Bavagli con Palla e Uova Strapazzate
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Era mezzanotte, quando trascinarono l'agente Lurk e il dottor Bridge giù dai loro letti e li bloccarono a terra prima che potessero reagire. Ficcarono degli sporchi bavagli con palle di gomma nelle loro bocche e coprirono le loro teste con dei sacchi neri. Per quanto si dimenassero, gli furono legati mani e piedi e furono gettati a peso morto nel corridoio. Dietrich opponeva resistenza meglio che poteva. Cercò di tirare una testata alla cieca al suo aggressore, ma lo mancò. Prima che ci provasse di nuovo, sentì un paio di freddi puntali di metallo premuti contro il lato interno della sua coscia spoglia.

«Provaci ancora e ti faccio cagare addosso a suon di scosse» ringhiò una voce grave.

Dietrich si bloccò. Non voleva certo passare i suoi ultimi istanti con le mutande sporche. Oltretutto, ormai era più che stufo di farsi fulminare. La mezz'ora successiva fu confusa. L'agente Lurk ebbe la vaga impressione di essere stato gettato nel retro di un furgone assieme al dottor Bridge, il quale era legato e imbavagliato come lui. Il furgone viaggiò a lungo; faceva curve strette a intervalli irregolari, segno che l'autista stava cercando di scombussolare il senso dell'orientamento degli ostaggi. Alla fine, però, il furgone si fermò. Lo sportello si aprì ed entrambi furono trascinati giù dal veicolo, portati in una stanza e legati a una sedia.

Sfilarono il sacco dalla testa di Dietrich. La sua prima impressione fu un lampo di luce abbagliante: freddo, duro e istantaneo, lasciò un'immagine residua rettangolare nelle sue retine doloranti. A parte ciò, c'era solo buio e la figura indistinta di una sagoma minacciosa seduta su una sedia dallo schienale alto. Dietro di lui, una voce grave gli ringhiò all'orecchio:

«Nome»

Dietrich bofonchiò con la palla del bavaglio in bocca, impotente. La voce borbotto:

«Merda»

Un paio di mani che indossavano guanti di cuoio tolsero il bavaglio. L'agente Lurk gridò subito più forte che poté:

«Aaaaah! Cazzo! Aiuto! Qualcuno ci… mmmpmmhpmmhh!»

Gli fu rimesso il bavaglio, dopodiché tolsero il sacco e il bavaglio al dottor Bridge. La sagoma silenziosa si sporse in avanti e gli disse all'orecchio:

«Nome»

Dietrich sentì Django sputare e rispondere:

«Sono lo stramaledetto mago di Oz»

Poi udì un altro urlo soffocato, dopo che gli ebbero rimesso il bavaglio. Disperato, l'agente Lurk si guardò intorno in cerca di superfici riflettenti, ma non ne trovò alcuna. Ebbe un tuffo al cuore. Poi gli si risollevò il morale: forse Alexandra era in ascolto, in tal caso c'era una possibilità che i soccorsi stessero già arrivando. Dietrich emise un altro borbottio soffocato; la sagoma in penombra si avvicinò alle sue spalle e slacciò il fermaglio del bavaglio con palla. Dietrich sentì la canna di una pistola premuta contro la sua nuca e la voce sghignazzò:

«Proviamoci un'ultima volta. Dimmi come ti chiami»

Tutto quello che l'agente Lurk poteva fare era prendere tempo finché non fosse arrivata la cavalleria. Farfugliò:

«Dietrich. Dietrich M'Lurgh. Mio padre era scozzese, ecco da dove viene il cognome. Oddio, non uccidermi!»

«Dipende da come risponderai alla prossima domanda. Cos'è la Lambda-2?»

«Eh? Lambda-2? Non so niente di questa Lambda-2!» mugolò Dietrich.

Dopodiché, squittì come un topo quando sentì il carrello della pistola scattare all'indietro e strillò:

«Aspetta! Aspetta! Aspetta! Ti supplico! Posso dirti qualcosa!»

«Parla. Subito!» esclamò la voce, stizzita.

