Nuovi Trucchi
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DUE SETTIMANE PRIMA…

In un’anonima autorimessa in una struttura inesistente, un cane tentava di riparare un servocomando idraulico. Alzò la zampa e cliccò sulla tastiera speciale che avevano progettato apposta per lui, ai tempi in cui il suo laboratorio era più grande e rifornito meglio. I bracci robotici rimontarono il servocomando e lo attaccarono alla pompa. La lentezza del processo era snervante. Il cane ricordava una volta, meno di un decennio prima, in cui era stato il capo di un settore primario della Fondazione. Ai tempi, il Dipartimento di Ricerca e Sviluppo era stato il posto più emozionante in cui lavorare nella Fondazione. Un ciclone di scoperte, del quale lui era stato l'occhio: una delle stelle splendenti della Fondazione, un ricercatore così energico che nemmeno la trasformazione involontaria in un cane l'aveva tenuto a freno. Nove anni prima, il suo nome in codice era stato sulla bocca di tutti. Nove anni prima.

Si stirò le zampe, uggiolando per il dolore alle anche. Il suo veterinario gli aveva detto che si trattava di artrite e che avrebbe provato con le iniezioni di glucosamina e con gli antidolorifici, se si fosse aggravata troppo, ma che non era un problema insolito fra i golden retriever. Il cane premé un pulsante; la lancetta del manometro si alzò e sfiorò la linea che sapeva essere rossa. All'improvviso, si sentì uno scricchiolio e il ronzio di una sirena d'allarme. Uno spruzzo di liquido idraulico zampillò dalla giuntura del servocomando e macchiò il muro lontano dell'autorimessa. Il cane ringhiò di rabbia e schiacciò un grosso pulsante giallo. La pressione si riabbassò e lo spruzzò di liquido idraulico cessò.

«Stai ancora provando ad aggiustare quel vecchio rottame?» chiese una voce viscida.

Nella stanza stava entrando un uomo che trasportava un'anguria in un cestello di fibre di nylon. Il cane era stupito: non riceveva spesso ospiti inattesi. Forse erano ancora il dottor Mann e l'agente Lament, venuti a trascinarlo nell'ennesima missione mal congegnata; no: l'odore non era quello di nessuno dei due. Poi il cane vide che il visitatore aveva un ampio ghigno da Stregatto, i suoi occhi erano dolorosi da guardare e il suo naso era troppo grosso per la sua brutta faccia.

«Alto» disse il professor Kain Pathos Crow.

«Kain»

Il dottor Alto Clef mise l'anguria su un tavolo vicino, spostando con noncuranza l'ammasso di cavi e transistori su di esso con un braccio.

«Hai ancora quel taglierino laser? Affettare questo cocomero sarebbe più facile con quello che con un coltello» domandò.

«Mettilo sul tavolo da lavoro laggiù, preparo il taglierino» rispose il professor Crow.

Il dottor Clef obbedì, mentre Kain frugava in una grossa pila di accessori assortiti, prima di trovare finalmente quello che cercava: uno scatolone grigio con un adesivo incollato a vanvera su un lato, con scritto “PERICOLO: LASER“.

«Ti spiacerebbe attaccarlo al braccio robotico per me? Lo farei io, ma sai: non ho i pollici» chiese Kain.

«Nessun problema. Le prese di corrente sono qui?»

«Sì. Ti servirà del nastro isolante, per attaccarlo più saldamente: l'innesto a baionetta si è rotto tempo fa, non ho avuto tempo per aggiustarlo»

«Non hai avuto tempo o non hai avuto voglia? Non sembra qualcosa che ti avrebbe fermato, in passato» chiese Alto.

Grattò l'estremità di un rotolo di nastro isolante finché non si staccò, dopodiché iniziò ad avvolgerlo stretto intorno al punto in cui il taglierino laser si attaccava al braccio robotico.

«In passato, avevo un intero dipartimento. Adesso devo fare tutto da solo» replicò Kain.

