Fenicia meridionale, 1236 a.C.
I pochi difensori rimasti sani di mente iniziano a fuggire appena vedono che, contro la spessa corazza corallina del mostro che hanno di fronte, le loro frecce e le lance sono completamente inutili. Uno di loro tenta ancora di suonare il proprio corno, forse nella vana speranza che vi sia ancora qualcuno in città in grado di aiutarli. Non è così.
Ben presto Ptkoi pone fine alle loro vite con un violento colpo di fronte a sé. L'attacco sembra quasi esplodere a mezz’aria, scatenando un'onda d'urto che scaglia via i quattro soldati, frantumando facilmente le loro ossa contro la pietra delle mura dietro di loro. Due su quattro muoiono immediatamente. Il terzo inizia a tossire sangue, prova a rialzarsi e poi perde coscienza.
"Deboli" pensa l'essere corazzato, mentre sbuffa con disapprovazione, facendo fischiare i fori sul proprio corpo.
Uh. Un rumore nuovo.
Forse stare sulla superfice non era così male.
L'ultimo sopravvissuto si muove ancora, strisciando lungo il terreno: morirà presto, poiché copioso scorre il sangue all'infuori delle sue ferite attraverso braccia e gambe spezzate come rametti. Il Cercatore si avvicina a passi lenti e poi afferra il cranio del semplice umano, sollevando il suo intero corpo senza difficoltà. Il suo unico occhio cerca di scrutare meglio chi ha di fronte, ma non riesce a distinguere nulla di rilevante.
La sua vittima è sicuramente un uomo; è, tuttavia, molto giovane poiché possiede dei lineamenti delicati e degli occhi azzurri che lo fissano comunicando tutta la propria paura, una sensazione che pochi nel Culto potevano riferire di condividere. Umanità; a volte capace di donare loro forza. Ma spesso anche debolezza.
Sfortunatamente per questo umano, egli ha davanti una creatura incapace di capirlo o di provare pietà. Eppure Ptkoi aveva già tentato, ma invano.
Poco importa, in realtà.
Ptkoi usa l’altra mano, quella con il Dono della Regina, il suo arto fatto di sottili tentacoli neri, per strappare gli occhi della sua vittima, uccidendola in pochi attimi. Dopodiché schiaccia violentemente il cranio contro le macerie, facendo ben attenzione a recuperare quanto più sangue possibile nelle proprie fenditure.
Il corallo che compone l’essere è quasi cristallino, duro più della roccia e al tempo stesso poroso, in grado di assorbire liquidi. Non a caso è dall’inizio della battaglia che egli ha smesso di essere verde acqua, attingendo invece dalle abbondanti pozze di sangue lasciate dalle forze del Culto durante l'assalto.
Il sangue umano manifestava la propria vera natura solo quando a contatto con i giusti elementi intrisi dalla magia del Grande Occhio. Solo così il Cercatore poteva ripristinare al meglio le proprie memorie, quel poco che bastava per non dimenticarle completamente.
Dopo averli osservati per un po’, Ptkoi decide di conservare anche gli occhi che ha appena sottratto all’umano, nella speranza di poterli dare al proprio Simulacro una volta raggiunto il porto. Anche se non ricordava il perché, alla creatura piaceva nutrirsi specialmente di occhi, orecchie e lingue umane; la bestia e i suoi simili diventavano molto più docili e ubbidienti per lunghi periodi dopo averne mangiato a sufficenza.
A ripensarci, Ptkoi aveva già perso memoria della direzione in cui aveva mandato la propria cavalcatura all'inizio dell'assalto, pertanto forse sarebbe stato il caso di cercare altri esseri umani da uccidere per ripristinare anche quel ricordo.
Mentre cammina con calma lungo le mura, calpestando con forza la sabbia e la ruvida roccia sotto i propri piedi, l'uomo-corallo fa mente locale sulla missione. Anche se si riteneva prescelto, Ptkoi conosceva i propri limiti: la sua memoria era orribilmente lontana da quella che poteva vantare quando era ancora completamente umano… sempre se era mai stato davvero umano.
Dannazione, anche questo dettaglio ora gli sfuggiva. Forse la sua origine poteva risalire non ad una semplice conversione religiosa bensì a qualcosa di più artificiale.
Dopotutto, lui era un Cercatore, uno dei più potenti guerrieri a disposizione della Divinità; non era così scontato che fosse stato creato su misura invece che semplicemente reclutato come i suoi simili.
Ad ogni modo, egli riusciva a malapena a ricordare gli avvenimenti dello stesso giorno, figuriamoci quelli precedenti.
Ecco perché una parte di lui ora si preoccupava: non solo si era dimenticato di conservare del sangue quando aveva ricevuto ordine di attaccare e quindi ora non ricordava più la sua missione nel dettaglio, ma aveva, allo stesso tempo, anche trovato diversi degni avversari dopo aver sfondato le mura; e se i sacerdoti avessero preteso troppo sangue, una volta tornato a Thalassischira? Non voleva perdere la memoria di quei validi combattenti.
