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Originale: https://scp-wiki.wikidot.com/stealingsolidarityphase1
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Nessuno dei membri della Compagnia del Coniglio Nero era molto affezionato alle scatole…
Boss guardava l’uomo inconscio disteso sul suo letto. Una cosa orribilmente scomoda, quel letto: il materasso era sottile, e loro si rifiutavano di darle un cuscino quando lo chiedeva.
Il ricercatore mezzo vestito disteso su quello scomodo materasso colpì Boss con un momento di pietà. Era un normale e triste abitante di quella solitaria parentesi di crisi di mezza età. Lo stress e l’isolamento erano cresciuti fino a diventare un disperato bisogno di trovare una sorta di validazione nella sua vita, per combattere l’incombente minaccia della caduta dei capelli e della pancia floscia. Lei non conosceva il suo nome. Forse sarebbe potuto essere un uomo decente. Solo un tipo che non era abbastanza volitivo o intelligente da evitare un enorme errore.
L’avrebbe lasciato così. Con giusto un po’ di simpatia. Dopotutto lui era uno degli orchestratori della sua miseria, e di quella delle sue sorelle.
Boss aveva imparato anni prima che doveva accontentarsi di ciò che aveva a disposizione. Gli strumenti erano quelli. Portali via e lei aveva ancora se stessa. La sua posa e voce. I colpi di coda. Le fusa giocose. L’ondeggiamento dei fianchi. Le armi minuziose e chirurgiche. Giusto abbastanza da insinuarsi nel suo cervello. Giusto abbastanza da rimanere lì. Giusto abbastanza da aiutarlo a commettere un enorme errore.
Comunque, gli ci erano voluti tre mesi per commettere l’errore. Boss era una donna paziente (doveva esserlo, per gestire le sue sorelle), ma la sua pazienza era scemata abbastanza da permettere al suo desiderio di azione di essere stuzzicato in modo netto e acuto.
La Compagnia del Coniglio Nero stava per scappare. Avrebbe rivisto le sue sorelle. Avrebbe rivisto Wizard. Stavano per andarsene.
Boss svuotò le tasche del ricercatore. Lui aveva affermato che ci sarebbero voluti quindici minuti buoni prima che la sicurezza sapesse che stava succedendo qualcosa. Boss se ne diede cinque. Avrebbe accettato quelle probabilità. Non sarebbe stato più difficile di allevare dei gatti.
Un preservativo, quarantasette centesimi di resto, l’involucro di una barretta Twix, un orologio da polso, carta d’identità e uno smartphone.
Scoppiarono nuove scintille di attività nelle regioni del cervello cibernetico di Boss che erano rimaste buie a lungo.
"Ey, ukhnem…"
Ba-dum-pap
La pallina di gomma rimbalzava sul muro in calcestruzzo.
"Ey, ukhnem…"
Ba-dum-pap
La pallina di gomma rimbalzava sul muro in calcestruzzo.
"Yeshcho razik, yeshcho da raz…"
Ba-dum-pap
Nanami fissava il vuoto in qualche punto del muro. Il suo braccio si muoveva automaticamente.
"Ey, ukhnem…"
Ba-dum-pap
La pallina seguiva lo stesso schema ogni volta. Dalla mano al pavimento, dal pavimento al muro, dal muro al alla mano, ancora e ancora e ancora.
"Ey, ukhnem…"
Ba-dum-pap
Aveva pensato di stare impazzendo, quando ancora le importava di pensare.
"Yeshcho razik, yeshcho da raz…"
Ba-dum-pap
La palla atterrò sula sua mano e rimase lì. Lei si alzò e l’opaco vetro dei suoi occhi svanì leggermente. Allungò le bracia, e la sua voce crebbe da un basso mormorio alla piena forza di un diaframma ben allenato.
Forse, se avesse cantato abbastanza forte, la canzone l’avrebbe portata via da quel posto.
"Razovyom my beryozu! Razovyom my kudryavu! Ai-da, da ai-da, Ai-da, da ai-da! Razovyom my kudryavu!"
