Scisma

Canonico

Era già giunta la fine della terza vigila quando egli cominciò ad incamminarsi verso gli scavi.
Dopo aver attraversato le vie di Ariminum, tra le luci delle poche taverne ancora aperte a notte inoltrata, giunse alla periferia e, armato di poco più che un lume, si addentrò tra le oscurità che circondavano la città.
Il tragitto, seppure nascosto dalla notte, non gli fu difficile.
Era da anni che lo faceva ogni giorno, dodici per l'esattezza, sapeva dove andare, quali svolte prendere, tutte le scorciatoie che sarebbero state invisibile ad un occhio inesperto.
Quel che non sapeva era il perché di questo incontro.
Il suo compare era stato molto vago a riguardo e la vaghezza non lo rassicurava.
Nonostante ciò, aveva accettato l'invito.
L'ora tarda era stata scelta per rendere l'incontro più segreto possibile, per evitare che gli altri colleghi scalpellini sentissero quello che si sarebbero detti.
Pensieroso per tutto il tragitto, alla fine giunse al luogo designato.
Ed ecco, in lontananza, un lumicino simile al suo, tenuto in mano dal suo compare.
"Marinus, sei arrivato finalmente" disse lui, e gli venne incontro.
"Leo, eccoti qua!" rispose, abbracciandolo una volta raggiunto.
"Bene, dai, pensavo mi avessi fatto uno scherzo. Ora dimmi, quale è il motivo di questo incontro notturno? Cosa mi devi dire?"
Nonostante l'oscurità che gli bloccava la vista, a Marinus sembrò che Leo si fosse intristito dopo la sua ultima.
"…seguimi, preferisco parlare nella sezione inferiore" rispose Leo, con un tono di voce che confermava il sospetto di Marinus.
Annuì e seguì Leo, nella parte dove la pietra veniva estratta nelle ore diurne, una piccola caverna scavata negli anni dove ripararsi per il caldo.
Si sedette in uno dei gradini squadrati solitamente usati per riposarsi durante il lavoro, e lei seguì il suo gesto.
Una volta poggiati i lumi a terra, passarono pochi secondi. Pochi secondi di silenzio che, stranamente, parevano una eternità a Marinus.
Finalmente, Leo aprì bocca.
"Ieri notte mi è giunta una notizia…
La base illirica dell'Ordo è stata distrutta Marinus."
"C-cosa? Come?"
"Una razzia da parte dei Quadi. È stato raso al suolo insieme al villaggio in cui si trovava. Kaeso me lo ha riferito. Mentre tornava con i pochi membri sopravvissuti all'attacco verso Roma, mi ha fatto una visita."
"Signore, che disgrazia. Si sono fermati in città?"
"No, erano di fretta purtroppo. Volevano riferirGli il prima possibile l'accaduto."
Marinus si incupì, coprendosi la fronte e incurvandosi sul suo seggio roccioso.
"E questo conferma il mio sospetto" e Leo si avvicinò al compare "So che hai la Pax Ultima, Marinus. Tirala fuori."
Marinus lentamente si tolse lentamente la catenella che aveva sotto la veste, rivelando che attaccate ad essa c'era una statuina, una figura vagamente umanoide dai bordi smussati, forse per l'incuria, forse l'uso.
Quel piccolo idolo aveva una intera storia dietro, non esattamente tra le più felici.
Raffigurava una divinità del popolo degli Arabi, tuttora sconosciuta all'Ordo stesso, ed era stata ritrovata durante la conquista dell'Arabia Petraea.
Il conflitto non era stato arduo, gli autoctoni quasi non avevano posto resistenza.
È così facile immaginarsi la sorpresa nello scoprire che la Legione Sesta Ferrata non era riuscita a prendere un piccolo villaggio nelle montagne.
La cosa più strana è che a fermarli non erano state le condizioni avverse del terreno o il caldo cocente: le truppe sembravano demoralizzarsi e si rifiutavano di attaccare dopo aver raggiunto le porte della città.
Un comandante normale si sarebbe rassegnato e avrebbe posto la città sotto assedio, per poi prendere gli abitanti per fame.
Ma a comando della Legione in quel momento era Traiano, il grande Imperatore.
Traiano voleva sapere cosa c'era dietro. Un assedio sarebbe stato quasi ingiusto, sarebbe stato barare per risolvere il problema che questo villaggio gli aveva indirettamente posto.
Ogni tipo di attacco si era rivelato inutile, rendendo irrilevante ogni strategia bellica.
Decise allora di mandare un singolo soldato, disarmato e con l'ordine di approcciare il capo del villaggio diplomaticamente.
Incredibilmente, il soldato riuscì ad entrare e ad avere una lunga conversazione col capovillaggio.
Era dunque la violenza che veniva negata dal villaggio.
