Abisso Eterno - Il Tridente

Fenicia meridionale, 1236 a.C.


I pochi difensori rimasti sani di mente iniziano a fuggire appena vedono che, contro la spessa corazza corallina del mostro che hanno di fronte, le loro frecce e le lance sono completamente inutili. Uno di loro tenta ancora di suonare il proprio corno, forse nella vana speranza che vi sia ancora qualcuno in città in grado di aiutarli. Non è così.

Ben presto Ptkoi pone fine alle loro vite con un violento colpo di fronte a sé. L'attacco sembra quasi esplodere a mezz’aria, scatenando un'onda d'urto che scaglia via i quattro soldati, frantumando facilmente le loro ossa contro la pietra delle mura dietro di loro. Due su quattro muoiono immediatamente. Il terzo inizia a tossire sangue, prova a rialzarsi e poi perde coscienza.

"Deboli" pensa l'essere corazzato, mentre sbuffa con disapprovazione, facendo fischiare i fori sul proprio corpo.
Uh. Un rumore nuovo.
Forse stare sulla superfice non era così male.

L'ultimo sopravvissuto si muove ancora, strisciando lungo il terreno: morirà presto, poiché copioso scorre il sangue all'infuori delle sue ferite attraverso braccia e gambe spezzate come rametti. Il Cercatore si avvicina a passi lenti e poi afferra il cranio del semplice umano, sollevando il suo intero corpo senza difficoltà. Il suo unico occhio cerca di scrutare meglio chi ha di fronte, ma non riesce a distinguere nulla di rilevante.

La sua vittima è sicuramente un uomo; è, tuttavia, molto giovane poiché possiede dei lineamenti delicati e degli occhi azzurri che lo fissano comunicando tutta la propria paura, una sensazione che pochi nel Culto potevano riferire di condividere. Umanità; a volte capace di donare loro forza. Ma spesso anche debolezza.

Sfortunatamente per questo umano, egli ha davanti una creatura incapace di capirlo o di provare pietà. Eppure Ptkoi aveva già tentato, ma invano.

Poco importa, in realtà.

Ptkoi usa l’altra mano, quella con il Dono della Regina, il suo arto fatto di sottili tentacoli neri, per strappare gli occhi della sua vittima, uccidendola in pochi attimi. Dopodiché schiaccia violentemente il cranio contro le macerie, facendo ben attenzione a recuperare quanto più sangue possibile nelle proprie fenditure.

Il corallo che compone l’essere è quasi cristallino, duro più della roccia e al tempo stesso poroso, in grado di assorbire liquidi. Non a caso è dall’inizio della battaglia che egli ha smesso di essere verde acqua, attingendo invece dalle abbondanti pozze di sangue lasciate dalle forze del Culto durante l'assalto.

Il sangue umano manifestava la propria vera natura solo quando a contatto con i giusti elementi intrisi dalla magia del Grande Occhio. Solo così il Cercatore poteva ripristinare al meglio le proprie memorie, quel poco che bastava per non dimenticarle completamente.

Dopo averli osservati per un po’, Ptkoi decide di conservare anche gli occhi che ha appena sottratto all’umano, nella speranza di poterli dare al proprio Simulacro una volta raggiunto il porto. Anche se non ricordava il perché, alla creatura piaceva nutrirsi specialmente di occhi, orecchie e lingue umane; la bestia e i suoi simili diventavano molto più docili e ubbidienti per lunghi periodi dopo averne mangiato a sufficenza.

A ripensarci, Ptkoi aveva già perso memoria della direzione in cui aveva mandato la propria cavalcatura all'inizio dell'assalto, pertanto forse sarebbe stato il caso di cercare altri esseri umani da uccidere per ripristinare anche quel ricordo.

Mentre cammina con calma lungo le mura, calpestando con forza la sabbia e la ruvida roccia sotto i propri piedi, l'uomo-corallo fa mente locale sulla missione. Anche se si riteneva prescelto, Ptkoi conosceva i propri limiti: la sua memoria era orribilmente lontana da quella che poteva vantare quando era ancora completamente umano… sempre se era mai stato davvero umano.

Dannazione, anche questo dettaglio ora gli sfuggiva. Forse la sua origine poteva risalire non ad una semplice conversione religiosa bensì a qualcosa di più artificiale.

