Note parziali dal gruppo di spedizione e ricerca, 1804-1806
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AVVISO DALL'AMMINISTRAZIONE PER LA SICUREZZA DELLE INFORMAZIONI E REGISTRAZIONI DELLA FONDAZIONE

I seguenti estratti dal Diario di Meriwether Lewis sono stati ritrovati durante una perlustrazione della Fondazione nei territori della Louisiana Francese acquistata dagli Stati Uniti avvenuta in data 21/06/1808. Prima di venire rilasciati alla ASIR gli estratti sono stati traslitterati in un linguaggio più moderno e comprensibile. I seguenti estratti documentano attività anomala manifestatasi per tutta la durata della spedizione (1804-1806), attività che si ritiene sia la più antica testimonianza dell'esistenza della Mano del Serpente. Gli estratti sono ad oggi archiviati presso il database nozionistico dell'Amministrazione per la Sicurezza delle Informazioni e Registrazioni (ASIR), con l'unica eccezione della mappa menzionata più volte degli estratti, la quale è irreperibile. Si prega di non rimuovere né alterare i seguenti documenti senza la mia espressa autorizzazione. Si ringrazia anticipatamente per la collaborazione.
— Maria Jones, Direttrice, ASIR

Giugno 03, 1804:

Il mio nome è Meriwether Lewis. Thomas Jefferson mi ha avvicinato per discutere i dettagli di una spedizione da lui pianificata. Mi ha parlato di un lembo di terra acquistato di recente che confida io, grazie alle mie abilità, sia in grado di esplorare. Mi ha suggerito di esplorare l'intero territorio della Louisiana recentemente acquisita e i commerciare con qualsiasi popolo indigeno vi abiti. Mi ha anche detto che stabilire rapporti con gli Indiani è opzionale ma caldamente consigliato. Dopo aver acconsentito a portare avanti il suo piano, ho lasciato la residenza ufficiale e ho incontrato un intrigante gentiluomo chiamato William Clark, un caucasico alto dell'età di appena trent'anni. Non appena mi ha informato del suo desiderio di divenire disegnatore tecnico, l'ho ingaggiato. Ho poi dovuto chiedere a Mr. Jefferson se fosse accettabile portare con me impiegato per questa spedizione.

Giugno 05:

Mr. Jefferson ha dato il suo benestare, come pensavo. Sperava che Clark e io potessimo avere successo dove le sue squadre di esplorazione avevano fallito. Clark ed io ci siamo diretti verso il mercato per acquistare delle provviste. Abbiamo comperato alcune staia di mele, una libbra - metti o togli - di carne e due galloni d'acqua. Ci siamo detti che queste quantità ci potranno bastare per la gran parte del viaggio. Dal momento che dovremo muoverci su canoe discendendo la corrente abbiamo riempito quanto spazio ci rimaneva con attrezzatura per accamparci, ossia ad esempio una tenda di tela, uno zaino da escursione e un set di attrezzi da fuoco. Abbiamo anche incluso alcuni prodotti pratici, del legno e vari tessuti quali cotone e seta, da commerciare con gli abitanti indigeni in cui potremo imbatterci.

Giugno 13:

Durante i primi periodi della nostra spedizione la foresta ha preso vita dai suoni della natura. Sopra le nostre teste hanno volato degli uccelli, e i loro cinguettii mi hanno preso un poco alla sprovvista. Sulle rive del fiume si poteva vedere occasionalmente un cervo avvicinarsi all'acqua pura, quella stessa acqua che scorreva sotto le nostre canoe, per abbeverarsi. I pesci, credo fossero salmoni, risalivano la corrente; un paio di essi ci ha schiaffeggiato il volto mentre andavano per la propria strada. In una giornata ritengo che abbiamo ributtato indietro una quindicina di salmoni saltati fuori dal fiume. Gli scenari sono andati mescolandosi intanto che pagaiavamo verso la valle in basso. Speriamo di incontrare degli insediamenti Indiani lungo la strada per il Pacifico. Le provviste scarseggiano, temo di aver sottovalutato i nostri bisogni per la spedizione.

