Incontro Ravvicinato Del Quinto Tipo
voto: +4+x

Monica aveva passato gli ultimi giorni cinque giorni controllando spasmodicamente la sua casella mail in attesa di comunicazioni da parte degli uffici del Minerva; inizialmente trepidante, il prolungato silenzio l'aveva resa prima tesa, poi irritata — possibile che non avessero trovato nemmeno il tempo per mandarle uno stupido messaggio per dirle cosa doveva fare? Non chiedeva molto, solo qualcosa, qualsiasi cosa che le permettesse di scollarsi dal dannato pc senza l'ansia di perdersi una comunicazione importante.

Per questo, quando la laconica mail della sezione amministrativa la convocò alle otto e mezzo del giorno dopo, nell'immediato la ragazza si sentì più frustrata che altro — cinque giorni per tre maledette righe?! Ben presto, però, un misto di ansia, entusiasmo e curiosità iniziò a germogliare nuovamente e, dopo una giornata passata riordinando documenti e preparando tutto il necessario per un buon primo giorno di lavoro, Monica pensò bene di andare a letto presto per iniziare la mattinata al meglio.

Piano brillante, peccato che la tensione non le avesse fatto chiudere occhio fino alle tre, quindi si era svegliata con meno di quattro ore di sonno e con un'emicrania terribile che la tentarono di rimanere a letto ancora un po', ma il pensiero di dover fare tutto ancor più di fretta la convinse ad alzarsi e iniziare una routine fin troppo familiare dai tempi dell'università: doccia calda, poi colazione e ibuprofene per il mal di testa; decisa a fare una buona prima impressione, Monica indossò una camicetta bianca con blazer e gonna a tubino beige, con tanto di cravatta per sembrare ancor più professionale, mise delle comode scarpe basse (col cavolo avrebbe messo i tacchi quando appena si reggeva in piedi) e si truccò quel tanto che serviva a nascondere le occhiaie.

Il risultato era piuttosto grazioso, si disse dopo un'ultima occhiata allo specchio; forse la cravatta era di troppo, ma le piaceva quel tocco di formalità che le donava. Un ultimo messaggio a casa, poi finalmente la neo-ricercatrice uscì dal suo monolocale, valigetta alla mano, e iniziò la tratta per il Sito Minerva. Il complesso si trovava al centro di una cittadella costruita per il personale e le loro famiglie e offriva servizi di ogni genere, da supermercati a un plesso scolastico, da ristoranti e altre strutture ricreative a una piccola chiesa dallo stile moderno; il tutto era ben mantenuto, con viali alberati e parchi che offrivano riparo dalla calura delle estati sarde.

Chissà che non avesse già incrociato il suo mentore nella sua routine di tutti i giorni, come comune persona nella propria normale quotidianità; a tal proposito, presto avrebbe conosciuto questo fantomatico collega e la cosa la riempiva di trepidazione. Sarebbe stato come il Sovrintendente, spietato e gelido, o comprensivo e cortese come Vanacore? Una via di mezzo, forse, oppure completamente diverso? Tra il trepidante e l'ansioso, Monica si ritrovò ai cancelli del Sito a fare la fila per i controlli dei documenti; nonostante l'andirivieni del personale che si dava il cambio, gli agenti furono rapidi e, poco prima delle otto e un quarto, la ragazza fu finalmente nel cortile del complesso.

"Ok, se non ricordo male il Blocco Amministrativo era nell'edificio principale…" Borbottò tra sé, entrando nella struttura e guardandosi attorno: l'atrio era grande, dall'estetica moderna e con una reception che occupava il centro della sala, attorno alla quale si era raccolto un folto nugolo di colleghi, mentre sulla parete di fronte vi era la pianta del Sito. Tracciato un percorso mentale, Monica si fece strada a passo svelto tra i corridoi, facendo lo slalom tra l'indaffarata massa di agenti e ricercatori che andavano e venivano finché, finalmente, non si trovò presso la sua destinazione. Con sua somma sorpresa, dinanzi alla porta dell'ufficio attendeva una guardia che, nel vederla arrivare, la scrutò criticamente.