La sua voce si stropicciò contro i muri. Non poteva scappare da quella gabbia, e non poteva farlo neanche lei. Crollò sul suo letto, e lo sguardo vitreo tornò. Forse lei avrebbe solo fissato la sua mano non tesa per ore finché non si sarebbe addormentata, e avrebbe sognato di fissare la sua mano per ore. Sarebbe un cambio di ritmo dal sognare una palla che rimbalza contro il muro.
E così fissava.
Dopo un po’ di tempo ha sentito qualcosa nella testa, come se una indistinta pellicola fosse stata ritirata dal suo cervello. Una lunga e vuota registrazione si aprì di colpo con un messaggio:
[Boss: Oi, alza il culo. È ora di fare casino.]
Momoko aveva molti hobby. Sfortunatamente, dato che le risse da bar, la produzione di armi, la cucina e il surf era tutte fuori dalla sua portata, aveva pochi hobby che poteva effettivamente godersi. Spendeva la maggior parte dei suoi giorni di prigionia a esercitarsi, sfogliare i libri che i suoi rapitori le prestavano e programmando i suoi sogni.
Il sogno di stanotte riguardava il combattere degli elfi-pescatori di acque profonde nell’Outback, sul dorso di un T-Rex con delle piume come un porta spezie indiano e grandi braccia robotiche. C’era anche Benedict Cumberbatch. Era un piccione. Momoko era abbastanza sicura che quello fosse un glitch, ma l’avrebbe potuto aggiornare in episodi futuri.
Il combattimento era stato appropriatamente vivace e Momoko si stava divertendo, quando Benedict Cumber-piccione aprì la sua bocca-becco e strillò con lo stesso tono e altezza di una sirena di incursione aerea.
Ogni volta. Momoko fece una smorfia, e con una mano svitò la testa ancora urlante dell’uomo-piccione. Nel ceppo vuoto del suo collo c’era un pulsante rosso.
Non importa quanto ci provasse, non riusciva a correggere il bug del "rumore esterno incongruo per svegliare il sognatore". Presse il pulsante e si svegliò.
La sirena continuava fuori nel corridoio, accompagnata dalla sterile voce di un sistema d’allarme automatizzato.
“Breccia del contenimento in corso. Procedure di quarantena del sito inizializzate. Siete pregati di fare rapporto alle zone sicure che vi sono state designate. Il personale di Sicurezza al Settore 4.”
Il Settore 4… lei non aveva idea di dove fosse. Non poteva essere niente di buono, naturalmente.
La porta si aprì, e non c’era nessuno dall’altra parte. Una voce-testo apparì nella sua testa.
[Boss: Muoviti – Nanami ha bisogno di rinforzi.]
Oh ho! Momoko schizzò fuori dalla porta aperta e corse lungo il corridoio, mentre gli schemi del sito si srotolavano nel suo occhio interiore e una freccia blu in realtà aumentata scorreva sul pavimento.
“Breccia del contenimento in corso. Procedure di quarantena del sito inizializzate. Siete pregati di fare rapporto alle zone che vi sono state designate. Il personale di Sicurezza al Settore 1.”
[Boss: Merda, sono bloccata. Il diversivo è finito, ci staranno addosso.]
[Momoko: Per me va bene.]
Il vento le spingeva i capelli all’indietro. Poteva correre! Finalmente! Rimbalzò lungo il corridoio, oltre file di anonime porte di metallo, facendo una capriola o una ruota ogni tanto per sicurezza.
Superò un incrocio, e il tempismo era così perfetto che il suo piede si collegò con la testa della guardia che stava girando l’angolo. Il volo del suo casco venne accompagnato dall’udibile schiocco della sua mascella. Momoko rotolò e continuò ad andare. Senza perdere slancio.
Altri messaggi le apparirono nella testa.
[Boss: Nanami abbassa quel sistema di sicurezza.]
