Avere una Figlia
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Il silenzio mi è sempre piaciuto, almeno i libri non infastidiscono nessuno: sono dei libri. Non parlano, non se la prendono con nessuno, non si muovono, non c’è bisogno di rimproverarli. Rimangono sugli scaffali, silenziosi, senza mai spostarsi; non so come fa la gente che ha dei figli, non ho mai saputo né potuto essere in grado di sopportare gli esseri umani con meno di 25 anni. Non sono mai stato socievole, preferisco i bambini quando non sono i miei.

Meglio non pensare ai bambini, inizio a diventare pazzo.

Sono le 21:00, il sito inizia a svuotarsi; tutti tornano a casa per ritrovare la moglie, i figli o il gatto per poi farsi da mangiare e dormire.
Tutti tranne me, e forse Bellini, ma non ho mai voluto prendere un caffè con lui; dovrebbe pensare a ritirarsi un giorno, ormai si avvicina ai settant’anni e dovrebbe lasciare il posto ai più giovani e promettenti di lui. Dicendo questo, non parlo di Rogazzi, che ha una posizione importante solo perché si scopa quella stronza di Lucrezia Cerise; oh mi dispiace, ormai devo chiamarla "Ottavo Sovrintendente". Io devo la mia posizione solo al mio lavoro e al mio merito.
Mi riprendo un caffè; non andrò a letto fino a quando non avrò finito di studiare questo documento, odio lasciare un lavoro non finito.

“Un giorno, ti farai del male, Domenico”
Fanculo, Mario

Ok, forse ha ragione, ma non ho mai voluto ascoltarlo e lo sa bene; se non lo disturba non finire le cose, a me non piace, non è degno del responsabile degli archivi quale sono. Così come non sarebbe accettabile da parte dell’agente della SSM-VIII che è Mario.

La porta sbatte contro il muro, facendomi sobbalzare. Sospiro, pronto a spaccare teste.

— Sono le 21:00, non ho il tempo per le vostre cazzate, tornate domani!
— Se accogli gli altri ricercatori così quando vengono a parlarti, capisco perché non sei molto apprezzato!

Conosco quella voce. Precisamente la voce che non volevo sentire.

— Lisa. Non ti aspettavo. Spero sia abbastanza importante per venire a disturbarmi.
— Oh, credimi, se non fosse importante, non sarei venuta a chiedertelo.

Ha ancora una volta cambiato colore dei capelli, ora sono azzurri. L’ultima volta che l’ho vista, tre mesi fa, li aveva verdi. Respira profondamente, gli occhi chiusi, e ha un bel livido sul naso e sulle guance.

— Se vieni per parlarmi così, puoi anche andartene.
— Eh, allora me ne vado, forse Bellini mi sarà più utile! Chi cazzo mi ha dato un padre stronzo, sul serio?
— Lisa! Calmati immediatamente o torna domani!

Mi lancia un quaderno.

— Non ho voglia di aspettare domani, papà.

Quando Lisa mi chiama papà, significa che ha bisogno di qualcosa.

— Cosa vuoi, Lisa? Soldi?
— Qualcuno che conosce il Latino. Avrei preferito vedere Bellini, ma il suo assistente mi ha detto che è assente, e a quest’ora l’unico pazzo rimasto sei tu.

Sospiro. Lisa non mi ha mai mostrato nessuna traccia di rispetto.

— Prima di tutto, puoi parlarmi con un tono rispettoso, per favore, Lisa?

Non mi risponde. Scelgo di passare oltre, ho un documento da studiare.

— Cosa devo tradurre?
— Apri il quaderno, troverai un foglio con un coso scritto in Latino. Traducilo, per favore. Giuro che dopo me ne andrò e ti lascerò lavorare.

Quindi apro il quaderno. È un foglio con una lettera scritta in Latino. Il messaggio non sembra molto lungo.

— Chi ti ha scritto questo messaggio, Lisa?

Fa spallucce.

— Non vuoi dirmelo?
— Non ti interessa, giusto? Te ne sei sempre fregato di me e di cosa penso.

Sospiro.

— Mi interessa, perché questo testo potrebbe essere legato ad un'anomalia; potrebbe aiutarmi a capire meglio, Lisa. È collegata alla ferita che hai sul volto?

Annuisce.

— Avete trovato un documento mentre recuperavate l’anomalia che ti ha ferita?
— No, non è questo; traduci e ti spiego, sarà più facile.

Allora traduco. La struttura grammaticale è complicata, di certo non è una variante di Latino che conosco. È una foto a risoluzione molto bassa e non rende la lettura facile. Per fortuna, non ci sono strane abbreviazioni.

— Se è troppo complicato per te, chiederò a qualcun’altro.
— Posso farlo io, Lisa. Posso scrivere sul quaderno? Devo spezzare la frase, è complicata.