Se solo i suoi avversari fossero stati abbastanza intelligenti da convertirsi alla vera fede, ora lui non sarebbe in questa spiacevole situazione.
Poco importa però.
L'importante era servire.
La mente di Ptkoi si concentra su di sé per un attimo.
Il suo corpo era incastonato in una spessa corazza corallina che lo forniva anche di una stabilità eccellente; questa sua trasformazione era frutto di un rituale avvenuto ormai in un epoca a lui sconosciuta. Era stato allora, almeno così gli pareva di rimembrare, che aveva per la prima volta incontrato Yina. Quel loro primo scambio di parole era durato pochi secondi ed ora si erano persi nel tempo, ma da allora la Divinità lo convocava sempre più spesso, tanta gente all’interno del Culto lo rispettava di più e gli era persino stato assegnata una squadra di fedelissimi, assieme al suo personale Simulacro.
A Ptkoi importava poco in realtà, l’importante era continuare a servire.
Forse, un giorno, egli avrebbe riottenuto la sua memoria perduta; preferibilmente, facendo scorrere tanto sangue.
Un forte grido umano lo risveglia dai propri pensieri e lo mette al corrente di come, senza prestare attenzione alcuna a ciò che lo circondava, ha già raggiunto i cancelli principali della città, ora completamente distrutti dopo l'arrivo del contingente principale del Culto.
Ptkoi nota come due adepti stiano mutilando alcuni soldati umani che hanno pensato, ingenuamente, che arrendendosi sarebbero stati risparmiati. Sulla destra invece, un folto gruppo di umani e bambini è seduto a terra, in attesa del loro destino; molti piangono e si disperano. Uno di questi umani stringe un neonato in braccio e lo fissa, mentre cerca di fermare le grida della sua progenie.
Che coincidenza, proprio quello che gli serviva. D’altronde, il sangue spesso non bastava per i rituali e i vivi erano sempre accettati dalla Divinità ben più volentieri dei morti.
Ptkoi si gira e avanza lentamente.
L’adepto che sta tenendo a bada l'umano si scansa immediatamente, senza nemmeno osservarlo; i pregi della potente aura del Cercatore. L'umana invece lo fissa, terrorizzata, stringendo di più il pargolo a sé, che continua ad urlare.
Pronuncia alcune parole che per Ptkoi suonano come vaghe onde di mare in lontananza. Sul suo volto scendono lacrime. Le sue parole si moltiplicano, diventano più rapide e ancor più prive di senso.
Era passato più di un anno dall’ultima volta in cui Ptkoi aveva aperto bocca. Non ricordava il perché, ma ricordava il motivo. Aveva affermato che gli sarebbe piaciuto uccidere in nome del suo Dio.
In effetti, a ripensarci, forse avrebbe dovuto conservare anche del sangue riguardo le lezioni di Yina, l’unica che si era presa la briga di istruirlo, affermando come il rango dei Cercatori richiedesse “le migliori menti al servizio della Divinità”.
Evidentemente, Ptkoi era l’eccezione.
Anche perché era appena riuscito a ricordare una frase precisa, ma neanche mezza sillaba dell'intera lezione avvenuta in quel giorno lontano, chissà quanti anni prima. Ed in tutto questo non gli sembrava fosse cambiato molto, a parte l'aumentare delle missioni da quando era stato convocato l'ultima volta davanti alla Divinità.
Poco importa: aveva visto molte più battaglie da allora e a lui andava bene così.
Quando smette di riscavare per l’ennesima volta nel passato, apre bocca ed emette un vago grugnito, consumando quasi tutto il sangue conservato pur di ricordare come doveva fare per pronunciare quei suoni umani.
“Tu. Avanti. Consegna.” pronuncia con non poca fatica il mostro, porgendo in avanti il braccio col Dono della Regina. I tentacoli si muovono da soli, avanzando verso il bambino. Anche loro, nella loro limitata autonomia, percepiscono si tratti di un qualcosa di molto prezioso.
La donna lo osserva confusa, non risponde e si limita a continuare a gridare nella sua lingua incomprensibile. Forse, in retrospettiva, usare il Calypto non servirà a molto con lei.
Ptkoi si trova nuovamente a odiare chi ha davanti. Se solo potessero capire i vantaggi della vera Fede; per un secondo, egli pensa a quanto forte sarebbe stata la resistenza della città se anche solo una decina di loro avessero avuto accesso ai poteri della Divinità. Chissà, forse qualcuno sarebbe stato anche capace di ferirlo.
Il Cercatore sbuffa in disapprovazione, di nuovo.
Decide di lasciar perdere l'approccio comunicativo e, senza muoversi, chiama a sé l’adepto che si era scansato prima con grugnito. L’umanoide dalla pelle squamosa si fa avanti e ubbidisce al volere del Cercatore senza che quest’ultimo apra nuovamente bocca: afferra violentemente l'umana e la porta via con l’ausilio di un secondo cultista.