Ignorando il brivido che le provocò l'essere fissata così attentamente, Monica si introdusse educatamente: "Buongiorno, sono Monica Raini, sono una neoassunta dall'ULIS e sono stata convocata all'ufficio 6 per un colloquio. È questo, giusto?"

"Sì, è questo." Le rispose lui con un barlume di riconoscimento negli occhi. "Mi fornisca carta d'identità e tessera identificativa, per cortesia."

"Certo, posso appoggiarmi da qualche parte, o..?" L'agente la interruppe con uno sbuffo e le aprì la porta, indicandole la scrivania all'interno. Monica si trattenne dal lanciargli un'occhiataccia per la rudezza e si limitò invece a obbedire con un mezzo sorriso, sperando vivamente di trovarsi dinanzi a un caso isolato e non a qualcosa che avrebbe dovuto sopportare quotidianamente.

L'amabile personalità dell'uomo non lasciava ben sperare.

"Ecco a lei." Monica gli porse i documenti richiesti e, dopo una ventina di secondi di teso silenzio, l'agente glieli restituì.

"Attenda seduta alla scrivania, valigetta chiusa e contro la parete alle sue spalle. Se ha dispositivi di qualsiasi tipo, li spenga e li metta lì dentro; i documenti, invece, li tenga pronti."

Ma che gentiluomo… la neoassunta estrasse il suo cellulare e lo spense, mostrando all'uomo il dispositivo mentre si spegneva con stizza appena soppressa, poi lo ripose ed entrò nella stanza. Posata la valigetta, Monica si sedette e lasciò che il suo sguardo spaziasse per l'ufficio: era piuttosto spoglio, con solo una piccola libreria, il tavolo a cui era seduta e qualche sedia — probabilmente era usato solo per colloqui e riunioni, non per attività quotidiane; nel complesso, l'ambiente era formale, forse un po' freddo, ma non inospitale grazie alla buona illuminazione che proveniva dalla finestra.

Monica fu quasi tentata di andare a dare un'occhiata, così, per passare il tempo, ma non voleva far irritare mister simpatia là fuori (ovviamente aveva lasciato la porta aperta…) per cui, sebbene la tensione e la noia iniziassero a farsi sentire, si limitò a riguardare distrattamente i suoi documenti; era quasi surreale che la stessa ragazzina di nemmeno vent'anni ritratta sulla carta d'identità fosse la stessa donna sulla tessera di un'organizzazione segreta — era strano, spaventoso, esilarante e incredibile tutto allo stesso tempo.

I suoi colleghi provavano la stessa cosa, quando ripensavano alla loro infanzia e gioventù? Si rivedevano in quelle vecchie foto?

"Nemmeno il primo giorno e già ho nostalgia…" Si disse sommessamente, con un sorriso nostalgico. Mister simpatia doveva averla sentita e si era voltato per dirle qualcosa, probabilmente riprenderla per non essere una statua a giudicare dall'espressione, ma una voce da fuori lo interruppe.

"-to a posto?" Si udì a malapena. Monica scorse l'agente annuire con un che di nervoso.

"Sì, la signorina Raini è già arrivata e-"

"Di già? Ottimo, ottimo. Può andare, dunque, sono certo ha altro di cui occuparsi." Era il suo mentore! Monica si drizzò sulla sedia, sopprimendo qualsiasi stanchezza o fastidio provasse e si aggiustò la cravatta. Calma e sangue freddo, si disse, la prima impressione era fondamentale e non poteva permettersi di lasciarsi prendere dall'emozione; d'altronde, non era più una liceale, no? Poteva farcela, si ripeté con un sorriso fiducioso, sarebbe andato tutto bene.