Dopotutto, lui era un Cercatore, uno dei più potenti guerrieri a disposizione della Divinità; non era così scontato che fosse stato creato su misura invece che semplicemente reclutato come i suoi simili.

Ad ogni modo, egli riusciva a malapena a ricordare gli avvenimenti dello stesso giorno, figuriamoci quelli precedenti.
Ecco perché una parte di lui ora si preoccupava: non solo si era dimenticato di conservare del sangue quando aveva ricevuto ordine di attaccare e quindi ora non ricordava più la sua missione nel dettaglio, ma aveva, allo stesso tempo, anche trovato diversi degni avversari dopo aver sfondato le mura; e se i sacerdoti avessero preteso troppo sangue, una volta tornato a Thalassischira? Non voleva perdere la memoria di quei validi combattenti.

Se solo i suoi avversari fossero stati abbastanza intelligenti da convertirsi alla vera fede, ora lui non sarebbe in questa spiacevole situazione.
Poco importa però.
L'importante era servire.

La mente di Ptkoi si concentra su di sé per un attimo.
Il suo corpo era incastonato in una spessa corazza corallina che lo forniva anche di una stabilità eccellente; questa sua trasformazione era frutto di un rituale avvenuto ormai in un epoca a lui sconosciuta. Era stato allora, almeno così gli pareva di rimembrare, che aveva per la prima volta incontrato Yina. Quel loro primo scambio di parole era durato pochi secondi ed ora si erano persi nel tempo, ma da allora la Divinità lo convocava sempre più spesso, tanta gente all’interno del Culto lo rispettava di più e gli era persino stato assegnata una squadra di fedelissimi, assieme al suo personale Simulacro.

A Ptkoi importava poco in realtà, l’importante era continuare a servire.
Forse, un giorno, egli avrebbe riottenuto la sua memoria perduta; preferibilmente, facendo scorrere tanto sangue.

Un forte grido umano lo risveglia dai propri pensieri e lo mette al corrente di come, senza prestare attenzione alcuna a ciò che lo circondava, ha già raggiunto i cancelli principali della città, ora completamente distrutti dopo l'arrivo del contingente principale del Culto.

Ptkoi nota come due adepti stiano mutilando alcuni soldati umani che hanno pensato, ingenuamente, che arrendendosi sarebbero stati risparmiati. Sulla destra invece, un folto gruppo di umani e bambini è seduto a terra, in attesa del loro destino; molti piangono e si disperano. Uno di questi umani stringe un neonato in braccio e lo fissa, mentre cerca di fermare le grida della sua progenie.

Che coincidenza, proprio quello che gli serviva. D’altronde, il sangue spesso non bastava per i rituali e i vivi erano sempre accettati dalla Divinità ben più volentieri dei morti.

Ptkoi si gira e avanza lentamente.
L’adepto che sta tenendo a bada l'umano si scansa immediatamente, senza nemmeno osservarlo; i pregi della potente aura del Cercatore. L'umana invece lo fissa, terrorizzata, stringendo di più il pargolo a sé, che continua ad urlare.

Pronuncia alcune parole che per Ptkoi suonano come vaghe onde di mare in lontananza. Sul suo volto scendono lacrime. Le sue parole si moltiplicano, diventano più rapide e ancor più prive di senso.

Era passato più di un anno dall’ultima volta in cui Ptkoi aveva aperto bocca. Non ricordava il perché, ma ricordava il motivo. Aveva affermato che gli sarebbe piaciuto uccidere in nome del suo Dio.

In effetti, a ripensarci, forse avrebbe dovuto conservare anche del sangue riguardo le lezioni di Yina, l’unica che si era presa la briga di istruirlo, affermando come il rango dei Cercatori richiedesse “le migliori menti al servizio della Divinità”.

Evidentemente, Ptkoi era l’eccezione.
Anche perché era appena riuscito a ricordare una frase precisa, ma neanche mezza sillaba dell'intera lezione avvenuta in quel giorno lontano, chissà quanti anni prima. Ed in tutto questo non gli sembrava fosse cambiato molto, a parte l'aumentare delle missioni da quando era stato convocato l'ultima volta davanti alla Divinità.

Poco importa: aveva visto molte più battaglie da allora e a lui andava bene così.
Quando smette di riscavare per l’ennesima volta nel passato, apre bocca ed emette un vago grugnito, consumando quasi tutto il sangue conservato pur di ricordare come doveva fare per pronunciare quei suoni umani.