Ora che ha la mente sgombra, Ptkoi può concentrarsi sugli adepti che lo circondano; bastano pochi secondi ed ecco che tutte le informazioni di cui ha bisogno si fanno strada dentro di lui. Sa con certezza chi dei suoi sottoposti è morto, chi è ferito e chi invece è già tornato nelle profondità per curarsi o sta ancora combattendo da qualche parte nella città.
I suoi pensieri si mescolano rapidamente con quelli dei suoi soldati e riesce persino a ricordarsi della sua missione, la medesima avvenuta un anno prima.
Si trattava di un singolo assalto, come tanti altri.
Aveva perso il conto delle città distrutte dal Culto ormai.
Forse volevano anche essere testate le capacità dei Cercatori e, di conseguenza, delle armate a disposizione del Culto.
Oh, ora ricordava: egli non era solo un Cercatore come tanti.
L’apice delle truppe della Divinità, che guidava le sue armate alla conquista, il "Tridente": ecco com'erano definiti lui, Yina ed Ezra.
Distruggere una singola città era diverso dal distruggere una nazione, ma era un buon banco di prova della loro potenza in fondo. Singole città, sparpagliate per il mare, distrutte nell’arco di pochi giorni, spesso anche prima che il Sole tramontasse.
Con questa potenza forse, tutti gli umani che vivevano sulla costa del Mediterraneo sarebbero stati annientati in una singola stagione.
Ptkoi si avvia verso la costa uscendo dalle mura ma, prima di continuare sulla sua strada, si volta ad osservare ancora la città, in procinto di essere completamente distrutta da alcuni Guardiani colossali dalle forme sabbiose. Orde di Adepti lo seguono, molti senza nemmeno preoccuparsi qualora colpiscano un ostacolo e quasi ipnotizzati dalla sua presenza.
Ptkoi sbuffa in disapprovazione. Non era molto soddisfatto dei recenti novizi introdotti al Culto.
Egli pensava spesso alla Fede. Ma la realtà era che non ci capiva molto: perché solo ad alcuni veniva mostrato il vero potere, nonostante tutti pregassero allo stesso modo?
Forse, semplicemente, solo quelli come lui erano davvero credenti, abbastanza forti da accettare la realtà del Grande Occhio e ottenerne i doni; ecco spiegato perché tante tra le creature che incontrava erano invece irrimediabilmente deboli, inclusi i suoi stessi sottoposti.
Un giorno, forse non molto lontano, avrebbe avuto la fortuna di vivere in un mondo abitato solo da persone come lui. Egli era forte e la sua fede era forte in lui. Egli era stato scelto per servire e servire era il compito che gli riusciva meglio.
L'uomo corallo si rende conto di essersi distratto ancora da ciò che lo circonda e di non aver fatto caso al fatto che ormai è giunto sulla riva del mare, nonostante la sua andatura lenta. Evidentemente aveva pensato fin troppo oggi.
Poco importa.
Sta per tornare a casa.
Egli si immerge, la sua mente di nuovo tutt’una col Mediterraneo.
Da qualche parte nel Mediterraneo, 1242 a.C.
Nonostante odiasse gli incantesimi, l’umanoide mascherato era stato costretto a recidersi il polso per praticare un rapido rituale e individuare i suoi bersagli. Nell’oscurità dei fondali oceanici, il sangue era uno strumento potente, in questo caso l’unico mezzo che aveva per trovare chi e cosa uccidere senza perdere troppo tempo.
Una delle prime lezioni che insegnavano ai nuovi membri del Culto: imparare a sacrificare sé stessi sopra ogni cosa; la vita è insignificante, sopratutto quando si possiede un compito assegnato dalla Divinità.
Il compito dell'essere è uccidere e non ha mai fallito in questo.
I suoi occhi si illuminano brevemente di rosso. Può sentire chiaramente sotto di lui bisbigli, parole e gesti quasi come se fosse tra i traditori. Ha trovato il suo obiettivo e l'incantesimo ha funzionato alla perfezione.
Ciò non dovrebbe stupire: il suo sangue è un ingrediente potente, ricco della magia della Divinità ma anche delle sue origini antecedenti alla Fondatrice.
Ezra si fa avanti, calandosi rapidamente dalla scogliera. I suoi occhi ora brillano di azzurro, ma le sue vittime non sono abbastanza intelligenti né sveglie da notarlo. È solo quando atterra che sente le prime urla mentre una grosse nube di sabbia si solleva attorno al piccolo campo.
"Sono qui! Scappate!" risuonano varie voci, usando un dialetto del Calypto, forse nella speranza di non essere riconosciuti come traditori o di non far capire la loro parola.
Ezra tira a sé la propria catena, quella alla quale è legato il suo fido pugnale; qualche secondo dopo l'arma si sdoppia, poi si triplica ed infine si separa un'ulteriore volta in una dozzina di lame identiche, che scattano all'unisono in direzioni diverse in cerca di prede da ammazzare.