Luglio 20:

Segni di civiltà! È apparso un forte, tappezzato di pelli di animali. Le mura del forte erano fatte di legno massiccio di quercia e coperte di tele come protezione dalla furia degli elementi. Della presenza del forte ci avevano avvertiti alcuni volontari dell'Esercito degli Stati Uniti che ci stanno accompagnando durante il nostro viaggio. Mentre Clark già usufruiva del portage sulla vicina riva, i volontari hanno aspettato nelle loro barche; ci siamo avventurati all'interno del forte. L'interno ospitava un certo numero di wigwam allestiti attorno a un gran falò. Dietro questo falò era posizionato un totem con sopra scolpita una testa di cobra sulla quale a sua volta era inciso un simbolo. Il simbolo era divisibile in due: la prima delle due era un albero che sparge le sue foglie mentre la seconda, serpeggiante a partire dal tronco dell'albero, era un corpo sottile terminante in una testa di serpente. Noi ce ne stavamo assorti nelle nostre riflessioni, e intanto alcuni tra gli indigeni del forte, che sostenevano di essere Indiani, sono emersi dai loro wigwam. Erano di pelle scura, portavano vesti di pelle di bufalo e pantaloni di cotone intessuto, e copricapi di piume e cuoio non conciato.

I primi momenti di qualsiasi primo contatto tendono ad essere imbarazzanti o scomodi. Non parevano particolarmente contenti di avere visitatori imprevisti nel proprio forte. Clark ha parlato un poco delle nostre intenzioni di commerciare e ha parso alleggerire l'aria, diciamo così. Abbiamo commerciato con lui alcune delle merci che avevamo con noi in cambio di cibo ed altri viveri per continuare il nostro viaggio. Uno degli Indiani è stato particolarmente benevolente nei nostri confronti durante la nostra permanenza presso il forte. Ha annunciato di essere il capo della tribù del Serpente. In quanto capo aveva la schiena coperta da un mantello di piume d'uccello e portava in mano una verga di legno sulla cui punta sedeva un pezzo d'osso intagliato di forma circolare, al cui corpo erano fissate piume e dal cui fondo protrudevano spine.

Ci ha chiesto dove siamo diretti e, quando si è sentito rispondere l'Oceano Pacifico, ci ha detto di possedere una mappa che potrà esserci d'aiuto. Clark ed io gli abbiamo chiesto cosa voglia in cambio della mappa e lui ci ha risposta di essere intenzionato a darcela solo per mezzo di un baratto. Abbiamo avanzato molte offerte e siamo giunti a un accordo con la promessa di intavolare discorsi con Thomas Jefferson sui trattati con i nativi. Questo a quanto pare ha soddisfatto il Capo perché si è alzato, si è avvicinato ad un wigwam e ne ha aperto le porte per poi invitarci ad entrare. Non appena ne abbiamo varcato la soglia ci siamo ritrovati in un luogo totalmente diverso. Un luogo che non abbiamo mai neanche immaginato esistesse.

Data non segnata:

Varcata la soglia era come fossimo entrati in uno di quei libri di fantasia. Scaffali pieni di libri tutt'intorno a noi, alti fin dove l'occhio riesce ad arrivare. Il Capo si è guardato intorno, si è sfilato di dosso quanto avevamo scambiato per vesti e lo ha adagiato su di un cavalletto di fianco alla porta d'entrata. "Viaggiatori. Vi prometto aiuto con vostra esplorazione e ora vedrete promessa scritta. Questa è Biblioteca." Tutto ciò che Clark ed io potevamo fare era starcene fermi e fissare l'interno dell'edificio con meraviglia. Un elegante tappeto rosso tappezzava il pavimento e un altro tappeto, alto nove metri, camminava per la biblioteca e proprio in quel momento ci passava accanto. "Ehi Shag." L'uomo che ci aveva condotti in quel luogo ha salutato amichevolmente il tappeto, che a sua volta ha ondeggiato verso di noi una frangia libera e si è seduto per leggere uno dei tre libri che aveva con sé.

"Oh. Chiedo scusa per mia scortesia. Lasciate che mi presenti prima di continuare. Io Alvarro, e io membro di Mano del Serpente." Clark ed io ci siamo scambiati un'occhiata, incerti su cosa dire. Dopo qualche momento di silenzio ci siamo a nostra volta presentati. Alvarro ci ha stretto le mani a turno—è parso decisamente civile.

