Agosto, 1970
L'agente Josephine Creed sedendosi sotto ad un pino nel Parco Statale Milo McIver dell'Oregon, si rese conto di odiare l'incarico assegnatole. Vestirsi in borghese durante un'operazione sul campo era una cosa, ma la maglietta multicolore, i pantaloni a zampa d'elefante e i fiori intrecciati nei suoi capelli le facevano voler tirare un pugno a qualcuno. Per poi tirarne un altro. Sospirò e si guardo attorno. Il festival musicale Vortex I si stava svolgendo tutto attorno a lei, riempiendo i suoi occhi e le sue orecchie con le vedute e i suoni che la scena rock and roll locale aveva da offrire.
"Cosa diavolo sto facendo qua?" si chiese Creed.
Sapeva già la risposta. Più di un anno prima, durante il Woodstock, molti anartisti avevano causato molteplici istanze di problema. Da dell'acido misto ad un composto che ti faceva vedere le tue vite in universi paralleli a del sapone che faceva splendere la tua pelle di diverse tinte multicolori, tutto il festival era un ammasso di brecce nel Velo. Almeno le rivolte si erano scatenate fra gli artisti, ed in una in particolare un palco intero era sceso all'inferno, con tutta la band. Era cosa buona che l'uso di droghe fosse rampante la, e che le droghe preferite affliggessero la memoria, dato che abbastanza amnestici erano già stati dati per ripulire la memoria collettiva di una piccola città. Questa volta però, la Fondazione era pronta al peggio. Dozzine di agenti sul campo come lei erano sparsi per la scena con spray amnestici e altri trucchi nella manica per sbarazzarsi rapidamente e silenziosamente ogni attività anomala all'occorrenza.
Uno scoppio di applausi e urla riportò Creed al presente. Guardando in alto, vide la Banda Elettronica dello Zoo di Portland finire la sua esibizione e e liberare il palco per la prossima performance. Diede anche lei qualche mezzo applauso mentre sondava la folla in cerca del contatto che avrebbe dovuto incontrarla un'ora e mazza fa. Un hippie di nome Phineas. Le era stato detto che lui possedesse i mezzi per permetterle di alterare il suo modo di percepire l'universo. Teneva le dita incrociate perché trovasse qualcosa di grosso, e non un altro spaccino con sostanze di Classe-I come da programma.
"Sei Cherry?" Si sentì la voce di un uomo venire da dietro di Creed. Voltandosi, vide un uomo bisunto con dei lunghi capelli arruffati che la guardava dall'altra parte dell'albero. Nonostante il resto del suo corpo fosse sporco, i denti che si vedevano nel suo ghigno erano immacolati.
"Presumo tu sia Phineas?" chiese.
"Proprio io." Continuò sorridente. "Marco mi ha detto che stavi cercando delle merce speciale per far salire di livello la tua esperienza al concerto. Ha detto che hai passato il test."
"Certo che sì," rispose Creed sorridendo e mettendosi in piedi. "Però non sapevo di star venendo esaminata al tempo."
"Nessuno se ne rende conto," ridacchiò Phineas. "È questo che lo rende particolare. Ad ogni modo, sei pronta?"
"Quando lo sei te." Creed mosse una specifica perlina del suo braccialetto, così mandando al quartier generale il segnale che aveva gli occhi su un potenziale colpo grosso. Sentì un tintinnio sul retro della sua testa a segnalare che il quartier generale confermasse di aver recepito il suo status.
"Giusto." Phineas allora si voltò e si allontanò dalla folla. "Seguimi."
"Aspetta, cosa?" chiese Creed. "Dobbiamo andarcene? Perché?"
"Questo posto brulica di uomini in nero, sorella," le disse Phineas di spalle. "Non sono tanto stupido da portarmi tutto qua in saccoccia quando Three Ports è a un passo, una capriola e un passo da qui. Avanti. Se non ci sbrighiamo non avrai la tua caramellina in tempo per il prossimo show. Ti servirà."
I due strisciarono fra i vari ammassi di gente, coi partecipanti al concerto di passaggio che salutavano Phineas. In poco tempo arrivarono alla parte opposta del parco, con Phineas che la portò ad un immenso abete di Douglas. Si fermò e guardò l'albero soddisfatto, poi si voltò verso Creed.
