Il Visitatore
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18/11/2018

"Quindi sono… centoventicinque grammi di burro, centoventicinque di zucchero, un uovo a porz-…"

Qualcuno bussa alla porta; la signora, che stava preparando la sua Mise en Place, si zittisce per una manciata di secondi. Quando il fastidioso suono riprende, non meno insistente di prima, la cuoca mugugna e si dirige verso la porta d'ingresso per vedere chi osava disturbarla nel magico rituale della preparazione dei tortini al cioccolato che sarebbero dovuti essere serviti entro la sera.
La signora Giannini non è dell'esatto umore per ricevere ospiti in anticipo, né Testimoni di Geova. Cucinare è sempre stato un rito molto importante per lei, la concentrazione un ingrediente fondamentale nelle ricette che preparava per Francesco sin da quand'era piccino; nulla avrebbe dovuto disturbare i suoi tentativi di portare in auge i ricordi d'infanzia al figlio che non vedeva da un mese o due.
Quindi, come le sembra giusto da fare, risponde con un tono leggermente scocciato, tanta era la voglia di tornare al lavoro originale.

"Con 'sta piova e con 'sto vento, chi che bussa al mio convento?"

La signora Giannini rimane un attimo ad aspettare, poi cerca di guardare attraverso lo spioncino della porta; ma con una leggera nota d'amarezza capisce ch'era troppo buio nel corridoio. Stava per voltarsi e tornar in cucina quando una voce bassa e rasposa, come carta vetrata, risponde:



"Nulla, ma un prete
venuto a controllare
cose e mete
o rincuorar le casare"

La vecchia signora toglie velocemente il catenaccio alla porta e la apre con la medesima velocità sopra citata, facendo quasi cadere un vaso di fiori dal comodino dell'ingresso.


"Ah! Don Greggio! Entri, entri la prego. Desidera qualcosa, un caffè, un tè, un po' d'acqua?"


"No signora, mi dispiace deluderla. Ho bevuto un cappuccio prima, giù al bar del paese. Chiedo scusa per l'intrusione, l'ho interrotta in qualcosa?"

"Assolutamente no, stavo solo preparando la cena per stasera, sa… Mio figlio deve arrivare stasera, la solita cenetta in famiglia che organizzo ogni seconda domenica del mese."


"Cenetta di famiglia? Eheh, ci siete soltanto voi due, non è una vera e propria cena di famiglia"

Marta Giannini fa accomodare il prete di paese su un divanetto di pelle sintetica in salotto. Tuttavia c'è qualcosa che la disturba nel comportamento del prete. Non è sicura di ciò, ma perché questo ministro di Dio sa delle sue cene in famiglia?


"Tuo figlio si chiama Franco… o Francesco, mi sto per caso sbagliando?"

"Sì sì, l'unico figlio mio. C'ho cresciuto con tutto il mio cuore. Se potessi, sposterei mari e monti per lui!"


"Giusto, giusto. Lei è vedova da otto anni. Cosa le dice Franco del lavoro? Tutto bene?"

"Oh, non potrebbe andar meglio per lui! Francesco si sta trovando benissimo nella nuova parrocchia, soddisfattissimo! Pensi ch'aiuta a ristrutturare perfino le strutture."


"Sì, in un paesino vicino a Messina. So già tutto, so già tutto."

Il prete rimane a fissare il soffitto per qualche manciata di secondi, non che la vernice color verde fosse così meravigliosa; poi si rimette le mani nelle tasche della giacca.


"Quindi, è felice, giusto? Aiuta i bambini, organizza l'oratorio, cerca di far pubblicità e via dicendo. Interessante, davvero interessante."

Greggio prende in mano un piccolo soprammobile dal tavolino di vetro, se lo rigira tra le mani, osservandolo molto attentamente, osservando gli spigoli e la geometria poco euclidea, che normalmente potrebbe provocare ribrezzo o disgusto nelle persone. La proprietaria di casa non rammenta d'aver mai avuto un oggetto del genere, non l'aveva effettivamente mai visto e non riesce a pensare ad un utilizzo plausibile per quell'oggetto. Probabilmente era un bizzarro oggettino che si è portato appresso il prete, per qualche strano motivo.

"Mi scusi Don Greggio, cos'è quell'oggetto? È suo?"


"Ebbene sì mia cara, è un simpatico affare che mi ha regalato un mio amico tanto tempo fa, forse ancora prima che lei nascesse. Purtroppo ho dimenticato il suo nome da molto, e non penso che riuscirò mai a ricordarlo. Ero appassionato di poesia e di letteratura quand'ero ancora giovane, questo cercò d'incoraggiarmi, e l'ultima volta che lo vidi mi regalò questo oggetto. E forse, tre giorni fa ho scoperto una vera funzionalità, il vero scopo che possedeva in origine."

Per qualche motivo, la signora si sente a disagio dinanzi al suo ospite. Non l'era mai capitato prima di sentirsi così di fronte a Don Greggio; le sue visite non sono di certo una novità, ma questa volta sente qualcosa di strano, c'è un qualcosa di alieno nei suoi modi e nella cadenza delle parole che la terrorizza: fa domande, risponde in maniera poco esaustiva, se non alla domanda del soprammobile ignoto. Sembra quasi che sia forzato ad interpretare una parte che non gli appartiene. Non sembra più il reverendo che conosce: perfino i movimenti sono lenti, meccanici, freddi.


"Marta, forse devo dirti una cosa, o meglio delle cose che riguardano tuo figlio.
Tuo figlio lavora sì per la Chiesa, ma… in un altro modo. Non è prete a Messina, non lo è mai stato."

