Nulla di Strano
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— Cosa?

— Sai della Esseccippì, no?

Covello non poteva credere alle sue orecchie. Un bambino, che al massimo poteva avere dodici anni, che sapeva della Fondazione? Chi era l'idiota, il pazzo che aveva spifferato tutto?

— Ehm, ragazzino, come sai della Fondazione?

— Come "Come sai della Fondazione?"?

— Intendo, chi te lo ha detto?

— Lo so e basta. Non dovrei saperlo? Cos'è che fate?

Inutile, era meglio non perdere fiato. Capì che sarebbe stato più semplice non parlare ancora. Quel bambino sapeva troppo. "Poveraccio", pensava. Non c'era più nulla da fare, l'unica era il trattamento amnestico. Doveva chiamare la squadra. Con una fretta estremamente sospetta si lasciò il bambino ed il caffè alle spalle, pagò in fretta e furia al bar e si rifugiò in un vicolo vicino.

— Andiamo, andiamo… perfetto, neanche un po' di segnale. Mezza volta che non mi porto l'apparecchiatura in vacanza. Ma è mai possibile che capitino tutte a me?! Devo lasciare il villaggio, e mi devo fare come minimo nove chilometri per la città più vicina, splendido, assolutamente splendido.


— Mi dispiace signore, ma la strada è momentaneamente chiusa a causa della frana.

— Siamo seri? Quale frana, se non se ne vede una neanche per sbaglio!

— La frana è molto più avanti, ma blocca comunque la strada.

— E sentiamo, perché il blocco è qui allora?

— Ordini del sindaco. Io stessa non ne so altro.

Più la carabiniera parlava, più la scocciatura di Covello si poteva percepire da chiunque, fatta eccezione per la carabiniera stessa.

— Ma è l'unica strada che posso prendere per uscire!

— Infatti, al momento nessuno può lasciare la città. Il comune si sta adoperando per trovare una soluzione. L'annuncio è stato dato stamane, non lo avete sentito?

— Ehm, a che ora?

— Alle 10.

— A quell'ora stavo dormendo.

— Quanti anni avete?

— 27, perché?

— Se a 27 anni vi svegliate a quell'ora…

— Non provate a cambiare discorso.

La scocciatura di Covello si trasformò velocemente in imbarazzo.

— Per quanto tempo dovremmo sopravvivere?

— Come ho già detto, il comune si sta mettendo all'opera. Lo Stato è già stato avvertito, dei soccorsi arriveranno presto.

— Tutto ciò è ridicolo.

— Sarà anche ridicolo, ma la situazione è questa. Ora vada, su.

— Sì, sì, vado.

Povero Covello, bloccato in un villaggio dimenticato da Dio, senza segnale poi. E lui che sperava di potersi rilassare almeno in vacanza. Bloccato nel paesino in cui è nato, da cui non vedeva l'ora di andarsene quando era nemmeno un ragazzino. Un minuscolo paesino sperduto in Calabria, che se andava bene compariva in mezza mappa su cinque. Tutta colpa di Cosenza e le altre città vicine, che la eclissavano completamente sulle mappe. Avrebbe dato di tutto pur di andarsene, pure rinunciare ad una vita normale. Cosa che è successa, guarda un po': da scansafatiche prodigio quale era ad agente per la Fondazione. "Dovevo proprio tornare?" pensava fra se e se, mentre parcheggiava la macchina nel viale sotto casa di sua sorella.


— Mi vuoi dire che hai, Francesco?

— Non è niente Anna, davvero.

— Sono tua sorella, lo so perfettamente quando c'è qualcosa che non va. Adesso puoi scegliere se dirmelo o lasciare che lo capisca.

— Vedi…

Cosa stava facendo Covello? Stava per spifferare tutto a sua sorella? Era forse impazzito?

— No, niente, sto bene.

— La frana?

— No, non è quello. Non è niente.

— E dai, non farti pregare. Ora che ci penso, prima la signora Pepa ha detto che sei scappato con la coda fra le gambe dopo che hai parlato con Davide. Che ti ha detto di così scioccante quel piccoletto?

— …

— Vuoi davvero stare zitto?

— …Avevo paura che questo giorno sarebbe arrivato. Vedi, Anna, ci sono cose che non possono semplicemente avere un senso logico o che possono essere spiegate. Alcune cose esistono e basta, perché si.

— Come quelle di cui si occupa la Fondazione, no?

— Sì, esatt-COSA?!

L'urlo di Covello si poté sentire per tutto il viale. Per un momento si dovette sedere dallo sgomento, o non sarebbe sopravvissuto.

— Perché cazzo stai urlando?

— Conosci la Fondazione?!

— Certo che la conosco.

— M-ma da quanto lo sai?!

— Da stamane, come tutti.

— Tutti?! Che significa "tutti"?

— Che tutti lo sanno, cosa dovrebbe significare?

— Perché tutti sanno della Fondazione?!

— Perché lo sanno e basta, no?

— Fatico a capire. Ieri lo sapevate?

— No.

Covello iniziava quasi a sentirsi male da quanto non riusciva a capire, era confuso non tanto da quante informazioni erano, quanto dalla confusione di esse.