"Bene Cherry," disse, "eccoci qua. Vai avanti e gira attorno a questo ragazzone per cinque volte in senso orario, poi bussa sul tronco sette volte."
"Perché…" Creed alzò il soppracciglio.
"Non lo sai proprio, vero?" Phineas disse con un sorriso sotto i baffi. "Cavoli, questa sarà la tua prima volta. Sarà da sballo."
"Di cosa stai parlando?"
"Vedrai," Phineas sogghignò e le indicò di fare come detto. "Avanti. Cammina e bussa."
Creed fece spallucce, sospirò, e procedette come le era stato istruito. Non appena bussò per la settima volta, sentì un forte vento venirle contro mentre il mondo si faceva nero, per poi splendere di una luce bianca. Creed strabuzzò gli occhi ora ritrovandosi di fronte ad un'ombra tridimensionale dell'albero. Il sole estivo era stato sostituito da nuvole e pioggia. Prendendo un respiro si guardò attorno per scoprire di trovarsi in un grande parco, circondato dagli edifici di una grande città. Ci fu un suono sordo, e Phineas le apparse accanto.
"Benvenuta, sorella," disse ridacchiando, "a Three Portlands."
"Ma che cazzo…" era tutto ciò che Creed riuscì a dire in risposta guardandosi attorno per darsi un'idea del cambio di paesaggio.
La città stessa era enorme. Un misto di architettura della Costa Ovest, Est ed europea era cosparsa per il profilo dei grattacieli, messo in risalto dalle ombre degli edifici che riconosceva da Portland. Una pioggerella costante scendeva da un cielo ingombro di nuvole. Solo dopo un'esaminazione attenta è riuscita a capire che le stesse gocce di pioggia passavano da uno schema psichedelico all'altro in caduta, così dando al cielo una pennellata allucinante di colore. Nel parco in cui si trovava, centinaia di persone erano ammassate attorno a palchi di legno dove si esibivano ologrammi dei vari show del Vortex I, alcuni dei quali non erano ancora accaduti, la loro musica permeava il parco e la città circostante. Nonostante ci fossero molti show contemporaneamente, i loro suoni non si mischiarono. Bastava concentrarsi sulla canzone che si voleva sentire perché le altre svanissero dalla orecchie. Creed girò un'altra perlina sul suo bracciale, una che indicava la scoperta di un ritrovamento anomalo di grande portata, ma non ricevette mai il tintinnio metallico che indicava che il quartier generale avesse ricevuto il segnale.
"Dove diavolo siamo?"
"Come ho detto," rispose Phineas, "siamo a Three Portlands."
"Cosa diavolo è una Third Portland?"
"Lo spazio dove la Portland dell'Oregon, la Portland del Maine e l'Isola di Portland nel Regno Unito si intersecano in un tutt'uno," spiegò Phineas. "Immaginala come una sorta di… dimensione alternativa… Una città che esiste al di fuori del mondo ordinario. Una città molto lontana. Anche se non è sempre messa tanto bene. Hanno davvero rilucidato tutto per il Vortex. Diamine, avresti dovuto vedere la festa che hanno fatto per il Woodstock."
"Da quant'è che è qui?"
"Beccato." disse Phineas. "Da sempre, forse?"
Creed fissò Phineas con la bocca spalancata. Aveva così tante domande, ma non le uscivano più le parole di bocca.
"Devi abituarti, lo vedo." disse Phineas sorridente. "Ti dispiace però farlo correndo? Il mio appartamento è sempre, tipo, a tre isolati una volta usciti dal parco."
"Vivi qua?"
"È una città… ci vive un mucchio di persone. Ogni sorta di persone, di fatto. Artisti, scrittori, scienziati, maghi, musicisti. Sai. Gente figa. Seriamente però, dobbiamo darci una svelta…"
"G-giusto… ovvio…" Creed fece cenno a Phineas di fare strada. Senza il minimo istante di pausa, la portò fuori dal parco e nella vera e propria città. nonostante aumentasse la distanza fra loro e il parco, dal suono della musica del Vortex I sembrava che fossero ancora in mezzo in prima fila.
