Primo Giorno alla Sottosezione di Antimemetica
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La Fondazione SCP, l’organizzazione segreta che si occupa di occultare eventi ed elementi paranormali agli occhi della società. Può sembrare molto accattivante, le aspettative di chiunque salgono alle stelle quando si approccia per la prima volta a quest’idea, ma la verità è che anche la Fondazione è soggetta ai problemi di qualunque altra organizzazione, tra scartoffie, problemi di comunicazione e, ovviamente, scarsità di personale.
Sono questi i pensieri che in questo momento attraversano la mente di Nicola Rossi.

Si trova nel suo ufficio, arredato con trattati di psicologia, ricerche avanzate e classificate sulla neonata scienza della memetica e una foto di Paolo Villaggio sotto il vetro che ricopre la sua scrivania.
Davanti a lui ci sono tre reclute: tutte quelle che sono riusciti a recuperare tra i nuovi iscritti alla Sezione di Ricerca Memetica. Sia chiaro, tutte menti geniali, ma non può non mostrare un po' di delusione davanti a un semestre così magro; avrebbe sperato almeno in qualche esperto della Memetica, invece sono tutti novellini.

"Ormai ci siamo tutti, o quasi, ma credo che possiamo iniziare lo stesso. Benvenuti, nuove reclute. Lo saprete già, ma io sono il Direttore di questo Sito; all’orientamento vi avranno sicuramente riempito di nozioni sulla memetica, oggi, invece, siamo qui per esplorare una sua specifica branca: l’antimemetica."

Naturalmente, tutti e tre sapevano a cosa stavano andando incontro (circa) quando hanno accettato di partecipare a questo orientamento e a giudicare dalle loro espressioni, che altro non dicono che "Hai tutta la nostra attenzione", potrebbero uccidere pur di conoscere i più profondi segreti della mente umana; in effetti Rossi non sa se sia un’ottima o una pessima qualità per lavorare alla Fondazione. Tuttavia, sa che è gente affidabile, o che quantomeno potrà servire la SCP come ottimi ricercatori.

Il Direttore non è molto alto, ma compensa con la robustezza. Sembra quasi fuori luogo, in mezzo ai numerosi ricercatori smilzi e assonnati che animano il Sito. Non sembra neanche avere un'espressione molto vispa, anche se per via del suo interminabile (quasi comico) gesticolare non è facile notarlo. Gli apprendisti sono sconcertati: a una prima occhiata non ispira una gran fiducia, la reazione più istintiva sarebbe quella di allontanarsi, ma nessuno alla Sezione l’ha mai descritto come una persona bigotta o ottusa, anzi. Toccherà loro provare con mano la veridicità di tali affermazioni e, nel caso, avere una ragione in più per pentirsi di aver scelto il Sito Minerva come loro luogo di lavoro.

"Partiamo dalle basi: un meme è un’informazione capace di trasmettersi di mente in mente. Una lettera è un meme, una parola è un meme, un concetto è un meme: quando voi leggete la parola 'meme', la associate immediatamente al suo suono e al suo significato.
Potremmo parlare a lungo delle varie sfumature di memi anomali, ma non è ciò che ci interessa, e poi immagino che sarete stanchi di sentirne parlare.

"Un antimeme, invece, è un’informazione la cui diffusione è difficile o ostacolata da fattori esterni, come una password segreta o un dato confidenziale… All'inizio è un po' complicato definire la differenza tra meme e antimeme, non è una cosa di immediata comprensione, ma ci farete il callo. Paradossalmente, possiamo dire che il concetto di 'antimeme' sia un antimeme a sua volta.
Fate così: immaginate che ogni idea sia una porta e che per accedervi sia necessaria una chiave. Più gente ha la chiave per un’idea - come il concetto di 'mano' - più è alto il potenziale memetico di quell’idea, mentre più la gente condivide quella chiave, più l’idea è virale.

"Al contrario, un’idea la cui chiave è nascosta - come la cultura di una civiltà antica - o non viene condivisa - come una password - è meno incline alla diffusione e possiamo considerarla un antimeme.
Non illudetevi, non abbiamo un algoritmo per decidere cosa va alla Ricerca Memetica e cosa a quella di Antimemetica; certo, non decidiamo lanciando una monetina, ma in genere analizziamo il caso specifico e andiamo un po’ 'a sentimento'. Domande?"

Risponde Matteo, psichiatra: "Non sono certo di cosa intenda con la storia della civiltà antica: vuol dire che l’informazione non può diffondersi perché non c’è nessuno che la conosce?"

"Esatto: questa è la forma più comune di antimeme, considerando che la quasi totalità della storia umana non è stata registrata in alcun modo. Rientrano in questa categoria l’origine storica di Roma, o quella del popolo greco, ma anche i guadagni di un popolano del XVI secolo o un sonnellino di vent’anni fa: semplicemente, non sono stati registrati e nessuno se ne ricorda."