— E che cazzo è successo tra ieri e oggi?

— Nulla di strano, cosa sarebbe dovuto accadere?

— Io… io… vabbè, che parlo a fare. E, insomma, come avete preso la notizia?

— Non è che l'abbiamo presa, l'abbiamo semplicemente ricordata. È stato, come posso dire, "normale"? Hai presente quando ti torna in mente una cosa di poco conto? Qualcosa del genere.

— Non siete spaventati da tutto ciò?

— In realtà… no. Come ho detto prima, è stato come ricordarsi una cosa di poco conto. Immagino che sia un bene per la gente della Fondazione, altrimenti il primo tizio caio sarebbe impazzito e avrebbe spifferato tutto nella città più vicina.

— Tutto ciò non ha un dannato senso.

— Lo hai detto tu stesso, no? Non deve avere senso.

— …A ogni modo, tutto ciò non va affatto bene. Devo immediatamente andarmene e avvisare la Fondazione, ma non c'è segnale, in più la frana me lo impedisce.

— Frana? Quale frana?

— Quella che blocca l'unica uscita.

— France', davvero?

Anna era stupefatta da quanto il fratello fosse sempliciotto, quanto non riuscisse ad arrivare alle cose più facili senza aiuto.

— Davvero cosa?

— Guarda caso tutti vengono a sapere di qualcosa che non dovevamo sapere, e all'improvviso non possiamo lasciare la città o chiamare nessuno? Per ordine del sindaco, per giunta? Riesci per caso a connettere i tuoi ultimi due neuroni?

La realizzazione lo colpì come un tir. Finalmente c'era arrivato. Il vecchio Runco, sindaco da ormai quasi trent'anni, era il responsabile. Quello che per Covello era come uno zio, che conosceva i suoi genitori come fossero suoi fratelli, prima che se ne andassero in un ospizio a Cosenza. Lui però era rimasto lì. Qualcuno dopotutto doveva mantenere in piedi la baracca, no? E quel qualcuno era proprio lui. D'altronde, tutti i giovani se ne andavano, e quei pochi che rimanevano non volevano fare il sindaco neanche sotto tortura. Come biasimarli?


— Salve, come posso aiutarla?

— Sì, salve, potrei vedere il sindaco? È importante.

— Il sindaco è al momento impegnato.

— Ma devo vederlo, è estremamente urgente!

— Mi dispiace, ma come ho già detto prima il sindaco è occupato.

— Mi crediate quando vi dico che è una questione di vita o di morte.

— Non è il primo che lo dice.

L'ultima cosa di cui aveva bisogno Covello erano altre scocciature o incomprensioni.

— Come posso convincervi a farmi vedere il sindaco?

— Non può.

— Se proprio non posso, potete almeno comunicargli un messaggio da parte mia?

— Certamente, dica.

Non posso credere di star davvero per dirlo Sono qui in qualità della Fondazione SCP.

— Sì, un momento che lo riferisco al sindaco.

— …

— Ehm, ora vada.

— Oh, sì sì, vado.

Covello era ormai sull'orlo di arrendersi, quando la voce della segretaria sussurrò con tono stupefatto, facendolo girare come chi si ricorda di prendere le chiavi fuori casa.

Come dice? Ne è sicuro? Va bene, aspetti un momento e sarà da lei, signor Runco. Signor…?

— Covello, Francesco Covello.

— Signor Covello, il Sindaco ha accettato di vederla, sapete già dove si trova il suo ufficio?

— Oh! Sì, certamente, so dove si trova.

— Vada pure allora.

— Grazie mille.

L'ultima cosa che divideva Covello dal sindaco erano pochi metri di corridoio. L'ansia di Covello si faceva sempre più forte, si intensificava man mano che percorreva quel vecchio corridoio. Non aveva motivo di essere in ansia, ma quindi perché lo era? Un po' come le anomalie, non c'era un perché, lo era e basta. Nel momento in cui si sarebbe presentato davanti al sindaco, però, quell'ansia sarebbe dovuta svanire per fare spazio alla serietà, o almeno mettersi una maschera seria. Faceva pur sempre le veci della Fondazione, no?


— Francesco.

— Signor Runco.

— Evitiamo le formalità, chiamami Dario. È… passato un bel po', no?

— Sai perché sono qui.

— Hm? Ragazzo, di che parli?

Covello capì da subito la tecnica da finto tonto di Runco e non cambiò argomento come voluto dal vecchio, guardandolo con sguardo deciso.

— La segretaria ti ha detto che faccio parte della Fondazione Dario, sai perché sono qui.

— Oh, quello. Mi pare giusto. Dunque, da dove vuoi che comincio?

— Come è accaduto?

— Com'è accaduto cosa?

— Che tutti all'improvviso sanno della Fondazione.

— Oh, quello. Se sei qui, qualcuno te lo avrà detto. Ti avranno sicuramente risposto qualcosa del tipo "Tutti lo sanno", o "È perfettamente normale, no?", mi sbaglio?

— Non ti sbagli.

