giusto avvisarvi.
- Hai fatto più che bene, veramente. Di uomini fidati come te ce ne sono davvero pochi.
- Troppo gentile, signore. Ah, quasi dimenticavo: hanno pure chiesto, a nome dei loro capi, se foste libero per una cena, per congratularsi di questo risultato raggiunto.
- Più che volentieri, direi!
- Bene, domani mattina farò sapere anche questo. Che bello, finalmente possiamo ritornare al nostro vivere solito.
- Una salvezza, davvero. Possiamo avere finalmente la pace che tanto ci meritiamo.

Non si vedeva ancora alcuno uscire dal teatro, e la strada, sfrecciata una vettura postale, ora era deserta.

- Beh, si è fatto davvero tardi signor Tutore, credo sia meglio che entrambi rincasiamo, per il bene delle nostre mogliettine, ahah!
- Ahah, assolutamente, concordo appieno!
- Solo, prima di andare, volevo chiederle un’ultima cosa, ora che quegli scansafatiche non ci tormenteranno più… una cosina di poco conto…
- Dimmi pure, François, sono tutto orecchi!
- Mi stavo chiedendo…
- Sì?
- …Sommes-Nous Devenus Magnifiques ?

Come risposta, si sentirono solo uno sparo, dei cavalli imbizzarriti, e un corpo cadere a terra.

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