Crediti
Maggiori informazioni
| Piazza Castello | Link | chensiyuan | CC BY-SA 4.0 |
| Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja | Link | Fredericks | GNU General Public License |
| Piazza Statuto | Link | Luca Galli | CC BY 2.0 |
| Piazza Solferino | Link | Georgius LXXXIX | CC BY-SA 3.0 |
| Piazza Vittorio Veneto | Link | Gianni Careddu | CC BY-SA 4.0 |
| Chiesa della Gran Madre di Dio | Link | MarkusMark | Dominio Pubblico |
| Map manager | Leaflet | Open Source | |
| Map tiles | Stamen Design | CC-BY 3.0 | |
| Map data | OpenStreetMap | ODbl | |
| Giano Bifronte | Link | Ultima Thule, 1927 | Dominio Pubblico |
| Stemma Regno di Sardegna | Link | Sconosciuto, 1848 | Dominio Pubblico |
Posizione del locus-121-1.
Posizione del locus-121-2.
Posizione del locus-121-3.
Posizione del locus-121-4.
Elemento #: SCP-121-IT
Classe dell'Oggetto: Keter
Procedure Speciali di Contenimento: Essendo inamovibile, SCP-121-IT è contenuto in loco. Il perimetro esatto è quello del locus-121; quest’area deve essere costantemente sorvegliata da una squadra della SPeV-I ("Acies Aegis") e monitorata da un team della Sezione Studi Esoterici e Taumaturgici in cerca di possibili alterazioni della realtà. Non esiste certezza che le istanze di SCP-121-IT-B non divulghino informazioni sensibili con terzi, né è possibile catturarle a causa della loro natura elusiva, tuttavia non hanno mai dimostrato interesse in ciò, dando invece prova di essere collaborative con il personale; ad ogni modo, in via preventiva devono essere stanziati almeno tre agenti che seguano ciascuna delle entità all’interno della loro area d’interesse, pronti a segnalare per la somministrazione di amnestici individui che dovessero entrare in possesso di informazioni sensibili.
Il contenimento di SCP-121-IT è ufficialmente coordinato dal Sito Virtus, con il supporto del Sito Deus per le operazioni di contenimento e del Sito Plutone per lo studio e l'archiviazione dei documenti relativi l'anomalia.
Descrizione: SCP-121-IT è la designazione assegnata a un complesso di anomalie presenti nella città metropolitana di Torino, divise in SCP-121-IT-A, SCP-121-IT-B e SCP-121-IT-C: SCP-121-IT-A è composto da quattro strutture sotterranee (designate SCP-121-IT-A-1, -2, -3 e -4) simili a piccoli archi in pietra di fattura romana; esse sono situate, nell’ordine, sotto piazza Castello1, piazza Statuto2, piazza Solferino3 e Chiesa della Gran Madre di Dio4 e delimitano il locus-121. Ognuna di esse, se attraversata, porta a un complesso di gallerie non euclidee5 che si estendono per approssimativamente 100 km2 al di sotto del locus-121; la mappatura di tale area è tutt'ora in corso. Le istanze di SCP-121-IT-A-1, 2 e 4 sono raggiungibili solo tramite delle gallerie sotterranee non anomale il cui accesso è situato al di sotto del Palazzo Reale.
SCP-121-IT-B è composto da quattro entità eteree dalle fattezze femminili (designate SCP-121-IT-B-1, -2, -3 e -4), ognuna di esse associata a una delle istanze di SCP-121-IT-A e non invade mai la zona di interesse delle altre istanze; esse sembrano incapaci di invecchiare e non hanno necessità di nutrirsi. I test e la documentazione suggeriscono delle capacità di manipolazione della mente da parte delle quattro istanze, che sarebbero in grado di influenzare il comportamento dei soggetti con cui interagiscono. Nonostante ciò, tutte giurano di non aver mai fatto ciò intenzionalmente.
SCP-121-IT-C è un’entità eterea e mutaforma che abita all’interno del complesso di gallerie, delle quali ha pieno controllo, essendo in grado di manipolarle a suo piacimento6. SCP-121-IT-C afferma di essere composta di [REDATTO] ed è stato provato emanare una quantità di particelle EVE7 ██ volte superiore alla media umana, al punto che alcuni ricercatori ipotizzano possa trattarsi di una [REDATTO]. Tuttavia, il dibattito è ancora aperto.
Premesse: In data 18/05/2021 si sono verificati, su tutto il suolo italiano, diversi attacchi del Consiglio Fascista dell'Occulto che hanno avuto come bersaglio piccoli centri abitati o Aree della Fondazione. Durante le operazioni di difesa, sono state inviate numerose squadre delle SSM-III e -IV. La stessa notte, alle ore 23:16, si è registrato un sisma di intensità 1,2 sulla scala Richter a Torino, con epicentro nella zona del quadrilatero romano, accompagnato da un intenso lampo anch’esso originato nella stessa area e osservabile in un raggio di circa 10 chilometri. In seguito, i testimoni hanno affermato che nell’area successivamente designata come locus-121 si presentassero a momenti alterni particelle di un colore bianco acceso provenienti dal terreno. Nonostante si fosse già ipotizzato durante la giornata che gli attacchi del CFO fossero un diversivo per un'operazione più importante, si è valutato che, data la mancanza di agenti disponibili sul momento e la necessità di contenere possibili altre incursioni, la scelta più saggia fosse inviare a investigare una squadra della SIR-I ("Auraæ Notitiæ") composta di numerosi uomini già presenti a poca distanza dal luogo dell’evento.
Quanto segue è un estratto delle registrazioni di uno dei gruppi di agenti.
<inizio log>
Agt. Solli: Comando, attualmente ci troviamo lungo via Pietro Micca e abbiamo individuato due furgoni sospetti: sono identici e non sembrano essere aziendali. L’agente Bosso ha forzato il retro di uno di loro, al suo interno ci sono armi da fuoco e altri strumenti che non saprei descrivere8, invio una foto. In ogni caso, penso che sia confermato che è opera del CFO.
Comando: Come sospettavamo. Procedete: non possono essere troppo lontani.
I seguenti 23 minuti, durante i quali gli agenti perlustrano la zona in cerca di ulteriori indizi fino a raggiungere piazza Castello, sono omessi per brevità.
Agt. Bosso: (Avvicinandosi a Palazzo Madama) Ehi, gente, guardate qui: la porta è aperta.
Agt. Bianchi: Com’è possibile? Non è scattato nessun allarme?
Agt. Bosso: A quanto pare no. (L’agente entra nell’edificio e muove la torcia in cerca di indizi) E a quanto pare non c’era neanche gente che potesse avvisare. (La torcia illumina tre uomini con la divisa della sicurezza stesi a terra privi di sensi)
Tutti gli agenti entrano nell’edificio e iniziano a esplorarlo.
Agt. Solli: Ma cosa sono venuti a fare qui dentro? E soprattutto, dove sono finiti?
Agt. Bianchi: Se lo sapessimo non saremmo qui. Non perdiamo tempo, che questo posto è enorme.
La squadra inizia a perlustrare l’ambiente, i seguenti 8 minuti sono omessi per brevità.
Agt. Solli: Sembra che anche qui non ci sia nulla. Che dovremmo fare?
Agt. Bosso: Io dico di bloccare le uscite mentre aspettiamo i rinforzi
Agt. Bianchi: (Affacciandosi a una finestra) Ehi, sembra che abbia ricominciato. (La bodycam inquadra l’esterno, è possibile vedere le particelle bianche emergere dalla piazza sottostante)
Agt. Solli: Non immaginavo si trovassero anche negli edifici. (La bodycam mostra come alcune particelle aleggino anche all’interno dell’ambiente in cui si trovano gli agenti)
Agt. Bosso: Già…
Agt. Solli: Sembri pensieroso, che succede?
Agt. Bosso: Nulla… Ho solo- Credo di aver avuto un’intuizione. (Inizia a muoversi attraverso la stanza)
Agt. Bianchi: Ma certo! Bella pensata, Giovanni.
Agt. Solli: Mi è concesso sapere che vi passa per la testa?
Agt. Bianchi: Guarda bene: le particelle non stanno emergendo dal terreno, si stanno solo diffondendo. La fonte deve essere nelle vicinanze-
Agt. Solli: E se le seguiamo possiamo trovarla!
Agt. Bianchi: Già.
Agt. Bosso: Avete finito o volete farci scoprire?
Gli agenti seguono la scia di particelle per diversi minuti, finché questa non li conduce in uno stanzino in disuso al cui interno è presente una vecchia porta chiusa a chiave. Gli agenti riescono a forzarla e si ritrovano all’interno di una stanza in pietra da cui partono degli scalini che si sviluppano verso il basso.
Agt. Bosso: Spegnete le torce e muoviamoci con cautela.
Gli agenti iniziano a scendere le scale cercando di fare meno rumore possibile, tuttavia l’ambiente stretto causa una forte eco. Dopo circa 3 minuti si iniziano a sentire delle voci e dalle bodycam è possibile osservare una debole luce; gli agenti scarrellano le loro pistole.
Agt. Bianchi: (Sottovoce) Comando, attendiamo indicazioni.
Comando: Restate fermi dove siete, abbiamo già dato indicazione al resto della squadra di raggiungervi lì.
Agt. Bianchi: Ricevuto.
I microfoni degli agenti registrano delle voci provenienti dalla fonte della luce.
Voce non identificata: (Urlando) No, fermo!
Si sentono rumori di spari e urla di diverse persone.
Agt. Bossi: Ma che- Ehi!
L’agente Solli corre giù per le scale, la sua bodycam inquadra un uomo in divisa da addetto alla sicurezza, successivamente identificato come Mauro Locante, agente del CFO, che impugna una pistola puntata contro un secondo uomo, successivamente identificato come Gianluca Anselmi, taumaturgo del CFO, già ferito alla spalla e riverso a terra in mezzo ad altri tre corpi morti. Alle spalle dei due uomini è presente SCP-121-IT-A-1.
Agt. Solli: (Puntando la pistola contro il sig. Locante) Abbassi subito l’arma!
Sig. Locante: (Rivolto al sig. Anselmi, tenendo la pistola puntata contro di lui) Bastardo! È tutta colpa tua.
L’agente Solli spara al sig. Locante che cade a terra e perde la presa sulla sua arma, successivamente gli agenti Bossi e Bianchi raggiungono l’agente Solli.
Agt. Bossi: Ma che ti è preso? Potevi restare ucciso!