Finalmente, le domande di Covello avrebbero avuto una risposta. I suoi occhi si illuminarono d'immenso quando la bocca del vecchio Runco si aprì, per poi spegnersi alla sua risposta.

— Ebbene, è come ti hanno detto loro. È semplicemente accaduto. Tutto qui. Nulla di strano. Oggi la città si è svegliata, e sapeva. Non c'è un modo semplice per spiegarlo.

— E le comunicazioni tagliate? E il blocco?

— Misure di sicurezza, tutto qua.

— Misure di sicurezza? Isolare dal resto del mondo un villaggio ti pare una misura di sicurezza?

— Lo so cosa stai pensando, ma dì la verità, quante altre possibilità avevo, Francè? Era l'unica soluzione che avevo e, per quanto fosse "temporanea", non c'era molto altro che potessi fare.

— Sei pazzo, Dario, completamente pazzo. Per quanto tempo avresti voluto tenerci rinchiusi qui?! Giorni, mesi?

— Cos'altro avrei potuto fare?

— Qualsiasi cosa che non fosse talmente stupida.

— Ossia nulla.

— Non ho mai sentito qualcosa di così ridic-

Il vecchio sindaco colpì la scrivania con il pugno. Si era fatto male, ma non voleva darlo a vedere.

— Stammi a sentire, ragazzino. Ho tenuto un tono calmo, pacato ed amichevole per tutto il tempo, ed è così che vengo ripagato? Cosa avrei dovuto fare? Sterminare gli abitanti? Distruggere la città?

— Oh, allora, mi dispiace, capisco come possa essere difficile gestire un intero paese e tutto il resto, ma per favore, calmati.

Il viso del sindaco prese prima un'espressione austera poi una più quieta.

— Molto pretenzioso da parte tua, non credi?

— Sì Dario, lo so, hai ragione, perdonami. Però, per favore, torniamo sulla questione, possiamo?

Hmph, e sia. Ora, hai mai fatto caso a, come dire, uno "schema"?

— Che intendi?

— Me ne sono accorto stamane: i bambini sanno a malapena cosa sia la Fondazione, mentre gli adulti sapevano cose come la sua missione, metodi, eccetera. La mia segretaria mi ha parlato dei rapporti ostili che avete con vari gruppi ed individui. In parole povere, più sei importante in città, più sai.

— Ora che me lo fai notare, è vero.

— Ed è per questo che ho chiuso la città. Se qualcuno avesse parlato troppo, cosa sarebbe accaduto?

— Una perdita di informazioni.

— Esatto.

— Prima hai detto come più fossi importante, più sapessi, Dario.

— Ehm, sì, e allora?

— Tu sei il sindaco, la carica più importante del villaggio. Quanto sai?

Il prima quieto volto del sindaco si imbronciò, come ricordatosi della più orribile delle memorie.

— …Non puoi neanche immaginare. Oggetti e creature che non dovrebbero esistere. Un elmo che rende geniale chi lo indossa, un soldato innaturale che ha osservato pacato le sponde del Piave, prima di andarsene in cerca di perdono, una società che dividendosi perse tutto e si distrusse da sola, e questi erano solo i meno spaventosi, potrei perdere ore a descriverteli tutti.

— Capisco. Immagino che non sia bello ricordarsi tutto ciò.

— Non lo è affatto.

— Hm, parlando di dimenticarsi e di proteggere le informazioni, Dario, hai mai considerato, come dire, "un'altra opzione"?

— Che intendi?

— La mano della Fondazione.

— Va' avanti.

— Semplicemente, il piccolo problemino sarà risolto dalla Fondazione stessa, che ne pensi?

— …Si tratta di quello che penso io, nevvero?

— Se pensiamo la stessa cosa, sì.

— Avverto quelli al blocco di lasciarti passare. Procedete.

— Sarà fatto.

Un sorriso malinconico si presentò sul volto del vecchio Runco, cosciente che non c'era nessun'altra soluzione a lungo termine. Covello si alzò ed uscì dalla stanza, chiudendo la porta e sospirando profondamente. Era riuscito a mantenere la maschera seria. Tutto ciò che era rimasto da fare era andarsene ed avvisare la Fondazione. Mentre raggiungeva la base più vicina, il sorriso malinconico, forse passato dal sindaco, si impossessò anche di lui. "È l'unica opzione".




























Descrizione dell'Evento: Un comune di ███ abitanti ha preso coscienza della Fondazione in maniera anomala.
Data dell'Evento: 15/08/1992
Luogo: [REDATTO], provincia di Cosenza.
Azioni intraprese dalla Fondazione: L'intero comune è stato sottoposto a trattamento amnestico di classe A. In aggiunta, il sindaco ha tagliato le comunicazioni e bloccato l'unica uscita dal comune, in modo da impedire una fuga di informazioni.
Nota: È da notare come, stranamente, non è stato trovato nulla che abbia potuto causare l'evento. Per evitare che un simile fenomeno possa avvenire in centri abitati più affollati, una squadra di ricerca con a capo il Dr. Ceraso sta al momento studiando il comune e i suoi dintorni per scoprire un'eventuale causa del fenomeno. Al momento della scrittura, nessuna causa è stata ancora trovata.

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