"Buongiorno, signorina Raini, le chiedo scusa per il ritardo ma ho avuto alcune questioni da risolvere prima di arrivare."

Monica fece per rispondere, ma la voce le morì in gola.

A entrare nella stanza fu niente meno che il Quinto Sovrintendente in persona e, mentre la porta si chiudeva alle sue spalle, la ragazza si sentì come sepolta viva.

Perché diavolo era lì?! Sarebbe dovuta rimanere chiusa nell'ufficio con lui, la stessa persona che aveva esposto dozzine di persone alle loro fobie come se nulla fosse? Era lui il suo mentore, tra tutti i membri della Divisione?! No, no, doveva esserci uno sbaglio- forse, sì, forse voleva semplicemente familiarizzare con i nuovi arrivati e decidere a chi assegnarli, tutto qua.

In ogni caso, non poteva fare scena muta, non davanti a una persona così importante per la sua carriera! Se si fosse resa ridicola, sarebbe stato devastante anche se avesse cambiato Sito. Stringendo i pugni per darsi forza, Monica alzò la testa e gli sorrise con tutto l'entusiasmo che aveva.

"B- ah, buongiorno, Sovrintendente." Si forzò a rispondere, imprecando mentalmente per il tremito nella voce che non era riuscita a trattenere. "Non è un problema, anzi, la ringrazio per avermi dedicato del tempo e per quest'opportunità che mi sta concedendo."

Il direttore ridacchiò, portandosi una mano dove Monica supponeva si trovasse la sua bocca. I suoi lineamenti erano completamente imperscrutabili, con solo il glifo sulla sua guancia chiaramente visibile e ben definito, una sorta di "x" o "k" dai bracci sinuosi e dal colore scuro che contrastava intensamente con la carnagione pallida e si abbinava invece con i folti capelli neri; adesso che lo aveva davanti a così breve distanza, era anche chiaro che l'uomo non fosse straordinariamente alto — forse dieci, quindici centimetri più alto di lei — ma il fisico scarno lo faceva apparire ancor più longilineo. Abbigliato com'era con un completo color ardesia (anche lui aveva la cravatta, grazie al cielo) dava una perfetta immagine di controllo ed eleganza, appena incrinata dal faldone giallo paglierino che portava sotto il braccio.

"Mi pare il minimo. Dunque… ma, perché ha messo la valigetta lì contro la parete?"

Perché lo chiedeva? "Ho fatto come mi ha detto l'agente che era di guardia, ha detto di metterla lì e io ho obbedito."

"Senza chiedergli il perché?" Monica sgranò gli occhi. Possibile fosse tutto un test? Una prova per valutare il suo pensiero critico? Ma l'obbedienza senza domande non era un merito nella Fondazione, con tutti i segreti e le censure e i 'non aprire questo o morirai male'?! Cosa fare? Poteva provare a inventarsi qualcosa e uscirsene così, ma non si fidava di sé stessa abbastanza dal riuscire a raccontargli qualcosa di convincente — no, meglio dire le cose come stavano.

"No, ho semplicemente ritenuto che le sue disposizioni fossero ragionevoli e dettate da competenza ed esperienza che io semplicemente non possiedo, al momento almeno."

Il direttore non replicò immediatamente, preferendo invece sedersi e poggiare il faldone sulla scrivania. "D'accordo. Bene, direi che possiamo iniziare dai convenevoli: io sono il dottor Andrea Verdi, Direttore della Divisione di Ricerca Memetica, a capo della Sottodivisione di Ricerca e Sviluppo, e Quinto Sovrintendente della Branca Italiana; oggi l'ho convocata qui per delinearle di cosa tratta la nostra Divisione, che mansioni svolgiamo, gli oneri professionali e, ovviamente, per la discussione del suo eventuale contratto di lavoro. Salario, orari, ferie, e così via."