Agt. Solli: Preferivi che restassimo senza una pista? Siamo già fortunati se ce ne rimangono due. Però guarda: sembra che abbiamo la nostra fonte. (L'agente indica SCP-121-IT-A-1, da cui fuoriescono in grandi quantità le particelle bianche)
Agt. Bianchi: Comando, abbiamo trovato la supposta fonte dell'anomalia, il CFO stava facendo qualcosa, ma sono quasi tutti morti. Attendiamo ordini.
Comando: Lo vediamo, agente Bianchi, restate dove siete: il resto della SIR vi coprirà fino all'arrivo dei soccorsi. Una squadra della Præcĭpŭum arriverà nel minor tempo possibile
Sig. Anselmi: Vi prego, dovete aiutarmi! È più importante di quel che credete, ne va della città, e io posso aiutarvi!
Agt. Solli: Non saremo noi a decidere se ascoltarti, ma sicuramente non vi permetteremo di morire.
Sig. Locante: (Con un filo di voce, rivolto al sig. Anselmi) Ho sempre saputo che eri un codardo, ma mai al punto di tradirci.
Sig. Anselmi: Perdonami, Mauro, ma questo è più importante.
Sig. Locante: Se sei onesto, passerai il resto della tua vita nel pentimento.
Sig. Anselmi: Un giorno farò ammenda, ma non oggi.
<fine log>
Conclusioni: Insieme al resto della squadra della SIR-I è stata inviata sul luogo una squadra della SIR-III ("Præcĭpŭum Auxĭlĭum") per soccorrere i feriti. Le ferite del sig. Anselmi si sono rivelate superficiali e l’uomo è stato dichiarato fuori pericolo, venendo ospitato nella struttura ospedaliera del Sito Urano e successivamente preso in custodia al Sito Iride; al contrario, per il sig. Locante non è stato possibile fare nulla, poiché all’arrivo dei soccorsi era già morto da diversi minuti, suicidatosi con una capsula molare Strock.
In seguito all’operazione, la Fondazione ha cominciato la sorveglianza del locus-121-1 e dei loci-121-2 e -4, scoperti successivamente esplorando il passaggio scoperto dalla squadra SIR durante l’operazione.
Dopo al trasferimento al Sito Iride, il sig. Anselmi ha dichiarato di voler collaborare con la Fondazione affermando di avere documenti storici "di vitale importanza" che voleva fossero presi in esame. Gli è stato quindi indicato come referente il Direttore del Sito Plutone, al quale ha intestato la seguente lettera:
Egregio Direttore del Sito Plutone,
inizio questa mia lettera specificando che mi è stato, purtroppo, negato di conoscere il suo nome e pertanto dovrò riferirmi a lei solo come Direttore.
Mi presento: il mio nome è Gianluca Anselmi, ho 46 anni. Nato e cresciuto a Torino, sono un un membro del Consiglio Fascista dell’Occulto, per l’esattezza sono un ricercatore dell’Officio degli Studi Arcani, forse voi mi definireste un taumaturgo. Sono parte del Consiglio da ormai 16 lunghi anni, durante i quali ho dimostrato la mia lealtà e devozione, venendo premiato con incarichi sempre più importanti, finché non mi è stato assegnato un ruolo di rilievo nel più grande dei piani del CFO; tutto questo è per dimostrare che sono meritevole di rispetto e fiducia, io. Caso vuole che il mio incarico riguardasse proprio uno studio approfondito della mia città natale: già fin da bambino sono sempre stato fiero di essere torinese e nulla al mondo potrà cambiarlo, soprattutto in seguito alle mie scoperte. Torino, infatti, è un grande crocevia nel quale scorre un’energia divina che dà forza alla città e i suoi abitanti, o almeno lo era, prima che la cieca arroganza umana la facesse svanire e facesse crollare la città in una grigia disgrazia secolare. Quando mi avete trovato, io e altri camerati eravamo intenti a riaprire i passaggi che sono essenziali affinché quell’energia riprenda a scorrere, ma non siamo riusciti in tempo e siamo stati interrotti.
Il mio è un disperato appello, Direttore: glielo dico io, che Torino ha perso qualcosa, un contatto con la natura, un sentimento di fratellanza e unione che possedeva e ora non più. Ho sacrificato il mio lavoro, la mia casa, la mia famiglia e i mie camerati per salvare la città, e ora che voi avete il controllo dei passaggi siete la mia ultima speranza.
Se avete recuperato dei furgoni nei pressi di piazza Castello, allora dovete avere anche il mio computer: lì ho diversi file criptati a proposito della questione e se accetterete di aiutarmi io ve li fornirò tutti.
Attendo risposta.
Successivamente alla lettura della lettera, il Direttore Fontana ha accettato la collaborazione del sig. Anselmi e dal suo computer sono stati recuperati numerosi documenti di carattere storico inerenti SCP-121-IT, successivamente raccolti nel Fascicolo-121-IT.
-
- _
Lettere dell'Ordo Iani
Il primo documento ad attestare l’esistenza di SCP-121-IT è una lettera dell’Imperator Auxiliaris databile agli inizi del II secolo e indirizzata al Gran Sacerdos della sede di Napoli. Le datazioni di queste lettere sono state compiute dall'Ordo Iani a metà del XIX secolo, ma non è verificabile la loro correttezza per la mancanza di documentazione nota alla Fondazione.
Lettera dell’Imperator Auxiliaris al Gran Sacerdos della sede di Neapolis
Vecchio amico, scrivo a te poiché è giunta voce da alcuni esploratori, miei uomini, di una materia anomala nella colonia cisalpina di Augusta Taurinorum, la quale mi ha immediatamente ricordato delle storie provenienti da Egitto a proposito di grandi centri di energia divina che mi raccontasti durante il nostro primo incontro. Mai mi sono permesso di dubitare della veridicità di quanto mi dicesti, ma ho necessità che tu, che hai per certo maggiore dimestichezza con questa materia, dia il tuo giudizio e ci supporti nella sua comprensione. Non è infatti chiaro ai miei uomini come l’energia che permea quel luogo interagisca con l’ambiente circostante e, poiché mai hanno sentito storie come le tue, è mia certezza che sarebbe necessario lungo tempo per comprenderlo e adempiere agli scopi dell’Ordine.
Nella convinzione che queste informazioni ti trovino interessato, sei invitato a presentarti a Roma dove già attende una scorta appositamente selezionata.Lettera del Gran Sacerdos della sede di Neapolis all’Imperator Auxiliaris
È mio dovere ringraziarla, saggio signore, per la sua accortezza nell’avvisarci al più presto di questa considerevole scoperta.
Io e la mia scorta siamo giunti nella colonia di Augusta Taurinorum tre giorni fa e siamo stati accolti dai cercatori come previsto. Senza attendere invano, subito abbiamo cominciato ad esaminare il luogo e non è possibile negare che questa città sia percorsa da una possente energia divina. Come raccontano le storie da Oriente, questo deve essere uno dei doni degli dei, prova che ci ascoltano e tentano di comunicare attraverso la loro immensità e noi non possiamo astenerci dal cercare un contatto approfittando del loro dono.
Vale la pena, tuttavia, procedere con cautela, poiché un contatto frettoloso e non pesato potrebbe portare a un’intrusione di entità maligne. Ci tengo comunque a rincuorarla, poiché la sua segnalazione sarà senza ombra di dubbio decisiva per la nostra comprensione del non umano e diverrà risorsa vitale per l’Impero tutto.
Continuerò a tenerla informata dei nostri progressi.La seguente lettera è stata datata con più precisione intorno all'anno 160. Secondo gli storici dell'Ordo Iani, il progetto nella colonia di Augusta Taurinorum sarebbe diventato, durante quegli anni, uno dei principali interessi dell'Ordine e, pertanto, sarebbe stata istituita una nuova sede ad hoc.
Lettera del Gran Sacerdos della sede di Augusta Taurinorum all’Imperator Auxiliaris
Le comunico con questa lettera, saggio signore, buone notizie.
Nonostante i lavori siano proceduti a rilento ultimamente, i risultati non sono mancati e oggi siamo un passo più vicini alla comprensione del fenomeno. La dipartita del mio predecessore, che solo aveva esperienza con tale genere di entità, è stata un duro colpo per tutto il progetto, poiché numerose conoscenze le ha portate con sé nella tomba. Tuttavia gli ultimi mesi di ricerca sono stati fruttuosi, come hanno dimostrato i risultati ottenuti recentemente.
Ieri siamo riusciti per la prima volta ad aprire un passaggio verso il flusso di energia, nei pressi della Porta Decumana. Dal terreno si è generata una sorgente da cui sgorga limpida acqua cristallina, di un colore puro come il diamante, luminosa quanto l’oro e sfuggente al tatto come l’incenso. Subito tutti sapevamo che era buon segno e gli dei erano presenti con noi, così ci siamo abbeverati alla fonte e tutti abbiamo percepito la presenza degli dei in noi, con nuova risolutezza che scorreva nei nostri corpi. Alcuni credono addirittura che si tratti dell’ambrosia di cui tanto vagheggiano le leggende greche. Io penso, tuttavia, che si sia trattato solo di un incoraggiamento dall’alto per spingerci a completare la nostra missione, poiché dopo che noi tutti abbiamo preso un sorso dalla fonte essa ha smesso di sgorgare.
Purtroppo dubito che con le sole forze mie e dei miei collaboratori saremo in grado di raggiungere il fiume da cui sgorgava la fonte in tempi ragionevoli, per questo chiedo un supplemento di almeno venti uomini forti e prestanti, che siano utili a scavare in profondità per lunghi periodi.
Fiducioso che non tarderà a rispondere, continueremo a lavorare con fervore finché ci sarà possibile e non mancheremo di continuare ad aggiornarla.La documentazione dell'anomalia presenta qui un buco della durata di oltre due secoli, le cui cause sono stimate essere la successiva clandestinità e mancanza di interesse verso l'anomalia.
La seguente lettera è stata datata a un periodo compreso tra il 380 ca e il 409 ca.Lettera del Gran Sacerdos della sede di Augusta Taurinorum all’Imperator Auxiliaris
Le scrivo, saggio signore, per chiedere il suo consiglio sulla questione di Augusta Taurinorum.
In questi tempi di incertezze, in cui il governo è instabile, i barbari sempre più di frequente superano i nostri confini e i cristiani sono ormai sempre più radicati nell’impero, è desolante immaginare che il progetto in cui tanto abbiamo sperato per secoli possa voltarci le spalle.