Annuisce. La ringrazio e inizio a tradurre.

— Vuoi bere qualcosa, o forse vuoi sederti? Non so quanto tempo mi occorrerà.
— Sedermi no, non ne ho voglia. Ma se hai acqua, non rifiuterò un bicchiere.

Sono un po’ smarrito; è la prima volta da 12 anni che ho una discussione tranquilla con mia figlia. So che non durerà quindi devo approfittarne. Le porgo un bicchiere d’acqua e prendo il mio dizionario.

— Grazie — mi dice.

Decide di sedersi di fronte alla mia scrivania, molto attenta a cosa sto facendo. Rimaniamo così nel silenzio per qualche minuto, io lavorando e lei guardandomi fare il mio lavoro. Mi sento osservato, ma per una volta Lisa non mi giudica. Mi ero abituato al suo sguardo disinteressato, come se per lei non fossi nient’altro che un’ombra che vede per un secondo per poi scomparire per giorni, settimane, fino a farle pensare che non le voglio bene e che l'ho presa con me perché non avevo altra scelta.
Il che era vero tredici anni fa.

— Ho finito, Lisa.
— E cosa dice?
— È un messaggio di un certo Federico; si scusa di averti ferita quando tu e “gli altri soldati” avete provato a farlo uscire della grotta per portarlo a… credo sia l'ospedale, non riesco a tradurre bene.

Lisa sembra sorpresa. Ha la stessa espressione di sua madre…

— Oh, carino da parte sua.

— Chi è questo Federico? Una vittima di un’anomalia? Ma in questo caso, perché scrive in Latino medievale?

— È un’anomalia, papà, uno stregone con un talento per curare. Lui pensa di essere un semplice medico ma non è solo questo: ha rianimato un cadavere, ad esempio, e sa creare getti d'aria.
— Ti ha ferita durante il recupero?

Lisa annuisce.

— Ancora una povera anomalia spaventata e traumatizzata. Due missioni di recupero, due umanoidi maltrattati. Mario gli ha sparato con un'arma stordente e l’abbiamo trasportato all’Asclepio.
— Non all’Iride o al Deus?
— Era in pessimo stato, doveva andare subito all’ospedale. Volto bruciato, diverse fratture, molto debole… Per fortuna, l'intervento è andato bene e l'anomalia è stata inviata al Deus.

Sembra triste. Le faccio un sorriso.

— Lisa, figlia mia, non facciamo un lavoro piacevole, eh?

Scuote la testa.

— Pensavo di fare un lavoro glorioso, recuperare anomalie dopo combattimenti epici, essere un’eroina, e invece le mie due missioni di recupero sono state un bambino sequestrato e uno stregone che pensava che fossimo venuti per bruciarlo come hanno provato a farlo i francesi nel 1324.

— Non facciamo un lavoro glorioso, Lisa; rischi la tua vita recuperando anomalie in delle caverne, mentre io studio documenti 24 ore al giorno in un ufficio. Ma grazie a te e ai tuoi colleghi, questo stregone è contenuto.

Lisa non sembra convinta. Cambio argomento.

— E perché ti scrive in Latino medievale?
— Apparentemente, viene dal medioevo; potrebbe spiegare il processo per stregoneria. Non chiedermi spiegazioni, non potrò dartele. Come dice Contadi, noi le anomalie le catturiamo, poi non è più un nostro problema. Il CCSG sa delle cose, io no.
— Sarà la Confraternità ad averlo bruciato?

Lisa fa spallucce.

— Non so, diventa ostile quando proviamo a farlo parlarne.

Se non vuole parlarne, significa che è stato bruciato dalla CCSG. Se non lo fosse stato, avrebbe semplicemente detto di no.

— Pensi di riuscire a farlo parlare?
— Forse un giorno; in realtà non so, forse sì, forse no. Forse sarà la dottoressa Lombardi a farcela, a lui piace parlare con lei; di scienza e di medicina.
— Sembra comunque più legato a te, dovresti riprovare, potresti riuscirci.

Lisa non sembra convinta.

— Riprova, Lisa, io credo in te.

Mi guarda, basita, come se avessi fatto una battuta. Sono sorpreso anch'io, non le ho mai detto una cosa del genere, nemmeno un complimento, in tredici anni che la conosco è la prima volta.

— Scusami, mi è scappato.

Sembra quasi rassicurata.

— Ho avuto paura, pensavo che degli alieni ti avessero preso per scambiarti con un brutto doppione che si preoccupa per me e mi fa dei complimenti che non mi ha mai fatto nei 24 anni della mia esistenza; perché hai sempre agito come se io non esistessi.

Non so cosa rispondere; perché è vero. Mi accontento di distogliere lo sguardo. Segue un momento di silenzio imbarazzante ma quasi rilassante. Lisa inizia ad addormentarsi. Anch'io inizio ad avvertire avvisaglie di sonno, ma devo finire prima di andare al letto, odio non finire un lavoro.