Monica non poté non ridere a questa sua ultima esternazione così spontanea e informale, che tanto contrastava con l'immagine inquietante e controllata che il resto della sua persona proiettava. "Ah, mi scusi, — disse infine, schiarendosi la voce, — va più che bene, certo."

"Magnifico." Le rispose, incrociando le braccia e rilassandosi contro lo schienale. "Ora, ho letto il suo curriculum e mi ha sorpreso abbia scelto di unirsi a noi e non di trasferirsi al Vulcano; per curiosità, cosa l'ha spinta a questa scelta?"

"Una ragazza che appena conosco perché sono single e disperata" sarebbe stata la risposta più onesta, ma a lui non serviva saperlo, no? "Diverse cose, in realtà. Per iniziare, l'esperienza dell'altro giorno è stata molto affascinante e ha colto il mio interesse; c'è anche il fatto che ha portato a scoprire qualcosa di me che non conoscevo, — lo sguardo le cadde sulla foto della sé stessa di oltre sei anni prima, — e vorrei saperne di più. Non intendo certo rinunciare al mio amore per la tecnologia, rimarrà sempre una mia grandissima passione, ma sono entusiasta di queste opportunità che mi vengono offerte. E poi, forse sarò venale, ma le possibilità di fare carriera e creare buone connessioni sono più alte qui con voi che al Vulcano: quanti ingegneri ci sono che possono prendere il mio posto? Un'infinità, invece io sono seduta qua davanti a lei già nel mio primo giorno. Non penso avrei simili chance coi suoi colleghi Sovrintendenti, no?"

"Sicuramente non con Terzo, no. Vedo comunque che lei è piuttosto ambiziosa."

"Se non lo fossi, non sarei arrivata qui. Se posso parlare francamente…" La giovane attese che il suo interlocutore le desse il permesso di proseguire, poi riprese. "Nella mia facoltà era difficile farsi notare, specialmente per una donna; o meglio, ti notano i maniaci, quelli parecchio, ma per molti colleghi e docenti ero solo 'una ragazzina' e per loro il mio posto era da tutt'altra parte; le lascio intuire cosa intendessero. Comunque sia, voglio brillare anche per dimostrare a quegli idioti che si sbagliavano, anche se, a ben pensarci, forse cambiare carriera è un po' controproducente."

Quinto ridacchiò per il tono sempre meno deciso e più imbarazzato di Monica, passandosi una mano davanti alla bocca (forse). "Ah, può essere, ma apprezzo molto la sua determinazione e se solo non si fosse persa alla fine il suo sarebbe stato un gran bel discorso. Quasi non la riconoscevo dalla persona che sembrava avesse visto un fantasma quando sono entrato."

"Mi può biasimare? Nessuno mi ha detto avrei avuto un colloquio con lei in persona, ero scioccata!"

Altra risata. "Chiedo scusa per la sorpresa, allora. Ma comunque, come le ho detto, apprezzo questo suo spirito e mi auguro che il mio averla scelta come mia apprendista la soddisfi."

Monica sbatté le palpebre.

Le era parso di sentire che era stata scelta come apprendista del Quinto Sovrintendente.

Il che sarebbe stato assolutamente assurdo.

"Ma chi, io?"

"No, la valigetta." Rispose lui, divertito. "Sì, lei, Raini, perché mai dovrei essere qui altrimenti? Suvvia, non penserà mica avrei sprecato il mio tempo per una tizia qualunque!"

"Perché io? Non ho nessuna conoscenza di memetica."

"Praticamente nessuno ne ha, in linea di massima avere competenze di memetica anomala è un'eccezione e non la regola per i neoassunti. Comunque, le sue competenze possono essermi utili per quanto riguarda gli aspetti informatici e tecnologici della memetica, per i quali mi manca il tempo materiale necessario a studiarli e comprenderli in maniera per me soddisfacente. Inoltre, Vanacore sembrava molto colpito da lei e, per quanto detesti ammetterlo, il vecchio ha sempre avuto occhio per il talento; visto che lui ha già le mani legate coi suoi di apprendisti, mi occuperò io della sua formazione."