A questo punto prende la parola Marta, psicologa: "Questo significa che l’informazione non esiste più?"

"Domanda molto interessante, diciamo che è sì e no: mentre un’idea che nessuno conosce si può considerare morta, insomma, sparita dalla Noosfera1, rimane sempre la possibilità che essa venga riscoperta. Diciamo che esiste in potenza, come tutte le informazioni che bisogna ancora scoprire."

Infine arriva la domanda più attesa, da Giovanni, antropologo: "Che rischi si corrono ad avere a che fare con gli antimemi?"

Per un breve secondo, la stanza cade nel gelo più totale: gli apprendisti, ancora una volta, pendono dalle labbra del Direttore e questi è ben conscio di star per trattare il tema più delicato dell’incontro. Si era preparato a parlarne, ma come spesso succede in queste occasioni non ricorda mezza parola. Per un attimo va nel panico, ma si ricompone subito: il ruolo di Direttore non gli è stato certo assegnato per estrazione e non intende dare l’idea di essere una persona impreparata, non davanti a dei novellini. Fa un profondo respiro e riprende a spiegare e gesticolare come suo solito.

"I rischi di lavorare con gli antimemi, non credo ci sia bisogno di dirlo, sono alti: giocare con la mente umana è sempre pericoloso e, purtroppo, ne abbiamo avuti di casi finiti male.
Ci sono vari tipi di antimeme anomali, alcuni sono semplici elementi con delle misure di sicurezza a proteggerli, insomma: non basta infilare la chiave, ma bisogna fare qualche giro strano. A volte queste misure di sicurezza sono molto pericolose; per esempio, potrebbero cancellare intere sezioni della vostra memoria per preservare la loro condizione di 'non virale'.

"In altri casi abbiamo a che fare con quelli che chiamiamo 'predatori antimemetici': entità che si nutrono di certe informazioni. Il Quinto Sovrintendente vi ha mostrato Nero, vero? Ecco, lui è un predatore antimemetico - non pericoloso - che si nutre del concetto della sua non esistenza. Quelli che potremmo considerare pericolosi, invece, si nutrono di informazioni più importanti. Nelle ipotesi peggiori, potrebbero divorare il concetto di qualcosa dalla mente di un vasto gruppo di persone. O addirittura il ricordo di una persona. Il loro contenimento è sempre ostico… Torneremo subito su questo punto.

"L’ultimo dei rischi, il più concreto, è quello che qualcosa vada storto nella vostra terapia farmacologica: avendo a che fare con antimeme tutti i giorni è necessario che assumiate gli mnestici di Classe W in maniera costante, mentre a volte potrebbe essere necessario assumere dei Classe X e Y. Come dicevo prima, giocare con la mente umana è molto pericoloso, assumere dosi sbagliate potrebbe risultare fatale. A questo proposito, abbiamo i migliori esperti proprio al servizio di questa Sottosezione: loro sapranno darvi tutte le specifiche e vi conviene impararle a memoria, anche se è un po’ ironico, dato il motivo per cui li assumete. Aggiungete a ciò il fatto che una mancata assunzione prolungata di Classe W potrebbe comportare la perdita dei ricordi legati ad antimeme passati, magari molti e tutti insieme, ed ecco che rischiate di dimenticare anche pezzi della vostra vita."

Il Direttore si distende sulla sedia, poi si prende il setto nasale con la mano e chiude il suo discorso: "Il lavoro di questa Sottosezione è essenziale, tuttavia particolarmente rischioso. Dal momento in cui inizierete a lavorare qui diventerete parecchio vulnerabili. La Fondazione è particolarmente riconoscente a tutti i ricercatori di questo posto e vi ripone profonda fiducia. Lo so: è una magra consolazione, ma è tutto ciò che abbiamo da offrire. Per questo compito prendiamo solo le persone che riteniamo più capaci e più determinate: non c’è modo di tornare indietro da questa scelta, per questo vi sto parlando in maniera schietta."

Per il successivo mezzo minuto, nessuno proferisce parola. Nicola si è di nuovo perso nei suoi pensieri: teme di aver tirato troppo la corda, teme di averli spaventati, spinti a lasciar perdere. Come biasimarli? La Sottosezione di Ricerca Antimemetica corre rischi atroci, lui stesso ci si è sottoposto e ne sta vivendo le conseguenze, sa quanto sia psicologicamente pressante l’idea di dimenticare la propria identità, o i propri obiettivi, e che ciò possa estendersi su larga scala.
Gli apprendisti si guardano, si scambiano sguardi incerti: in pochi mesi hanno scoperto che la scienza in cui hanno sempre creduto con fermezza è fallace, che esistono entità e fenomeni inspiegabili e il compito di spiegarli è stato affidato a loro; ora sono stati messi di fronte alla scelta di dedicare o meno la loro vita, se non la loro identità, a quelle ricerche. Il silenzio è assordante, i loro pensieri si susseguono disorganizzati, incoerenti.