Gli era concessa anche l'assistenza di alcuni dispositivi robotici, cosa per cui era grato: avere a che fare coi pochi assistenti che aveva talvolta lo metteva sempre più a disagio, soprattutto quando quelli che si erano abituati al suo aspetto insolito venivano rimpiazzati. Il professor Crow mise la zampa sull'enorme tastiera, manovrando i mirini sopra l'immagine dell'anguria, poi iniziò a programmare i comandi di movimento del braccio robotico.

«Potrebbe andare peggio: potrei essere in una pensione per cani. O in un canile, in attesa di farmi sopprimere» ammise.

«Non lo farebbero mai a uno degli eroi della Fondazione»

«Ah, eroi! Non ce ne sono più tanti nella Fondazione, di questi tempi» commentò Kain, amareggiato.

«Non ci sono più neanche tanti psicopatici. E si può leggere un rapporto di contenimento senza sfogliare pagine intere di commenti inutili da ogni scemo della piccionaia che credeva di avere qualcosa da dire» rimarcò il dottor Clef.

Alto si allontanò dal tavolo e indossò un paio di occhiali protettivi; una delle lenti era un po' incrinata.

«È già qualcosa, non c'è che dire. Passami la maschera da saldatore»

Il dottor Clef la prese dal banco e la mise sulla testa di Kain, sistemando con cura le lenti scure davanti agli occhi del cane. Il professor Crow premé un altro paio di tasti sul laser e guardò come finiva la simulazione, poi schiacciò il grande pulsante rosso. Ci fu un forte ronzio e odore di ozono, poi un lampo blu sul tavolo da lavoro. Quando gli occhi dei due scienziati si ripresero, l'anguria era stata tagliata in sei spicchi uguali.

«Ehi, sembra che funzioni ancora bene» commentò il dottor Clef.

«Per caso è una metafora?» chiese Kain.

«Sì, se scegli di vederla così»

Alto prese una delle fette di anguria e ne adagiò un'altra sul piatto di ceramica incrinato davanti al cuscino per cani di Kain. Il golden retriever dal pelo brizzolato si sdraiò sul cuscino e mangiò un boccone del succoso cocomero rosso. I due vecchi amici rimasero seduti e tranquilli per un po', godendosi la merenda in socievole silenzio. Il dottor Clef indicò i pezzi del colosso meccanico sparsi per l'autorimessa e gli chiese:

«Stai ancora cercando di rimettere in sesto l'Uovo Ambulante?»

«Il servocomando primario sul fianco destro continua a cedere sotto pressione. Se avessi i soldi, ne costruirei uno nuovo. Se avessi il permesso, userei SCP-914 per ricreare il progetto originale. Per adesso, sto provando saldature e rattoppi vari, ma niente sembra reggere»

Kain morse un altro boccone di anguria e masticò la croccante polpa rossa. Il dottor Clef ammiccò:

«Se fossi in te, ci lavorerei il doppio: qualcuno di potente e importante potrebbe venire a chiederti di farlo funzionare ancora»

Il professor Crow smise di mangiare e lanciò un'occhiata sospettosa ad Alto, che stava sputando i semi dell'anguria in un barattolo di caffè arrugginito, e ringhiò:

«D'accordo, vecchio stronzo subdolo, cosa sai che non mi stai dicendo?»

Il dottor Clef gettò il suo spicchio di anguria sul tavolo da lavoro e ne prese due nuovi per sé e per il professor Crow, prima di spiegare:

«Ieri c'è stato un incidente, un Codice Tempesta al Sito-17. Una forza paramilitare sconosciuta ha attaccato la struttura. Ci sono state vittime e numerose brecce nel contenimento, fra cui SCP-105»

Kain fece un sospiro triste:

«Iris, eh? E così il desiderio del dottor Dantensen si è finalmente avverato, pace all'anima sua. Secondo me non la inseguirà nessuno, visto che tengono la sua fotocamera in una cassaforte»

«SCP-105 non è scappata. Ha preso la pistola di un agente morto e ha aiutato la sicurezza del sito a respingere gli intrusi»

«Iris Thompson? Ha preso una pistola e ha combattuto? Quella ragazzina timida?»