Ezra vorrebbe prendersi il merito di tale abilità, ma la realtà è che l'arma in questione era prodigiosa fin dai tempi in cui quel povero eroe mortale aveva cercato di ucciderlo con essa, fallendo miseramente. Da allora però, l'aveva conservata e fatta sua, chiedendo a Yina di inciderci sopra alcuni glifi sacri, permettendo al pugnale di diventare ancora più letale.
Ecco che, senza alcuno sforzo e nel mezzo dell'oscurità, il Cercatore inizia ad uccidere senza pietà, scattando addosso a bersagli ignari con la velocità di un predatore degli abissi. Uno dei pugnali rimane incastrato nelle carni della sua vittima e quando l'essere fa per strapparlo può chiaramente sentire uno degli urli più strazianti, accompagnato da tanto sangue.
La lama seghettata, anche se a tratti appariva rozza e ruvida, era sempre affilata ed in grado di squartare con facilità ogni nemico.
Gli occhi di Ezra cambiano di nuovo colore, poiché ora sta perdendo il controllo; può chiaramente sentire i cuori spaventati delle sue prede battere all'impazzata.
Alcuni di loro tentano di proteggere qualcosa, forse il loro capo o qualche ferito.
Sente l'odore ferroso del sangue penetrargli le narici, invadere l'acqua che lo circonda in una nube di pura inembiranza; egli assapora la sua opera in corso godendosi appieno l'istante, fermandosi per prendere un profondo respiro.
Ogni fibra del suo corpo si dimena, è come se tutte le sue cellule volessero staccarsi dal corpo e banchettare in questo massacro.
È in questo momento che Ezra si lascia andare.
La maschera sul suo volto si strappa violentemente, inaugurando una delle sue ennesime trasformazioni; il suo collo si allunga, il volto si deforma e la sua bocca si allarga, lasciando spazio a tre file di fauci affilate. Il suo pugnale ritorna a lui e si fonde con la sua schiena, andando a generare una lunga coda affilata e nero pece.
Sente ancora delle grida spaventate, incapaci di accettare ciò di cui è capace chi possiede il vero potere sacrificando la fiebile forma umana. I suoi tatuaggi si illuminano di un verde brillante, mentre il potere della Divinità, che fino a quel momento lo tratteneva, ora lo rende più forte, più veloce e più reattivo che mai.
Ezra ora è diventato più grande di un Guardiano, ha sei arti superiori e quattro inferiori, oltre che artigli taglienti. Non ha occhi, perché non ne ha bisogno. Nell'oscurità degli abissi, egli è ora capace di percepire la paura.
"S-Sei un mostr-!"
Ma è troppo tardi perché possano comprendere e le loro parole non sono più necessarie. Non è più necessario che nessuno respiri. Essere testimoni del vero potere richiedeva un prezzo, ovvero una morte rapida e dolorosa. Una lezione che solo gli abissi marini potevano regalare e che Ezra, in questo momento, è più che volonteroso di impartire.
Il Cercatore Bestia azzanna violentemente l'uomo che gli ha rivolto la parola, recidendo in un sol colpo la sua testa: mentre anche il resto del suo corpo continua a mutare, abbracciando una forma più acquatica e donandogli ancora più velocità, punta già il suo prossimo bersaglio. Quando si distacca dal fondale con una velocità inaudita, il solo muoversi dietro due vittime fa sì che esse finiscano squartate, incapaci di reagire e di capire come siano state uccise.
Uno dei traditori del Culto si fa avanti, inginocchiandosi e supplicando la Divinità. Chiede perdono, dice che tornerà a servire come un tempo. Ma l'occasione l'aveva già avuta.
Ezra, o quel che rimane di lui, urla, scatenando un'imponente onda d'urto che si diffonde attorno a lui. Dopodiché, si lancia sulla sua vittima, divorandola senza pietà.
Le fioche luci che fino a poco prima avevano rappresentato la speranza dei traditori si spengono una dopo l'altra, in rapida successione; spetta loro la punizione peggiore, la morte improvvisa nell'oscurità, che priva i vivi di ogni loro certezza e che semina il dubbio su chi di loro sarà il prossimo, nei pochi secondi di distanza tra un grido e l'altro. Se avessero un minimo di intelligenza, molti di loro eviterebbero di sprecare il fiato urlando. Ma oltre ad essere traditori, sono anche stupidi e gridando permettono ad Ezra di individuare più facilmente le loro gole.
Dopo pochi minuti, l'intero fondale è silenzioso. Ezra finisce di assaporare le carni delle sue vittime e poi, tossendo violentemente e accasciandosi un attimo al suolo, inizia a riprendere la sua forma più umana, quella donatagli dalla Divinità per contenere la sua sete di sangue.