Monica sbatté le palpebre, sorpresa. Davvero aveva fatto una tale impressione sul vicedirettore? Certo, avevano parlato un po', ma da qui a spingere il Sovrintendente a considerarla come apprendista… "Capisco. Nel caso sia interessata alla posizione, come procederemo?"

"Sì, dunque, — rispose lui, estraendo dei documenti dal faldone, — nel caso lei firmi questo contratto al termine del colloquio, lei sarà membro a tutti gli effetti della Divisione di Ricerca Memetica; inizialmente, le sue mansioni riguarderanno l'apprendimento dei concetti di base di tale scienza, dell'uso corretto del materiale di lavoro e del funzionamento generale della Fondazione. Dopo ciò, diciamo tra tre o quattro mesi, inizierà a lavorare a vari progetti in qualità di mia assistente e a supportarmi nello svolgimento di mie mansioni minori."

"Per esempio?"

"Per esempio, questioni burocratiche di importanza limitata: questo ha il duplice scopo di far acquisire a lei e agli altri apprendisti competenze utili e di liberare me da inutili scartoffie che mi rubano tempo. Inoltre, mi seguirete quando mi sposterò negli altri Siti per riunioni, ispezioni e altro, il che è molto utile per stabilire connessioni per il vostro futuro professionale; alla fine, tutto è votato alla vostra formazione come professionisti capaci e affidabili che, eventualmente, siano pronti a occupare postazioni di rilievo."

Nessuna pressione, proprio. Però, le potenziali connessioni non suonavano affatto male… "Per quanto riguarda compensi e orari lavorativi? Ah, e nel caso io intenda trasferirmi in un'altra Divisione o Sezione?"

"Nel caso intenda fare trasferimento vi è tutto un iter da seguire, si richiede alla segreteria un modulo da compilare che viene poi spedito alle direzioni interessate, che poi possono accogliere o meno la richiesta; non sto a scendere nei dettagli, ma comunque può fare richiesta in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Per il resto, trova tutto sul contratto: in generale cerchiamo di limitare gli orari di lavoro a 40 ore settimanali, ma mentirei se dicessi che nessuno sfora; fino a quando non mette a repentaglio la salute e la sicurezza propria e dei colleghi, gli straordinari sono ben visti dagli O5 e noi ci adeguiamo.

"In ogni caso, — sospirò, e Monica sentì come se la stesse fissando fermamente negli occhi, — stia attenta a non esagerare. Questo è un lavoro ingrato, stancante emotivamente e fisicamente, ed è importante sapere quali sono i propri limiti; il burnout, l'esaurimento nervoso, lo stress emotivo, anche solo la semplice stanchezza fisica possono condurre a disattenzioni, le disattenzioni a errori, gli errori a incidenti anche letali. A tal proposito, per la nostra Divisione è prevista una seduta gratuita ogni sei mesi con uno psicologo per monitorare lo stato di salute mentale del personale; se serve è possibile prenotarne altre, a pagamento, oppure vengono assegnate dall'equipe medica o dai propri superiori in base alle necessità e alle mansioni."

Beh, aveva senso, la Fondazione non poteva certo rimpiazzare il personale con uno schiocco di dita, non se voleva rimanere segreta, e ovviamente la questione si faceva ancor più complessa per coloro che erano stati scelti per questioni innate o genetiche; non potendo permettersi ciò, prendersi cura della loro salute mentale era semplicemente la soluzione più pragmatica. "Tutto chiaro. Immagino che le mansioni a più alto stress includano anche gli interrogatori; a tal proposito, non ho ben chiaro perché se ne occupi la sua Divisione e, nel caso io aderisca ad essa, se dovrò eseguirli o se potrò esimermi da essi."