«Ho sentito un pettegolezzo! È una squadra speciale mobile segreta! Sono tutte donne bellissime, sono tutte nude e il loro unico scopo è fare soffocotti al dottor Clef tutto il giorno!»

«Cosa?! Dove cazzo l'hai sentito?»

Stavolta, le esclamazioni della voce erano incredule. Dietrich sentì il dottor Bridge ridacchiare attraverso il bavaglio. L'agente Lurk rifletté sulla sua risposta successiva, quando qualcuno gli premé una mano contro la bocca. Poi uno sparo risuonò nella stanza. Ci fu silenzio per un attimo. Dietrich sentiva l'urina del primo mattino che gli scorreva lungo la gamba, chiaro segno che non era morto. Era ancora vivo? Qualcuno rovesciò la sua sedia sul fianco e gli rimise la palla del bavaglio in bocca. Dopodiché, lo sconosciuto andò dal dottor Bridge e gli disse:

«Ho appena spappolato le cervella del tuo amico buzzurro. Se mi menti come lui, avrai lo stesso trattamento. Adesso dimmi, cos’è la Lambda-2?»

L'agente Lurk sentì un lento respiro tremolante, poi Django gridò in tono furioso e terrorizzato:

«È nel culo di tua madre!»

Dietrich udì uno scatto e si accesero le altre luci. Davanti al dottor Bridge, c'era un signore che indossava un completo verde scuro. L'agente Lurk bofonchiò una domanda attraverso la palla del bavaglio, che qualcuno gli sfilò dalla bocca. La stanza si rivelò essere un ordinario complesso di uffici della Fondazione: Dietrich vedeva otto cubicoli identici a quello in cui aveva trascorso innumerevoli ore nei due anni precedenti. Erano sdraiati su un telo di plastica. L'aria puzzava di urina e sudore. Davanti a loro c'era un uomo con un cappello ridicolo e un sorriso senza gioia: il direttore Alto Clef.

«Bene, avete superato la prova» dichiarò.

Mentre cercava di assimilare il tutto, Dietrich ansimò:

«Cosa?! Era tutta una finta?»

Qualcuno gli afferrò le spalle e lo mise seduto sul duro pavimento. Poi l'agente Lurk sentì la stessa voce minacciosa di prima:

«La seconda parte della prova riguarderà guardie del corpo sensuali per le informazioni. Farete pratica con noi. Siete pronti?»

Django tossì e Dietrich deglutì, quando sentì la risata del suo assalitore. Davanti a lui apparve una donna che indossava una tuta attillata nera e opaca. Parlava con una sorprendente voce profonda e maschile: la stessa voce che l'aveva minacciato fino a poco prima.

«Questi camuffa-voce sono fantastici»

Si slacciò il dispositivo dal collo e lo lanciò al dottor Clef, per poi tendere la mano:

«Andrea S. Adams, molto piacere. Conoscete già l'agente Foxx»

Dietrich fece un sospiro frustrato, quando sentì quella voce femminile. Era stato raggirato. Il dottor Bridge ridacchiò, sollevato e adirato. L'agente Adams lanciò un'occhiata torva e sospettosa al dottor Clef, seduto alla sua scrivania:

«Ma ho sentito bene? Insomma, sono quasi uscita dal mio personaggio, quando hai detto che c'era un'intera squadra speciale che fa soffocotti al dottor Clef. Mi chiedo chi sparge queste voci»

Alto chiuse gli occhi e scosse la testa:

«Non sono stato io. Come se avessi il tempo e lo sperma per una cosa del genere. Puliamoli e facciamo questa riunione»


Erano tutti calmi e sereni, dall'altro lato del tavolo. Con le mani tremanti, sia il dottor Bridge sia l'agente Lurk faticavano a mescolare il miele e lo zucchero nelle rispettive bevande calde. Ma finalmente l'adrenalina nel loro sangue cominciava a diminuire, ora che si erano messi dei vestiti puliti. L'avatar di Alexandra fluttuava sullo schermo del monitor LCD montato sul muro e SCP-1471-A stava in piedi in un angolo, intento ad ascoltare la conversazione. L'agente Adams e il dottor Clef sedevano l'una accanto all'altro e, in mezzo a loro, c'era una risma di documenti. Intanto, l'agente Foxx stava con la schiena poggiata al muro. Mentre l'agente Adams tamburellava le dita, il dottor Clef fece un sorriso a trentadue denti:

«Dunque! Ho sentito che avete avuto problemi lungo il tragitto»

«Altroché! Posso proteggere questi due solo fino a un certo punto, sa?»