Facendosi strada fra le affollate strade della città, Creed si sentì sempre di più come un'esca in una vasca di squali. Attorno a lei, degli anartisti compravano merce all'aperto, la magia era dimostrata liberamente e vagavano anaumani di ogni forma e dimensione. Il mondo anomalo inondò i suoi sensi mentre temeva che presto avrebbero compreso la sua occupazione e sarebbero collassati su di lei come una valanga. Ma questo non accadde, e l'unica cosa di cui Creed fu bombardata erano i sorrisi occasionali di un passante e i ridolii soddisfatti di Phineas.
"Eccoci qua," disse Phineas in fine, fermandosi di fronte ad un alto condominio ricoperto di uno spesso strato di muschio e poster di concerti alterni. "Casa dolce casa."
Creed venne condotta per una rampa di scale fino ad un appartamento studio. All'interno, la maggior parte dello spazio era dominato da panche ricoperte da un'ampia gamma di macchinari a orologeria inconclusi, e varie sculture e opere artistiche. Piatti da lavare, tazze di the bevute a metà, tomi massicci e impolverati e un quantitativo impressionante di dischi in vinile riempivano gli spazi rimasti.
"Scusa per il disordine," disse Phineas avvicinandosi ad una delle panche e iniziando a rovistare per i cassetti. Creed intanto volle studiare le opere d'arte li presenti, e i suoi occhi in fine si posarono su quello che sembrava un serpente meccanico.
"Aspetta…" disse Creed sospettosa. "Ricordo di averne sentito parlare. Ci sono delle persone dell'est che ce li hanno come animaletti. Dicono di averli comprati da qualcuno che si chiama Tick Tock. Aspetta, sei tu Tick Tock?"
"In carne ed ossa," rispose Phineas, ancora rovistando trai cassetti. "Ho smesso di farli dopo che gli Uomini in Nero hanno cominciato a perquisire chi ne possedeva. In tutta onestà, erano un parto da fare. Ci ho quasi perso qualche arto una volta o due. Aha!" Tirò fuori un piccolo contagocce e lo tenne bene in alto.
"È per questo che ti sei trasferito qui? Per gli Uomini in Nero."
"Per una ragione, proprio quella." rispose Phineas. "Da quanto ne so gli Uomini in Nero non sanno di questo posto. Non ci si può far beccare per aver seguito i propri sogni qui. In più, se faccio casini di qua, la gente normale non si fa del male. È un ottimo affare in mia opinione."
Poi le diede in mano il contagocce. Creed lo esaminò con attenzione. Il vetro marrone scuro era contrassegnato dall'immagine di una colomba, e sembrava pieno di sabbia.
"Diventerà liquido una volta che usi il contagocce. Due gocce ad occhio. Vedrai ogni possibile versione di qualunque performance tu stia vedendo contemporaneamente, eeeeeeeeeee sarai anche capace di capirle tutte. Basta che dici la parola ‘Zampa di Gallina’ ad alta voce quando vuoi fermare l'effetto." Poi sorrise, i suoi denti immacolati rifletterono la luce dello studio. "Sarà fuori di testa. Fidati, è il miglior modo di vedere un concerto. Sentirai tutte le canzoni."
Creed fece cenno d'aver capito con la testa e se lo mise in tasca. Di norma a questo punto, avrebbe tirato fuori la pistola e lo avrebbe arrestato, ma data la situazione non sarebbe stata la migliore delle mosse.
"Grazie," disse.
"Nessun problema, sorella," rispose. "ma farai meglio a darti una mossa se vuoi arrivare in tempo per il prossimo spettacolo. Puoi uscire da dove siamo entrati. Bussa sette volte e poi fai cinque giri in senso antiorario attorno all'albero."
"Non vieni?"
"Ho qualche altra cosa da prendere prima di tornare al mondo reale. Andrà tutto bene. Se avrai bisogno di aiuto, chiedi a chiunque al parco. Sapranno aiutarti."
"Grazie di tutto e…" disse Creed. "Questo posto non è niente male. Mi sa che, uh, ci tornerò prima o poi."
"Nessuno ci sta fuori per molto. Goditi lo show, Cherry."
Senza ulteriore indugio, Creed si ritrovò per le strade della città, la pioggia psichedelica scendeva ancora sulle teste dei passanti. Era tutto ciò che poteva fare per impedirsi di andare di corsa verso l'uscita. Questa sarebbe stata la più grande scoperta della Fondazione dopo la Biblioteca dei Viandanti. Rimase calma e composta mentre spariva nella corrente che era la folla per le strade, tenendo d'occhio l'ingresso del parco. La, un uomo in un cappotto marrone la stava aspettando. Gli occhi di Creed si spalancarono vedendolo sorridergli e farle cenno con la testa.
