A sua Immagine: Parte 7
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22/12/1998:

Lament si stravaccò sulla sua sedia, sorseggiando il suo caffè e mangiando un boccone del suo tramezzino. Il pranzo era diventato una questione privata, specialmente da quando aveva scoperto che tutti gli altri avevano deciso di prendere gli amnestici. Aveva incluso una foto del cadavere di Sandlemyer (un cadavere che non somigliava per nulla all’uomo che era stato) nel fascicolo su SCP-106, lasciando il pesante documento nell’angolo della sua scrivania. Rivolse la sua attenzione a SCP-884 per un momento, guardandolo di sfuggita e ripensando alle parole di Sandy: prendere un membro dell’Insorgenza del Caos… perché no? A quel punto, ne valeva la pena provarle tutte. Sospirò e prese il telefono, digitò il numero e si strofinò il naso.

«Pronto? Agente Strelnikov? Non so se si ricorda di me. Sono l’agente Lament, ci siamo conosciuti al mio primo giorno al Sito-19. Sì, sono l’assistente di Gears. Cercavo qualcuno per un possibile incarico. Sotto massima copertura – ci fu un’imprecazione in russo dall’altro capo del telefono – Lo so, ma lei è l’unico che conosco lì, così ho pensato che sapesse chi mandare a occuparsene…»


10/08/2007:

Sulle labbra di Lament si formò lentamente una smorfia di soddisfazione, mentre l’agente chiudeva il fascicolo, si stravaccava di nuovo sulla sedia e rideva mentalmente con se stesso. Non c’era nessun altro con cui ridere, in fondo. Guardò il dottor Gears, sperando che gli chiedesse perché era così compiaciuto. Aspettò e sperò, poi si piegò in avanti e lo fissò finché il ricercatore senior non alzò la testa e gli rivolse lo sguardo.

«Sì, agente Lament?»

«SCP-884… è sistemato»

Si stravaccò di nuovo, con le mani dietro la nuca.

«Congratulazioni» disse il dottor Gears.

«La ringrazio» rispose Lament.

Non ci sarebbe stata alcuna lode, così come non ci sarebbe stato alcun riconoscimento. Il senso di ricompensa nella Fondazione non si otteneva, ce lo si creava. Fare il proprio lavoro e farlo bene significava una cosa o due: si era vivi o lo era qualcun altro. Bastava così. Doveva bastare così.

«Gradisce metà del mio tramezzino, dottore?» chiese Lament.

«No grazie, agente Lament»

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Pranzo?

Lament annuì, prendendo il suo manzo essiccato avvolto in un sacchetto di plastica dalla sua scrivania.

«Allora voglia scusarmi, ma credo che andrò a mangiare nell’atrio: è quasi l’ora della pausa pranzo di Sophia…»

Il dottor Gears annuì.

«Di’ alla dottoressa Light che mi serve il suo rapporto su SCP-371, quando avrà finito»

«Lo farò, dottore»

Lament si alzò e si incamminò verso la porta, quando il dottor Gears lo richiamò:

«Agente Lament?»

«Sì, dottore?»

Il dottor Gears lo fissò per un attimo. Il silenzio passò da confortevole a imbarazzante, finché Lament non trovò necessario tossicchiare e ripetere:

«Sì, dottore?»

«Buon lavoro»

L’imbarazzo diventò tangibile.

«La ringrazio, dottore»

Gears annuì e Lament, pervaso da un’emozione a cui non sapeva dare un nome, uscì dall’ufficio. Quando raggiunse l’atrio, baciò la dottoressa Light sulla guancia, si prese l’immancabile pugno scherzoso sul braccio e poi condivise lo scialbo tramezzino con lei. A conti fatti, la considerava una buona giornata.


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