Proprio oggi, dopo anni, secoli di preparazione, siamo riusciti finalmente ad accedere al flusso principale. Non abbiamo idea di cosa sia successo ai quattro ingressi, ma ora sono molto più ampi e si estendono in profondità per lunghezze che non dovrebbero essere possibili, al loro incrocio adesso sorge una piazza maestosa e lì dimora la creatura. Per tutto questo tempo abbiamo creduto che vi dimorassero i nostri dei, ma ora che più ci serve il loro supporto scopriamo che si è trattato di un impostore fin dal principio.
Essa vanta di essere da tempi immemori venerata dai celti locali e dice di essere parte di ciò che unisce tutto nel mondo, ma non una singola menzione è stata fatta di Giove, né Minerva o Giunone o qualunque altro dio. Invece è mia timorosa idea che questa entità, che si presenta con fattezze di donna accecante, sia in qualche modo fedele al dio unico dei cristiani e non devo ricordarle che rendere pubblica tale scoperta porterebbe a un definitivo crollo della religione romana, già minacciata dagli stessi imperatori.
Spero di ricevere indicazioni al più presto e nell’attesa ho dato ordine di sospendere i lavori.Nonostante sia assente nei registri qualunque indicazione dell’Imperator Auxiliaris in merito alla questione, gli storici dell’Ordo Iani che hanno collaborato alle ricerche della Fondazione affermano che lo studio dell’anomalia di Augusta Taurinorum è stato con gran probabilità abbandonato di fretta come successo per molte altre anomalie a causa della crescente pressione della religione cristiana9, per la quale l’Ordine è entrato in clandestinità, e delle incursioni delle popolazioni germaniche, che da inizio IV secolo hanno iniziato ad interessare anche Augusta Taurinorum.
Manoscritto
Quello che sto scrivendo in queste poche pagine non è altro che uno sfogo, poiché son sicuro che nessuno dei miei confidenti potrebbe mai credere alle mie parole, se gli raccontassi quello che sto per mettere per iscritto. È probabile che, quando sarò morto e i miei ereditieri rinverranno questi fogli tra i miei effetti personali, mi crederanno pazzo o magari fornirà una buona base per qualche leggenda; quel che è certo è che non ne farò parola con anima viva finché io sarò in questo mondo.
Mi ero da poco trasferito nella capitale sabauda, nell’anno del Signore 1736, a seguito della sfortunata dipartita di mio padre, per ricongiungermi a un lontano zio che aveva trovato lì la sua fortuna. Al tempo ero un giovanotto di diciassette anni privo di grandi esperienze nella vita: avevo sempre vissuto in maniera tutto sommato agiata e i miei genitori non avevano mai mancato di fornirmi tutto ciò di cui avevo bisogno, per questo la nuova vita a Torino mi trovava confuso e disorientato. Il mio zio era una persona estremamente esigente e precisa: non mi era concesso di fare nulla senza il suo benestare e richiedeva costante aiuto nel gestire i suoi affari, così per mesi e mesi non conobbi altro che il suo negozio e vissi in completo isolamento. Fu in una notte d’estate che, esasperato, decisi di trasgredire le sue imposizioni, aspettando che si addormentasse per lasciare il negozio. A posteriori, posso dire che quella fu la mia prima piccola conquista e il mio primo passo verso la maturità: poter finalmente vagabondare in totale libertà per le strade cittadine era l’avverarsi di un sogno, quasi non mi importava che fosse tutto buio e il pericolo di essere aggredito da qualche malvivente non mi sfiorava; l’unica cosa importante in quel momento era godersi l’aria fresca della capitale.
Arrivai infine a uno spiazzo proprio in fondo alla Contrada di Dora Grossa10 e decisi di sedermi a riposare. Osservavo le stelle e pensavo rassegnato a quanto mi era negato in questa città, quando sentii dei passi; in quell’istante tornai ragionevole e mi preparai a scappare da un assalitore, ma al suo posto trovai una ragazza. Era alta, più di me, e vestita di tutto punto, sembrava dovesse partecipare a una festa, ma non era accompagnata da nessuno. Si sedette accanto a me e mi chiese cosa facessi lì così tardi, io evitai di dirle la verità spiegandole solo che volevo rilassarmi, ma lei sembrava aver capito tutto già dal primo sguardo e mi incalzò finché non cedetti e le parlai di mio zio. Sì dimostrò molto comprensiva e mi consolò garantendomi che la situazione sarebbe migliorata; quella notte passammo ore e ore a chiacchierare, fu certo un’ottima medicina per il mio animo, ma alla fine venne il momento di lasciarsi,
con profonda amarezza: entro poco avrebbe iniziato ad albeggiare e non potevo permettere che mio zio si accorgesse della mia assenza.
Per tutta la giornata successiva e i giorni a venire ripensai a quell’incontro, ma non mi arrischiai a replicare la pazzia per almeno un’intera settimana, finché il desiderio non divenne insostenibile. Giunto nello stesso luogo di quella prima notte, non vi trovai anima viva: ero deluso, ma in fondo me l’aspettavo. Presi a vagare in tondo per lo spiazzo, in chissà quale disperata speranza che potesse arrivare da un momento all’altro; alla mia attuale età, con più esperienza di vita, avrei probabilmente proseguito con la mia passeggiata solitaria, ma al tempo ero testardo e a quanto pare le mie preghiere venivano ascoltate, perché all’improvviso sentii che era con me. Mi girai e lei era ferma, sorrideva mentre mi guardava dall’alto: era come se fosse sempre stata lì. Mi chiesi come fosse arrivata alle mie spalle così silenziosamente, ma in tutta sincerità non mi importava, ero solo felice che fosse lì con me. Quella notte le chiesi di parlarmi di lei e così iniziò a discorrere delle sue abitudini, che per lo più concernevano l’osservare i passanti tutto il giorno, chiacchierare con loro e anche farseli amici: sembrava conoscere molte storie sulla gente più disparata, dai nobili più altolocati fino agli umili contadini che occasionalmente passavano in città, e io non mi stancavo mai di ascoltarla parlare in libertà, né di guardarla, pur al buio della notte, illuminata solo da una debole lampada ad olio.Da allora cominciammo a frequentarci sempre più spesso, per me era sempre più difficile starle lontano e passare la notte solo. Gli intervalli tra un incontro e l’altro si fecero sempre più brevi, ogni volta andavo allo spiazzo e ogni volta lei era lì, pronta a parlare finché non me ne fossi andato, eppure non ci davamo mai appuntamento.
Dopo un paio di mesi ci incontravamo quasi ogni notte, e io il giorno ero sempre più stanco, al punto che mio zio cominciò a sospettare qualche mia losca attività; una volta mi prese da parte e mi minacciò che se avessi lasciato casa senza il suo consenso un'altra volta, non mi avrebbe più permesso di rientrare. Tuttavia, pur con un po’ di esitazione, dopo il tramonto tornai lo stesso a trovarla. Non volevo preoccuparla, ma lei aveva un talento naturale nel leggere l’animo e mi costrinse a dire la verità. Fu la prima volta che la vidi genuinamente triste, mi abbracciò con una forza che non le apparteneva, poi mi guardò dritto negli occhi e mi chiese: "Vuoi abbandonarmi?" Non potrò mai dimenticare la sensazione di vuoto che in quel momento si diffuse nel mio petto, né riuscirò mai a descrivere abbastanza quanto quella domanda mi paralizzò e mi fece sentire impotente; non le risposi, ma lei sembrò intuire ancora una volta le mie emozioni e mi prese le mani, dicendo: "Allora devi fare qualcosa, prenditi cura della faccenda".Ci salutammo presto e io tornai a casa spaventato, indugiai per ore sulla soglia incapace di decidere come comportarmi, ma in fondo sapevo di avere solo due opzioni. Più ci ragionavo e più mi sembrava una pazzia, eppure sentivo crescere qualcosa dentro di me: un sentimento di rivalsa, di emancipazione. D’improvviso non volevo che essere libero di vivere la mia vita senza restrizioni e potermi incontrare con la ragazza dello spiazzo ad ogni ora del giorno, lo desideravo con tutto me stesso, con un ardore che mi bruciava dentro. Così mi decisi. Quella notte mio zio non si risvegliò. Quando ebbi finito e realizzai la gravità delle mie azioni, crollai a terra in lacrime e il petto iniziò a gonfiarsi e sgonfiarsi a velocità terrificanti, mentre con le mani mi dimenavo e cercavo di afferrare qualcosa nell’etere, nel disperato tentativo di tornare indietro. Infine mi abbandonai a un pianto violento mentre urlavo orripilato da me stesso.
Nelle settimane seguenti il pensiero di incontrarmi di nuovo allo spiazzo non mi sfiorò nemmeno: ero troppo impegnato a preparare il funerale e prendermi cura del negozio, inoltre il peso del mio peccato mi torturava giorno e notte; mi sentivo troppo colpevole agli occhi di Dio per concedermi a qualunque gioia. Ma venne infine il dì che esso fu insopportabile e dovetti parlare con qualcuno, non mi sentivo tuttavia in grado di confessarmi in chiesa e lei era la mia unica complice. Fu la prima volta che la vidi alla luce del Sole, ma fu anche l’ultima volta che la incontrai: io ero patito, malcurato, lei come sempre impeccabile, sembrava una statua. Si disse preoccupata per me, vista la mia lunga assenza, ma io non la credetti un sol momento e cominciai a gridare, in mezzo alla folla, che lei era messaggera del diavolo tentatore e voleva trascinarmi all’Inferno; si sconvolse e prese a piagnucolare, sia pur con la sua caratteristica compostezza. Era chiaro a entrambi che non ci saremmo più visti, ma prima che la lasciassi mi si accostò sussurrando: "Perdonami. Non c’è più motivo per cui dovresti fidarti di me e io non ho diritto di consigliarti nulla, ormai, ma concedimi solo una volta di aiutarti: all’altro capo di questa strada troverai chi ti saprà sostenere". Con queste parole si volatilizzò: non importa quanto la cercassi, non la vedevo più da nessuna parte.