"Heeeeeeeeey skipper," disse, e infilò la mano sotto al cappotto.
Creed non attese per vedere cosa stava tirando fuori, decise invece di puntare la pistola che si portava appresso e di sparare un colpo prima di fuggire per la strada. Guardandosi alla spalle poté vedere che il colpo aveva mancato, e aveva colpito un albero del parco, la folla dei partecipanti al concerto urlò confusa al suono dello sparo. L'uomo col cappotto lungo si era spostato al lato, e si era ora messo in piedi per inseguirla.
Fece zigzag per le strade affollate, pianificava di fare il giro per l'altro lato del parco e poi di tagliare fino all'albero che conteneva l'uscita. Voltando l'angolo, un altro uomo con un cappotto marrone le saltò di fronte da una porta. Creed lo afferrò per il bavero e, rivoltandogli il momento contro, lo fece girare e lo gettò in un carretto di un venditore vicino pieno di fiori. Scontrandocisi contro i petali dei fiori si trasformarono in usignoli e volarono via. Creed avrebbe osservato le minuscole creature meravigliata, ma era troppo impegnata a corre per la strada fino ad un tram, il primo uomo col cappotto lungo le stava a le calcagna. Con l'ultimo briciolo di forza che le rimaneva, Creed fece un balzo sulla piattaforma posteriore del tram, e salì a bordo.
"Hey!" urlò il controllore facendosi strada fra i i vagoni affollati. "Hey serve un biglietto, non si può salire e ba-"
Creed gli puntò la canna della sua pistola e l'uomo stette zitto, alzando le mani.
"Si goda il viaggio…" disse con un sorriso nervoso, poi si tolse di mezzo mentre Creed si fece strada per il vagone frontale. Ci fu un tonfo proveniente da dietro in quanto uno degli uomini col cappotto lungo saltò a bordo.
"Apra la porta," disse alla guidatrice, puntando la pistola.
"Signora non posso farlo mentre siamo in movimento," rispose la guidatrice, con gli occhi guardava la pistola di Creed e i binari di fronte. "Se aspetta che ci fermiamo, ne sarei felice-"
Click. Creed face arretrare il martelletto della pistola.
"Apra la porta!"
La guidatrice tirò la leva. Creed salto fuori dal vagone di fretta, atterrando con una capriola per non farsi del male. Fece ciao con la mano all'uomo col cappotto lungo mentre il tram su cui era continuava a seguire il suo tracciato. Ricomponendosi, fece l'ultima corsa per l'albero ombra che la attendeva nel parco.
non appena arrivata all'albero nero, vi batté la mano contro con cinque colpi pesanti, mentre ne contava ognuno.
Bang. "Uno!"
Bang. "Due!"
Bang. "Tre!"
Bang. "Quattro!"
Bang. "Cinque!"
Bang. "Sei!"
Bang. "Sette!"
Poi procedette a fare i suoi giri in senso antiorario attorno all'albero, completò appena il quarto quando venne afferrata da dietro e sbattuta sull'erba umida del parco.
"Maledizione, skipper!" Gridò una voce familiare. "Siamo dalla tua!"
Un distintivo le venne prenuto contro la faccia.
Agente Fredrick Gibson
Federal Bureau of Investigation
Unità Incidenti Insoliti
Divisione di Three Portlands
"UIU…" farfugliò Creed. "Mi state prendendo in giro? Siete della UIU?"
Poi cominciò a ridere. L'uomo la aiutò a rimettersi in piedi, ammanettandole le mani dietro alla schiena, mentre il suo partner arrivò e mostrò il distintivo alla folla di partecipanti al concerto che si era ammassata attorno per vedere la scena.
"Agente Tobias Wood. UIU. Circolare," disse. fra mormorii e simili la folla si disperse.
"Avanti. Andiamo in un luogo più privato," disse l'agente Gibson. Wood fece sì con la testa e presto Creed fu condotta ad una piccola piazzola lontana dai palchi dove un tavolo da picnic deserto li aspettava. Si sedette e diede un'occhiata ai suoi due nuovi amici.
