Ascensione di Acheronthia
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Adulazione

La brigantessa osservò il suo mediocre bottino disposto su di una pietra al suo fianco, la schiena premuta contro il tronco di un faggio. Davanti a sé brillava un piccolo falò che illuminava il suo volto violaceo e sbattuto. Un'espressione a metà fra il deluso e l'infuriato, il dolore che veniva dal naso da poco riaggiustato continuava a tormentarla.

Le ribollì il sangue ripensando a come se l'era procurato.


La sera prima, la solitaria Ascensione era giunta a una taverna senza nome dopo una giornata di brevi e poco redditizie scorrerie. Con la grana che aveva strappato dalle mani di un mercante, pagò per una stanza, del pane con formaggio e un po' di salame di cinghiale. Ci aggiunse dopo un bicchiere di vino che presto divenne tutto il fiasco.

'Si potesse mangiare così ogni mattino e ogni sera' pensò mentre si godeva il suo pasto, con calma e voracità al contempo. Allungò un paio di monete in più alla gentile ragazza dietro al bancone, donandole il solito ghigno. Avrà avuto qualche anno meno di lei, ma certamente aveva avuto molta più fortuna.

Non riuscì a evitare di fare il paragone, fissandola mentre strappava un morso di pane. Quei capelli lisci, castani e schiariti dal sole, quegli occhioni color nocciola, quel viso liscio, chiaro e tondeggiante. Il padre, ogni volta che usciva dalla cucina portando scodelle e bottiglie, la chiamava principessa.

Ascensione non era mai stata chiamata principessa, né da suo padre né da nessun altro uomo. Non che se lo aspettasse, non ne aveva l'aspetto. I suoi capelli erano crespi e neri, legati in due trecce per comodità. I suoi occhi erano due feritoie da cui sbucavano due abissi neri. Il suo volto era affilato e scuro, la sua pelle marchiata da ricordi di lividi e tagli.

'Sua madre di sicuro non l'ha menata neanche una volta' pensò con invidia. Afferrò la bottiglia verde scuro, portandosela alle labbra e tracannando il contenuto rosso scuro.

Mentre si godeva il momento di relativa pace, la porta della taverna si spalancò. Ascensione si voltò e i suoi occhi incontrarono quelli verdi di Jéan-Luc Bélanger. Per la regione girava voce dell'ennesimo capitano di briganti sbarcato a Crotone da poco. Si diceva che il francese, più dell'ammazzare bersaglieri e del vino, amasse solo il suono della sua voce baritonale. La notizia che più preoccupava la gente del posto non era legata alle sue abilità canore, ma al fatto che comandasse una brigata di trenta uomini.

'Diavolo, avevo voglia di una serata tranquilla' pensò. Lo stesso valeva per gli altri avventori, i quali furbamente pagarono per i loro pasti, se li svuotarono in bocca e si ritirarono alle loro case o nelle loro stanze. Ascensione, tuttavia, non lo fece. Continuò a pasteggiare con calma.

'Quando si mangia, si contratta con la morte' pensò, ricordando la frase che sua madre tanto amava dirle quando si ingozzava.

Bon soir, ma chere” dichiarò il capitano biondo con un fulgido sorriso rivolto alla taverniera. Prese posto al bancone, di fianco ad Ascensione “Mi porti un fiasco del suo miglior rosso, per favore!”

'Chissà sa lo capisce il francese' si domandò tra sé la brigantessa.

Ascensione, onesta con nessuno se non con se stessa, dovette riconoscere che la sua voce da cantante lirico era tutt'altro che sgradevole. Persino con quello sciocco accento francese e la R moscia. Aggiungeva un piacevole calore ad ogni parola che diceva.

Bon soir, mademoiselle” Ascensione continuò a mangiare “Com'è il formaggio?” poi si accorse che stava parlando con lei, non con la taverniera. Alzò un dito, deglutì e poi gli rispose.

“Molto saporito” si limitò a dire.

“Oh, mais oui, di certo ne ha l'aspetto” rispose con tono ambiguo, rivolgendo lo sguardo verso il suo viso. Il bersaglio del suo commento venne lasciato a discrezione dell'ascoltatore.