La soluzione trovata da Traiano fu alquanto geniale: informandosi con gente del posto, scoprì il villaggio ero una sorta di stato assestante dal Regno dei Nabatei, che non era mai stato conquistato da esso.
Scoprì pure che la carica da capovillagio era ereditaria.
Fu allora che si mise in contatto con il fratello del capovillaggio, promettendogli che lo avrebbe reso capo del villaggio se lo avesse aiutato con la conquista.
E così la fine del villaggio venne dall'interno, con una sorta di guerra civile.
Quando il villaggio fu assoggettato al nuovo capovillaggio, le truppe romane, ora alleate, poterono entrare.
Fu allora che il vecchio capovillaggio pregò all'imperatore di poter parlare con lui in disparte.
Gli diede l'idolo: una statuina decisamente antica, quasi consumata per l'uso. Gli disse che "Era sorpreso dal suo piano" e che "Se la era meritata".
"Ti proteggerà da ogni male. Proteggerà te e ciò che consideribil tuo popolo finché la avrai."
La fine del villaggio però fu più che meschina.
Pochi giorni dopo fu razziato da uno dei tanti nomadi del deserto e definitivamente cancellato dalle mappe.
Traiano stesso, al ritorno della sua impresa, chiese alla Legione di non proferire parola riguardo al villaggio, per poi consegnare l'idolo ad un membro dell'Ordo.
Ed è così che era arrivato nelle mani di Marinus.
"Me la aveva data Antius. Quando siamo partiti, due anni fa, me la ha data come portafortuna. Aveva paura che fossimo catturati nel tragitto.
Te lo avrebbe se ti avesse incontrato quindi…"
"No. È sopravvissuto. Me lo ha detto."
"Oh. Grazie a Dio." disse Marinus, rincuorato. "Se pure lui fosse morto…
No, aspetta un secondo. Se lo sapevi, perché eri sorpreso quando te lo ho mostrato?"
"Ecco il punto. Antius mi ha detto che avresti dovuto riportare la Pax ad una base dell'Ordo una volta arrivati alla destinazione.
E quindi ora te la faccio la domanda.
Perché? Perché non lo hai fatto?"
Ancora una volta, la notte era tornata al silenzio.
Ci volle un po' di tempo prima che Marinus tornasse a parlare.
"Io…"
"Tu? Tu cosa?"
"Non vale la pena provare a difendermi ora, tanto so che ti arrabbierai comunque.
Sei a conoscenza del fatto che Ariminum abbia varie comunità cristiane."
"Certo. Non siamo stati gli unici a venire qua. Ma questo cosa centra con la Pax?"
"Fammi finire. Negli ultimi due anni sono parecchio sicuro di averli visti tutti. Pure fatto amicizia con alcuni di loro. Bella gente.
Ma hanno paura, Leo.
Hanno paura di venire scoperti. Hanno paura che Diocleziano aumenti i controlli."
"Va bene, va bene, arriva al dunque."
"Ho deciso di trovargli un nuovo rifugio.
Una comunità nel Monte Titano, qua vicino.
La Pax Ultima dovrebbe tenerli al sicuro per il tempo necessario.
Una volta organizzato il tutto ti-"
La rivelazione fu accolta con un fragoroso schiaffo in faccia da parte di Leo.
"Ma sei scemo?! Ti rendi conto che se lo aves-"
"Andiamo, Antius sapeva che non sarebbe mai tornata in Illiria dopo avermela data.
Se la avessi restituita la avrebbero gettata in qualche posto alla base di Roma, oppure la avrebbero data a Lui."
"Non importa, è comunque…AAAAH"
E Leo si posò di nuovo sui gradini.
"Il punto è" riprese Leo subito dopo "perché non me lo hai detto?"
"È ovvio Leo, avresti cercato di fermarmi."
"Certo che avrei provato! Che razza di idea è?"
"È folle, sì, ma funzionerà. E anche se non funzionasse, non farei nulla di male proteggendoli."
"Sì invece! Quando siamo fuggiti abbiamo accettato il rischio di essere uccisi. Anche loro lo hanno fatto. Che senso ha rinunciare ad ogni cosa per la nostra fede se poi veniamo difesi da qualcos'altro, da un'altra divinità che neanche conosciamo?
Non sarebbe più corretto il martirio a questo punto?"
"Ma non possiamo essere tutti martiri!
Nulla ci dice che dopo Diocleziano non possa arrivare un Imperatore peggiore o, peggio ancora, pazzo.
Non possiamo sapere per quanto andranno avanti le persecuzioni."
"Cristo è morto per noi. Se non abbiamo altra scelta, dovremmo ricambiare il favore."
