Due cose riguardo allo spazio sono note a tutti:
Primo, non c'è atmosfera, fa freddo nel vuoto.
Secondo, lo spazio è solitario.
Il gatto, che quel giorno vagava nello spazio con una tuta spaziale fatta su misura per lui, non poteva confermare nessuna di queste affermazioni. Si potrebbe sostenere che il calore che sentiva fosse interamente dovuto all'abito che indossava, che lo proteggeva dagli effetti del vuoto. Il gatto a strisce dorato-marroni, tuttavia, era sicuro che il calore fosse dovuto solo al fatto che non aveva mai dovuto lottare così duramente per andare avanti in vita sua. Era quasi disumano quanto spingesse nel vuoto per- beh, cosa in realtà? Gli occhi brillanti del gatto erano fissi su un piccolo sacchetto argentato con il logo della Fondazione e la scritta "birra in polvere", che fluttuava nel vuoto a soli dieci centimetri davanti al suo muso. Se non fosse stato per il vetro protettivo del casco, avrebbe potuto semplicemente afferrarlo - ma no! Scivolava davanti a lui, a volte ruotando leggermente sul proprio asse e scintillando alla luce riflessa dei soli e degli altri corpi celesti.
Ma il gatto non era da solo. Nelle sue orecchie sentiva, attraverso piccoli altoparlanti, voci familiari che lo avevano accompagnato per mesi nella sua missione. In quel momento ci fu un silenzio quasi imbarazzante perché nessuno sapeva come riprendere la conversazione. Così il gatto, con un dolce accento italiano, fece allegramente e sfacciatamente agli altri l'unica domanda che sapeva avrebbe sempre funzionato: "Avete mai fatto pipì sotto la doccia?"