Il suo potere aveva fatto sì che Ezra cessasse di essere una banale creatura, uno dei tanti Guardiani: era dapprima diventato senziente, per poi ascendere ad un ruolo che più gli si addiceva, poiché era stato in grado di soddisfare le aspettative del Culto. In effetti, quasi si stupisce di aver compiuto la missione praticamente da solo: è quando incontra davanti a sé alcuni Adepti che si ricorda come, in origine, egli avrebbe dovuto attaccare solo dopo aver controllato che i suoi nemici non avessero possibilità di fuga, circondando l'accampamento assieme alla squadra di uomini che gli era stata assegnata.
Ma non aveva più importanza, poiché al Cercatore piaceva fare tutto per conto proprio.
"Sommo Ezra, sta bene?" chiede uno dei soldati, probabilmente un novizio. Domande come questa erano infatti futili: grazie al volere del Grande Occhio e alla presenza del mare, qualunque membro del gruppo, usando abbastanza energie, era perfettamente in grado di collegarsi ai propri fratelli e quindi sapere istantaneamente i propri reciproci stati d'animo.
Ezra sbuffa: forse era stato un errore reclutare in massa i Popoli dell'Ovest. La stragrande maggioranza di loro aveva poca o nessuna affinità con il vero potere, pertanto erano destinati a rimanere per sempre dei meri Adepti. Certo, grazie ai loro numeri ora il Culto era in procinto di spingersi ben oltre il mare, tuttavia…
Era in questi momenti che il Cercatore Bestia dubitava della sua fede, ma allo stesso tempo la adorava: egli era fiero di poter attingere ad un potere così vasto ed era fiero di poter essere considerato un qualcuno sopra alla massa; ambiva ad ascendere, così com'era successo ai Sovrani, al rango di diretti sottoposti della Divinità.
Parlando della Divinità, egli si ricorda l'avvertimento di Yina a riguardo e si avvicina ulteriormente ai Cultisti che ha di fronte.
"Allontaniamoci." comanda secco, evitando di rimproverare i suoi seguaci, poiché non aveva voglia di giustificarsi nuovamente con Yina riguardo le "morti non necessarie".
"Il Sovrano della Nebbia è in arrivo per raccogliere ciò che rimane di questi sciocchi"
Il solo nominare quella creatura fa irrigidire gli Adepti, che finora probabilmente non pensavano avrebbe mai fatto la propria comparsa davanti a loro.
Il Prosciugatore, com'era soprannominato da molti, era il Sovrano responsabile del controllo della mente comune del Culto; esso esisteva per lo più come un pensiero, spesso viaggiando velocemente da mente a mente, sorvegliando senza proferire parola tutti coloro che servivano il Culto e che mettevano piede nelle loro acque. Quando poi era richiesto, accumulava le proprie energie per manifestarsi come una creatura degli abissi alla quale era impossibile sfuggire; coloro che l'avevano vista non erano mai tornati indietro per raccontarlo.
Ma in molti avevano invece sentito le urla, negli abissi delle Piazzeforti. Lì, dove coloro che rifiutavano la vera fede venivano lasciati, in un misto di incubi e sofferenza fisica, solo per poi essere sigillati e intrappolati nei fantocci della Regina Bianca: un'esistenza che perfino Ezra definiva peggiore della morte.
Il Cercatore richiama a sé il proprio pugnale, ora tornato in una forma normale, ed inizia a scalare con rapidità il bordo del muro che ha di fronte. Quando arriva in cima, sente una forte corrente marina avvolgerlo e si lascia andare, pronto a viaggiare velocemente verso Thalassischira, la loro capitale.
Mentre l'acqua lo trascina via, egli può osservare, grazie ad un altro dei doni della Divinità, la vastità dell'impero che stanno costruendo: dozzine di città si illuminano ai suoi occhi appena si concentra in una direzione; migliaia, se non decine di migliaia di vite che prosperano sui fondali e che, proprio mentre stava pensando questo, si preparavano per attaccare la superficie. Che la guerra totale fosse imminente egli lo sapeva fin da quando era stato reclutato nel Culto più di tre secoli prima.
Ezra non era stupido e Yina lo aveva già iniziato ad istruire riguardo nemici molto, molto più potenti rispetto alle singole città dell'Egitto o della Grecia: ben presto il vero obiettivo del Grande Occhio sarebbe stato rivelato e ben presto il Culto avrebbe dato inizio ad una nuova era per tutto il mondo conosciuto.
La corrente che lo trasporta perde di potenza e qualche decina di minuti di viaggio dopo lo abbandona completamente, lasciandolo galleggiare con una bellissima vista dall'alto di una vasta città in corallo, cristalli e roccia.
Una profonda spaccatura nel terreno la divide in due, ma al centro della spaccatura vi è la Divinità.
Un secondo Sole, immobile.
Una fonte di calore, potere e magia.
Anche solo guardarlo per poco tempo permette ad Ezra di sorridere, cosa che fa molto raramente.
Thalassischira lo accoglie.