Il direttore annuì e, dopo un attimo per raccogliere le idee, rispose: "La questione non è semplice: premetto informandola che, allo stadio attuale non possiamo studiare la memetica senza affidarci alla sperimentazione umana. Le cavie animali non reagiscono se non in casi rarissimi e non abbiamo un'IA che possa sostituire queste pratiche- o meglio, abbiamo un'IA basilare in grado di identificare la Classe di un meme ma non di distinguerlo nello specifico; quindi anche quell'opzione non è attualmente percorribile."

Altra pausa, poi il Sovrintendente si passò una mano tra i capelli corvini con un sospiro. "Non possiamo esimerci dallo studiare i memi letali, o comunque molto dannosi, non se vogliamo comprendere come funzionano e come sviluppare le appropriate contromisure protettive; ma ovviamente la SRE-M non avrebbe mai approvato una sperimentazione fine a sé stessa, per cui abbiamo dovuto creare un protocollo che lo rendesse accettabile. Ci tengo a precisare una cosa, — aggiunse, cogliendo il disagio che non si stava nemmeno sforzando di celare, — la SRE-M non esiste per impedire che la Fondazione commetta atrocità, ma ad impedire che esse siano senza uno scopo."

"Sembra quasi che li rispetti. Non me l'aspettavo dopo la schermaglia con Bigotti dell'altro giorno."

"No, rispetto molto i colleghi della SRE-M e il lavoro che svolgono, perché a loro tocca prendere decisioni difficili e dolorose; quello che non rispetto è l'atteggiamento di una parte, che include Bigotti e i suoi scagnozzi, che si atteggia a paladina della giustizia e che sputa sentenze sul resto del personale- come se non ci fossero le loro belle firmette ad autorizzare le stesse azioni che poi vanno a condannare. Ma, — concluse con un cenno della mano, — per tornare alla sua domanda, non posso esimerla dalla sperimentazione, sarebbe come avere un agente che si rifiuta di usare la propria arma. Se questo resta inaccettabile per lei, mi duole dover dire che dovrà trovare il suo posto altrove."

La giovane chinò il capo, appoggiandosi coi gomiti sulla scrivania. Nessuno all'ULIS aveva mai fatto mistero che la Fondazione agisse in maniera spregiudicata per raggiungere i propri scopi, ma durante quei mesi aveva sempre visto il tutto come qualcosa di remoto, che la toccava solo tangenzialmente; tutto era stato più facile pensando così, che lei sarebbe stata lontana da quel lato più oscuro una volta nelle officine del Vulcano, ma non era altro che la stessa ipocrisia di cui Quinto aveva appena accusato Bigotti.

"Mi conceda di essere onesta con lei, direttore." Monica rialzò il capo, rivolgendosi al Sovrintendente con ferma decisione; questi, da parte sua, si limitò a un cenno per farla continuare. "Prima di unirmi alla Fondazione, ero in lizza per un posto nell'Esercito Italiano come tecnico e sviluppatrice di attrezzatura militare e armamenti; quando sono stata reclutata, sarei dovuta andare al Sito Vulcano per mansioni simili."

"Ho letto il suo curriculum, sì." Annuì Quinto, incrociando le braccia. "Dunque?"

"In entrambi i casi, così come per la mia richiesta di unirmi alla sua Divisione, ho deciso con la chiara consapevolezza di ciò che implicano tali mansioni; se avessi avuto dubbi o esitazioni, non avrei sprecato il mio tempo con i concorsi, con l'ULIS o facendo perdere la mattinata a lei, perciò le assicuro che svolgerò ogni compito che lei mi assegnerà col massimo impegno."

"E allora, — replicò lui, sardonico, — perché pormi una domanda simile, se già sapeva come avrei risposto?"

"Per capirla meglio, onestamente." Il Sovrintendente si irrigidì per un istante, e Monica si senti scrutata con rinnovato interesse. "Se lei sarà il mio mentore, voglio la certezza che seguirò qualcuno che, oltre a darmi una formazione professionale, io potrò rispettare sia come collega che come persona; mercoledì scorso ho avuto delle impressioni contrastanti, ma questo colloquio mi ha chiarito molto su di lei, su come prenda sul serio le sue azioni e le loro conseguenze."