Ascensione si lasciò sfuggire una risata bassa.

“Ne vuole un assaggio?” decise di giocare al suo gioco, un mezzo ghigno sul volto.

Si avvicinò a lei… ma si limitò a prendere un tocco del suo formaggio, ricambiando il ghigno beffardo.

Quando il taverniere arrivò, portando un fiasco di rosso, fu preso da un improvviso attacco di generosità acuta. Aggiunse un altro fiasco e disse che offriva la casa.

'Bella mossa, babbo' la brigantessa annuì impercettibilmente dopo aver rivolto uno sguardo fugace al taverniere.

“Quindi, monsieur…”

“Chiamami Jéan-Luc.”

“Jéan-Luc? Così?”

Ridacchiò alla sua pronuncia e annuì.

“Quindi… dove stanno i tuoi uomini?”

“In giro. Li ho mandati a divertirsi stamane e fra un po' saranno qui con il bottino. Ma… non parliamo di lavoro. Perché non parliamo di te?”

“Perché? È l'argomento che mi piace di meno.”

Stavolta il francese rise, uno sguardo languido rivolto a lei.

“Ti piace la musica, ma chere?”


Si appartarono nella camera di Jéan-Luc assieme ad un altro paio di fiaschi di rosso. Ascensione conosceva il suo limite, ma il francese a quanto pare no. Le porse più volte un bicchiere e più volte dovette attendere che alzasse il gomito prima di svuotarlo fuori dalla finestra aperta.

Non gli dispiacque sentirlo cantare il Don Giovanni, guardando il cielo stellato e sentendo il fresco della sera. Rivolse lo sguardo verso di lui, sorridendo, ma in realtà era lontana, persa nei suoi pensieri, accompagnata da quella voce calorosa.

'Se ogni sera fosse così. Forse le nobili francesi vivono in questo modo. Vanno al ristorante, vengono servite… e poi montano in carrozza e vanno al teatro con un bell'uomo' si immaginò lontana da questa taverna, lontana dalla sua vita, solo per un momento.

Avrebbe voluto che durasse di più.

Jéan-Luc, ormai completamente ubriaco, aveva smesso di cantare e aveva cominciato a smascellare in un dialetto francese che non capiva. Ascensione sospirò e si tirò su, andando verso la porta.

“Buonanotte, Jéan-Luc” gli disse. Prima che la sua mano raggiungesse la maniglia, però, la mano del francese raggiunse il suo fondoschiena. La reazione di Ascensione fu immediata: si girò di scatto e col momento dello slancio fece atterrare uno schiaffo riecheggiante sul viso del brigante.

“Ho detto…” gli occhi di inchiostro di Ascensione lo fulminarono “…buonanotte.”

Il brigante, il volto marchiato con cinque dita rosse, non colse il messaggio o lo ignorò. Si lanciò verso di lei, prendendole i polsi e ricevendo in cambio una ginocchiata tra le cosce. La lasciò andare, muggendo per il dolore, ma continuò a non demordere.

Era necessario un rifiuto inequivocabile. Quel rifiuto venne nella forma di una bottigliata direttamente sulla sua tempia destra.

Il francese caracollò indietro, gridando dolorante per i vetri conficcati nelle sue guance. Ascensione pareggiò le sue urla di dolore con le sue di finto piacere e una risata di maliziosa soddisfazione, cercando di coprire quanto stava realmente accadendo.

Jéan-Luc si lanciò su di lei un'ultima volta, afferrandole la gola e connettendo il suo pugno col suo viso. Un gemito di dolore seguì e un fiotto di sangue le esplose dal naso. Purtroppo per il francese, la mano di Ascensione non aveva lasciato andare la bottiglia infranta e i suoi spuntoni seghettati si erano già fatti strada nel suo fianco.

La lasciò andare, portandosi le mani tremanti ai reni perforati. Lei lo tenne da un braccio per non farlo cadere e lo spostò, facendolo sdraiare con la schiena sul letto mentre la sua gola si riempiva di sangue gorgogliante. Gli avrebbe sparato se avesse potuto, ma le circostanze le impedivano di dargli una morte più rapida di questa.