Tornato a casa rimuginai fino a tardi sulla sua offerta e alla fine decisi che non avevo più nulla da perdere. Il giorno successivo mi recai nuovamente allo spiazzo, ma non mi fermai un solo secondo e proseguii attraverso la Contrada di Dora Grossa, la via principale della città, che divide tra nord e sud; se a quel tempo il mio animo fosse stato più leggero, mi sarei senza dubbio perso a osservare con meraviglia i suoi alti palazzi, ma avevo in testa un solo obiettivo. Giunsi infine in fondo alla via e mi si parò di fronte la vista della maestosa piazza Castello, nobile sede del re; un giovane
proveniente da una piccola città come lo ero io non potrebbe neanche immaginare un luogo simile: un enorme spazio piano tappezzato di pietra liscia su cui si ergono prima il Palazzo Madama, vecchia sede dei Savoia-Acaja, che si presenta con la sua facciata barocca in pietra candida e i suoi colossali finestroni, poi il Palazzo Reale, abitato dal re in persona, il cui solo ingresso, delimitato da un’alta ed elegante cancellata, occupa lo spazio di un edificio. Quel luogo era pieno di persone altolocate, e io chiaramente stonavo con i loro modi eleganti e posati; perlopiù ero ignorato con disprezzo, ma lì in mezzo c’era una dama solitaria che mi osservava con curiosità. L’istinto mi spinse ad approcciarla. Era una signora elegante, forse la più elegante lì presente, dalla pelle pallida come la pietra di Palazzo Madama, e si muoveva con tale classe che mi sembrava di rovinarla al solo guardarla, eppure a lei non importava: mi trattava come un suo pari in tutto.
Come mi vide, sapeva già perché mi trovassi lì e mi accolse dicendo: "Finalmente siete arrivato. Sono profondamente dispiaciuta per le maniere di mia sorella, a volte agisce d’impulso, ma posso assicurarvi che lei voleva il vostro bene". Non capivo di che parlasse e le chiesi spiegazioni, fu tanto gentile da dirmi tutto: "Vedete, io e le mie sorelle siamo un po’ differenti da voi e le persone presenti in questa piazza. Non siamo schiave delle vostre stesse leggi naturali: non invecchiamo, né moriamo, ma siamo intrinsecamente legate all’energia di questa città; tutte ci conosciamo e insieme condividiamo le nostre conoscenze, ma non ci siamo mai incontrate, perché tacitamente abbiamo deciso di non invadere l’una la zona delle altre. In un certo senso siamo tutte la stessa persona, tuttavia siamo tutte differenti sotto certi aspetti. In genere non interagiamo con gli abitanti di questa città, se non per brevi momenti, ma ciascuna di noi ha i propri modi: mia sorella, per fare un esempio, è sinceramente affezionata a te e soffre della vostra separazione, ma ancora di più di avervi ferito tanto profondamente; se vorrete venire a trovarmi, io sarò sempre disponibile per tirarvi su di morale". Così disse, ma io non le credetti, e anzi!, mi sentii preso in giro da quelle parole, tanto che la lasciai sdegnato, senza rispondere, e mi diressi dritto a casa. Per diverse settimane a seguito di quell’evento non tornai in nessuno dei due luoghi e cercai di dimenticare le mie assurde esperienze prendendo in mano l’attività di mio zio, ma era semplicemente impossibile: il peso del mio peccato era insostenibile e nonostante la mia tanto agognata libertà non ero ancora riuscito ad aprirmi e trovare un confidente. Ogni notte riaffioravano nella mia mente i dubbi più disparati, sulle mie azioni, sul mio futuro, sul mio rapporto con la gente, tutto mi sembrava sbagliato e mi sentivo così solo e abbandonato dal mondo; mi accertavo sempre di coricarmi nel letto prima del tramonto e di aver serrato tutte le tende, perché ogni genere di
illuminazione notturna mi ricordava delle notti passate fuori, in fondo alla contrada.
Alla fine cedetti e, il primo pomeriggio d’inverno, tornai davanti alla reggia per incontrare la dama; era proprio come aveva detto: lei era ancora lì, non aveva mosso un passo, e come mi vide arrivare mi salutò con un gesto della mano. Fu l’inizio di una frequentazione durata tutto l’inverno e anche la primavera, durante la quale riuscii finalmente a riprendere le redini della mia vita: non ero più recluso nelle mie stanze, avevo iniziato a fare lunghe passeggiate per la città e a incontrare dei gentiluomini a un salotto poco affollato, che sembravano molto interessati a sentire le mie storie sulle due misteriose ragazze che abitano le piazze ai poli della Contrada della Dora Grossa, ed avevo finalmente cominciato a gestire l’attività lasciatami da mio zio, così che potei vivere agiatamente e privo di grandi preoccupazioni. Ma ciò che più apprezzavo in quel periodo era proprio la compagnia della dama di Piazza Castello. Lei, a differenza della sorella, si concedeva con piacere a passeggiare verso la Porta Nuova o attorno alla reggia ed era particolarmente disponibile ad ascoltare i miei problemi e i miei dubbi: aveva sempre una parola di conforto, così che a ogni mia visita tornavo a casa consolato e pieno di rinnovata fiducia in me stesso. Furono forse i miei giorni più allegri e spensierati, ma non erano destinati a durare e fui io stesso, nella mia cieca ignoranza, a porvi fine; ma fu forse per il meglio.
In un giorno di fine Maggio, mi incontrai come mio solito con la dama e, terminati i soliti argomenti di conversazione, le chiesi di parlarmi delle sue sorelle. Fino ad allora avevo lasciato perdere la strana storia che mi aveva raccontato al nostro primo incontro, ero solo contento di parlare con lei, ma ora era rinata in me la curiosità. Lei fu molto criptica nelle sue parole, citò influenze ed energie, temi esoterici che non comprendevo, ma ci fu alla fine un solo concetto che mi rimase impresso: una delle sue sorelle custodiva quella che lei mi descrisse come "fonte della verità". La sola idea mi riempì di interesse, così le chiesi come potessi incontrarla e lei mi indicò il luogo. Ci andai la sera del giorno successivo, non prima di aver informato i miei compagni di salotto, che si dissero affascinati dalla mia storia e insistettero perché tornassi a raccontarne il seguito il prima possibile. Io ero più eccitato che mai, perché sentivo che finalmente avrei avuto tutto: dopo i traguardi raggiunti negli ultimi mesi, ormai credevo di essere un uomo completo, serio, meritevole di ricevere il dono della verità che tutti agognano fino alla morte. Ma ero accecato dalla mia superbia.
Il luogo dell’incontro era la piazza dei combustibili11, dove, in mezzo alle bancarelle che vendevano ciocchi di legno e carbone, e alla gente che vi si ammassava attorno, adocchiai una ragazzetta dai capelli castani che mi fece segno di seguirla. Delle quattro, lei era senza dubbio la più fastidiosa, ma anche la più sincera: per tutto il tragitto mi parlò di quanto poco le piacessero il mio abbigliamento e la mia barba, di quanto le facesse strano che le sue sorelle si fossero affezionate tanto a me e come mi stesse aiutando solo per lealtà verso di loro. Decisi semplicemente di ignorarla.
Mi guidò in un’abitazione vuota e buia: io non mi aspettavo nulla di simile, per cui ero venuto impreparato, ma lei aveva già con sé una lampada; scese nella cantina, completamente vuota, se non per una singola porta in pietra, annerita dagli anni, costituita da un arco a tutto sesto alto approssimativamente due metri sulla cui chiave di volta era scolpita la strana effigie di quello che ho riconosciuto essere Giano Bifronte, sopra di essa v’era una targa che recava: "HOC MERA CERTAQUE VERITAS INCOLIT QUAE SCITE HUMANA DIVAQUE IMPERIA REGIT"12. Varcammo la soglia, lei prima di me, così che potei accorgermi che dopo soli due passi la sua sagoma e la luce della lanterna erano sparite, ma bastò che entrassi anch’io per rivederla; l’evento mi lasciò stupito, ma decisi di non fare domande e di seguirla fino al mio obiettivo. Camminammo per oltre un’ora attraverso quella che avrei inizialmente definito una galleria, ma che ho in breve notato essere più simile a una grotta: il percorso era irregolare, a volte curvava leggermente, il soffitto si faceva più basso oppure cambiava di pendenza, e molto spesso incontravamo dei bivi; la strada era pavimentata e in ottime condizioni, probabilmente a causa dell’ambiente protetto da qualsiasi intemperia. Non ho sentito un solo filo di vento durante tutta la mia permanenza lì dentro, tuttavia a tratti mi sembrava di percepire una strana presenza che mi scuoteva e mi dava i brividi.
Infine giungemmo a una camera circolare, al cui centro era presente una piccola fontana da cui sgorgava lentamente acqua aurea dai riflessi candidi come la neve. Il getto la portava a raccogliersi in una vasca poco profonda, che però traboccava e così l’acqua si accumulava in un sottile strato che ricopriva tutto il pavimento della camera come un lenzuolo, donando all’ambiente una naturale luce dorata che nemmeno il più ricco dei re potrebbe mai immaginare. La ragazza mi invitò a bere e io fui stupito, perché mi aspettavo di dover prima essere sottoposto a una prova di qualche sorta, ma lei rispose dicendo: "Confrontarsi con la verità è già una pena sufficiente. Beva con cautela". Santo monito!
Mi apprestai dunque a seguire le sue indicazioni, mi inginocchiai e mi portai un po’ d’acqua alla bocca, ma smisi subito di sorseggiarla, poiché avevo realizzato delle tristi verità. Mi fu chiaro che tutti i miei traguardi erano falsi e immeritati: la mia ricchezza era tutta derivata dalle fatiche di mio zio, per i miei compagni di salotto non ero che un povero pazzo che con le sue deliranti storie alleggeriva le loro giornate. Io, nella mia cieca ipocrisia, avevo incolpato la ragazza dello spiazzo di avermi spinto a togliere la vita a mio zio, ma mi ero sempre rifiutato di ammettere che alla fine ero stato io a prendere la decisione, e il mio unico sollievo, la dama di piazza Castello, lei mi sosteneva per pietà e fedeltà alla sorella. Ma in fondo un peccatore egoista come me non poteva aspettarsi trattamenti diversi. La ragazzetta parlò: "Bevendo da questa fonte, ognuno reagisce diversamente: alcuni riescono a trovare la pace, altri la perdono per sempre. L’unica certezza è che solo pochi coraggiosi osano bere più di poche gocce, ma poi non sono più gli stessi. Nessuno ha la preparazione mentale per assorbire così tanta conoscenza in un sol momento, e così restano traumatizzati, per questo sono sempre restia a guidarvi in questo luogo. In più casi mi rifiuto e, se accetto, allungo la strada nella speranza che vi ricrediate." Quelle furono le ultime parole che ci dicemmo finché non uscimmo nuovamente in superficie e ci abbandonammo.