"Co-cosa sta dicendo Don Greggio?"

Quell'aura di innaturalità non accenna a diminuire, anzi diventa sempre più forte, un orribile crescendo di paura.
L'unico motivo per cui non l'ha sbattuto fuori dalla porta era perché lui è un parroco, e non puoi buttare fuori così un rappresentate della chiesa.


"Tuo figlio lavora per un organizzazione segreta della Chiesa, la Confraternita di San Giorgio. Costoro cercano di catturare e preservare artefatti o creature angeliche, mentre cacciano, bruciano o distruggono diavoli e demoni."

Il prete si prende un attimo di pausa, tasta l'aria con la lingua, ma senza inspirarla. Si massaggia un attimo il collo


"Precisamente, lavora, o meglio lavorava, da qualche parte negli archvi del Vaticano. Marta, mi dispiace ma Franco, o Francesco, come lo chiami tu, è morto.
Non ti darò altri dettagli, non ti dirò di più. La Chiesa, o il Papa, non ti manderanno nulla di lui, nemmeno le sue ceneri. Inventeranno una scusa, lui non arriverà mai alle otto per la tua cenetta. Manderanno mail o lettere scritte a macchina, ti daranno l'illusione che lui sia ancora vivo. Ma non lo vedrai mai più."

"D-don Greggio… non può essere serio, non può…"

Il viso del prete si corruga un attimo, mentre Marta Giannini scoppia in lacrime. Lei si fidava ciecamente di Greggio, si fa confessare ogni sabato, è una fedele attiva nella chiesa, anche se non esce molto di casa; Greggio non poteva mentirle, anche se sperava il contrario. L'ospite si tira su un attimo la manica della giacca per controllare l'orologio, sotto il giaccone non sembra indossare una maglia, o una camicia. Sembra più un fluido nero, denso. Ma la signora non si accorge di tutto ciò, non notò questo particolare.


"Chiedo scusa se le ho portato via più tempo del necessario, è ora che io me ne vada; arrivederci. Spero di rivederla domenica."

L'ospite si alza dal divanetto in pelle ed esce dall'appartamento, senza farsi accompagnare o altro, richiudendo attentamente la porta dietro di sé. Marta rimane a piangere la notizia per qualche minuto, prima di decidersi che quello che aveva detto il prete non era vero, non poteva essere vero, facendo soppiantare la notizia dalla speranza che il suo ospite non è altro che un bugiardo. Si mette subito la giacca, esce dall'appartamento, scende velocemente le scale della palazzina e discende in strada. Ma nessuno stava passeggiando lì in giro. C'è soltanto un vecchio, che indossava una giacca nerissima e un cappello che combaciava il colore dell'abito, e che quasi non riesce a scorgere nell'ombra del mattino. Tuttavia, non può essere il prete, questo vecchio è abnormemente alto, e camminava piuttosto lentamente. Il calunniatore che ha fatto piangere una vecchia donna non poteva essere andato lontano. Si mette a cercare nel negozietto di generi alimentari, nelle poste e nel bar. Non c'era, non c'era da nessuna parte. Si ferma davanti al bar, e mentre cerca di far mente locale, si mette a leggere i vari poster, due annunciano la presentazione di un libro, un altro è per le elezioni cittadine. Posa gli occhi sull'obituario. Le parole la colpiscono come un martello.

"Ci ha lasciati il nostro caro Don Greggio Petruzzi di anni 78, deceduto il 15/11/2018. Con dolore lo annunciano gli assistenti parrochiali e i fedeli tutti. I funerali si svolgeranno in Via Leonardo da Vinci alle ore 15:20, partendo dall'abitazione in Via Amerigo Vespucci 4"

È soltanto deceduto tre giorni prima. È confusa, non sa più a cosa pensare. Chi ha visto allora? Un ladro? Un mago? Un alieno? L'alto vecchio la osserva dal marciapiede, sogghigna un poco, forse la vista d'una signora con un pigiama e la giacca così in mezzo alla strada il mattino fa ridere. Volge lo sguardo da un altra parte, e se ne va via. Totalmente vestito di nero, non si possono intravedere pelle o faccia. Un tizio strano, forse un pazzo. Si siede su una sedia del bar vicino, pensa e ripensa. Sta ancora processando l'accaduto quando qualcuno le posa leggermente una mano sulla spalla.


"Signora, per quanto mi dispiaccia disturbarla in questo momento ritengo, per causa delle strane circostanze che ha vissuto quest'oggi, che dobbiamo parlare il più presto possibile. Ha un abitazione qua vicino? Orecchie indiscrete rimangono sempre all'erta, non si può star sicuri oggigiorno."

Si gira lentamente, vede quest'uomo alto circa due metri, snello e con la faccia coperta da una sorta di cappello, una tuba, troppo grande, indossata come una sorta di maschera. La voce è sintetizzata, quasi robotica. Annuisce senza ascoltare troppo, ormai tutto è troppo confuso e indistinto, non capisce più a cosa credere o cosa pensare, forse sta sognando. Lo porta nel suo appartamento, spiega l'innaturale evento e ascolta la storia che il suo ospite ha da raccontare.
E poi, guardando un buffo disegnino, si dimentica di tutto quello che accadde in quella giornata.
Infine, ricevette una lettera più tardi nello stesso giorno, scritta a computer dal suo amato figlio, e si rincuorò sapendo che lui stava bene, che lavorava sempre nella sua piccola parrocchia vicino a Messina, non ricordando più gli avvertimenti di Greggio, o qualsiasi cosa sia stata. Senza sapere che in futuro non riceverà altro che lettere, e lettere ancora.

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