Tragedia a Quattro Ruote
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Oh, bene. La strada.

Le piaceva la strada. Dritta, curva, non importava. L'asfalto sapeva di libertà, di posti da scoprire e persone da incontrare. Non le rimaneva molto altro, in realtà, non da quando Davide era morto. Ed era colpa sua, lo sapeva.

Era di nuovo notte, ora. Poche stelle brillavano in cielo, surclassate nel loro spledore dalle bianche e gialle luci della città, lì in basso. Veniva spesso qui con lui; insieme assaporavano l'aria della notte, quell'aria così particolare lì sulla collina: se si guardava verso la città, se ne poteva ancora sentire l'odore, ma bastava girarsi per riuscire ad odorare i gelsomini e, chissà, sentire i sottili sospiri delle giovani coppie innamorate, in altre macchine poco lontane. Ma adesso tutto questo aveva perso il suo fascino, prima così forte ed evocativo.

Affranta, guidò via da lì, per assaporare ancora una volta il piacere dell'asfalto. Sulla lunga, dritta strada che portava a casa, la sua mente vagava, ipnotizzata dal succedersi ininterrotto dei vari segmenti che formavano la linea tratteggiata di sorpasso. Quasi riusciva a sentirne il rumore, passandogli accanto.

D'un tratto, qualcosa la riportò alla realtà: in fondo alla strada, in fila ordinata, una serie di macchine della polizia le veniva incontro. "Stai calma," si disse, "non possono sapere di stanotte, non così presto." Ostendando sicurezza, ingranò la terza, decelerando leggermente, come chi procedesse con tutta la calma del mondo. Le macchine si facevano sempre più vicine, ormai poteva avvertire gli sguardi degli uomini al loro interno.

"Accosti sul ciglio della strada!" Una sirena, dietro di lei. Merda, non se n'era accorta, era troppo concentrata a sembrare naturale. Era in trappola, circondata. Non le rimaneva che tentare il tutto per tutto.
All'improvviso, sorprendendo anche sé stessa, tirò il freno a mano ed eseguì una perfetta derapata a 180 gradi, trovandosi muso a muso con una singola autovolante. Accelerò vertiginosamente, lasciando la polizia dietro di lei, fuggendo nel senso opposto da cui stavano arrivando. Ce l'avrebbe fatta, se lo sentiva. Era molto meglio di loro a guidare, dopo tutto.

Dal nulla, un elicottero. "Merda! Quello non lo posso seminare, mi starà attaccata alle costole finché non finisco la benzina o mi schianto!". Disperata, cominciò a girare a destra e a manca, cercando di depistare il più possibile gli sbirri dietro di lei. Per un po' funzionò, visto che molte macchine si schiantarono, cercando caparbiamente di starle alle costole. Altrettante macchine e l'elicottero, però, non davano segni di cedere, e il faro di quest'ultimo su di lei la stava facendo molto innervosire. D'un tratto, l'elicottero la superò, e si posò più in là, bloccando la strada. Non aveva più scampo.

Ricolma di paura, provò ad eseguire un'altra inversione repentina, ma uno sparo proveniente dall'elicottero le bucò la ruota posteriore destra, mandando la macchina a rotolare selvaggiamente lungo la strada asfaltata. Alla fine di questa mortale giostra, si sentiva stordita e piena di dolori, seppur miracolosamente viva. Era atterrata con le gomme in aria, non poteva più scappare.

Dall'elicottero della polizia, un gruppo di persone in divisa si stava avvicinando, uno di loro imbracciando un fucile di precisione.

"Cristo, Marchese! Cosa cazzo ti viene in mente a sparare così? Il bastardo alla guida sarà crepato dopo quel casino!"
"Stava andando troppo veloce, ed era diretto in città. L'unica soluzione era finire la corsa prima che potesse fare un massacro in mezzo a decine di civili."
"Ah, fanculo. Fuori le pistole, ragazzi, non sappiamo se il sospetto sia armato."

Con cautela, gli sbirri si stavano avvicinando, le torce puntate sull'interno dell'abitacolo. Era terrorizzata, non voleva essere lì, non aveva fatto nulla! "È stato un incidente, non ho fatto nulla di male! Non sparate, non sono armata!"

"Cosa cazzo… Sbaglio o la macchina ha appena parlato?"

Si era dimenticata che agli altri umani non piaceva questa sua caratteristica. Loro non erano Davide. Loro non capivano. Nessuno di loro. Tutti tranne uno.

Mentre gli altri agitavano come pazzi le pistole contro il suo parabrezza intimandole di uscire, aggrappandosi con tutte le loro forze a quello che volevano percepire come normale e convincendosi di essersi sbagliati, lei riuscì per qualche secondo a posare i fanali sull'uomo con il fucile: era calmo, con un lieve sorriso soddisfatto sul volto. Con gli sbirri troppo impegnati a dar fuori di testa, l'uomo si premette l'orecchio e cominciò a parlare, e in mezzo a tutto quel caos di sirene e urla, riuscì appena a sentire:

"Sì. L'ho trovata. Codice della Fondazione Aleph-Zeta-484871."

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