Il dottor Bridge inspirò a fondo con un brontolio e disse ad alta voce quello che aveva in mente Dietrich:

«Non diteci che anche quell'imboscata era opera vostra»

Il dottor Clef negò:

«Io? No no no no no, organizzare uno squadrone di tiro lungo l'autostrada non è nel mio stile. No, immagino che chiunque vi abbia attaccati fossero nemici veri. Ma ne parleremo dopo»

Alto fece scorrere una cartelletta dall'altra parte della scrivania e proseguì:

«La SSM Omega-7. Ecco il rapporto ufficiale di cosa le successe davvero. Dovrete saperlo, per capire perché siete stati assegnati alla SSMA Lambda-2»

Dietrich reclinò il capo:

«"Vaso di Pandora" è una parolaccia sussurrata intorno ai distributori d'acqua, direttore. Ho solo letto i fascicoli che hanno diffuso dopo l'incidente e sentito i pettegolezzi. Non credevo né agli uni né agli altri, ma ho sempre immaginato che la verità fosse un misto di entrambi»

L'agente Adams si incupì:

«La verità è ben peggiore. La SSM Omega-7 andò a puttane e implose. Furono perse molte garanzie e altrettante brave persone»

Il dottor Clef annuì e si sporse in avanti:

«Signori, secondo tutti i registri ufficiali, la Lambda-2 è una squadra speciale mobile aggiunta concepita per fornire sostegno provvisorio ad altre SSM. Nell'immediato futuro, saremo aggregati alla SSM Alfa-9. Avete capito?»

Annuirono tutti e Alto proseguì:

«Bene, perché è tutta una menzogna. Non siamo gli assistenti dell'Ultima Speranza. Siamo le loro balie»

Il dottor Bridge alzò un sopracciglio, mentre finiva di sorseggiare il suo tè verde.

«Che cazzo significa?»

Il dottor Clef e l'agente Adams si scambiarono una rapida occhiata, quindi Andrea spiegò:

«Per essere schietta, se spulciate un po' di più in giro, scoprirete che siamo occhi, orecchie e il piano di riserva»

L'agente Lurk stava ancora sfogliando il fascicolo. Quando arrivò alla quarta pagina, smise del tutto di bere il suo caffè.

«È tutto vero? Abele? Fece…»

«Temo di sì»

Django aveva già fatto i compiti e non aveva bisogno di leggere il fascicolo. La sua autorizzazione e accesso ai rapporti erano indiscussi. Il dottor Bridge domandò:

«Perché avete bisogno di noi? Vi servirebbe un esercito per affrontare una squadra speciale ribelle»

Alto scosse la testa e ridacchiò:

«Perché, in realtà, il nostro lavoro non è fare in modo che la SSM Alfa-9 non si ribelli»

Dietrich e il dottor Bridge si scambiarono un'occhiata confusa, ma il dottor Clef alzò la mano prima che uno dei due potesse commentare:

«Lasciatemi spiegare. La SSMA Lambda-2 non esiste davvero. È segnata sulle cartelle, ha fondi da spendere e uffici da occupare. Ma è solo una copertura per la SSM Tav-666»

«Tau-666?» chiese Django.

Alto sbottò:

«No! È "Tav"! Alfabeto ebraico, non greco! Perché è così difficile da capire? Comunque, la nostra missione è fare in modo che l'Ultima Speranza non ci esploda in faccia»

L'agente Lurk comprese e annuì:

«Aaaaah»

Il dottor Bridge, invece, era perplesso:

«Non credo di aver capito. Non è uguale a sorvegliare la SSM Alfa-9?»