Tremante per l'adrenalina e per il dolore, si sedette sul letto. Prese un cuscino e ne morse il bordo, portandosi una mano al naso rotto. Lo riallineò, soffocando un urlo raggelante dentro la tela. Sfogò il dolore sferrando pugni al cadavere di Jéan-Luc. Il suo respiro affannoso mano a mano tornò regolare.

“Bestia di un francese” ringhiò al suo corpo senza vita, sputandogli sul viso.

Sospirò amaramente. Sarebbe potuta essere una bella serata. Era finita tra le peggiori che riuscisse a ricordare. Raggiunse il sacco del capitano e cominciò a rovistare al suo interno. Tre colpi secchi alla porta chiusa a chiave la fecero trasalire.

Capitaine Bélanger? Tout va bien?” una voce chiese al di là della porta.

“Oh! Jéan-Luc!” gridò, mettendosi sul letto e cominciando a fingere straordinario e incontenibile piacere nel suo peggior francese “Un moment, Jéan-Luc!

Sembrò abbastanza per il brigante dietro la porta, il quale ridacchiò e si allontanò dopo aver origliato con piacere la prova d'attrice della brigantessa.

Ascensione si rese conto che non aveva molto tempo. I briganti stavano arrivando e non si sarebbero limitati a ucciderla se l'avessero trovata col sangue del loro capitano sulle mani. E in generale un po' dappertutto sulle sue vesti.

Arraffò giacca, cintura e pantaloni di Jéan-Luc e se li lanciò addosso. Indossò i suoi stivali e si mise anche il suo sacco in spalla per poi sgusciare fuori dalla finestra e venire investita dall'aria di luglio. Con la schiena premuta contro la parete, camminò sulle tegole verso l'angolo della taverna.

La finestra della sua camera era lì a fianco. Si sporse dal bordo e vide solo per un istante ciò che temeva: le lanterne dei briganti si avvicinavano. Il suo fucile, i suoi abiti, quel po' di quattrini che aveva lasciato nel suo sacco in camera li considerò perduti.

Si arrampicò giù per le tegole fino a che non raggiunse il suolo dietro la taverna. Cominciò a correre attraverso un piccolo campo prima di immergersi nella boscaglia. Con un po' di fortuna, si sarebbero accorti del loro capitano morto la mattina dopo.


Tutto questo per una rivoltella francese con annessa cinta e fodero, un sacchetto di munizioni, una decina di scudi romani e qualche quattrino. Decise di includere nella sua refurtiva anche gli abiti che aveva addosso e l'ultimo fiasco di vino rimasto per consolarsi.

'Figlio di una puttana infame. Non potevi stare a cantare e tenere quelle cazzo di mani per te?' prese la rivoltella e ne riempì il caricatore. Non per sparare, ma solo per farsi sentire meglio.

'Trenta cani rabbiosi mi stanno cercando, per colpa tua. Perché diavolo sei rimasto in piedi dopo una bottigliata?!' inserire i proiettili richiedeva precisione. Richiedeva calma. Prese un respiro profondo dopo che i primi due colpi le erano caduti di mano.

'Se sono più svegli di Jéan-Luc, eleggeranno un luogotenente e andranno avanti con la loro missione' il primo colpo entrò nel tamburo.

'Di solito, però, è il capitano ad avere gli ordini del mandante' il secondo colpo entrò. Si controllò la giacca e sogghignò sentendo un pezzo di carta in una tasca.

'Ma senza una mappa o una direttiva…' avvicinò il pezzo di carta al fuoco, sorridendo mentre vedeva l'effige dello Stato Pontificio bruciare '…non sarà affatto facile' entrò il terzo colpo.

'Quindi è sicuro che saranno già sulle mie tracce' entrò il quarto.

'Ma io conosco questi boschi come conosco le mie tasche' mentre il quinto colpo scivolava nel tamburo, le sfuggì una risata dato che le sue tasche erano rimaste alla taverna 'le tracce che troveranno non gli saranno d'aiuto.'

Il sesto colpo entrò. Calciò della terra sul fuoco e riprese le sue cose, rimettendosi in cammino.

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