«Non è più una ragazzina timida: in nove anni, si cambia. Stando rinchiusi in una cella per nove anni, si cambia ancora di più. Ma la cosa più importante è che, pure senza la sua fotocamera, SCP-105 è stata una risorsa utile e capace. È rimasta fedele ai suoi carcerieri, anche quando ha avuto mille occasioni per svignarsela. Quindi adesso ai superiori stanno venendo idee. Alcuni ribadiscono che ormai là fuori ci sono troppe anomalie per noi e che abbiamo un intero arsenale di risorse inutilizzate. Prima o poi, uno di loro si ricorderà di un certo esperimento voluto dal generale Bowe che abbiamo cestinato nove anni fa, quello che ancora oggi riteniamo l'idea peggiore mai avuta dalla Fondazione»

«Il Vaso di Pandora» mormorò Kain.

«Esatto. Poi verranno da noi, i sopravvissuti fra i vecchi stronzi che l'hanno fatto la prima volta, e ci chiederanno di rifarlo. Ora la domanda è: cosa dovremmo rispondere?»

«Fare la cacca sulle loro scarpe mi sembra una risposta adatta: ci hanno buttati fuori a calci» rispose il professor Crow.

Alto gli rivolse un sorriso malizioso:

«Tu dici, Kain? Se avessero intenzione di buttarci fuori a calci, riceveremmo il trattamento di Kondraki e Dantensen. Ci hanno messi fuori servizio, come vecchie navi da guerra. Siamo diventati pezzi da museo, ma ci hanno tenuti interi per un'eventuale guerra nuova. Ma, al contrario di vecchie navi da guerra, possiamo scegliere se vogliamo tornare in attività o no»

I due amici di vecchia data continuarono a masticare la loro anguria in silenzio pensieroso.

«Be', che si fottano» disse Kain, infine.

«Sì, che si inculino tutti quanti» concordò il dottor Clef.

«Abbiamo fatto come volevano una volta. Seguivamo gli ordini come bravi soldatini. Cosa abbiamo ottenuto?»

«Un bel niente. Ci hanno usati come fazzoletti e ci hanno buttati nella spazzatura»

«Non esiste che mi lasci coinvolgere ancora nei loro sotterfugi» dichiarò Kain.

«Sono stanco di uccidere. Ho già abbastanza sangue sulle mani, non ne aggiungerò altro»

«Dunque diremo di no»

«Diremo di no»

Il dottor Clef giocherellò col suo spicchio di anguria mangiucchiato per un attimo. Il professor Crow fissò le venature verdi e gialle sulla buccia del suo, prima di affermare:

«Useranno SCP-166 contro di te»

«E a te offriranno l'unica cosa che non puoi rifiutare» ribatté Alto.

«Alla fine, non importa cosa vogliamo. Quei burattinai ci tengono per i fili e faremo come vogliono»

Spinse via il suo spicchio di anguria vuoto col muso. Il dottor Clef mangiò un grosso boccone della sua fetta e fece un allegro ghigno da squalo, sputando pezzi di anguria e gocce di succo dalla bocca mezza piena:

«Allora ci conviene scroccare tutto quello che possiamo avere da loro nel mentre»


Qualche giorno dopo, quando il suo veterinario venne a visitarlo, il cane stava rimontando il servocomando idraulico su SCP-244-ARC, l'enorme robot a forma di uovo.

«Salve, professore» lo salutò.

Il ricercatore era un uomo bianco sulla cinquantina o la sessantina, con un principio di calvizie; indossava un camice da laboratorio e portava con sé una borsa da medico.

«Ciao, Rotella» rispose Kain.

«Oggi come stai?» chiese il dottor Gears.