L'agente Adams si intromise:

«Dipende dalla tua definizione di "sorvegliare". Intendi alla maniera di un secondino o di una guardia del corpo?»

A quel punto, Django capì ed ebbe la stessa reazione di Dietrich:

«Aaaaah»

Il dottor Clef spiegò:

«La SSM Alfa-9 potrebbe essere la cosa più distruttiva in assoluto che sia mai capitata alla Fondazione, per due motivi. Tanto per cominciare, la squadra in sé potrebbe diventare una minaccia. Le anomalie potrebbero ribellarsi, una di esse potrebbe fare come Abele. Ma c'è un'altra possibilità altrettanto pericolosa: il sabotaggio»

«Chi?» chiese Dietrich.

Il dottor Clef accartocciò il suo bicchiere di carta e lo buttò nel cestino, per poi rispondere:

«Nel Comando O5 ci sono elementi che hanno un "interesse personale" a mantenere le politiche attuali sulle anomalie umanoidi. Considerate le recenti fughe di notizie e le condizioni attuali della SSM Alfa-9, abbiamo deciso che è la minaccia più grave. Quindi, per rispondere alla domanda: due tecnici non saranno di grande aiuto, quando si tratta di fermare una squadra speciale ribelle, ma potrebbero tornarci molto più utili per scovare un sabotatore. E non credete che vi abbiamo scelti per caso: stando al suo profilo, l'agente Lurk è diventato così bravo a passare inosservato che ne ha quasi fatto una professione. Lui e il suo amichetto conoscono tutti i trucchi del mestiere»

Dietrich sbarrò gli occhi come mai prima di allora. SCP-1471-A si limitò a fare spallucce, segno che pure lui era sbigottito. L'agente Lurk smise di trattenere il fiato e si rilassò.

«Alexandra, l'IA coscritta presa in prestito dal Sito-19. Uno strumento di grande efficacia nella sorveglianza. Ho visto come ha gestito la situazione qualche mese fa, quando SCP-017 ha dato di matto. Ha impressionato ben più di qualche direttore. Il dottor Bridge… ecco, è stato Dietrich a volerselo portare appresso. Non è la prima persona che avrei scelto, ma andrà bene all'occorrenza»

Django alzò gli occhi al cielo e guardò Aleksander, il quale sogghignò alle parole del dottor Clef. Alto continuò:

«E l'agente Foxx. Voi due l'avete conosciuto durante l'evacuazione. Sarà la vostra guardia del corpo semi-ufficiale»

Aleksander smise di ghignare e sobbalzò:

«Cosa?»

Il dottor Bridge fece un sorrisetto soddisfatto. Il dottor Clef si voltò verso l'agente Foxx:

«Non hai ricevuto il promemoria? Sì, dopo quel tentativo di assassinarli, avranno bisogno di una scorta. Nessuno dei due sa sparare, soprattutto visto che uno di loro è un ex agente di SSM. Non faremo nomi per il bene di Dietrich Lurk»

Dietrich aprì la bocca per ribattere, ma la richiuse subito. Aleksander si allontanò dal muro e protestò:

«Quindi sarò la loro balia?»

Il dottor Clef reclinò il capo e si stravaccò sulla sedia.

«Solo per un po', in attesa che le acque si calmino. Oh, e stasera dovranno dormire a casa tua. Non posso mettere a verbale che sono stati qui. Lo spionaggio è un'inculata»

L'agente Foxx fece per protestare, ma Alto lo interruppe:

«Ti fermo subito: mi sono accertato che sia sotto sorveglianza privilegiata fuori dal sito. Nessuno verrà a irromperti in casa, gli darò un calcio nelle palle prima»

A quel punto, lanciò una chiavetta dorata al dottor Bridge.

«E tu revisiona questa, quando ne avrai l'occasione. Abbine cura: è l'unica copia»


Aleksander mise giù il suo borsone e sospirò:

«Allora, uno di voi dormirà sul divano. L'altro dovrà accontentarsi del pavimento»

«Sto io sul pavimento, nessun problema»

Dietrich superò l'agente Foxx e la soglia e iniziò a dare un'occhiata ansiosa in giro. Il dottor Bridge lo seguì a ruota e gli chiese:

«Ti manca qualcosa, Dietrich?»