[Nanami: (ノಠ益ಠ)ノ]
[Nanami: STO HACKERANDO PIÚ VELOCEMENTE CHE POSSO]
[Nanami (ynapmoc.tibbar.kcalb|hctiBcitamesopA#ynapmoc.tibbar.kcalb|hctiBcitamesopA) è entrata in adminNet]
[Alexandra ha cacciato Nanami da adminNet. Motivo del ban: Accesso non autorizzato. Alexandra setta il ban su *!ynapmoc.tibbar.kcalb|hctiBcitamesopA#ynapmoc.tibbar.kcalb|hctiBcitamesopA]
[Commissar Sorhyu (malb.malb|malbak#malb.malb|malbak) è entrato in adminNet]
[Alexandra ha cacciato Commissar Sorhyu da adminNet. Motivo del ban: Ripetuti tentativi di accesso non autorizzato. Alexandra setta il ban su *!malb.malb|malbak#malb.malb|malbak]]
[Tsarmina the Vile (ritok.ssertrof|ssertsim.seyeneerg#ritok.ssertrof|ssertsim.seyeneerg) è entrata in adminNet.]
[Alexandra ha cacciato Tsarmina the Vile from adminNet. Motivo del ban: Ripetuti tentativi di accesso non autorizzato, Evasione dal Ban. Alexandra setta il ban su *!ritok.ssertrof|ssertsim.seyeneerg#ritok.ssertrof|ssertsim.seyeneerg]
[Nannersbannanners (srekcuftihs.tahw.rof.nwod|nrut#srekcuftihs.tahw.rof.nwod|nrut) è entrato in adminNet]
[Alexandra ha cacciato Nannersbannanners from adminNet. Motivo del ban: Ripetuti tentativi di accesso non autorizzato, Evasione dal Ban, Essere una testa di cazzo. Alexandra setta il ban su *!srekcuftihs.tahw.rof.nwod|nrut#srekcuftihs.tahw.rof.nwod|nrut]]
[Dancypants (41.3tq.a.si.xel|ssefnoc.tsum.I#41.3tq.a.si.xel|ssefnoc.tsum.I) è entrato in adminNet]
[Alexandra ha cacciato Dancypants from adminNet. Motivo del ban: Ripetuti tentativi di accesso non autorizzato, Evasione dal Ban, Essere una testa di cazzo, Provarci con il Bot. Alexandra setta il ban su *!41.3t.q.a.si.xel|ssefnoc.tsum.I#41.3t.q.a.si.xel|ssefnoc.tsum.I]
[Varvara (seifisnetni.mehtna.lanoit|n.naissur#seifisnetni.mehtna.lanoit|n.naissur) è entrata in adminNet]
[Alexandra ha cacciato Varvara from adminNet. Motivo del ban: Ripetuti tentativi di accesso non autorizzato, Evasione dal Ban, Essere una testa di cazzo, Provarci con il Bot, Dannabile persistenza. Alexandra setta il ban su *!seifisnetni.mehtna.lanoit|n.naissur#seifisnetni.mehtna.lanoit|n.naissur]
A questo punto nella registrazione, tre milioni e mezzo di sockpuppet carichi di virus entrarono tutti insieme.
Hana si accovacciò sotto il suo scudo balistico mentre i proiettili gli rimbalzavano contro. I filtri nei suoi polmoni bruciavano mentre spazzavano via i gas lacrimogeni. Il fiato corto non sovraccarica l’hardware. La fredda porta di metallo della cella di Tomi le stava dietro, c’erano guardie in fondo al corridoio a destra e a sinistra, e le rimanevano solo otto proiettili.
Le era mancato tutto questo. Terribilmente.
[Hana: Mi serve che la porta di Tomi venga aperta!]
[Nanami: CI STO LAVORANDO]
[Momoko: Ho avuto un contrattempo, farò tardi.]
[Nanami: UNA COSA DOVEVI FARE.]
Specialmente i battibecchi.
C’è stato un punto, ormai mesi prima, in cui lei si era arresa. Sembrava distante ora, forse anche sciocca. La prigionia le aveva dato un sacco di tempo per pensarci, e dopo un po’ Hana aveva realizzato che era una bambina al tempo. Non abituata al vero fallimento. Rotta troppo facilmente. Bisognosa di margini più duri.
[Nanami: LA PORTA È APERTA STRONZETTA (*^3^)/~☆TI VOGLIO BENE SORELLA]
Non troppi margini duri, comunque.
La porta si aprì, e Hana si tirò indietro per saldare lo scudo nella porta.
“Ci stai bloccando dentro” disse Tomi con la sua voce spenta e rauca. Hana girò la testa per vedere sua sorella, che era seduta sul letto con una serena mancanza di tranquillità.