È a casa.
Thalassischira, capitale degli abissi, 1277 a.C.
Quando la ragazza si sveglia, si sente strana: deve ancora abituarsi al suo nuovo corpo, all'indomani del Grande Rituale. Dal braccio sinistro, tre diversi occhi spuntano, aiutandola a coordinare i movimenti per scendere dall'altare sulla quale si era sdraiata. Alcuni adepti si fanno avanti per aiutarla, ma si bloccano appena una figura appare alle spalle della giovane e si genuflettono. La corrente marina cambia e trasmette una potente energia, molto più forte di qualsiasi cosa la ragazza avesse mai percepito finora; immediatamente comprende che, se non fosse per la trasformazione appena avvenuta, lei sarebbe a terra assieme agli altri adepti. Il potere della Divinità la travolge, ma non la schiaccia. Ecco cosa si prova ad essere un passo più vicini al Dio, a camminare dove solo i semidei delle leggende potevano dire di essere stati.
La voce dell'entità alle sue spalle viene trasmessa direttamente nella mente dei presenti e non semplicemente pronunciata; le parole non erano necessarie, poiché scarto della mera forma mortale; a volte, anche debolezza. Non ha un tono femminile né maschile, è eterea, fredda e al tempo stesso estremamente familiare, quasi amorevole.
"Cercatrice Yina. Ben svegliata."
Yina si gira e si genuflette immediatamente, ma nel farlo cade su un fianco. Un piccolo fascio di capelli le si avvicina e, legandosi velocemente alle sue spalle e braccia, la aiuta a rimettersi in piedi.
La Regina Bianca fluttua delicatamente davanti alla giovane. Nonostante il nome, la Sovrana dell'Ordine aveva innumerevoli capelli nero pece, talmente tanti da oscurare quasi il suo vestito cerimoniale di un bianco candido: la sua pelle quasi argentea in effetti brillava di bianco in fondo al mare e, se Yina fosse stata una mortale qualsiasi, sarebbe stato molto difficile per lei scorgere le dozzine di fauci sotto l'iniziale bellezza apparente della donna.
Si raccontava nella tradizione del Culto di come i Sovrani fossero stati in origine delle bestie marine sottomesse dalla Divinità e quelle bocche affamate davano credito a tali racconti.
"Io non sono ancora una Cercatrice. Devo abituarmi a questo corpo prima di potermi chiamare così." risponde la giovane.
Non ricordava più il suo vero nome.
Ma ricordava di essere stata qualcuno di importante, qualcuno che la Regina aveva scelto appositamente per occupare il corpo di quella che era stata, in origine, la Fondatrice.
Già solo il nominare questo titolo la fa fremere: il Grande Occhio stesso aveva stretto un legame con la carne che lei stava inabitando, stringendola a sé nelle profondità degli abissi, più di due secoli prima.
Il potere che quindi la giovane poteva esercitare era semplicemente immenso, ma ancora sigillato per evitare il peggio.
"Devi esserlo. Poiché è il volere del nostra Divinità."
Non era la prima volta che accadeva.
Quasi tutti i Sovrani, al momento della loro ascensione, avevano lasciato alle spalle i loro corpi e spiriti per divenire parte di qualcosa di più grande.
Quando era accaduto per la Fondatrice, tuttavia, la Divinità si era resa conto che sarebbe stato un terribile spreco gettare tale carne nell'abisso. La Fondatrice meritava più di questo, poiché il suo potere aveva trasceso persino il Grande Rituale e permeava ancora quel corpo.
Ecco perché Yina era lì, ora.
Era stata selezionata per questo onore. Ora condivideva questa nuova esistenza con un rimasuglio della coscienza della Fondatrice umana, rimasta intoccata dall'ascensione imposta dalla Divinità e quindi riciclata all'interno del suo vecchio corpo. Col tempo, tale frammento sarebbe svanito, sbloccando appieno i suoi poteri.
Fino ad allora, Yina avrebbe dovuto adempiere al suo nuovo compito ancora alle strette dipendenze della Regina, per poi diventare completamente autonoma.
"Ci vorrà tanto tempo prima che tu riesca davvero a padroneggiare la tua forza. Ma, fino ad allora, dovrai comunque occupare il ruolo di guida delle nostre armate e di coordinatrice del nuovo Sacro Ordine voluto dalla Divinità. Compensa la tua mancanza di puro potere con la passione per la ricerca. Scopri quel che giace al di là del Suo sguardo. Sii quello che hai sempre voluto essere" pronuncia la Regina.
I capelli della donna si scansano. I suoi occhi trasmettono certezza: Yina capisce immediatamente che la Regina non prova dubbio, né rimpianti riguardo al rituale appena avvenuto, a differenza sua. La Sovrana continuerà a servire fedelmente il Culto finché la Divinità vorrà e così sarebbe ora toccato anche a lei, la prima Cercatrice, la prima di una nuova serie di esseri immortali a metà tra l'umano e la Divinità.
