Colloquio di Lavoro
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Si è seduto a vicino a me. Non era la prima volta che lo faceva. Era sempre lo stesso, e nonostante avesse un qualcosa per cambiare la sua voce, sapevo che era sempre lui, quello con i capelli rossi. Non potevo aprire gli occhi, non voleva che io potessi vedere che fosse lui, per evitare di essere individuato semmai rivelassi la sua descrizione sotto la tortura. Ho provato a ribellarmi e lui ha attuato la sua minaccia: mi ha messo la pistola sulla fronte. Da allora non ci ho più provato. Ma sapevo che era lui, sapevo che voleva farmi qualcosa, qualcosa di diverso dagli altri. Non sapevo cosa fosse, il ragno era arrivato e mi aveva portato via prima che lui rispondesse.

"Non sei un agente della Essierre Due, giusto?"

Era l’unico ad aver capito.

"Lo sapevo. Sei un semplice carabiniere"

Mi aveva detto "Alcune cose devono essere fatte". Non ho mai capito, ma so che il giorno dopo questi tizi della Fondazione SCP erano arrivati. E lui era nell’elicottero, seriamente ferito. Non ho osato chiedere ma sono sicuro che sia uno degli agenti infiltrati del capitano Galeazzo. Era un agente della SIR-II, Essierre Due, non so come chiamarlo. Non so se sia ancora vivo; non so che fine abbia fatto.

Con difficoltà, prendo il foglio con i risultati degli esami medici. Sotto la coperta, la stecca mi impedisce di muovere la gamba. I risultati non sono ottimisti: i medici temono che io non potrò mai più camminare normalmente. E so cosa significa: non potrò mai reintegrarmi nell'Arma dei carabinieri. Forse non potrò mai più ritrovare un lavoro, chi vorrebbe mai un invalido?
Non i carabinieri, in ogni caso.

Sono rassicurato di essere all’ospedale. Ho potuto parlare con Sofia al telefono. È tornata a casa dopo il parto. Ho avuto delle foto, Nicola è un bel bimbo, Sofia ha fatto un bel lavoro. So anche che Letizia è molto gelosa ma cambierà. È perfettamente comprensibile, è ancora piccola.

Guardo il mio braccio rotto. Non riesco a muovere le dita. Non ancora. Non riesco ancora ad aprire completamente né gli occhi né la bocca.

Questi figli di puttana ci sono andati giù pesante con me…

Chiudo gli occhi. Pensavo che riposare fosse una buona idea ma ogni volta che provo ad addormentarmi, vedo i mostri e i bastardi si questo CFO. Con le loro urla e…

Trattengo le lacrime. Devo smetterla. Non dovrei pensarci, eppure non ci riesco. Faccio incubi ogni notte. Non riuscirò mai a dimenticare, neanche con l'aiuto di uno psicologo. E non posso nemmeno parlarne a Sofia, non mi crederà. Non so con chi posso parlarne, non so chi potrebbe prendermi sul serio. Non è frutto della mia fantasia, ma nessuno mi crederà in ogni caso.. Sono nella stessa situazione di qualche giorno fa, dico la verità ma nessuno mi crede.

Qualcuno bussa alla porta. Vedo i due metri d'altezza e la corporatura di mastodonte del capitano Galeazzo, il capo di questa maledetta Essierre Due. Non provo nemmeno a mettermi sull’attenti, sono troppo stanco. E lo capisce perfettamente.

— Oh, mi dispiace, agente Costa — dice con la sua voce grave ma molto dolce. Se è troppo stanco, potremo continuare l’intervista più tardi.

Sto per accettare e chiedere di farla più tardi, ma qualcosa attraversa la mia mente come un razzo.
Nessuno mi crederà, tranne lui, non devo lasciarlo andare.

— Capitano Galeazzo, ha un momento?

Provo a fare una voce autoritaria ma ovviamente non funziona. Tuttavia, Galeazzo mi sorride.

— Ho tempo, sì. Tutto il tempo necessario.

Mi rassicura. Adesso, ho molte domande da fare, devo approfittare della sua presenza.

— Se fosse stato un semplice carabiniere, come me, non avrebbe creduto a tutta questa assurda storia di creature anomale.

Capisce che la conversazione si protrarrà per molto tempo, quindi viene a sedersi vicino a me.

— Forse no, ma è difficile da spiegare.
— La sua… organizzazione caccia creature anomale. Sono convinto che abbia incontrato molta gente che hanno avuto a che fare con esse, prima di me.
— Effettivamente, — risponde Galeazzo, che ha capito che avrò molte domande da fare. — È ben lontano dall'essere il primo, ho incontrato molta gente che ha avuto a che fare con anomalie, in più di quindici anni di carriera.
— E… come mai questa gente non ne ha mai parlato? Avevano paura di non essere creduti?

Galeazzo scuote la testa.

— Abbiamo delle procedure speciali per per far loro dimenticare ciò che hanno visto.

Un brivido percorre la mia schiena.

— Li… li eliminate?
— Perché eliminarli? Sono delle persone normali, non devono morire solamente perché hanno visto delle cose innaturali.

