I Fiori d'Estate
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A me non è mai piaciuto il mare…

A causa della mia malattia alla pelle, non ho mai potuto giocare sotto al sole come gli altri bambini. Mentre loro costruivano castelli di sabbia sulla riva, con genitori e amici, io me ne stavo seduta sotto l'ombrellone, a leggere un libro, con un succo di frutta come mia unica compagnia.

Loro erano felici, raggianti, giocavano ed erano sempre in compagnia di qualcuno. Io ero sola, all'ombra, e li guardavo con invidia, sperando che il sole tramontasse il prima possibile, così anch'io sarei potuta essere libera. Volevo poter essere come tutti gli altri, anche solo per poco. Ma non potevo: dovevo dire "No" ogni volta che qualcuno me lo chiedeva. Quelle mattine a mare, d'estate, mi facevano solo ricordare che io ero diversa da tutti gli altri e che la mia vita non era compatibile con la loro, né con il resto del mondo. E non lo sarebbe mai stata…

… finché non sei arrivato tu.


Io adoro il mare…

Fin da bambino, ho sempre amato l'acqua. Camminare a piedi nudi sulla sabbia bollente, per poi trovare sollievo sul bagnasciuga, inoltrarsi un po' di più, sentire il contrasto tra l'acqua gelida dei primi giorni d'estate ed il sole caldo che picchia sulla schiena. Poi, farsi un po' di coraggio ed immergersi completamente, con un singolo tuffo. Aprire gli occhi sottacqua per vedere un mondo che non appartiene a noi abitanti della superficie, trattenendo il fiato. E infine riemergere, prendendo una boccata d'aria, e sentirsi come rinati. Il primo tuffo d'estate è sempre stato così per me: un ciclo di morte e rinascita, un rinnovamento del corpo e della mente. Sono sempre stato a mare con gli altri bambini. Giocavamo a palla, raccoglievamo conchiglie, facevamo dispetti agli adulti, correvamo di qua e di là come pazzi.

Se c'è una cosa che ricordo delle mie estati, è la felicità di stare con gli altri sotto al sole, il sentirsi liberi, il lasciarsi cullare dalle onde, tuffarsi a volo d'angelo dalle alte scogliere, sperimentando l'ebrezza del vuoto, per poi immergersi ed esplorare gli anfratti più reconditi. Asciugarsi al sole, con il costume gocciolante e l'asciugamano in spalla, fare battute stupide, ridere e scherzare. Poi rientrare a casa, pulendo la sabbia dai piedi, e ritrovarsi nel primo pomeriggio per passeggiare nei boschi quando il sole è ancora alto nel cielo, o andare in bicicletta fin dove non ci era consentito di spingerci, oltrepassando le recinzioni. Eppure, per quanto possa amare la natura e stare all'aria aperta, c'è solo un motivo per cui ora vedo tutto in modo diverso, ed è…

… perché ho incontrato te.


"Non dovevi farlo per me…" dico, mascherando i miei veri sentimenti, "… io sono abituata a stare così". Non è vero. Non mi sono mai abituata alla solitudine. Mi ha sempre fatto soffrire, ma non potevo dirlo a nessuno. Faceva troppo male. Ho quindi indossato una maschera… ed oramai l'ho indossata così a lungo che non so più neanche se abbia preso il posto del mio vero volto.

Sento la sua mano sulla mia spalla, poi una collana di conchiglie, come mai ne avevo viste di così colorate, mi cinge il collo. "Ti piace?" mi chiede. È bellissima. "Non sono una bambina…" suona quasi come un rimprovero, ma lui sorride. "Allora la getto via…" e si avvicina, prendendo la collana. Ne approfitta per baciarmi di sorpresa. Mi stacco quasi subito, dicendo a bassa voce: "Non quando le altre persone ci guardano!", imbarazzata. Eppure ho occhi solo per lui…


Sapevo che avrebbe reagito così. "La collana possiamo sempre lasciarla qui, sarebbe uno spreco buttarla…" aggiungo, posandola sulla sdraio. Significa che le è piaciuta. "Hai paura delle altre persone?" le chiedo in tono dolce. "N-No!" risponde, fingendo un'espressione risoluta. Ogni volta che fa così significa che non ha detto tutta la verità. E che ha bisogno di qualcuno che le stia vicino, che la comprenda, sciogliendo quella maschera di freddezza che ha costruito per poter vivere come gli altri.

Mi siedo gentilmente su di lei, anche se ciò la distrae dalla sua lettura. Dopo un suo breve disappunto, metto la mano attorno al collo, passandola da dietro la nuca. "Tranquilla, nessuno ci sta guardando" cerco di rasserenarla. Lei arrossisce. Poi, gentilmente, si avvicina e ci baciamo. Io ti amo… sussurro. Non mi stancherò mai di dirglielo.

Sono stato un po' impreciso, prima: in realtà, c'è una donna che ci sta guardando, ma è la nostra amica, una bravissima persona, anche se il suo lavoro la fa apparire diversamente. Ci sorveglia per il nostro bene, per proteggerci, affinché tutto vada per il meglio. Ma non l'ho detto per mentire, anche lei lo sa, è da molto tempo che viviamo così.


"Rapporto" dice una voce maschile alla radio. "Nulla da segnalare" risponde l'ispettrice Emma Loperfido del Dipartimento Affari Interni e Diplomatici. "Il carico è stato inviato?" chiede la voce maschile. "L'hanno appena ricevuto" asserisce l'ispettrice. "Bel lavoro, Emma" dice la radio. "Grazie, Dottor Cruciani" per poi rientrare in macchina, volgendo le spalle al mare.


Il mio momento magico viene interrotto dal cocco bello di turno. Ma questa volta, stranamente, non vuole vendere né cocco né mandorle fresche. "Per voi" dice l'uomo di colore. "C-Cosa? E da parte di chi sarebbero?" lo incalzo. "Da bella signorina, lì" ed indica un punto vuoto, verso le dune, dove non c'è più nessuno, ma immagino che prima ci fosse qualcuno. "Ha detto leggi bigliettino, tu capire" continua lui, per poi salutarci e riprendere il suo lavoro. E sono inutili i miei tentativi di fermarlo. Sospiro.

Leggo il bigliettino, è scritto a mano: Con affetto, Emma. Ci siamo conosciute su una chat online e da lì abbiamo stretto amicizia, scambiandoci i nostri numeri di telefono. Purtroppo, non abbiamo avuto tantissime occasioni per stare insieme. Il mio fidanzato, invece, ne ha avute di più: lui ed Emma si conoscono benissimo, e adesso sono colleghi di lavoro.

Come ogni volta, i fiori di Emma sono bellissimi, un'esplosione di colori che ridona vita a tutte le estati che ho passato all'ombra. Sorrido. Adesso non odio più il mare… perché, accanto a me, ho una persona che mi vuole bene.

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