Yina non è ancora tutt'uno con il Grande Occhio, ma è proprio in questo che giace la sua nuova forza ed è proprio per questo che ora ha una missione che solo lei è in grado di compiere.
"Qual è il mio compito, quindi?" chiede la giovane mentre anche gli altri numerosi occhi sul suo corpo si aprono ad intervalli regolari. Le sue sensazioni, il potere, la missione, la ricerca… era tutto un carico così eccessivo sulla sua mente.
Ma, col tempo, sarebbe divenuto molto più fattibile gestire tale forza latente.
"Visita tutto il nostro impero. Raccogli ogni informazione che ritieni utile al Grande Occhio. Recluta poderosi guerrieri. Tu e i tuoi prescelti sarete il nostro Tridente. La nostra lancia all'avanguardia della nuova era. I nostri generali a capo delle legioni che invaderanno la terraferma".
È in quel momento che la ragazza sviene, sopraffatta da alcune dolorose fitte e da una visione incessante. Tutto diventa nero in un attimo, mentre la voce della Regina riecheggia dentro di lei.
Nel sogno, Yina scopre altre nuove ramificazioni del suo potere. È in grado di navigare liberamente nelle menti di migliaia di adepti attorno a lei; percepisce le loro emozioni, i loro bisogni, le loro necessità. In quel che sembra un fondale marino illuminato da centinaia di pietre luminose, essa è in grado anche di sentire sussurri, pensieri e voci.
Percorre velocemente il sentiero tracciato delle menti del Culto, esplorando ogni luogo quasi come se tutte quelle vite le stesse vivendo lei in quel momento.
Sente alcuni adepti pregare, alcuni Simulacri uccidere, altri ancora rimuginare sul passato.
Infine, giunge al cospetto delle voci più forti: è difficile avvicinarsi o comprendere cosa stiano pensando, ma è chiaro che si tratta delle menti dei Sovrani, talmente ascese da essere in grado di comunicare su un piano totalmente diverso da quello dei ranghi inferiori del Culto.
Una forte brezza la scansa via, facendola sbattere violentemente contro il fondale. Non è ancora in grado di percepire nulla da quelle menti e viene punita per la sua mancanza di umiltà.
La brezza si ripete, scagliandola via, nel mare sopra la città, dove ben presto l'oscurità l'avvolge di nuovo.
Yina si risveglia altrove, in un altro luogo e tempo. Riconosce tuttavia la stanza: si tratta di un tempio appena costruito, isolato rispetto agli altri finora, primo di una nuova serie di costruzioni nelle profondità della città, luogo inaccessibile se non ai preferiti del Dio… o ai traditori della fede.
Questo luogo è ora divenuto la sua personale camera privata; un'ulteriore sottolineatura del cambio di rango che aveva subito. Diversi scaffali scavati nella roccia sono ricchi di pergamene magiche, contenenti chissà quali conoscenze, mentre il vetro che dà verso l'abisso marino riceve il bagliore della Divinità senza alcuna difficoltà; al posto del letto, che non era di certo necessario nemmeno agli adepti novizi, vi è una grande area circolare con apposite rientranze atte a far scorrere il sangue; un circolo magico, perfetto per far pratica di incantesimi e stregonerie. Varie incisioni e sigilli di magia antica che per Yina è ancora poco comprensibile sono presenti, assieme ad un pugnale ritualistico.
La giovane sente i capelli della Regina muoversi con frenesia nelle sue carni: essi sono l'unica cosa che le permettono effettivamente di vivere ancora e, avendo quasi una volontà propria, gli stanno cercando di comunicare qualcosa.
Il pugnale è a pochi passi da lei e il suo sangue è un'ingrediente potente. È tempo per la Cercatrice di mettere da parte le proprie paure e iniziare a praticare la vera magia.
Yina non esita a seguire questo suggerimento, camminando in avanti per poi inginocchiarsi al centro del rituale. Afferra il pugnale e si recide l'avambraccio sinistro, facendo scorrere il sangue a terra.
L'interno della maggior parte delle abitazioni del Culto era privo d'acqua, ma ciò non era un problema: con il Grande Occhio così vicino, la sua magia funzionava benissimo anche in assenza del suo conduttore principale.
Quando le incisioni conducono il sangue sopra i glifi incisi nella pietra, essi si illuminano di potere.
Yina viene investita da un forte contraccolpo che quasi la sbalza via dal cerchio. Si aggrappa con forza a terra e incastra il pugnale in una delle spaccature. Poi, mentre il dolore inizia a farsi sentire, trova ciò che stava cercando.
La sua mente si apre ad una visione.
Davanti a lei diversi luoghi distanti tra loro ma tutti capaci di trasmettere un forte potere. La Cercatrice cerca di non farsi travolgere da questa nuova sensazione e si concentra: sceglie il primo luogo, quello più vicino alla capitale.