Mi ricordo allora ciò che il tenente Lombardi gli ha dato la prima volta. Non ho mai saputo cosa fosse, ma ho un'idea.

— Date loro… qualcosa di speciale? Una medicina speciale? Ne riceverò anche io?

Galeazzo annuisce senza dire niente. Capisco questa decisione e rispetto la sua onestà. L’anormalità fa paura, non vogliono essere scoperti, sarebbe un casino senza precedenti.

— Ma… tutte queste persone che ho visto…. Maia Dellucci… i tenenti Nuvolari e Lombardi… la dottoressa Rossetti… Lei stesso, capitano Galeazzo… Cioè… lavorano per voi. Con voi. Per la Fondazione SCP. Come li recluta? Neanche io sapevo l’esistenza dell’anomalo…

Sorride.

— Individuiamo gente. Gente molto brava. Emilia Lombardi è un eccellente medico. Giulia Rossetti è un'eccellente veterinaria. Io sono un esperto di spionaggio.

Un piano sboccia nella mia testa. Ci penso sin dalla prima volta che ho parlato con Galeazzo. Devo andarci pesante. Devo smetterla di girarci intorno. Mi considererà pazzo perché ho detto tutto il contrario la prima volta, ma ci ho pensato molto e mi sembra la migliore idea possibile.

— Capitano Galeazzo. So delle cose che non sa. Ho visto delle cose che non ha visto, che non ha vissuto direttamente, dei mostri che non conoscete. Voglio aiutare. Forse non potrò mai più camminare normalmente, forse non potrò più camminare affatto, ma sono bravo: ho studiato informatica, ho una laurea magistrale. Posso aiutare nella sorveglianza e la protezione dei dati informatici e personali. Volevo fare i test per lavorare nei servizi segreti, ma dubito che mi prenderanno dopo quello che mi è successo. Voglio aiutare a combattere quelli che mi hanno sequestrato e torturato, capitano Galeazzo, voglio aiutare a mettere altre creature in salvo. Perché non potrei lavorare con voi?

Sembra sorpreso. Posso capirlo. Forse sono il primo che chiede volontariamente di lavorare per la Fondazione SCP. E poi, avevo chiamato la sua squadra "una squadra di dannati che mi avevano lasciato a morire".

— Non sono io a occupami del reclutamento dei futuri agenti.
— Neanche quelli della vostra squadra?
— Esamino i candidati e scelgo coloro che mi sembrano più promettenti. Ma il contenimento delle creature anomale non è il compito della SIR-II. Ci occupiamo di spionaggio e di intelligence. Il contenimento in sé è il compito di gente come la squadra del tenente Nuvolari. Sono dei soldati. E non penso che lei possa integrarsi in una tale squadra: le creature sono spesso molto pericolose e il loro contenimento è rischioso, non ce la farà.

Scuoto la testa.

— No, certo che no. Ma posso comunque aiutare dietro un computer o in un ufficio.

Galeazzo sospira.

— Agente Costa, non voglio scoraggiarla, ma anche se fosse reclutato, l’addestramento è molto lungo e molto difficile. Non solo fisicamente ma anche psicologicamente. È appena uscito da un sequestro molto estenuante.

Dice che non vuole scoraggiarmi ma lo sta facendo. Lo so.

— Appunto: sono stato messo a dura prova, sarò molto resistente.
— Non ne sa niente.
— Neanche lei.

Galeazzo si alza.

— E nel caso non ci riesca? Nel caso non fosse così resistente come afferma di essere?

Ho già la risposta.

— Beh, datemi la medicina per dimenticare e non ne parliamo più.

Galeazzo non sa cosa dire. Ne approfitto. È il momento, devo approfittarne.

— So cosa pensa: "perché mai dovrei reclutare uno sfigato come sto tizio, minuscolo e certamente pazzo dopo quello che ha visto e subito? Perché dovrei mentre ce ne sono tanti più competenti?". Le dico perché, capitano Galeazzo: perché l’addestramento sarà meno lungo. Perché ho voglia di aiutare e conosco alcuni segreti dei vostri nemici. Perché sono bravo a spiare. Perché se degli altri possono, allora posso anch'io, non valgo meno dagli altri. Non è solo perché voglio vendicarmi. È perché voglio combattere il CFO con voi. Ovviamente non potrò essere un soldato o un agente infiltrato come quest’agente con i capelli rossi che ho visto nel complesso industriale, ma dietro uno schermo di computer, sarò efficiente. Dopo tutto, sono laureato in informatica.

Galeazzo non trova parole per esprimersi. Ne approfitto per continuare.

— Il lavoro di uno dei suoi agenti non è così diverso da quello dei carabinieri o di quelli che sorvegliano la mafia. Con la differenza che da voi c'è di mezzo l'anomalo. Il lavoro d'ufficio non mi fa paura, capitano Galeazzo, sarò efficiente, vo so e lo sa anche lei. Quando uscirò da quest’ospedale, quando sarò guarito, almeno mi lasci dimostrare che sono bravo nello spionaggio.

Galeazzo si alza.

— Parlerò coi miei superiori. Tuttavia, non posso promettere niente.

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