"E ora per nostro obiettivo. Prima di tutto, tre regole in Biblioteca. Da seguire sempre. Uno, non si danneggiano libri. Molto serio in Biblioteca, libri unici al mondo. Due, se vuoi libro devi restituire per tempo. Qui non esiste multa di ritardo. Tre, non si va in Archivi. Brutta idea." Clark mi ha lanciato uno sguardo perplessa e allora io ho gli ho chiesto "Ci ha detto di non farlo o che potremmo farlo, volendo?" e Clark mi ha risposto con "Non saprei, Lewis. Forse intendeva dirci che sarebbe una brutta idea non farlo." Alvarro ci ha condotti più in profondità nella Biblioteca dopo aver tenuta la sua breve lezione e noi, per quanto ancora avessimo domande da porre ad Alvarro, per paura di non essere capiti non gli abbiamo chiesto nulla e l'abbiamo seguito.

Data sconosciuta:

Il salone principale lungo il quale siamo scesi pareva infinito. La parete di fondo sembrava essere a poca distanza, eppure non ci avvicinavamo minimamente per quanto camminassimo verso di essa. Ci siamo immessi in un corridoio laterale, costellato sulla destra di finestre incasellate nel muro. "C'è ancora tanto tempo prima di Biblioteca. Lasciate che vi mostri un po'. A destra è dove succede magia. Di qua, invece, potete vedere…"

Clark ed io abbiamo trascurato il discorso di Alvarro per sbirciare dalle finestre. Oltre esse si vedevano alcuni individui creare il fuoco dal nulla. Altri forgiavano oggetti da materiali mai visti, senza l'ausilio di attrezzi. Un altro praticava tagli sul proprio corpo, e dalle ferite sprizzavano fiamme. Prima che potessimo vedere cosa sarebbe successo in seguito Alvarro ha alzato la voce. "Avete sentito Alvarro?!"

Clark ed io ci siamo ripresi dal nostro stupore e siamo tornati a guardare Alvarro. "Bene, dove ero? Qua vedete entrata dell'archivio in Biblioteca. È più veloce passare qui. Vado primo, gli spiriti di Archivi non lasceranno nessuno non entrare." Alvarro ha attraversato le porte e se le è chiuse alle spalle. Passato qualche tempo è tornato e ci ha invitati ad entrare, al che l'abbiamo seguito. Oltre la porta abbiamo notato che, sopra di noi, se ne stava un'enorme bestia.

Ha tre teste, di cui una di capra, una di leone e una di drago al termine della sua coda. Alvarro ha carezzato una zampa della bestia, al che una delle sue teste si è abbassata a guardarci—quella di leone, se ricordo bene. Ci ha annusati uno per uno, poi ha fissato Alvarro e ha annuito in segno di approvazione. "Spirito approva. Attraversiamo solo questa parte di Archivi." Ho chiesto ad Alvarro il perché della scelta, e lui ha risposto che le chimere, perché è questo che sono, sono molte e per avere da tutte loro il permesso di transito ci sarebbero voluti anni. Clark ed io abbiamo annuito, anche perché non capivamo cosa stesse succedendo.

Data sconosciuta:

Alvarro ha svoltato e ci ha condotti lungo un corridoio all'interno degli Archivi, affollato di mensole e mensole piene di mappe cartografiche. Molto presto Alvarro è emerso dagli archivi in una diversa ala della Biblioteca. "Biblioteca al fondo di ala." ha detto, e ha cominciato a scendere lungo quest'altro corridoio. Il pavimento ha cominciato a muoversi sotto i nostri piedi. Alvarro ci ha fatto cenno di fermarci, poi di trattenere il fiato. Non sapevamo cosa intendesse, poi un odore estremamente acre ha invaso le nostre narici.

Clark ed io ci siamo subito tappati il naso e abbiamo trattenuto il respiro. Un golem alto nove metri con anelli di metallo ai polsi e alle caviglie ci ha sorpassati a passo di marcia, seguito da montagnole di carne in putrefazione adoranti. Un paio d'occhi ci hanno squadrati dall'alto in basso. Clark ed io ci siamo chiesti se saremmo morti soffocati, ma il golem si è spostato ed è sparito attraverso la porta da cui eravamo venuti. Alvarro è entrato dopo un attimo di attesa nella sezione principale della Biblioteca, riempita da muro a muro di scaffali che raggiungevano quello che pareva essere un atrio.