La visione si offusca e cambia per mostrarle meglio la sua scelta; Yina si ritrova in quel che sembra essere una miniera scavata lungo una parete rocciosa, dove diversi Adepti stanno scavando e modellando del materiale adatto alla creazione di armi. Un paio di sacerdoti sono disposti all'ingresso del campo e giudicano il lavoro svolto; i più bravi vengono ricompensati con nuove mansioni e più autorità, i meno capaci invece vengono puniti e costretti ad altri turni di lavoro. Yina non capisce del perché è lì; la visione doveva mostrargli una nuova forma di potere in fondo, il primo passo verso la realizzazione del Tridente.
Ad un tratto, una parte delle mura della parete cede e crolla, minacciando di condannare l'intera miniera verso gli abissi. Ecco che una figura si erge dal gruppo di Adepti che fuggono; l'umano, dall'aspetto non diverso dai suoi simili, invece corre verso il centro della frana.
Solleva il proprio braccio sinistro e recita una preghiera, facendo emergere dalla sua spalla un grosso corallo cristallino; l'evocazione lo avvolge e lo trasforma, bloccando a mezz'aria il muro senza alcuna difficoltà. L'Adepto rimane lì, immobile, fino ad assicurarsi che tutti i suoi fratelli siano fuggiti; dopodiché, scatta via, lasciando che la natura faccia il suo corso.
Mentre la cava viene trascinata nell'oscurità, Yina si rende conto che, dopo aver passato abbastanza tempo nella visione, lei ha ora assunto forma corporea; non si è più quindi spostata solo per finta, ma ora lei ha raggiunto fisicamente quel luogo.
Riesce a sentire l'acqua attorno a lei e inizia ad affondare verso il basso, avvicinandosi al gruppo di Adepti. I sacerdoti stanno rimproverando tutti, lamentando di come bisognerà ricostruire l'intero accampamento, tuttavia si ammutoliscono appena vedono la Cercatrice.
I presenti si genuflettono ed iniziano a pregare, tutti tranne l'uomo-corallo, che è rimasto impassibile, forse ancora frastornato dalla trasformazione; l'incantesimo era stato, in effetti, eseguito frettolosamente, forse con conseguenze nefaste per l'adepto. Ormai il suo corpo è per metà cristallo puro, con l'unico accenno di umanità rimasta in lui proveniente dal suo braccio destro.
Yina non comprende appieno cosa dovrebbe dire in questa circostanze, ma la visione ormai è talmente parte di lei da prendere controllo delle sue labbra e della sua mente. Il Calypto inizialmente viene sussurrato e poi aumenta d'intensità. Vede gli occhi, anzi, l'occhio dell'uomo-corallo davanti a sé spalancarsi mentre una nuova energia lo avvolge.
La visione poi cambia rapidamente.
Non è più nella cava, bensì in quello che pare essere un fondale di una città in rovina; le strutture sono familiari, si tratta certamente di un luogo utilizzato dai membri del Culto. Tuttavia, perché abbandonare questa vasta pianura marina, ricca di luoghi dove costruire e pregare? La risposta sopraggiunge a Yina da un possente ruggito che si diffonde dalla distanza: ecco apparire in lontananza una bestia possente, grande quanto cento uomini, con una pelle squamosa ricoperta di artigli, lame, pugnali.
In qualsiasi altro momento precedente la Cercatrice avrebbe dubitato della sua forza, ma ora essa è in grado di vedere oltre l'aspetto materiale. Ciò che ha davanti non è un pericolo, bensì uno strumento nelle mani del Culto. Deve solo essere in grado di manipolarlo.
L'incantesimo le appare naturale, come se fosse stato recitato già mille volte prima d'ora. In un attimo, ecco emergere dal terreno dei cerchi rituali che a loro volta evocano delle possenti correnti marine; la bestia viene afferrata e costretta al suolo da innumerevoli getti d'acqua pressurizzata. Cristalli di pura energia si manifestano e poi la trafiggono a terra, per indebolirla. Infine, l'ultimo ingrediente viene posto con cura: un'anima fresca, estratta dal Signore della Nebbia proprio quella mattina. Del perché sia ora in possesso di Yina poco importa, ma ha tutto perfettamente senso. È tutto già avvenuto in questa visione, decine di volte per decine di giorni. Lei sta solo visionando il momento del suo trionfo finale.
Il rituale, che neanche la Cercatrice sa comprendere appieno, ha successo. Dalle carni della bestia, già indebolita dal volere della Divinità, nasce una nuova forma di potere. Un Cercatore a metà tra gli abitanti degli abissi e coloro che vi sono stati trascinati. L'ultima delle punte del Tridente.
Il compito della Maga Cercatrice è completo. La visione la riporta alla realtà. Tutti i pezzi erano al loro posto. Ancora pochi preparativi e poi si sarebbe andati in guerra.
Ora e per sempre,
Gloria al Grande Occhio - Δόξα τῷ Μεγάλῳ Ὀφθαλμῷ