"Devo ammetterlo, trovare degli UInUtili qui è la più grande sorpresa di oggi," commentò Creed, rompendo il silenzio.
"La smette di chiamarci così?" rispose Wood seccato. "Per cominciare, l'abbiamo acciuffata."
"Lecito." disse Creed facendo spallucce. "da quant'è che sapete di questo posto comunque?"
"Il Governo Federale ha operato qui sin dai tempi di Hoover," rispose Wood. "Diremmo benvenuti alla festa, ma le ragazze sono già uscite dalla torta e tutti hanno avuto una fetta."
"Carino," disse Creed. "E voi non ci avete mai detto di questa breccia del Velo potenzialmente massiccia perché…?"
"Non dovevamo," rispose Gibson. "Il fatto che la fondazione scopri solo ora di questo posto dice molto su quanto si autocontenga. Generalmente, questo posto opera secondo le regole di Vegas. Quello che succede a Three Portlands resta a Three Portlands."
"Quindi, cosa, mi state detenendo?" disse Creed alzando un sopracciglio, e gesticolando con la testa alle sue braccia ancora ammanettate. "Siete pronti alle conseguenze di questo tipo di azioni?"
"Non la stiamo detenendo quanto più trattenendo," disse Wood. "Abbiamo un protocollo per questo esatto scenario pronto dalla metà degli anni 60, quando la popolazione nel Nordovest Pacifico ha iniziato a salire. Proprio ora, il nostro direttore starà al telefono con uno dei vostri capi. gli starà dicendo il da farsi."
"Oh, ci diranno cosa è e cosa sia loro? E perché dovremmo ascoltarvi?"
"Perché se non lo fate, e se trattate questo posto come da copione, il vostro lavoro sarà molto più difficile," commentò Gibson.
"Non la seguo…"
"Si è mai chiesta perché il Nordovest Pacifico è così tranquillo rispetto ad altre sezioni degli Stati Uniti in termini di di stranezza e mistero?" Gibson sospirò. "È perché buona parte di quell'attività viene concentrata qui. Non bisogna rischiare con la magia e la scienza folle nel mondo reale per poi rischiare di farsi skippare quando puoi trasferirti in un posto dove la pratica pubblica è legale e nella norma. Se voi cercate di entrare e ti contenere, e tutto ciò che contenete uscirà nuovamente allo scoperto. Ve lo garantisco. Rendereste i vostri lavori solo più difficili."
L'agente Wood si premette due dita contro l'orecchio, poi guardò il suo orologio, poi vi premette. Gibson annuì e tolse le manette a Creed. L'agente della Fondazione si strofinò i polsi guardando gli agenti della UIU che se ne andavano.
"Comunque, con gli stalli abbiamo finito, si sono stabiliti i contatti," disse Wood. "Si goda il resto del Vortex, va bene skipper? Provi a sentirsi i Jacob’s Ladder se ce la fa. Non sono tanto male."
Creed guardò Wood e Gibson svanire fra la folla del parco. Sospirò e si mise in piedi e si fece strada verso l'ombra dell'albero da cui lei e Phineas erano entrati. Come da istruzioni, bussò sette volte, poi fece cinque giri antiorari. Di nuovo sentì una forte folata di vento, vide il mondo farsi bianco e poi farsi nero.
Quando riprese i sensi, era inondata dal caldo sole estivo, vicina al enorme abete di Douglas nel Parco Statale Milo McIver. I suoi colleghi erano attorno a lei, ognuno con un volto preoccupato.
"Creed? Cos'è successo?" chiese l'agente Stuart, togliendosi gli occhiali dalle lenti rosa mentre controllava in cerca di ferite.
"Hai usato la perlina da anomalia di larga scala. Va tutto bene? Dov'é l'anomalia?" chiese l'agente Philips. Teneva una mano sulla sua bomboletta di spray amnestico e un occhio sulla folla.
"Sei svanita completamente! Dove diavolo sei stata?" chiese l'agente Ferrell. La sua testa si muoveva avanti e indietro mentre squadrava l'albero, come se qualche grande scoperta vi si fosse semplicemente nascosta dietro.
Alzò un dito prendendo il respiro.
"Debriefing," riuscì finalmente a dire Creed. "Ho bisogno di un debriefing. Ora!"