— Lisa.
— Hm?
— Non scherzavo.
— Cosa?
— Non scherzavo quando ti dicevo che credo in te per far parlare questo stregone. Mario mi ha detto che sei un bravo agente e lo dicono anche i tuoi superiori.

Lisa mi osserva, diffidente; come se intendessi dire che no, in realtà, è una merda e che l’avevo sempre pensato.

— Non mi hai mai detto questo, sei sicuro che vada tutto bene, papà?

La fisso negli occhi, e così anche lei guarda me. Potrei abbracciarla ma sarebbe davvero troppo, non mi sento di farlo.

— Lisa, pensa quello che vuoi, ma se credo alle parole di Mario, Santilli e Contadi su di te, ho delle ragioni per essere sicuro che riuscirai a farlo. Posso ammettere che Mario abbia un giudizio poco oggettivo perché in un certo modo è il tuo secondo padre, ma so che Santilli non mentirebbe mai; se mi ha detto che sei un bravo agente, allora lo sei davvero.
— Grazie all’educazione che mi hanno dato mamma, Mario e Veronica. Di certo non è grazie a te.

Non posso negare o protestare; non mi sono mai occupato di lei, aveva undici anni quando l’ho recuperata in seguito alla morte di sua madre, la mia ex-fidanzata. Non sapevo niente della sua esistenza, e a dire il vero me ne fregavo; ho sempre preferito il lavoro e gli studi al resto della mia vita, non l’ho mai nascosto, sia alla mia famiglia che a Lisa e sua madre. Ero perso, non sapevo cosa fare, non volevo occuparmi di Lisa, pensavo che se l'avessi dimenticata sarebbe scomparsa, tutto sarebbe ridiventato più facile e mia figlia l’ha capito rapidamente. È stato Mario a crescerla, assieme a sua moglie, Veronica, le hanno dato tutto l’amore e l’educazione di cui aveva bisogno, si sono occupati di lei come se fosse la loro figlia, come se fosse la sorella dei loro figli, Rosalina e Daniele, nati un anno dopo di lei. Sebbene Mario sia il mio migliore amico, e forse l’unico che ho, abbiamo tanti punti su cui litigare: lui è un padre esemplare, adora i suoi figli, adora Veronica e quando gli ho detto che non volevo davvero occuparmi di Lisa, mi ha tenuto il broncio per mesi, con buone ragioni.

— Di sicuro non sono stato un buon padre.

Mi fissa con occhi spalancati.

— Papà, sei serio? Alla fine, lo ammetti? Ho aspettato questo momento per 24 anni, ce ne hai messo di tempo!

Sospiro.

— Ci sono delle cose che devono essere ammesse, Lisa. Per quanto sia un ricercatore eccellente…

Nasconde una risata.

— Un po’ pretenzioso, eh, non sei cambiato.
— Lisa, per favore.
— Va bene, continua.
— Dicevo: per quanto io sia un eccellente ricercatore, sono stato un pessimo ragazzo per tua madre, e ancora di più, sono stato un pessimo padre per te; ti ho trascurata quando invece eri più importante del mio lavoro. Non avrei dovuto, Lisa, non avrei dovuto, capisco perfettamente il tuo odio verso di me, dovevo occuparmi di te come tutti i padri fanno con i loro figli, come Mario fa con Daniele e Rosalina, e non l’ho fatto. Capisco che tu non abbia voglia di parlarmi, perché per 13 anni ti ho ignorata, maltrattata, non ti ho mai fatto complimenti né mostrato nessuna attenzione; ti ho solo detto di non disturbarmi e che mi facevi arrabbiare; e non era giusto, avrei dovuto prendermi cura di te, amarti e mostrartelo, lavorare di meno e occuparmi di te e non l’ho fatto. Non ti chiedo di perdonarmi, hai il diritto di non accettare le mie scuse, puoi continuare a odiarmi e lo capirò, ma ti assicuro che sono serio, non ti prendo in giro, non lo dico perché sono costretto, lo penso davvero, Lisa.

Nei suoi occhi grigi, non c’è incredulità, né sarcasmo, né aria sospettosa. È più che sorpresa, continua a guardarmi con questi occhi spalancati. Stupita.

— Papà…

Le lacrime scorrono sul suo volto e per la prima volta, mi commuovo nel vederlo.

— Papà, puoi abbracciarmi?

Mi alzo.

— Certo che posso, tesorina.

Mi avvicino e la prendo tra le braccia; sensazione strana che avevo dimenticato, era da 24 anni che non abbracciavo qualcuno. Lisa scoppia a piangere. Mi guarda e asciugo le sue lacrime prima di baciarla sulla fronte.

— Ti voglio bene, Lisa.

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