Alvarro ha oltrepassato la reception, che era presieduta da un figuro avvolto in una cappa nera che teneva in mano una lanterna sorretta da una catena. Dopo aver conversato brevemente con il figuro Alvarro ci ha chiamati e ci ha fornito un paio di tessere da biblioteca. "Una a testa. Per libri. Firmate con attenzione." Clark ed io abbiamo firmato con i nostri nomi, e dopo la nostra firma altre due carte firmate allo stesso modo sono comparse sul bancone della reception. Il bibliotecario, perché di un bibliotecario si trattava, ci ha passato sopra la lanterna e le ha sospinte in un foro apposito nel bancone. Alvarro ci ha quindi ordinato di aspettarlo nella stanza. Clark ed io, non sapendo cosa fare, ci siamo limitati a gironzolare per la stanza.

Qualcosa di abbastanza simile, ma non troppo, ad un ragno è passato sgambettando dietro di noi facendomi trasalire. Clark si è voltato per capire quale fosse il problema; notato anche lui il ragno è andato nel panico e ha urtato uno scaffale dopo essere inciampato nei suoi stessi piedi. Lo scaffale non ha retto ed è crollato, riversando su me e Clark tutti i libri che ospitava. Mentre noi, sommersi tra i libri, restavamo immobili, parecchi altri esseri-ragno sono accorsi sul posto e hanno cominciato a riordinare i libri.

Alvarro ci ha aiutati ad uscire dalla pila di libri e ci ha presi in disparte. "Perché fate questo? Ho niente danni su nessun libro!" Gli ho spiegato che Clark ed io abbiamo visto una creatura arrampicarsi sullo scaffale e che ciò ci ha mandati in panico. Per apostrofare la spiegazione ho indicato il disordine risultante. Alvarro ha alzato gli occhi: gli assistenti parevano scocciati, ma erano più presi dal proprio lavoro che da altro. Alvarro ha sospirato e si è pizzicato il ponte del naso. "Non si può fidare di sconosciuti per libri. Fermi qui, vado a prendere mappa. Ricordate, non andare in archivio. Brutta idea." ha detto Alvarro con fare serio mentre si allontanava.

Data sconosciuta:

Clark ed io abbiamo aspettato per quelli che sembrano giorni. Non c'era traccia di Alvarro da nessuna parte e stavamo cominciando ad annoiarci. Abbiamo deciso di esplorare per conto nostro. Nel corridoio una gigantesca bestia metà toro e metà piovra ci è passata davanti, fissandoci con i suoi molti occhi per quella che ci è parsa un'eternità. Con uno sbuffo pesante la bestia è arrancata oltre, sparendo due porte più in giù. Clark ed io abbiamo esalato per il sollievo—Clark ha chiesto che diamine fosse quella cosa, ed io non ho potuto che stringermi nelle spalle.

Scendendo lungo il corridoio abbiamo attraversato la prima porta dopo quella da cui eravamo usciti. Ci siamo ritrovati in una sezione degli archivi, straripante di scaffali su scaffali di quelle che sembravano mappe cartografiche. Mentre le guardavamo qualcosa ha picchiettato sulla mia spalla. Ho chiesto a Clark cosa gli servisse, ma in risposta mi ha detto di non avermi toccato la spalla. Prima che potessi ribattere un ringhio si è levato alle mie spalle. Volgendomi ho visto una cane a tre teste con tre lunghe code da scorpione tese come frustini pronti a colpire.

Una delle code si è slanciata all'indietro, appunto come come pronta ad colpirci. Clark ed io abbiamo tentato di fuggire mentre quello si preparava a colpire. Il fragoroso schianto della coda contro gli scaffali aveva certamente destato attenzione… Subito dopo essere riemersi nel corridoio principale abbiamo notato Alvarro entrare dalla porta principale della Biblioteca con uno spintone. Ci ha fissati ed è avanzato proprio verso di noi. "Avete lasciato la stanza? Dove andati e cosa fatto?!" Ci ha chiesto senza mezzi termini.

