SCP-5040
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Avviso dall’Amministrazione della Sicurezza dell’Informazione e dei Registri

I membri del personale non autorizzati hanno il divieto di rinominare i documenti sicuri. Il sig. Rubber, il tirocinante di ricerca iunior che ha cambiato il nome in codice di SCP-5040, continuerà a lavorare presso la Fondazione come addetto alle pulizie del pavimento dei bagni.

Se volete modificare questo fascicolo, siete pregati di contattare l'amministratore del vostro server di IntFNSCP.

— Maria Jones, Direttrice dell’ASIR


Elemento#: 5040
Livello2
Classe di Contenimento:
euclid
Classe Secondaria:
none
Classe di Disturbo:
keneq
Classe di Rischio:
avviso

Procedure Speciali di Contenimento: Il web crawler della Fondazione Kappa-08 ("CINEGAMI") deve cercare e cancellare tutti i riferimenti a SCP-5040 nelle discussioni online e nelle notizie di intrattenimento. Le inoculazioni antimemetiche contro la diffusione di SCP-5040 sono in fase di sviluppo.

Descrizione: SCP-5040 è un film dell’orrore giapponese inesistente intitolato “血の涙” (Chi no Namida, ovvero “Lacrime di Sangue”)1 che si manifesta spontaneamente nei ricordi umani. Chi è affetto da SCP-5040 ricorderà di essere andato a guardare il film anche quando i presunti spettatori contraddirebbero le prove empiriche. Gli effetti di SCP-5040 potrebbero verificarsi in ogni luogo dove si proiettano dei film, anche nelle culture dove il suo contenuto sarebbe vietato. I sottotitoli e/o il doppiaggio saranno presenti se necessario.

Le descrizioni del film sono sempre simili tra loro, così come le circostanze e gli eventi attorno alla visione. Tuttavia, i rapporti sulla trama e i personaggi di SCP-5040 non sono mai del tutto costanti, mentre l’ambientazione, le sottotrame, i nomi dei personaggi e molti dei dialoghi del lungometraggio saranno diversi per ogni spettatore.2 Anche gli attori sembrano variare in modo molto arbitrario; tra i partecipanti al film è stato segnalato un ampio assortimento di artisti e personaggi dello spettacolo giapponesi (sia vivi, sia deceduti), anche quando l’attore in questione non ha alcuna associazione col genere dell’orrore nella vita reale. Nonostante queste differenze, l’inizio, il climax e il finale del film si attengono in modo costante alla stessa trama complessiva (vedi l’Addendum 5040-Prime).

Dopo aver condotto più di 300 interviste, i ricercatori della Fondazione hanno assemblato una sinossi dettagliata degli elementi di trama più ricorrenti di SCP-5040 e la sequenza più tipica di eventi associati al ricordo degli spettatori della loro visione del film (vedi l’Addendum 5040-Prime).



Addendum 5040-Prime:

La proiezione del film comincia sempre al tramonto. Se un soggetto aveva precedenti impegni per quel giorno e per quell’ora, scopre che l’impegno è stato cancellato all’improvviso o che si è risolto tramite delle circostanze impreviste. Il soggetto decide di trascorrere il tempo libero guardando un film in un cinema locale.

Quando arriva, vede una fitta folla adunata alla cassa e scopre che l’intero cinema è stato prenotato per un evento speciale: la proiezione una tantum di un film acclamato dalla critica. L’accettazione è gratuita. Attirato dall’emozione, il soggetto asseconda la curiosità e si mette in fila per prendere un biglietto.

La maggior parte dei posti è già occupata quando il soggetto raggiunge la platea, ma trova un posto libero in galleria. Si accorge che numerose persone tra il pubblico indossano delle mascherine, anche se non è una pratica comune per la cultura locale. La donna che prende posto accanto al soggetto indossa la mascherina a sua volta, così come la donna di fianco a lei.

I posti rimanenti vengono occupati di lì a poco, ma gli spettatori continuano ad entrare. Quando le luci vengono spente, il pubblico ha riempito del tutto le corsie e le scale, lasciando spazio libero solo attorno alle uscite. In mezzo alla folla, spicca un palo da flebo che contiene un liquido ignoto, ma non si capisce bene a cosa sia collegato. Il soggetto potrebbe anche accorgersi che, in un punto qualsiasi del cinema, uno degli spettatori con la mascherina indossa una vestaglia da ospedale.

Non ci sono trailer o pubblicità prima del film. Il pubblico fa silenzio quando la proiezione comincia.

Il film si apre con la protagonista femminile che svolge attività mondane nella sua vita quotidiana. Viene interrotta da una telefonata da parte di un contatto ignoto che le dice che un suo caro è stato ricoverato in ospedale. Quando la protagonista esce dal suo appartamento per andare in ospedale, viene aggredita da un uomo e perde i sensi.