«Cosa? No. Sto solo… è una bella casa»

L'agente Lurk lasciò la sua valigia e la borsa del portatile in un angolo. Aleksander si premé l'indice sulle labbra, indicò il soffitto e sussurrò:

«Shhhhh, c'è la bambina che dorme»

«Cazzo, scusa»

«Scusa»

«Ora devo andare a pagare la tata. Il bagno è in fondo al corridoio»

Dietrich si precipitò subito nel bagno. Chiuse la porta con delicatezza e si guardò allo specchio. Non vedeva SCP-1471-A da quando avevano lasciato il sito.

«Merle? Merle? Dove diamine ti sei cacciato?»

Fece spallucce e ne approfittò per fare la doccia in privato, il che era un lusso raro per lui. Il dottor Bridge fece altrettanto quando toccò a lui. Dietrich impilò qualche coperta sul pavimento e si avvolse in un lenzuolo.

«Almeno stanotte non sarò rapito ancora»

«Già. Ehi, Dietrich, ti spiacerebbe attaccarmi alla corrente? Questa batteria è al dodici percento»

«Ops! Scusa, Alex. Ecco»

L'agente Lurk cercò il caricabatterie a tentoni e collegò il suo cellulare alla presa di corrente più vicina.

«Vuoi che chieda la password del wifi o…»

«Non serve: l'ho decifrata quando ci siamo avvicinati abbastanza. Ora bado alla sincronizzazione»

«Va bene, allora buonanotte»

«Notte, agente»

Lo schermo del cellulare di Dietrich si annerì, mentre Alexandra si occupava di sincronizzarsi con la sua controparte nel sistema centrale. Quando l'agente Lurk rotolò sul fianco, vide SCP-1471-A in piedi nel riflesso sulla superficie del frigorifero. "Merle" lo salutò con la mano. Dietrich sapeva di non essere solo in quella casa, quindi gesticolò da sdraiato.

DOVE-SEI-STATO?

SCP-1471-A indugiò e guardò a destra e sinistra, prima di rispondere:

VOLEVO-SOLO-ESPLORARE

Dietrich iniziò a replicare a gesti, quando il dottor Bridge entrò nel salotto.

«Scusami se filo dritto a letto, Dee. I rapimenti mi sfiancano»

Dee. Era un soprannome familiare che l'agente Lurk non sentiva da parecchio tempo.

«Eh, nessun problema, Django. Notte»

«Notte»

Dietrich aspettò che si addormentasse, prima di continuare.

RESTA-VICINO-NON-GIRONZOLARE

"Merle" lo rassicurò con un cenno noncurante e si spostò nel riflesso sulla finestra per fare da vedetta. Era la sua prassi, visto che era incapace di dormire. Non passò molto, prima che Dietrich si addormentasse.


«Grazie ancora, Stephanie. Eccoti una mancia per gli straordinari imprevisti»

«Non si preoccupi, signor Foxx. Tanto dovevo studiare per un esame che ho domani. Buonanotte»

«Notte»

Aleksander chiuse la porta in faccia alla tata e andò in cucina per versarsi un bicchiere d'acqua. Avvertì uno strano brivido lungo la schiena ed ebbe l'impulso di guardare la finestra. Non si vedeva nient'altro che uno scorcio della quieta strada suburbana. Dopodiché, si voltò e vide sia l'agente Lurk sia il dottor Bridge dormire della grossa. Aleksander scosse la testa, mise il bicchiere nel lavello e sbadigliò. Doveva fare un'ultima fermata, prima di andare a letto: voleva controllare Lucille. Mentre percorreva il corridoio, notò che la luce nella stanza della bambina era ancora accesa. Aleksander socchiuse la porta e sbirciò dentro.

«Tesorino?»

«Ciao, papà»

Lucille si strofinò gli occhi e sbadigliò, mentre adagiava una teiera di plastica accanto ai suoi libri. Aleksander chinò lo sguardo e vide quattro tazze.