Mi ritirai dunque, ancora una volta, a una vita solitaria, facendo il possibile perché l’attività che mio zio aveva curato con tale passione non divenisse solo uno di tanti negozietti passabili e almeno la sua memoria vivesse; non tornai più al salotto, né feci visita a piazza Castello. Qualcuno potrebbe dire che fossi ritornato esattamente nelle stesse miserabili condizioni di quella fine estate, ma io so che era diverso, molto peggio: ciò che rendeva così terribile le mie giornate allora non erano solo il rimorso e la delusione verso me stesso, ma la consapevolezza che essi erano meritati e che gli orribili atteggiamenti da cui erano scaturiti facevano parte della mia natura. Un incapace, un parassita che si crogiolava nei beni e nei successi altrui per fare la propria fortuna: atteggiamenti che avevo sempre disprezzato, e senza che me ne accorgessi erano cresciuti dentro me; cosa avevo fatto nella mia vita, se non mangiare nel piatto altrui e bearmi dei complimenti immeritati che ricevevo? Ma ciò che più di tutto mi feriva era la dama: come aveva potuto trattarmi come un infante tanto spudoratamente? Complimentarsi per ogni mio traguardo, rincuorarmi anche quando ero ovviamente nel torto, tutto nel suo atteggiamento era falso ed atto a tenermi lontano dalla verità, solo per pietà.
Infine presi la più disperata e irreparabile delle decisioni, e una notte abbandonai casa per dirigermi in piazza d’Armi13 e lì mi fermai un’ultima volta ad osservare il Po
che scorreva placidamente e avrebbe continuato a farlo anche senza di me, proprio come tutto il resto della città. Devo ammettere che per un momento, alla maestosa vista del grande fiume che da millenni dà sostentamento a Torino, mi ricredetti: ero ben consapevole che ciò che stavo per fare andava contro la volontà di Dio, ma ciò mi andava bene, non meritavo certo di sedere alla destra del Padre eterno. Ero sul punto di buttarmi, quando dall’oscurità emerse una ragazzina, quasi una bambina tanto era piccola, vestita di stracci, che reggeva una lampada e subito capì, al che mi chiese perché volessi farlo e io risposi che non era affar suo. Lei mi si avvicinò di qualche passo, così che potei vederla in volto: la riconobbi dagli occhi. Certo, non era la stessa persona, ma lo sguardo era senza ombra di dubbio lo stesso.
Le chiesi di lasciarmi, ma lei, d’improvviso, mi abbracciò e volle convincermi a demordere con queste parole: "Tu credi in Dio?", risposi di sì, che ci credevo, ma non ero un buon fedele. "Come puoi esserne certo? Credi che la devozione sia l’unico mezzo per misurare quanto uno è cristiano?" Io ribattei che ero un assassino e questo era sufficiente. "Eppure mi sembra che tu ne soffra molto, ne sei pentito?" Certo che lo ero, le dissi, ma questo non poteva bastare a ottenere il perdono: tutti possono dirsi pentiti e continuare a peccare. "Certo, hai ragione: il pentimento è solo il primo passo. La strada è lunga e faticosa, ma un giorno saprai accettarlo e ti sentirai una persona migliore. Ma se abbandoni tutto proprio adesso ti neghi ogni possibilità di redenzione". Le chiesi come fosse possibile che il Signore accettasse assassini e criminali nel suo regno. "Gli umani sono tanto arroganti da sovrapporre la loro moralità cangiante al mondo eterno del divino. Troppo concentrati a pensare al bene del singolo, non si accorgono che è tutto connesso in un unico tracciato che percorriamo assieme, e ogni piccola azione può portare grandi conseguenze nelle vite altrui. Tu non lo sai e forse non potrai mai saperlo, ma sei più importante di quanto pensi, nonostante la tua visione limitata ti faccia pensare altrimenti. Per questo voglio incoraggiarti ad allontanarti da quel bordo e cominciare a valutarti di più". Rimasi esterrefatto e non seppi ribattere, dopodiché lei mi abbandonò. Io mi trattenni ancora un po’ per osservare il fiume, era proprio come diceva: senza saperlo, quel corso d’acqua che si estende fino ad est, nelle terre della Repubblica di Venezia, e che nasce come un piccolo fiumiciattolo da qualche parte nelle Alpi, aveva fatto fiorire centinaia di città, che senza di esso perderebbero una risorsa e un simbolo.
Com’è intuibile, quella notte d’estate dell’anno del Signore 1737 tornai a casa.Ormai sono passati dieci anni da quegli eventi che hanno tanto scosso la mia giovinezza e mi hanno accompagnato nel percorso verso l’età adulta; io non ne ho mai fatto parola con nessuno. Non ho più incontrato nessuna delle signorine, ma a distanza di tanto tempo sono costretto a riconoscere il loro fondamentale contributo alla mia vita, e ora che il loro ricordo inizia a sfumare il minimo che posso fare è renderle eterne su questa carta.
Non so chi troverà queste poche pagine, ma, chiunque sia, spero sappia apprezzare le quattro figure che silenziosamente osservano la città e consigliano i suoi abitanti.Sinceramente vostro,
Daniele Lingera
Documentazione Ordo Iani
A seguito della proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, il re Vittorio Emanuele II era preoccupato dalla possibilità di tumulti interni da parte degli abitanti degli stati italiani conquistati, come testimoniato da delle lettere degli anni 1860-1861 destinate a Camillo Benso, conte di Cavour. Proprio da quest’ultimo viene l’idea di istituire un collegio dedicato a studiare e proporre delle soluzioni per legittimare agli occhi del popolo d’Italia la reggenza della casa Savoia. Il collegio è stato inaugurato in data 21/07/1861 con il nome di "Regio Collegio per l’Unità d’Italia", presieduto da Urbano Rattazzi, allora presidente della Camera dei Deputati e uomo di fiducia del re, ed è rimasto in attività fino al ██/██/18██. Tra i suoi membri si annoverano figure di spicco quali Massimo d’Azeglio e Giuseppe Garibaldi, ma anche figure più oscure, tra le quali Andrea Lingera, nipote dell’autore del Documento 121-IT-B, e numerosi esponenti dell’Ordo Iani provenienti dal ramo italiano. Il seguente documento è testimone, oltre che delle indagini del Regno d'Italia su SCP-121-IT, anche di un periodo delicato per la storia dell'anomalo su territorio italiano. Infatti dopo il crollo del Regno delle Due Sicilie, a cui l'Ordine era asservito, era necessario ottenere il favore del re e i suoi finanziamenti per continuare i propri studi. Mentre in un primo momento la corona si affidò effettivamente all'Ordine, col tempo andò a selezionare una cerchia sempre più stretta di collaboratori che si concretizzò nel 1871 con l'istituzione del Regio Istitvuto Delle Italiche Anomaliæ.
Documento N° 8304
14 maggio 1864
NEL NOME DI GIANO BIFRONTE E DI SUA MAESTÀ, VITTORIO EMANUELE II, RE D’ITALIA
SUL CASO DELLE QUATTRO DAMEPremessa: Il seguente è un rapporto completo di tutte le informazioni inerenti il caso delle quattro dame innominate della capitale, la cui esistenza è stata suggerita all’attenzione del Regio Collegio per l’Unità d’Italia e la cui indagine è stata disposta da sua altezza in persona. Essa è stata aperta in data 15 febbraio 1862 ed è stata coordinata dal signor Andrea Lingera e dall’archivista dell’Ordine Ettore Filli.
Sunto: Successivamente all’analisi dei documenti forniti dal signor Lingera e quelli recuperati dagli archivi dell’Ordine, la prima azione è stata quella di interrogare abitanti e frequentatori abituali delle zone di piazza Statuto, piazza Castello, piazza Solferino e piazza Vittorio Emanuele I14 sulla presenza di signore e ragazze che combaciassero con le descrizioni fornite da Daniele Lingera, parente deceduto del signor Andrea Lingera, poiché il suo scritto ispira un peculiare vigore che avrebbe permesso loro di abitare le piazze ad ogni ora: l’esperienza dell’archivista Filli ha quindi suggerito che queste potessero essere capaci di vivere senza cibarsi né bere forse anche in eterno.
Di centoquarantasette interrogati, solo dodici hanno confermato la presenza di queste dame, ma si è ritenuto che ciò fosse sufficiente a corroborare l’ipotesi. Tuttavia nessuna di queste è stata incontrata dagli addetti alle indagini fino all’inizio delle ricerche sul campo; i signori Filli e Lingera sostenevano, infatti, che ognuna delle quattro piazze dovesse avere una porta come quella descritta per piazza Solferino, come testimoniato dalla documentazione dell’Ordine. Esse sono state identificate con successo in uno strato risalente all’epoca romana sotto piazza Statuto e palazzo Madama (successivamente connesse tramite un sistema di gallerie con il palazzo reale), nel sotterraneo di un’abitazione abbandonata poco distante da piazza Solferino e, con unanime sorpresa, sotto la chiesa della Gran Madre di Dio (anche questa porta è stata successivamente connessa al palazzo reale tramite una galleria passante sotto il Po). Questa fase ha impegnato il primo anno di ricerche, fino al giugno dell’anno 1863.Ogni volta che una delle porte è stata trovata, la signora associata si è presentata al gruppo di ricerca presente sul campo, generalmente si sono dimostrate neutrali o poco collaborative. Sono poi degne di nota le interazioni con la signorina di piazza Statuto e la ragazza di piazza Solferino; la prima, alla visione del signor Lingera, sarebbe scoppiata in lacrime e avrebbe avvicinato l’uomo cercando di abbracciarlo mentre sproloquiava su una lunga attesa e sulle somiglianze con Daniele Lingera; la seconda avrebbe invece accolto con singolare freddezza la squadra inviata sul luogo e durante i colloqui alla presenza del signor Filli ha espresso la sua intenzione a non collaborare, poiché riteneva che l’intervento dell’Ordine sarebbe stato fatale a lei e alle sue sorelle. Ha dichiarato: "Non alzerò un solo dito in favore delle vostre azioni, né resterò neutrale mentre ucciderete la Madre e le mie sorelle." Tale "Madre" è stata citata nei colloqui ufficiali anche dalle altre tre entità, ma nessuna ha mai spiegato di cosa si trattasse.