Novembre, 1971
Le giornate soleggiate a Three Portlands erano rare e distanti fra loro. Fra la pioggia scrosciante alla copertura nuvolosa, il cielo blu e limpido era di rado visibile ai residenti della città. Ancora più raro, però, era vedere il cielo limpido al tramonto, il sole svanente che dipingeva una tela vibrante di rossi, arancioni, viola e gialli per il cielo.
L'agente Josephine Creed era seduta ad una panchina del parco, guardando il sole che tramontava. Stava canticchiando quando un uomo con un lungo cappotto marrone molto familiare le si sedette accanto, teneva una valigetta sulle sue gambe.
"Agente Creed," disse anche lui guardando il cielo. "Bentornata a Portlands."
"Qualcuno che ho incontrato durante la mia prima visita mi ha detto che nessuno ci rimane fuori a lungo," rispose Creed. "Anche per me è bello rivederla, agente Gibson."
"Due parole." assentì Gibson, aprendo la valigetta e guardandone i contenuti. "Quindi, finalmente terrete d'occhio anche il Nordovest, huh? Rimarrete a lungo?"
"Data la possibilità che Three Portlands fuoriesca nel mondo reale, abbiamo pensato di farlo," disse Creed. "Ce l'ha quindi?"
"Tutte le Vie per Three Portlands catalogate, e dove si connettono alla realtà di base." Gibson le passò un libricino. "Se pensate di tenere d'occhio e assicurarvi che le stranezze restino in gabbia, questo tipo di informazioni vi sarà cruciale. Noti che non vi stiamo dicendo quali siano le chiavi. non serve saper aprire una porta per vedere chi vi entra o esce."
Creed face cenno d'aver capito e si mise il libretto in borsa. Poi in cambio gli passò una grande busta sigillata. "Come promesso, cinque oggetti anomali minori con proprietà antitaumaturgiche, uno dei quali per caso è un pupazzo con testa molleggiata di Richard Nixon."
"E cos'è che fa?" chiese Gibson ridacchiando mentre metteva la busta nella valigetta.
"I taumaturghi non possono mentire in sua presenza."
"Ingegnoso."
"Dirò," rise Creed, poi si rimise a guardare il tramonto. "Fa ridere, Tom McCall ha finanziato il Vortex per tenere gli hippie fuori da Portland poiché Nixon sarebbe stato presente all'assemblea della Legione Americana. Alla fine Nixon cancellò la sua presenza. Se Nixon avesse deciso di non farsi vivo sin da subito, Vortex non sarebbe accaduto, e noi non avremmo mai scoperto questo posto. Quindi, in un certo senso, potremmo incolpare il Presidente per questa piccola breccia."
"Tricky Dick colpisce ancora." rise anche Gibson. Poi si mise due dita sull'orecchio e premette sul suo orologio. Mugugnò un po', poi si alzò in piedi e si preparò a partire. "Dato che lei e tutti i suoi colleghi probabilmente rimarrete qui per un po', dovrei avvisarvi. Siate cauti. Questo posto ti rimane attaccato. Non vorreste perdere il senso della realtà perché vi siete persi nella meraviglia."
"È serio…" Creed alzò un sopracciglio. "Wow…"
"Come il cancro," rispose Gibson. Il suo sorriso si capovolse. "Troppo bello per essere vero e tutta quella roba lì."
"Grazie per il consiglio," disse Creed. "Lo apprezziamo."
"Non ci faccia caso," Gibson diede un piccolo gesto di saluto. "Non siamo così UInUtili dopo tutto."
"Altro che," disse Creed, guardando il suo contatto mentre svaniva.
Poi si rimise a guardare il tramonto e prese un respiro profondo. Il profumo dei pini e dell'acqua di mare riempì le sue narici. In lontananza, un gruppo di persone stava volando su delle scope. Accanto, una paio di ragazzi amichevoli alla vista stavano eseguendo uno spettacolo di magia per un gruppo di bambini, dei fantastici numeri di luci e suoni si dimenavano per la meraviglia dei più piccoli. Si poteva sentire della musica distante fra il mormorio delle persone di ogni sorta che si godevano il tramonto.
"Non riesco a immaginare perché qualcuno vorrebbe stare qui," si disse Creed con un piccolo sorriso in volto, poi si incamminò per tornare alla Via. Doveva riportare i suoi ritrovamenti al nuovo sito della Fondazione.