Charles aprì la sua borsa e iniziò a posare i suoi strumenti e le scorte sul tavolo. Il suo tono era piatto, la sua voce inespressiva. Agli altri, il suo modo di fare sembrava freddo, ma Kain lo conosceva bene. Il dottor Gears non era un veterinario di professione, ma dopo che il professor Crow era stato confinato in quella struttura, Charles un giorno aveva annunciato di aver studiato e ottenuto le giuste competenze nel campo della medicina veterinaria e aveva chiesto di diventare il medico personale di Kain. L'amministrazione aveva accettato la sua richiesta. Non succedeva spesso che uno come il dottor Gears facesse qualcosa di toccante.

Il golden retriever saltò sul tavolo con fare cauto. Il dottor Gears iniziò le sue analisi: il peso, le misure, lo stetoscopio sul cuore e sui polmoni. Controllò il battito, verificò se c'erano linfonodi gonfi. Tastò l'addome in cerca di tumori o malformazioni. Esaminò i denti e gli artigli, le zampe e gli arti. Alla fine, mormorò:

«C'è un lieve deterioramento del bacino. Sembra che la glucosamina stia facendo effetto. Proverò ad aumentare il dosaggio. Inoltre, ci sono nuovi peli grigi intorno al muso»

«Insomma, niente male per un cane di quindici anni, ma una merda per un uomo di trentacinque» concluse Kain.

«Infatti» disse il dottor Gears, calmo.

Mise via lo stetoscopio e prese una piccola lente di ingrandimento, per osservare la bocca del professor Crow:

«Si sta formando del tartaro lungo il bordo gengivale; sorprendente»

«Il mio robot spazzola-denti si è rotto. Sto usando i bastoncini dentali» confessò Kain.

«Ti consiglio di farlo aggiustare. Nel frattempo, ti farò una pulizia dentale»

Fu un processo lungo e noioso, mentre il dottor Gears scrostava con attenzione la placca accumulata sui denti di Kain. Stava giusto finendo coi molari, quando nell'autorimessa entrò qualcun altro. Il professor Crow non era stupito: aspettava quella visitatrice da molto tempo. L'intrusa era una donna africana di statura media coi capelli ricci, con indosso un abito gessato. Sorrise e si presentò:

«Salve, dottor Gears. E lei è il professor Crow, immagino. Io sono O5-10»

«Uo, uou è heuo» biascicò Kain, con gli attrezzi da dentista in bocca.

La donna gli lanciò un'occhiata perplessa.

«Hi shcusci»

Il cane aspettò che il dottor Gears togliesse gli arnesi dalla sua bocca, poi continuò:

«Ma no, lei non ha l'odore di una Sovrintendente. Tutti loro hanno… be', lei non ha il loro odore»

La donna africana sembrava a disagio:

«Ehm… buono a sapersi. Ha ragione, ovviamente. È vero, non sono O5-10: in realtà, sono la sua esca; il mio nome in codice è "Sale". Com'è ovvio, questo è un segreto riservato al Livello 5. Non serve che vi dica quali sarebbero le conseguenze, se lo diceste a qualcuno, giusto?»

«Affermativo» rispose Charles.

«Sì, certo» la rassicurò Kain.

Sale annuì, sorridente:

«Ottimo. In questo caso, vorrei ordinarle di iniziare una ricerca sul problema dell'odore anomalo che circonda i membri del Comando O5. Certo, sempre che possa farlo tra un suo progetto e l'altro»

Detto questo, porse una risma di documenti al golden retriever.

«Rotella?» chiese il professor Crow.

«Certo»

Il dottor Gears prese la pila di fogli e aiutò Kain a sistemarli in un macchinario che sembrava un misto fra un leggio e un lettore di microschede. L'apparecchio ronzò e vibrò, poi iniziò a proiettare immagini delle pagine su uno schermo abbastanza grande per permettergli di leggere bene, coi suoi occhi da vecchio cane stanco. C'erano tutte le sue invenzioni: l'Uovo Ambulante, la Tuta Energetica, il Cannone a Impulsi Sonori, il Disgregatore Atomico Termoguidato e un altro: il Progetto Olimpia. La sua archiviazione era stata la più straziante di tutte. Il professor Crow era così emozionato che iniziò a dimenare la coda d'istinto.

"Porco cane, si torna in affari!" pensò.

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