“Beh, konichiwa anche a te.”
Tomi si alzò in piedi, si scrocchiò le spalle, poi i gomiti, poi i polsi, poi il collo e infine la mascella.
“Le corse da idiota cieco di solito sono il lavoro di Momoko.” disse mentre un dito si infilava automaticamente nella sua narice sinistra. “Suppongo che dovremmo abituarci.”
L’ondata di sockpuppet tossici si era dispersa sul campo di battaglia digitale, come tanti moscerini morti. L’AI Alexandra si era ritirata dall’altra parte dell’orizzonte per il momento, e Nanami era scivolata attraverso la breccia nel banwall. La sua seconda ondata di programmi d’attacco si è fatta strada attraverso le rimanenti difese di rete come acido solforico attraverso una scatola di cartone.
La sicurezza era sua. Per il momento. L’agente precedente per questo incarico sedeva scomposto nell’angolo, con la testa girata nella direzione sbagliata.
“Chi è la migliore? Io sono la migliore!” si disse da sola mentre cliccava sul microfono e si schiariva la gola. Oh, sarà divertente.
“Uno, due, uno, due… Salve, schifosi cani-maiali americani: Questa è DJ Tsarmina che vi porta i rilassanti suoni dell’ 'Aria sulla quarta corda' di Johann Sebastian Bach, con la speciale compagnia della Bleeding Shits Philharmonic Orchestra. Grazie per la vostra partecipazione, e godetevi lo spettacolo”
Le graziose stringhe sorte dal sistema PA del sito poco dopo si unirono alle urla soffocate di una dolorosa e incontrollabile distensione intestinale. Nanami si appoggiò sulla sedia, mise i piedi sul pannello di controllo e sentì il nodo di tensione che si era arricciato in mezzo alle scapole dissolversi e andare via. Con una mano giochicchiava con i comandi della quarantena, isolò le guardie di sicurezza e inviò comunicazioni di via libera all’esterno.
Le era servito. Davvero. Guardava le telecamere delle guardie di sicurezza contorcendosi sul pavimento, con la piacevole presenza di Bach come sua unica compagnia.
[Boss: Ti stancherai di quello scherzo prima o poi.]
[Nanami: Mai.]
Wizard si trovava su una pianura di ghiaccio butterato, guardando l’unica stella rimanente nel cielo vuoto. Una stella nera, circondata da un alone di gas in dissolvenza, e nient’altro.
Si sentiva come se le sue interiora fossero state raschiate via da un artiglio dentellato, e il buco riempito con corde di azoto ghiacciato. Il freddo bruciava, e non poteva fare nulla per fermarlo.
Questo è tutto quello che c’è.
La voce veniva da dentro di lui, gli girava attorno. La voce di Red. La sua stessa voce.
L’interezza dell’esistenza, che danza davanti al niente.
Senza significato.
Sei solo. Sarai sempre solo.
E poi non c’erano più neanche la stella e il cielo neri. Non c’era nulla.
Il dolore svanì. Wizard aprì gli occhi e vide la sua stanza. La voce echeggiante di Red era sparita. Il calore ritornò al suo corpo, il suo tremolio svanì, il suo respiro rallentò. Provò a sedersi, ma la nausea lo costrinse a rimanere giù.
Stava morendo. Glielo diceva l’istinto che stava morendo. Red non era mai stato così forte prima, neanche all'inizio, ed era diventato sempre più forte in questi mesi. I dottori continuarono a ripetere il loro mantra – “Non stiamo vedendo nessun cambiamento, non stiamo vedendo nessun cambiamento” – bugie dette da bugiardi. Per quale fine lui non lo sapeva, e non gli importava. Non aveva cambiato il risultato. Sarebbe morto lì da solo. Le ragazze non stavano arrivando. Probabilmente ora erano tutte morte. Morte o pazze. Nessuno sarebbe potuto rimanere in questo posto senza diventare pazzo.
Pazzia e morte, che danzavano verso il nulla.
Lui era disteso sul pavimento, ed era debolmente conscio delle sirene fuori dalla sua cella, poi rimpiazzate da una distante e indistinta musica, ma non ci fece attenzione. Trucchi dell’immaginazione, chiaramente, o trucchi dei suoi rapitori per tormentarlo ulteriormente. La porta si aprì. Un altro trucco. La porta non si è mai aperta.