Quando la protagonista si sveglia, si ritrova in un edificio sconosciuto, con le mani e i piedi legati. Con lei ci sono altre donne tenute in ostaggio, alcune delle quali sono ancora svenute. Per breve tempo, le donne discutono sulla possibilità di una fuga, ma vengono interrotte dall’arrivo del rapitore. Lui vede che una delle donne sta piangendo e la uccide senza esitare. Il rapitore spiega che ha intenzione di liberarle tra 24 ore, ma solo a condizione che non piangano.

Per tutto il film, il rapitore effettua varie forme di tortura fisica e psicologica sulle vittime. Nonostante i loro sforzi, le prigioniere sono incapaci di trattenere le lacrime e vengono uccise una alla volta, finché non rimane solo la protagonista. Frustrato dalla tempra della protagonista, il rapitore passa man mano a torture sempre più dolorose; tuttavia, la protagonista reagisce solo con delle minacce, il che lo fa arrabbiare ancora di più.

Mentre la protagonista fa un discorso al rapitore, il soggetto si accorge che c’è un lieve eco nei dialoghi. Alla fine, si rende conto che le due donne con la mascherina sedute accanto a lui stanno ripetendo a voce bassa ogni battuta dei personaggi. Se fa più attenzione, vedrà che la metà inferiore delle mascherine delle due donne è pregna di saliva e che le loro mani sono serrate così forte che si stanno ferendo con le unghie.

Al climax del film, il rapitore si avvicina alla protagonista con un rasoio a doppio taglio e annuncia che, anche se verrà liberata, passerà il resto della vita orrendamente sfigurata. Questo porta ad un litigio tra i due che tocca temi come la natura della bellezza esteriore e interiore, il valore delle donne nella società e lo stigma societario contro l’esprimere la propria vulnerabilità. Alla fine, il rapitore perde la pazienza, sbatte la protagonista sul pavimento e le afferra la faccia.

Da questo punto in avanti, il soggetto sente dei gemiti da parte di spettatori non identificati.

Stringendo il labbro inferiore della protagonista fra il pollice e l’indice, il rapitore prende il rasoio e le fa una profonda incisione dall’angolo della bocca al mento. Fa scorrere la lama attraverso la faccia della vittima segando con fare rozzo, fino ad amputarle un lembo del labbro inferiore. Fa una pausa per schernire la protagonista e lei coglie l’occasione per sottrargli il rasoio coi denti. Prima che il rapitore possa reagire, gli cava l’occhio sinistro.

Il rapitore grida, mentre perde sangue e umore vitreo dalla faccia, il che lascia alla protagonista il tempo di spostare il rasoio tra le sue dita e tagliare i lacci. Infuriato e mezzo cieco, il rapitore afferra il resto del labbro inferiore della donna e tira con forza, strappandoglielo dalla faccia assieme ad un grosso lembo della sua guancia destra. Mentre il rapitore la fissa soddisfatto, la protagonista finisce di liberarsi e sgozza il rapitore col rasoio.

Anche se i precedenti omicidi del film variano spesso da un’iterazione di SCP-5040 all’altra, tutti gli intervistati hanno fornito descrizioni del climax violento e hanno mostrato un grado di nitidezza più alto nel ricordare questa scena, piuttosto che tutte le altre parti del film. Circa 4 soggetti su 5 hanno anche riportato che il climax del film era accompagnato da un senso di angoscia, ma non hanno attribuito la sensazione al film in sé.

Mentre il rapitore si dissangua sul pavimento, la protagonista corre verso l’uscita. Anche se le ferite le impediscono di parlare, indugia prima di andarsene per deridere il rapitore per l’ultima volta, dicendogli con calma che “versava lacrime di sangue” e che quindi doveva morire secondo le sue stesse regole.

Il film taglia di colpo su un punto imprecisato del futuro. La protagonista, che ora indossa una mascherina per nascondere le sue cicatrici, cammina per strada verso il suo appartamento, ignorando la folla di paparazzi che la segue. Quando raggiunge finalmente il suo letto, si toglie lentamente la mascherina e si guarda allo specchio. Fissa in silenzio la porzione mancante delle sue labbra e versa una lacrima. Nei minuti che seguono, a forza di piangere comincia a singhiozzare e a strillare. Lo schermo si annerisce e i titoli di coda iniziano a scorrere, ma il rumore del pianto della protagonista continua senza altri effetti sonori, fino al termine dei crediti.

Gli altri spettatori rimangono quasi tutti in silenzio dopo la fine del film, scambiandosi solo sospiri mentre escono dal cinema. I soggetti hanno affermato di aver visto piccole pozze di sangue sul pavimento, mentre lasciavano la galleria. Quelli che si trattengono in sala oltre questo punto si sentiranno sempre di più come se non fossero i benvenuti lì dentro, finché non vengono indotti ad andarsene.

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