«Lucille, è molto tardi per l'ora del tè. Elsa, Anna e Olaf potranno berlo con te a colazione domattina»

Andava detto che aveva guardato Frozen abbastanza volte per ricordare a memoria i nomi dei personaggi. Aleksander raccolse le tazze e le mise accanto alla teiera.

«No. Olaf no, papà. Mi sono fatta un nuovo amico»

«Ah, davvero?»

Aleksander la prese in braccio e la infilò sotto le coperte. Lucille annuì:

«È nero e peloso, indossa una maschera, gli piace fare le ombre cinesi e…»

«Va bene. Ora silenzio. È ora di dormire. Dillo anche al tuo nuovo amico»

«È già andato via»

«Be', sono certo che ha da fare. Magari lo vedrai domattina, eh?»

Lucille rotolò su un fianco, si girò verso l'abat-jour e mormorò:

«Ma non so se gli piacciono le frittelle»

Aleksander sorrise:

«Non dobbiamo fare per forza le frittelle, se non vuoi. Allora chiederemo a lui cosa vuole per colazione domattina. Va bene?»

«Va bene. Buonanotte, papà»

Aleksander sorrise ancora e fece per chiudere la porta; decise di lasciarla appena socchiusa, poi andò a letto.


Betty strizzò il figlio più forte che poté.
 
«Dee!»
 
«Mamma, per favore!»
 
Dietrich si intrufolò attraverso la soglia e si trascinò dentro, ancora attaccato a sua madre.
 
«Ehilà, Dee. Abbiamo cucinato il tuo piatto preferito: le tartine col manzo arrosto»
 
Jeff si alzò dalla sua sedia e andò in sala da pranzo. Il vecchio offrì una sedia accanto a lui alla moglie, quindi si sedé a sua volta. Prima di sedersi, Betty salì le scale, attraversò il corridoio ed entrò nella stanza sulla destra del piano di sopra, in cerca di un'altra persona. A quel punto, Dietrich udì il suono dei passi lenti e costanti di Bertrand, il suo fratello maggiore sordo. Dietrich si era sempre chiesto perché una semplice coppia di campagna avesse dato ai loro figli dei nomi tedeschi da abbinare a un fiero cognome scozzese. Si era pure dimenticato perché fosse tornato a casa.
 
Guardò il muro e vide fotografie sfocate dei loro parenti che vivevano in Scozia. Una volta, adorava ascoltare le fiabe di nonna Murdoch. Ma era stato parecchio tempo prima, quando lui e Bertrand arrivavano alla vita dei genitori. La famiglia M'Lurgh al completo si sedé e parlò e rise dei vecchi tempi. Tempi più divertenti. Persino tempi più strani. Dietrich gesticolò a Bertrand, che non aveva una bella cera.
 

SEI-MALATO-FRATELLONE?

 
Bertrand scosse la testa e rispose a gesti:
 

NO-SONO-STANCO

HO-DORMITO-MALE

 
Il cellulare di Bertrand vibrò, ma non sembrò importare a nessuno; tranne a Bertrand, che si sfilò a fatica il telefono di tasca e fissò il messaggio che aveva ricevuto. Dietrich reclinò il capo, mentre masticava un boccone di tartina.
 

CHI-È?

IL-TUO-CAPO?

 
Bertrand non rispose, si alzò e uscì di casa a passo lento. Dietrich rimase seduto, perplesso, e guardò le facce indistinte dei suoi genitori.
 
«Che succede a Bert?»


Dietrich si svegliò e si strofinò la faccia, nel tentativo di scacciare quel sogno strano dalla sua mente. Il profumo di uova e caffè fu una buona distrazione. Si tolse il lenzuolo di dosso e, con le articolazioni che scricchiolavano, si alzò dal pavimento.

«Buongiorno, Dietrich»

Il dottor Bridge stava masticando un bagel ed era già vestito e pronto per la giornata lavorativa, seduto davanti al suo portatile. Era intento a monitorare Alexandra che decifrava i dati nella chiavetta. L'agente Lurk barcollò fino a una sedia e prese posto. Davanti a lui, c'era una bambina di sei anni coi capelli castani spettinati che indossava un pigiama a tema Frozen. Dietrich la guardò con un'espressione da zombi, mentre la bambina scarabocchiava con fare affannoso su un foglio con un pastello nero.