Contemporaneamente alle indagini per le porte e le prime esplorazioni delle gallerie sotterranee ad esse collegate, il signor Filli ha coordinato delle approfondite ricerche di documentazione dell’Ordine risalente all’età romana che potessero fornire ulteriori informazioni sull’origine di queste entità, rinvenendo infine delle carte risalenti al XIII secolo, ad oggi conservate nella sede di Castel del Monte, che illustrano il supposto metodo utilizzato per l’apertura delle porte: le esplorazioni hanno infatti evidenziato come le gallerie ad esse connesse non seguano le comuni leggi della geometria e siano, invece, cangianti per tracciato e dimensioni. Sembra, infatti, che le specifiche caratteristiche delle gallerie varino in maniera casuale; una volta entrati, il loro percorso può cambiare tanto da rendere impossibile ritrovare la via verso l’uscita, tuttavia è stato provato che è sufficiente un elemento di contatto con l’esterno (come ad esempio una corda tenuta salda fuori dalla porta) perché questo pericolo venga nullificato.Dopo alcuni mesi di esplorazioni, risultate vane, nella ricerca della fonte della verità descritta da Daniele Lingera, la squadra di esploratori ha trovato "una camera di forma circolare, alta quanto il Colosseo e larga più di piazza Castello." Al suo centro riposava la sagoma pura e candida di una donna, che, avvicinatasi, avrebbe offerto loro capacità trascendentali a patto che abbandonassero la camera senza fare rapporto, ma ciò non ha piegato gli uomini del Re, che, anzi!, si sono precipitati fuori dalle gallerie il più in fretta possibile, assicurandosi che una piccola parte di loro restasse con l’entità, così che il tragitto da percorrere non mutasse. Subito sono stati informati dei fatti i signori Lingera e Filli, che di comune accordo hanno convocato tutti i più abili esoteristi della nazione, già riuniti nella capitale per lo studio di questa e ulteriori anomalie. Il viaggio verso la camera in cui risiedeva l’entità è durato tre giorni e due notti e, una volta giunti, il signor Lingera, in qualità di ambasciatore di Sua maestà, le ha proposto di condividere i suoi segreti e le sue conoscenze con lo stato, poiché certo della sua natura divina; non è, infatti, necessario specificare che un contatto con dei messaggeri del Signore avrebbero posto non solo Torino e la casa Savoia, ma la nazione tutta in una posizione di supremazia. Tuttavia, purtroppo, è stato ben presto chiaro che ella non era messaggero del Signore, bensì del Demonio. Dapprima, l’entità ha minacciato il signor Lingera e la sua scorta tutta, è cresciuta in dimensioni fino a toccare il soffitto e la voce, prima soave, si è riempita di indicibili bestemmie; la camera è stata inondata da una luce intensa e accecante e da raffiche di vento denso che hanno abbattuto più uomini valorosi. Dopo pochi secondi, però, la luce e le raffiche si sono interrotte e l’entità ha iniziato a contorcersi su se stessa, urlando parole incomprensibili e sembrava a tratti crollare in mille pezzi come tessuto che si sfalda. La compagnia ha approfittato dell’opportunità per fuggire e il signor Lingera ha dato l’ordine di ritirare la corda, così che fossero irraggiungibili; tuttavia, i presenti giurano che le variazioni nel tragitto dalla loro posizione a quella dell’entità fossero minime o nulle. Per un intero giorno e un’intera notte, in data 5 maggio 1864, nella zona delimitata da piazza Statuto, piazza Castello, piazza Solferino e piazza Vittorio Emanuele I è stato possibile udire le bestemmie dell’entità provenire da sotto terra, assieme a occasionali luci visibili attraverso le crepe della pavimentazione.
Il fenomeno si è interrotto dopo che il gruppo d’esplorazione è riemerso dalla porta di piazza Statuto all’alba del 6 maggio e il signor Lingera ha dato l’ordine a tutti gli esoteristi di sigillare i passaggi così come erano stati aperti; il processo ha impiegato l’intera giornata, poiché esso non era mai stato studiato, ma la documentazione pressocché completa dell’Ordine di Giano sui processi d’apertura ha permesso di minimizzare le perdite di tempo.Fatto rapporto a Sua maestà, egli ha disposto che la faccenda venisse insabbiata e che esoteristi ed archivisti nazionali studiassero e raccogliessero la documentazione dell’Ordine in materia di occulto così che non sia più possibile per gli uomini del Re essere colti impreparati da simili aberrazioni. Una cerchia di esperti scelti al servizio della Corona, tanto facenti parte dell’Ordine quanto esterni, si occuperà d’ora innanzi dei casi di elementi esoterici di rilevanza nazionale, mentre Sua maestà concede all’Ordine di esercitare in totale libertà le proprie attività di ricerca della sapienza per i casi di minore importanza.
Firma
Ettore FilliI documenti 121-IT-A, -B, e -C sono poi stati archiviati dal RIDIA, che li ha conservati fino al 1945, anno in cui sono stati trafugati dal neonato CFO, sfuggendo all’attenzione della Fondazione fino ad oggi.
Ricostruzione Procedura di Attivazione di SCP-121-IT
Il seguente è un documento redatto dal CFO sotto la direzione del sig. Anselmi che illustra nel dettaglio tutte le ricerche in merito a SCP-121-IT e il processo di riattivazione delle istanze di SCP-121-IT-A. Considerati i dati sensibili contenuti al suo interno, l’accesso è consentito solo con un livello di autorizzazione 5-IT/121-IT o superiore.
[ACCESSO NEGATO]
In seguito ad esplorazioni del locus-121, attente analisi della documentazione fornita dal sig. Anselmi, e valutazioni psicologiche del soggetto, è stata avanzata la proposta di completare la procedura di riattivazione dell’anomalia. L’idea è stata sottoposta direttamente alla Sovrintendenza S5, che, dopo diverse settimane di trattative, ha dato il via libera per l’operazione. Ad essa sono preceduti tre mesi di studio e preparazione di una squadra di venti taumaturghi della Fondazione che, con il supporto del sig. Anselmi, hanno appreso e memorizzato la procedura.
L’effettiva operazione ha avuto luogo in data 16/09/2021 a partire dalle ore 00:15. I taumaturghi si sono divisi in quattro squadre, ognuna assegnata all’apertura di una delle porte. All’operazione ha preso parte anche il sig. Anselmi in qualità di assistente coordinatore, sotto stretta sorveglianza di una squadra della SPeV-II. Per la durata dell’operazione, si sono ripetute le condizioni riscontrate il 18/05/2021, quali un forte lampo (la cui origine è stata accertata essere a sud-est di piazza Castello), un terremoto di magnitudo 1,2 sulla scala Richter e particelle bianche provenienti dal terreno del locus-121 e dalle quattro porte. L’operazione è terminata alle ore 05:32, quando è stata accertata la riapertura dei passaggi. Dopo circa un’ora è giunta sul luogo la squadra α della SSM-VIII ("Subterranea Materia") per l’esplorazione dei nuovi ambienti (da qui in poi denominati locus-121-5).
Premesse: Quanto segue è un estratto delle registrazioni ottenute in data 16/09/2021 a partire da quando il Dott. Mauro Bellini si è presentato di fronte a SCP-121-IT-A-1. Sul luogo era già presente il Dott. Luca Morelli, Direttore della Sezione Studi Esoterici e Taumaturgici, in qualità di coordinatore delle operazioni.
<inizio log>
Dott. Bellini: Buongiorno, gente, che mi sono perso?
Dott. Morelli: Solo uno dei più grandi rischi che la Fondazione si sia mai presa.
Dott. Bellini: Il futuro è degli audaci, Dottor Morelli.
Dott. Morelli: Ciò non vuol dire che lei debba rischiare la pelle presentandosi di fronte a un’anomalia che stiamo ancora studiando. L’esperienza al Vittoriano non le è bastata?
Dott. Bellini: Dopo aver fatto tanta pressione per riattivare l’anomalia, sarebbe ipocrita studiarla passivamente da dietro la mia scrivania mentre mando i miei uomini a sporcarsi le mani. E poi, si sa: se vuoi una cosa fatta bene, falla da solo. Non ha fatto la stessa cosa anche lei, presentandosi di persona all’operazione?
Dott. Morelli: Io sono necessario: non abbiamo mai fatto nulla di così grosso. È meglio avere un esperto sul campo.
Dott. Bellini: Eppure il rischio se l’è preso.
Dott. Morelli: (Tace per alcuni secondi) Dottore, posso chiederle una cosa?
Dott. Bellini: Anche due.
Dott. Morelli: Perché ha insistito tanto per quest’operazione?
Dott. Bellini: Perché le interessa?
Dott. Morelli: Abbiamo rischiato l’incolumità dei miei migliori uomini e la segretezza della Fondazione, le basta?
Dott. Bellini: (Sorride) Purtroppo si tratta di informazioni riservate. Posso solo dirle che, come al Vittoriano, i fascisti stanno preparando qualcosa di grosso e io sto cercando di capire cosa.
Dott. Morelli: Ha a che fare con la storia dell'Uno, vero?
Dott. Bellini: Così immagino.
Da lontano, il sig. Anselmi chiede con un gesto di potersi avvicinare, il Dott. Morelli acconsente.
Sig. Anselmi: Buongiorno, lei deve essere il Dott. Bellini, è per caso il direttore a cui era indirizzata la mia lettera?
Dott. Bellini: Hai ragione, sono il Dott. Bellini, ma sono solo il vice del Direttore del Plutone, anche se sono stato io a leggere la lettera prima di passarla a lui.
Sig. Anselmi: Oh, dottore, è un onore incontrarla finalmente: io le devo molto, e anche questa città.
Dott. Bellini: Anche per me è un onore: lei è stato molto utile alle mie ricerche. Mi auguro che sia solo l’inizio di una lunga collaborazione.
Sig. Anselmi: Oh, spero non vi siate fatti idee sbagliate. Sono un uomo fedele, io, e sono fedele al Consiglio, ma ancora di più alla mia città. Quando mi avete preso a maggio sono stato costretto a scegliere tra i miei camerati e il destino di Torino e ho scelto la seconda. Non lo rimpiango, tuttavia non posso permettermi di tradire ancora oltre i miei valori. Io vi sono molto grato per quello che avete fatto, ma da me non avrete altre informazioni.
Dott. Bellini: Questo è un peccato, la collaborazione le garantirebbe varie agevolazioni che i suoi compagni, come ben saprà, difficilmente ottengono.
Sig. Anselmi: Mi dispiace, ma il mio futuro l’ho già scelto.
Dott. Bellini: (Con una nota di disappunto) Peccato, davvero. (Seguono una ventina di secondi di silenzio) Parlando di cose serie: i miei uomini sono già dentro?