Prima che potessimo spiegare, i suoni del legno spezzato hanno cominciato a giungere dalle vicinanze seguiti da un ruggito inquieto. "Voi non ascoltate Alvarro? Perché fate questo?!" ha detto con rabbia. "Prendete mappa, porta da quella parte! Viaggiatori solamente guai!" Alvarro ci ha spinto addosso la mappa un attimo prima che il Cerbero eruttasse dalla porta e si rivolgesse contro di noi. Clark ed io siamo scattati verso la porta mentre Alvarro calmava la bestia.

Agosto 22:

Mentre ce ne andavamo ho dato un'occhiata dietro una mia spalla e ho visto Alvarro tornare verso la zona principale della Biblioteca. Ho sentito delle cantilene provenire dalla stanza proprio mentre spuntavamo dalla porta nuovamente nel forte. Ho detto a Clark che non dovremmo mai rivelare a nessuno ciò che abbiamo visto, e l'ho trovato d'accordo con me. Lasciato il forte tutto ha cominciato a diventare… Strano. Non ricordo bene cosa sia successo dopo, la mia memoria si fa nebulosa. Clark ed io a questo punto non eravamo più in controllo dei nostri corpi.

Ho cominciato a camminare all'indietro, come in un sogno. Neanche pensavo che quanto stava succedendo fosse sbagliato, quasi fossi troppo insonnolito per capirlo. Siamo entrati all'indietro nella porta e siamo tornati nella Biblioteca. Alvarro si è allontanato dalla bestia, ha ripreso la mappa che ci aveva dato, Alvarro ci ha rispiegato tutto, poi ha camminato all'indietro verso la zona centrale della Biblioteca. Il Cerbero è rientrato negli Archivi, e noi l'abbiamo seguito dopo il suono di legno spezzato ed uno schianto rumoroso. Siamo tornati alle mappe, poi siamo usciti dalla porta per ritrovarci davanti la gigantesca bestia superarci arrancando nella direzione opposta. Siamo tornati alla biblioteca, abbiamo di nuovo aspettato vicino alla porta, ricevuto un'altra lezione da Alvarro e ci siamo ritrovati un'altra volta sotto la pila di libri.

Gli inservienti sono arretrati sgattaiolando verso le loro precedenti mansioni, i libri sono volati ondeggiando fin sugli scaffali. Abbiamo tolto le nostre firme dalle tessere e abbiamo percorso al contrario il corridoio d'entrata. Alvarro ha indossato la mantella Indiana e ci ha seguiti mentre uscivamo.

… E ora sono qui.

Giugno 03, 1804:

Il mio nome è Meriwether Lewis. Thomas Jefferson mi ha avvicinato per discutere i dettagli di una spedizione da lui pianificata. Mi ha parlato di un lembo di terra acquistato di recente che confida io, grazie alle mie abilità, sia in grado di esplorare. Dopo aver lasciato la residenza ufficiale ho incontrato un intrigante gentiluomo chiamato William Clark, un caucasico alto dell'età di appena trent'anni. Non appena mi ha informato del suo desiderio di divenire disegnatore tecnico, l'ho ingaggiato. Ho poi dovuto chiedere a Mr. Jefferson se fosse accettabile portare con me impiegato per questa spedizione.

Non capisco. Sono già stato qui. Dove sono? Ho provato ad informare Clark di quanto stava accadendo, e mi ha chiesto in risposta se stessi bene. Clark ovviamente non mi credeva. Poco dopo ci è passato accanto un Nativo Americano diretto verso la residenza ufficiale con un pezzo di carta in mano. Clark ed io non ci abbiamo badato troppo, dato che non riuscivamo ad immaginare cosa ci facesse un Nativo Americano alla residenza ufficiale. Quando sono giunto nuovamente in vista del forte ho detto a Clark di aggirarlo. Quando mi ha chiesto la ragione di tale decisione gli ho risposto che sarebbe stato meglio così e che gli avrei spiegato tutto in seguito.

Il resto del viaggio non è stato caratterizzato da alcun intoppo, e siamo tornati indietro per consegnare la mappa che ci si aspettava noi compilassimo. Posso soltanto domandarmi se quanto ho visto sia realmente accaduto, ma probabilmente se ho dimenticato è meglio così. In fin dei conti, quante sono le probabilità che un tale luogo esista davvero?

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