«Dietrich?!»

«Eh, cosa?»

L'agente Foxx lo fissò e strinse gli occhi:

«Ho detto, come vuoi le uova?»

Dietrich si passò le dita fra i capelli e si lisciò un po' la maglietta.

«Oh! Poco cotte; col tuorlo semiliquido, se ci riesci»

La bimba sembrava disgustata:

«Che schifo»

L'agente Foxx ruppe due uova in un tegame e la apostrofò:

«Lucille, non è educato. Ad alcuni piacciono così e basta»

Lucille alzò lo sguardo dal suo disegno e protestò:

«Ma le uova mollicce sembrano mammelle»

L'agente Foxx affondò la forchetta di sua figlia in un grumo di uova strapazzate e gliela mise in mano.

«Lucille, non si dicono cose disgustose a tavola. Forza, metti via il disegno e mangia»

Dietrich si versò una tazza di caffè e gli chiese:

«La bambina è tua, Aleksander?»

Bevve un sorso di caffè; si capiva che l'agente Foxx usava le marche europee già dall'odore.

«Eh? No. L'ho trovata qui fuori stamattina. Dev'essere una randagia»

Lucille ridacchiò, mentre l'agente Foxx si lisciava qualche ciocca di capelli spettinati.

«Sì. Lucille, questo è il signor Lurk. Lo saluti?»

Lucille sorrise lo salutò con la mano. Dietrich rispose con un cenno del capo.

«Mi piace la tua voce. Somiglia a quella di Cricchetto, il carro attrezzi di Cars»

Django ce la dové mettere tutta per non strozzarsi col suo bagel, a causa della risata istintiva. Dietrich si limitò a sorridere:

«Fischia, hai ragione! In effetti, da dove vengo io ci divertiamo un mondo a rovesciare i trattori, signorinella»

Si prese la briga di accentuare la cantilena per lei. L'agente Foxx gli mise davanti un piatto di uova. Dietrich prese il pepe per spargerne un po'. L'agente Foxx si sedé col suo piatto e guardò il disegno di Lucille. Le domandò:

«Cos'è?»

«Questa sono io. Questo è il mio nuovo amico. E questa è casa nostra. Posso appenderlo al frigo?»

«Ma certo»

Aleksander trascinò il foglio verso di sé e lo attaccò al frigorifero con una calamita. Dietrich lo sentì borbottare tra sé e sé che doveva ricordarsi di chiedere alla tata che razza di programmi guardava Lucille alla televisione prima di dormire.

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L'agente Lurk impallidì e spruzzò caffè dalla bocca e dalle narici; inondò la maglietta e le uova nel suo piatto. Lucille lo corresse:

«Non si sputa a tavola»

Aleksander si alzò e gli si avvicinò, preoccupato:

«Ehi! Stai bene?»

Il dottor Bridge, invece, era impietrito. Dietrich sapeva che Django aveva una conoscenza approfondita della lista delle anomalie ed era specializzato nella classe Euclid. A giudicare dalla sua faccia, l'agente Lurk capì che in due secondi e mezzo aveva unito i puntini fra il suo comportamento, il disegno di Lucille e una particolare fotografia di repertorio recuperata tempo prima da un cellulare. Aveva capito perché Dietrich guardava sempre la sua immagine riflessa, perché parlava da solo, perché aveva mantenuto un basso profilo così a lungo e chi diamine era "Merle". Il dottor Bridge si voltò verso l'agente Lurk ed esclamò:

«Porca puttana, quello è SCP-1471!»

«Oooooh! Papà! Ha detto una parolaccia!» gridò Lucille.

«Moderate il linguaggio! Che problema avete voi due?»

L'agente Foxx sollevò la presina da forno, pronto a lanciarla. Ma poi la abbassò piano piano e mormorò:

«Dottor Bridge? Cos'ha appena detto?»

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