Dott. Morelli: Sì, sono entrati da circa un’ora. Vede quella corda? Serve per la mappatura, così che la conformazione resti stabile, ma lei lo saprà meglio di me. Piuttosto, mi preoccupa che non stia più scorrendo da un pezzo.
Dopo pochi secondi, dalla porta emergono di corsa gli agenti Doria e Accorsi.
Dott. Bellini: Che ci fate già qui? Che fine ha fatto la ricognizione?
Agt. Accorsi: L’abbiamo trovata!
Dott. Morelli: Che cosa?
Agt. Doria: L’entità, è qui, si è manifestata subito!
Dott. Bellini: Ne siete certi? L’Ordo ha impiegato mesi.
Agt. Doria: Era esattamente come nelle descrizioni, non c’è dubbio che fosse lei.
Dott. Bellini: (Si sofferma a pensare prima di rispondere) Lasciar attendere un ospite è maleducazione, partiamo subito.
Agt. Accorsi e Doria: Sissignore.
Dott. Morelli: Dottore, potrebbe essere pericoloso: anche lei ha letto i documenti e sa di cosa è capace quell’essere.
Dott. Bellini: È per questo che lei e i suoi uomini verrete con noi: è meglio avere un esperto sul campo.
Dott. Morelli: Lei è un caso disperato, che farà in caso di disastro?
Dott. Bellini: In caso di disastro, mi prenderò le mie responsabilità, ma non ce ne sarà bisogno.
Dott. Morelli: Dottore, non può-
Dott. Bellini: Ho l'autorizzazione per autorizzare queste operazioni e mi autorizzo a prendervi parte.
Dopo i preparativi, il Dott. Bellini, gli Agt. Doria e Accorsi, il Dott. Morelli e quattro taumaturghi da lui scelti entrano nel locus-121-5. Le telecamere poste all’esterno smettono di riprenderli non appena attraversano SCP-121-IT-A-1, mentre le bodycam riprendono all’improvviso un ambiente totalmente diverso: si tratta di una galleria circolare alta poco più di due metri e larga tre, pavimentata per un breve tratto; la corda della SSM-VIII la attraversa attaccandosi a dei chiodi fissati su una parete laterale.
Dott. Bellini: È più stretto di quanto immaginassi.
Agt. Accorsi: Claustrofobia?
Dott. Bellini: Per nulla, solo un po’ di delusione.
Agt. Accorsi: Cosa si aspettava, una carrozza di lusso?
Dott. Bellini: Solo un po’ di spazio per le mie gambe.
Dott. Morelli: Le ricordo che ha l’autorizzazione per tornare indietro quando vuole.
Dott. Bellini: Simpatico, ma voglio venire a capo di questo mistero.
Il Dott. Bellini si ferma all’improvviso.
Dott. Bellini: L’avete sentito?
Agt. Doria: Che cosa?
Dott. Bellini: Come… una scossa nell’aria.
Agt. Doria: Penso si chiami "vento".
Dott. Bellini: No, è qualcosa di diverso, lo diceva anche Lingera: "una strana presenza che mi scuoteva e mi dava i brividi".
Dott. Morelli: Bellini ha ragione, l’ho sentito anch’io, e poi… (Appoggiando una mano alla parete) questa grotta vibra.
Dott. Bellini: "Un grande crocevia nel quale scorre un’energia divina", tutti per 2000 anni l’hanno descritto allo stesso modo.
I successivi venti minuti, al termine dei quali viene avvistata una luce intensa, sono omessi per brevità.
Agt. Accorsi: Eccoci, è quello il luogo.
Dott. Bellini: Bene.
Dott. Morelli: Ricordate: se le cose si mettono male, mettete in sicurezza il Dottor Bellini e lasciate a noi l’anomalia.
Agt. Accorsi e Doria: Sissignore.
Il gruppo entra nella camera da cui proviene la luce: è circolare, con un diametro di circa 30 metri e un’altezza approssimativa di 50 metri, al suo interno aleggiano numerose particelle bianche.
Dott. Bellini: Questo luogo è immenso, proprio come nei documenti. Ma non vedo l’entità.
Agt. Doria: Era qui quando siamo arrivati. Non-
Dott. Morelli: Ehi, guardate!
Le particelle iniziano ad ammassarsi in un unico punto al centro della camera, fino a che non prendono la forma di una ragazza. Gli agenti sono costretti a coprirsi gli occhi a causa dell’elevata luminosità.
Dott. Bellini: La prossima volta dobbiamo portarci degli occhiali da sole.
SCP-121-IT-C: Benvenuti, vi stavo aspettando.
Dott. Morelli: (sottovoce, rivolto ai suoi agenti) Una ragazzina… ammetto di essere un po' deluso.
SCP-121-IT-C: Posso assumere tante forme, posso anche diventare un gigante o un qualche mostro, se questo vi mette a vostro agio.
Dott. Bellini: Non si scomodi: questa forma va benissimo… uhm… Come vorresti che ti chiamassimo?
SCP-121-IT-C: Il nome non mi preoccupa, molta gente mi ha chiamato con molti nomi: Eridano, Dio, Maria, ma sono più abituata a sentirmi chiamare "Madre", e, per favore, datemi del tu. Voi, piuttosto, che mi avete liberata, chi siete?
Dott. Bellini: Il mio nome è Mauro Bellini e lui è il Dottor Morelli. Siamo qui per farti delle domande.
SCP-121-IT-C: Tutte quelle che volete.
Dott. Bellini: Molto bene, la prima è: che cosa siete, esattamente, tu e le quattro ragazze delle piazze?
SCP-121-IT-C: Noi siamo me.
Dott. Bellini: Puoi spiegarti meglio?
SCP-121-IT-C: Vedete, ognuna delle quattro ragazze è un’entità autonoma, con una sua coscienza, desideri e conoscenze particolari, ma loro sono anche parte di me, una parte molto importante.
Dott. Bellini: Una parte? Quindi c’è dell’altro?
SCP-121-IT-C: (Ridacchia) Certo: c’è una quinta parte che è vitale, e sono gli abitanti di questa città. Umani, animali, piante, vivono tutti dentro di me. In questo momento, anche voi siete parte di me. È come un’energia-
Dott. Bellini: (Sottovoce) Un’energia che attraversa questo posto e unisce tutte le sue forme di vita.
SCP-121-IT-C: Sì, esatto, come lo sa?
Dott. Bellini: Intuizione. Andando avanti, ricordi nulla sulla tua nascita?
SCP-121-IT-C: Non esattamente: ricordo di un tempo che ero informe, debole, come tessuto sfaldato, tanti piccoli filamenti indipendenti incapaci di comunicare tra loro. Ma, quando questa città era ancora piccola e poco importante, iniziai a sentire che qualcosa stava lentamente unendo tutti questi filamenti. Si incontravano, si legavano e si riorganizzavano, sempre di più, sempre più spessi, sempre più vivi. E infine presi forma.
Dott. Bellini: E cosa è successo dopo?
SCP-121-IT-C: Dopo sono arrivati i primi umani: erano colti e interessati a capirmi, ma erano anche terribilmente ottusi e volevano capirmi a loro modo. Qualcosa in ciò che dissi li spaventò e non li vidi mai più. Rimasi sola, e cominciai a meditare ed esplorare timidamente l’esterno. Crescendo, si sono delineate nel mio tessuto le mie parti più sostanziali, quelle che voi definite "dame".
Dott. Bellini: Mh, ci descriveresti meglio queste tue parti?
SCP-121-IT-C: Vede, non è così semplice come concetto: io non sono loro, non le comando, bensì sono loro una parte di me, con una precisa individualità, io posso esistere solo quando loro vi rinunciano. In tutto sono quattro, non hanno un vero e proprio nome, ma quando necessario le chiamiamo Desiderio, Superbia, Verità e Perdono.
Dott. Bellini: C’è un motivo particolare? Rappresenta forse la loro qualità o qualcosa di simile?
SCP-121-IT-C: In un certo senso potremmo dire che è così, ma non credete che sia tanto semplice: non c’è nessuna creatura che può essere ridotta a una sola qualità. Ognuna delle mie parti ha tante sfaccettature, per quanto alcune più evidenti di altre: Desiderio, che risiede in piazza Statuto, è impulsiva, emotiva, muove ed è mossa dalla tentazione, che annebbia il giudizio e impedisce di vedere i lati negativi di un’azione, ma è anche ciò che spinge gli animi più di tutto; Superbia, che risiede in piazza Castello, è, invece, ambiziosa e non si ferma davanti a nulla, nemmeno quando è evidentemente svantaggioso, ma è anche animata dall’amore, quell’amore per se stessi che permette di vedere i propri pregi e apprezzarsi per quel che si è; Verità, che risiede in piazza Solferino, è capace di vedere oltre le apparenze e ha grandi capacità di giudizio, ma è anche diretta e spesso può risultare antipatica o disarmante; infine, Perdono, che risiede in piazza Vittorio Veneto, è molto gentile e sa voler bene alla gente, ma spesso dona questa sua bontà a persone non meritevoli e ne resta ferita. E questi sono solo esempi: se si prenderà del tempo per parlare con ognuna di loro si accorgerà di quanto sia impossibile definirle in una sola parola.
Dott. Bellini: Bene, bene, interessante. Ora, invece, potresti parlarci di cosa è successo nel 1864, quando sono stati chiusi i passaggi?
SCP-121-IT-C: Oh, immaginavo che qualcuno me l’avrebbe chiesto. Ne è passato di tempo da allora, vero? Vedete, questa è una storia che affonda le sue radici a oltre un secolo prima, quando Desiderio si è innamorata di un giovane. Era un amore sincero e ardente, forse troppo: alla fine lei lo ha spinto a compiere atti terribili che lo hanno lasciato traumatizzato; non si sono più visti da allora e lei non si è mai perdonata di averlo rovinato tanto. Quando, a metà del 1800, gli uomini del re hanno scoperto la vera natura dei passaggi, lei ha riconosciuto nel loro capo quello stesso giovane, anche se era chiaro che non fosse lui: era invecchiato e i lineamenti non erano gli stessi, ma il nome coincideva. Nel momento stesso che sono giunti gli uomini del re alle porte, Verità sapeva già che loro sarebbero stati portatori della nostra fine: lo aveva visto, ma avevamo deciso di non far loro del male finché non avessero saputo troppo. Gli umani sono intelligenti e capaci, ma — e questo è innegabile — hanno delle incorreggibili manie di grandezza e quando credono di sapere abbastanza si sentono superiori anche alle loro divinità, per questo noi cerchiamo di tenerli lontani da questo posto, o da quella fonte della verità, ma il re era ambizioso e ha perseverato, finché per noi non è diventato impossibile. Quando sono arrivati fin qui eravamo d’accordo per ucciderli: è stata una decisione difficile, forse avventata, ma eravamo spaventate e incapaci di ragionare a mente fredda.