"Cristo è risorto Leo. Cristo era figlio di Dio. Se noi moriamo non torniamo indietro. "
Leo rimase interdetto dall'ultima frase.
Fu infatti Marinus a riprendere in mano la conversazione.
"Lascia che ti facci una domanda Leo.
Se ogni cristiano diventa martire, chi rimane?
Se finiamo tutti nel Regno dei Cieli, che fine farà il cristianesimo?"
"Rimarrà sempre qualcuno."
"Ah sì? Penso che un futuro Imperatore dirà <Basta, adesso fermiamo le persecuzioni?> quando siamo rimasti in dieci?
Non essere ridicolo. L'impero è in grado di cancellare popoli. L'impero è in grado di conquistare l'inconquistabile." e Marinus rinforzó il concetto agitando la collana che teneva l'idolo.
"Se trovo a mia disposizione la possibilità di salvare altre persone, perché non devo coglierla?"
"Perché è sbagliato! È estremamente sbagliato. Stai usando un oggetto dell'Ordo, pagano, per salvare dei cristiani.
Cosa ne penserebbero loro?
Cosa ne penserebbe il Signore?
Cosa ne penserebbe Lui?"1
"Non portarLo in questa discussione. Sono sicuro che approverebbe.
Inoltre devo farlo.
Ho visto gente da tutto l'impero arrivare qua. Africani, Galli, addirittura degli Armeni.
Non siamo gli unici ad essere fuggiti Leo.
Ci sono migliaia, forse anche centinaia di migliaia di persone ridotte così.
Non tenerle al sicuro, per quanto io possa far poco, non è più sbagliato?"
"…Sai anche te che quell'aggeggio non è infallibile. Non hai la certezza di farcela."
"Basta che io rimanga nascosto. Prima o poi l'Urbe farà un passo falso. Lo vediamo già adesso con le invasioni dai barbari.
Roma è diventata un gigante dai piedi di argilla.
Possiamo provare a prendere tempo."
"E anche se fosse? Se Roma crollasse, pensi che i suoi successori saranno più clementi?
Cosa hai intenzione di fare?
Convincerli a stare su un dannatissimo monte per sempre?"
"Sì. Saranno al sicuro. Saranno come una grande famiglia, una comunità. Non ci saranno re, lascerò loro decidere la loro guida, libera da Roma.
Alla fine non era questo anche il nostro obbiettivo, quando scappati, essere liberi seppur nascosti?"
"N-non importano le nostre questioni. È solo che… immagino che loro non sappiano della Pax."
"…No. Avrebbero avuto la tua stessa reazione."
"Non è un po' ingiusto allora? Li stai essenzialmente ingannando. Non è detto neanche che quella cosa continui a funzionare."
"Lo so che è ingiusto, ma è per il loro bene. A volte vale la pena mentire. Pure se mi dovessi portare il segreto nella tomba…"
Marinus guardò la statuina, ormai vecchia di chissà quanti anni e consumata.
"E anche se andasse distrutta o smettesse di funzionare, gli procurerà tempo. Riusciranno a cavarsela. Ne sono sicuro."
Di nuovo, tornò il silenzio, che aveva accompagnato la conversazione dal suo inizio.
"Sarò sincero" sbottò Leo, ormai avvilito "Sapevo che non sarei riuscito a farti cambiare idea. Sei troppo testardo."
Allora passò del tempo. Pochi secondi, dei minuti?
Sembrava che fossero passare ore, prima che Leo tornasse a parlare.
"Ma non voglio averci nulla a che fare. Ho già detto cosa ne penso. È sbagliato, anche se per una causa importante.
Per ciò… immagino che questo sia un addio."
"Leo ma-"
"Niente Leo ma" e Leo lo interruppe
"Hai preso la tua scelta. Fa quel che pensi sia giusto.
Io penso che… andrò via.
Comincerò a fare bagagli stasera probabilmente."
"…" riprese Marinus "Dove andrai?"
"Non sono ancora sicuro. Probabilmente una Villa vicina, ma potrei pure finire anche in una provincia lontana. Ti chiedo solo, come ultimo favore, di non cercarmi."
La risposta che Leo trovò fu il silenzio più totale, un silenzio che prese come il saluto finale del suo caro amico.
Sfortunatamente, mentre ormai si incamminava verso l'abitazione che lo aveva ospitato per questi pochi anni, l'emozione prese il sopravvento, forse per l'ultima volta, su Leo.
"Marinus." e Leo si girò verso di lui "È stato un piacere. Un enorme piacere.
Buona fortuna. "
Marinus rispose alzando la mano destra, gesto che i membri dell'Ordo usavano per augurare fortuna ai membri che partivano in missione.
Dopo che il compagno gli ebbe ricambiato il gesto, Marinus tornò ad Ariminum, deciso a rendere eterno il suo obbiettivo.

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