Un fantasma entrò nella stanza. Un fantasma coi capelli di calicò e una tuta arancione. Con un fucile appoggiato sulla spallina del suo giubbotto antiproiettile.
“Vai via” disse Wizard. “Sei morto.”
Il fantasma si avvicinò, lo prese da sotto le braccia e lo mise in piedi. Le sue gambe sembravano spugna appena nata.
“Tu non sei reale, non sei reale, tu sei morto, lasciami in pace…”
Delle dita sottili e ferite svitarono abilmente i sigilli a pressione sul suo elmetto e lo rimossero. Sbattè sul pavimento.
Lo schiaffo sul suo viso non era forte, ma fece male abbastanza da farlo congelare sul posto e togliergli le parole di bocca. Il fantasma lo abbracciò fermamente e non lo lasciò andare.
“Hey, Wizard,” disse Boss.
Qualsiasi risposta avesse dato Wizard rimaneva bloccata nella sua gola per un momento o due, per poi venire fuori tutta insieme, in lacrime e singhiozzi tremanti. Boss lo tenne vicino, e non disse niente.
[Boss: Ho trovato Wizard, lo porterò al punto d’incontro. Solo… dategli un momento. Non l’ha presa bene.]
[Nanami: No problem, tanto le cose si stanno calmando. Sono passata alle riserve.]
[Boss: Va bene. Saremo lì tra poco.]
Lasciò andare Wizard, e lui si asciugò il naso gocciolante sul retro del guanto.
“Gli altri stanno bene?” chiese.
“Si, stiamo tutti bene."
“Grazie a Dio…”
“Dai.” Lo accarezzò sulla spalla. “Andiamocene da qui.”
Wizard prese il suo elmetto e cappello e se li rimise entrambi. I due camminarono verso il corridoio. Un pianoforte suonava dal sistema di amplificazione.
“Tchaikovsky?” chiese Wizard.
“Concerto per Piano No. 1, penso. La sua teatralità è amabile. Nessuno deve darci problemi: chiunque non sia sigillato da mura non è in condizione di fare nulla. È un po’ un casino, quindi attento a dove metti i piedi.
La coppia passò con fare cauto oltre a un ricercatore accecato sdraiato in una pozzanghera di ogni fluido corporeo che può essere prodotto da un essere umano. Non stava più gridando dal dolore, il che probabilmente significa che era intrappolato nella sua stessa mente, guardando tutto quello che Nanami aveva preparato. Porno shock, molto probabilmente. Wizard non se la sentì proprio di chiedere a riguardo. Ma non lo fece neanche Boss, del resto.
[Nanami: Oh, oh, OH, ragazze! Guardate cos’ho trovato!]
[Nanami: (づ。◕‿‿◕。)づ・。*。✧・゜゜・。✧。*・゜゜・✧。・゜゜・。*。・゜*✧]
[Nanami: SCP-2117]
[Nanami: RUMORI MAGICI ESAGERATI.]
[Momoko: È…]
[Nanami: Si.]
[Hana: Porca merda è un’astronave.]
[Momoko: Una dannatissima astronave.]
[Boss: Dannazione, è un’astronave.]
[Hana: Quella è proprio una grande cavolo di astronave.]
[Tomi: Ha un Cannone di Proiezione a Onde Grandi.]
[Momoko: No. È Mio. È il mio husbando. Ti combatterò per averlo.]
[Tomi: Fatti sotto.]
[Hana: prende i popcorn]
[Nanami: E si trova proprio lassù. Una dannata astronave intera. Sarebbe proprio un peccato se le succedesse qualcosa, come una talentuosa e adorabile hacker di computer che mette le mani sui codici di accesso e di lancio per la navetta di trasporto.]
“Sta succedendo qualcosa?” chiese Wizard. Conosceva i racconti di una chat TacNet abbastanza bene. Quanto facilmente tutti rientrarono nei loro vecchi ruoli, come se non si fossero mai fermati. Boss gli sorrise.
“Oh, non molto. Nanami ha appena trovato qualcosa di interessante nei loro dati. Che ne dici di andare a rubare un'astronave?”