Dott. Bellini: Ma qualcosa è andato storto.
SCP-121-IT-C: Avevamo già iniziato a mieterli, quando Desiderio ha riconosciuto in quegli uomini colui che aveva amato e ha vacillato. Insieme a lei, anche Perdono si è rifiutata di continuare il massacro, e così io non esistevo più: per un intero giorno le mie parti hanno combattuto tra loro per riprendere il controllo della situazione, e io potevo sentire che a tratti il mio stesso corpo si generava e ad altri si strappava con violenza e in tutta la mia casa risuonavano le nostre grida di dolore. Infine ho percepito quei miei stessi filamenti che mi formavano come sciogliersi e disperdersi, ognuno per la sua strada, poi nulla. Oggi è stato come svegliarmi da un lunghissimo sonno: sto ancora cercando di mettere ordine tra tutti gli eventi che sono accaduti da allora, nella mole di informazioni che mi ha investita all’improvviso, ma vi sono profondamente grata per avermi salvata, perché altrimenti non avrei più assistito alla crescita di questa città, che certo è cambiata già molto.
Dott. Bellini: Non preoccuparti: tutto ciò che ti chiediamo in cambio è un po’ di collaborazione. Ora, perdonami se salto da un argomento all’altro, ma hai nominato una fonte della verità prima, potresti mostrarcela?
SCP-121-IT-C: Desolata, ma la fonte non è qualcosa con cui giocare: è un elemento pericoloso e per questo lo nascondiamo. Inoltre, non sono io a decidere chi può accedervi, ma Verità, ed è molto selettiva: quasi mai accetta la richiesta, perché lei stessa soffre nel vedere le reazioni umane.
Dott. Bellini: Immagino che almeno questo non ci darà rogne. Ma tornando sul discorso della tua origine, sai qualcosa dell’Uno? Sei una parte di esso?
SCP-121-IT-C: Purtroppo non sono sicura di capire a che ti riferisci, ma l’idea di appartenenza a qualcosa di più grande mi ha sempre interessata. Nel mio piccolo, io ho sempre creduto che tutti siamo un mondo a sé stante, ma siamo anche parte di qualcos’altro: la famiglia, la società, la nazione, gli umani, la Terra. Guarda me: io sono composta dalle coscienze e l’energia vitale di migliaia di umani, animali e piante che abitano questo luogo, tutte indipendenti tra loro, e senza non esisterei, però sono anche una figura sapiente con una mia volontà. Infine, ho sempre avuto la sensazione di appartenere a qualcos’altro: qualcosa che ci unisce tutti, uomini, donne, animali, piante, esseri viventi e non.
Dott. Morelli: (Sottovoce) Non sa nulla dell’Uno, è possibile?
SCP-121-IT-C: L’idea che un essere che considerate superiore sia anche infallibile e onnisciente è un preconcetto di voi umani. Io stessa so poco di me: non sono che una coscienza che può essere felice, arrabbiata, spaventata… proprio come voi. Io non sono un dio.
Dott. Bellini: (Sottovoce) Ma certo. (Con tono regolare) Ho un’ultima domanda: ha mai avuto contatti con altre creature di strani spazi non euclidei? Che so, ragni mammuth o simili?
SCP-121-IT-C: (Ridacchia) Lei ha un bel senso dell’umorismo.
Dott. Bellini: Già… Beh, per questa volta abbiamo finito. Se non hai richieste, possiamo lasciarci.
SCP-121-IT-C: In effetti, avrei una cosa da chiedere.
Dott. Bellini: Fai pure.
SCP-121-IT-C: Vorrei che parlassimo di nuovo.
Dott. Bellini: Non si preoccupi: le invieremo molta gente con cui parlare. Per un po’ di tempo non lo sopporterà nemmeno.
SCP-121-IT-C: In realtà, io vorrei parlare con lei: è simpatico e sembra una brava persona.
Dott. Bellini: (Ci pensa per alcuni secondi) Suppongo che la mia agenda possa trovare spazio per una visita a Torino, ogni tanto.
SCP-121-IT-C: La ringrazio ancora, Dottore.
<fine log>
Conclusioni: Successivamente all'operazione, una équipe di ricercatori della Sezione Studi Esoterici e Taumaturgici è stata stanziata a Torino, con appoggio al Sito Plutone, per la ricerca sul campo di SCP-121-IT. Il giorno stesso, il sig. Anselmi ha espresso la propria volontà di ricevere da lì in avanti un trattamento non diverso da quello di altri membri del CFO; la richiesta è stata accolta due settimane dopo e il sig. Anselmi è stato trasferito al Sito Minerva per la sperimentazione di agenti memetici.
So cosa molti colleghi staranno pensando in questo momento: ci siamo presi un rischio inutile, abbiamo liberato un’anomalia proprio in una delle zone più popolate del Paese e siamo punto e a capo. Ma io sono di altro avviso: il rischio era necessario e calcolato. Il CFO sta architettando qualcosa, qualcosa di grosso che potrebbe determinare gli esiti della guerra che combattiamo da dietro le quinte da oltre 80 anni; è vero, noi abbiamo dalla nostra i numeri, i miliardi, strutture stabili, il sostegno della Nazione, ma loro hanno la conoscenza — una conoscenza antica, arcana e potenzialmente capace di metterci in ginocchio — e se c’è una sola cosa che sappiamo è che la conoscenza è l’arma più utile a nostra disposizione. Fortunatamente, se stiamo ancora facendo ipotesi sui loro piani è perché non sono pronti all’offensiva: abbiamo tempo, ma non sappiamo quanto, abbiamo preso loro il Vittoriano e Torino, ma quante altre armi potrebbero ancora avere nel loro arsenale? Non possiamo permetterci il lusso di studiare l’Uno passivamente, aspettando che ci arrivino le risposte sulle scrivanie: è tempo di istituire un programma con lo scopo di anticipare le mosse del CFO, così che quando attaccheranno noi saremo pronti ad incassare il colpo.
Tuttavia, venendo ai fatti, voi credete che quest’operazione ci abbia lasciati a mani vuote, ma anche qui vi sbagliate: nonostante la stessa SCP-121-IT-C affermi di non sapere nulla dell’Uno, io credo che vi sia uno stretto collegamento tra lei e l’essere sotto il Vittoriano. Devo ammettere che si tratta di poco più che una sensazione eppure converrete che delle superficiali somiglianze non mancano: l'entità abita ambienti non euclidei, crede in qualcosa che connette tutto e sembra anche possedere qualche forma di conoscenza superiore, come suggerito dal suo accennare agli eventi intercorsi tra il 1864 e il suo risveglio o il suo chiamarmi "Dottore" senza che io mi sia mai definito tale in sua presenza; ma la prova più lampante è un'altra: il CFO l’ha inclusa nel progetto Suprema Actio.
Nella sua lunga meditazione solitaria, la Gran Madre ha compreso sull’Uno più di quanto potessimo raccogliere con i nostri dati, eppure non si è mai resa conto di quanto importante e potente sia lei stessa: come evidenziato dai test, può manipolare il locus-121-5 con estrema facilità ed emana una quantità di particelle EVE che farebbe impallidire i numeri ridicoli di molte nostre anomalie, inoltre ha dato prova di non essere limitata al suo ambiente, in quanto è stata capace di interagire debolmente con l’esterno durante le procedure di attivazione. Le altre sue emanazioni, le quattro dame, sono in grado di influenzare le emozioni di chi sta attorno a loro, eppure affermano di farlo inconsapevolmente. Ora vi chiedo di fare uno sforzo di immaginazione: pensate a quanto sarebbero pericolose tutte e cinque, se solo volessero concentrare i propri sforzi per un fine preciso. Ricordate: sono creature tali e quali a noi, forse composte di materia differente e immortali, ma ugualmente manipolabili.
— Dott. Bellini
Sicurezza. Contenimento. Protezione.
« SCP-120-IT | SCP-121-IT | SCP-122-IT »
Cita questa pagina come:
"SCP-121-IT" di Lo_Dev, dalla SCP Wiki IT. Sorgente: https://fondazionescp.wikidot.com/scp-121-it. Sotto licenza CC-BY-SA 3.0.
Per ulteriori informazioni, vedasi la Guida alle Licenze.
Informative di Licenza
Filename: File:Turin piazza costello.JPG
Autore: chensiyuan
Licenza: CC BY-SA 4.0
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Turin_piazza_costello.JPG
Filename: File:Torino - Palazzo Madama.jpg
Autore: Fredericks
Licenza: GNU General Public License
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Torino_-_Palazzo_Madama.jpg?uselang=it
Filename: 9305922537_45e3dae735_k.jpg
Nome: Angelo su Torino (piazza Statuto)
Autore: Luca Galli
Licenza: CC BY 2.0
Fonte: https://www.flickr.com/photos/lucagalli/9305922537/
Filename: File:Fontana Angelica Torino.JPG
Autore: Georgius LXXXIX
Licenza: CC BY-SA 3.0
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fontana_Angelica_Torino.JPG#mw-jump-to-license
Filename: File:Torino, piazza Vittorio Veneto (05).jpg
Autore: Gianni Careddu
Licenza: CC BY-SA 4.0
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Torino,_piazza_Vittorio_Veneto_(05).jpg
Filename: File:19TorinoGranMadreDio.JPG
Autore: MarkusMark
Licenza: Dominio Pubblico
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:19TorinoGranMadreDio.JPG
Filename: File:As janus rostrum okretu ciach.jpg
Autore: Ultima Thule
Licenza: Dominio Pubblico
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:As_janus_rostrum_okretu_ciach.jpg
Copyright MinimapFilename: File:Coat of arms of the Kingdom of Sardinia 2.jpg
Autore: Sconosciuto
Licenza: Dominio Pubblico
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coat_of_arms_of_the_Kingdom_of_Sardinia_2.jpg
| Modulo | Libreria | Licenza |
|---|---|---|
| Map manager | Leaflet | Open Source |
| Map tiles | Stamen Design | CC-BY 3.0 |
| Map data | OpenStreetMap | ODbl |
Per ulteriori informazioni riguardo il contenuto presente sulla wiki, visitare la Licensing Master List.