Il direttore rimase in silenzio, tamburellando le dita sulla scrivania in seria considerazione. Monica fece del suo meglio per rimanere impassibile, sostenendo il suo sguardo inquisitorio senza esitazione; ovviamente temeva di averlo fatto irritare, certo, ma era una preoccupazione minima rispetto all'orgoglio che provava per sé stessa, per essere riuscita a parlare senza mezzi termini anche in una situazione simile.

Finalmente, il Sovrintendente ruppe il silenzio con un uno sbuffo divertito, allungandole alcuni documenti e una penna. "Dalle informazioni che avevo su di lei immaginavo che fosse una persona molto più passiva, dottoressa Raini, e la prima impressione che mi ha fatto sembrava confermarlo; sono piacevolmente sorpreso dalla sua audacia, anche se questo mi costringe ad ammettere che Vanacore davvero aveva ragione sul suo conto. Quel vecchiaccio sarà insopportabile…"

Monica sorrise, il tono rilassato del Sovrintendente un chiaro segno che aveva passato una prova finale per la sua approvazione. "Spero di meritare questa fiducia, allora. Questo è il contratto, giusto?"

"Esatto, prego, legga pure." Rispose lui, mettendosi comodo mentre lei iniziò a consultare i documenti. Erano cinque fogli, riportanti i suoi obblighi, specialmente riguardo la segretezza, i suoi doveri, le sue prerogative, eccetera, tutte cose che o aveva già sentito all'ULIS o che il direttore aveva spiegato; orari, assicurazione, salar-

"27 euro orari?!" Incredula, Monica alzò la testa e fissò il Sovrintendente. "Ma- per una posizione d'ingresso?!"

Egli inclinò il capo, come sorpreso dalla sua esternazione. "Beh, sono lordi, deve comunque toglierci una certa fetta; ma no, il salario è quello. Mi creda, dottoressa Raini, per il lavoro che andrete a svolgere quei soldi sono pochi. D'altronde, come ha giustamente osservato, sono in pochi coloro che possono svolgerlo, no? Penso che essere generosi sia il minimo e di certo Terzo non è ugualmente ben disposto verso i nuovi arrivi."

"Lei si sta divertendo, vero?" Sbottò la giovane con un sospiro.

"Moltissimo." Ammise il Sovrintendente, e Monica poté figurarsi il ghigno stampato sulle sue labbra. "La trovo una persona interessante, molto più di quanto la sua iniziale timidezza lasciasse trasparire, e penso che lavorare con lei sarà gradevole. Capisco perché ha fatto una buona impressione sul vecchio."

Che adulatore. Monica rise, ruotando gli occhi con fare falsamente annoiato. "Suvvia, mi lasci finire di leggere questo contratto. Non ho ancora accettato il ruolo, dopotutto."

"Touché." Il direttore scrollò le spalle e attese in silenzio che Monica concludesse la lettura; dopo il salario, il contratto esponeva la condotta che ci si aspettava da lei, ferie, giorni di malattia, le tutele a lei disponibili e, infine, pensionamento e altre modalità per lasciare la Fondazione (non proprio auspicabili, vista la quantità di amnestici che sarebbero stati somministrati e il costo da sobbarcarsi per l'intervento).

"Ok, o la va o la spacca." Si disse finalmente e, presa la penna, tirò un profondo sospiro per darsi coraggio e appose la firma ove richiesto, poi ridiede il tutto al Sovrintendente. Questi, dopo aver controllato tutto, firmò a sua volta e le porse la mano.

"Magnifico, sono sicuro che la nostra sarà una collaborazione molto fruttuosa."

Salvo diversa indicazione, il contenuto di questa pagina è sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License