“Tu. Avanti. Consegna.” pronuncia con non poca fatica il mostro, porgendo in avanti il braccio col Dono della Regina. I tentacoli si muovono da soli, avanzando verso il bambino. Anche loro, nella loro limitata autonomia, percepiscono si tratti di un qualcosa di molto prezioso.

La donna lo osserva confusa, non risponde e si limita a continuare a gridare nella sua lingua incomprensibile. Forse, in retrospettiva, usare il Calypto non servirà a molto con lei.

Ptkoi si trova nuovamente a odiare chi ha davanti. Se solo potessero capire i vantaggi della vera Fede; per un secondo, egli pensa a quanto forte sarebbe stata la resistenza della città se anche solo una decina di loro avessero avuto accesso ai poteri della Divinità. Chissà, forse qualcuno sarebbe stato anche capace di ferirlo.

Il Cercatore sbuffa in disapprovazione, di nuovo.

Decide di lasciar perdere l'approccio comunicativo e, senza muoversi, chiama a sé l’adepto che si era scansato prima con grugnito. L’umanoide dalla pelle squamosa si fa avanti e ubbidisce al volere del Cercatore senza che quest’ultimo apra nuovamente bocca: afferra violentemente l'umana e la porta via con l’ausilio di un secondo cultista.

Ora che ha la mente sgombra, Ptkoi può concentrarsi sugli adepti che lo circondano; bastano pochi secondi ed ecco che tutte le informazioni di cui ha bisogno si fanno strada dentro di lui. Sa con certezza chi dei suoi sottoposti è morto, chi è ferito e chi invece è già tornato nelle profondità per curarsi o sta ancora combattendo da qualche parte nella città.

I suoi pensieri si mescolano rapidamente con quelli dei suoi soldati e riesce persino a ricordarsi della sua missione, la medesima avvenuta un anno prima.
Si trattava di un singolo assalto, come tanti altri.

Aveva perso il conto delle città distrutte dal Culto ormai.
Forse volevano anche essere testate le capacità dei Cercatori e, di conseguenza, delle armate a disposizione del Culto.

Oh, ora ricordava: egli non era solo un Cercatore come tanti.

L’apice delle truppe della Divinità, che guidava le sue armate alla conquista, il "Tridente": ecco com'erano definiti lui, Yina ed Ezra.

Distruggere una singola città era diverso dal distruggere una nazione, ma era un buon banco di prova della loro potenza in fondo. Singole città, sparpagliate per il mare, distrutte nell’arco di pochi giorni, spesso anche prima che il Sole tramontasse.
Con questa potenza forse, tutti gli umani che vivevano sulla costa del Mediterraneo sarebbero stati annientati in una singola stagione.

Ptkoi si avvia verso la costa uscendo dalle mura ma, prima di continuare sulla sua strada, si volta ad osservare ancora la città, in procinto di essere completamente distrutta da alcuni Guardiani colossali dalle forme sabbiose. Orde di Adepti lo seguono, molti senza nemmeno preoccuparsi qualora colpiscano un ostacolo e quasi ipnotizzati dalla sua presenza.

Ptkoi sbuffa in disapprovazione. Non era molto soddisfatto dei recenti novizi introdotti al Culto.

Egli pensava spesso alla Fede. Ma la realtà era che non ci capiva molto: perché solo ad alcuni veniva mostrato il vero potere, nonostante tutti pregassero allo stesso modo?

Forse, semplicemente, solo quelli come lui erano davvero credenti, abbastanza forti da accettare la realtà del Grande Occhio e ottenerne i doni; ecco spiegato perché tante tra le creature che incontrava erano invece irrimediabilmente deboli, inclusi i suoi stessi sottoposti.

Un giorno, forse non molto lontano, avrebbe avuto la fortuna di vivere in un mondo abitato solo da persone come lui. Egli era forte e la sua fede era forte in lui. Egli era stato scelto per servire e servire era il compito che gli riusciva meglio.

L'uomo corallo si rende conto di essersi distratto ancora da ciò che lo circonda e di non aver fatto caso al fatto che ormai è giunto sulla riva del mare, nonostante la sua andatura lenta. Evidentemente aveva pensato fin troppo oggi.

Poco importa.
Sta per tornare a casa.
Egli si immerge, la sua mente di nuovo tutt’una col Mediterraneo.


Salvo diversa indicazione, il contenuto di questa pagina è sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License