Forse nel tentativo di ritornare alla precedente condizione di ordine, Marta chiede timidamente: "Direttore, scusi, prima aveva accennato al contenimento delle anomalie antimemetiche… diceva che ce ne avrebbe parlato."

Rossi si ricompone, prende un altro respiro e cerca di nascondere la sua insicurezza con il tono di voce sonoro che lo contraddistingue: "Giusto, hai ragione! Allora, per prima cosa, noi dell’Antimemetica ci occupiamo di prevenzione, più che di contenimento: abbiamo imparato a prevederli dopo le prime ricerche fallimentari, che hanno portato i nostri gruppi di studio a lavorare per mesi o anche anni su anomalie più che semplici, almeno per le nostre attuali conoscenze. Per evitare situazioni simili abbiamo-"

Si sente bussare alla porta, due volte; "Digio, potrebbe aprire la porta?"
Giovanni si alza e fa entrare il nuovo ospite: oltre la soglia c’è una donna bassa e un poco in carne, dai capelli castani e lo sguardo torvo, ora gli apprendisti non hanno dubbi: a confronto Rossi è davvero rassicurante. "Buongiorno, Direttore." Dice con una voce bassa e vagamente rauca.
"Giusto in tempo!" esclama Rossi, tonante e con una rinnovata sicurezza, "Stavo proprio per illustrare ai nostri apprendisti i problemi del contenimento. Lei", dice girandosi, "è la dottoressa Giovanna Arconti e sarà il vostro supervisore nel periodo di apprendistato."

La donna entra e si posiziona accanto a Matteo, che da seduto è poco più alto di lei, solo ora notano che ha portato con sé un sacchetto.
"Dicevamo!" Ormai il Direttore si è sciolto: è palese da come ha iniziato a passeggiare per la stanza. "All’Antimemetica, per non rischiare di perdere tempi infiniti a studiare anomalie che non sappiamo neanche di star studiando, abbiamo dei sistemi che noi definiamo 'di prevenzione', utili a prevenire, appunto, attacchi di anomalie antimemetiche. Abbiamo tutto quello che può servire: procedure studiate e dall’efficacia comprovata nel corso di anni e anni di ricerche. La Dottoressa ha portato dei manuali che contengono tutte le informazioni di cui avete bisogno: dovrete portarli sempre con voi e impararne il contenuto a memoria, c’è anche una versione digitale in continuo aggiornamento."

Arconti tira fuori dalla borsa tre libri dalla copertina rossa, che presenta in lettere cubitali la scritta "PROCEDURE DI EMERGENZA" seguita da nome e cognome del destinatario. Viste le esigue dimensioni, probabilmente sono pensati per essere portati ovunque: sfogliando le pagine si possono notare descrizioni e funzioni degli mnestici, dei brevi paragrafi che descrivono la Fondazione e la Sottosezione di Antimemetica e pagine e pagine di protocolli per ogni eventualità, da semplici vuoti di memoria a perdita collettiva dell’identità.

"Inoltre, questi dovranno diventare parte del vostro corpo." Dice la Dottoressa porgendo loro tre orologi digitali. "Sono smartwatch, waterproof e tutto: praticamente indistruttibili, prodotti al Vulcano. Vi ricorderanno di assumere gli mnestici e di compilare i rapporti lavorativi. Vi verranno inviati via mail la mattina e il pomeriggio, conterranno dei moduli da compilare con l'oggetto del vostro lavoro del giorno e il contenuto dei moduli delle giornate precedenti, così potrete eventualmente ricordare di anomalie che avevate scordato di star studiando. Per il resto, potete farci quel che volete: è un bel giocattolino.

"Questi vi saranno molto utili, certo, ma vorrei che vi concentraste sulla parte più importante: il Protocollo Vertigo. Si tratta del protocollo più basilare e importante, lo trovate descritto a pagina 12 e serve a verificare che le vostre conoscenze siano intatte; nella sua forma più semplice basta parlare di se stessi descrivendo chi si è, dove si è, quando si è, come si è finiti nella situazione attuale e perché. Abituatevi a farlo ogni volta che avete un dubbio e in pochi mesi non vi accorgerete neanche di starlo facendo; se non riuscite a rispondere a una di queste domande, probabilmente qualcosa è andato storto.
Per varianti più complicate è necessario avere accesso a delle informazioni più personali e specifiche, per questo troverete nella vostra casella di posta un modulo da compilare, che sarà di volta in volta messo a disposizione dei vostri colleghi nei gruppi di ricerca. Tutto chiaro?"

Gli apprendisti annuiscono.
"Se non ci sono altre domande, farei che congedarvi, con permesso del Direttore: fra poche ore daremo inizio a una prova di ricerca; nel frattempo potete rilassarvi e dare un’occhiata ai manuali."

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